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Il curatore italiano Francesco Bonami nuovo direttore di un centro d'arte in Russia

di Redazione 17/10/2026

Categorie: Attualità / Argomenti: Arte contemporanea


Il curatore Francesco Bonami, italiano con cittadinanza statunitense, assume la direzione artistica del centro moscovita GES-2, finanziato dalla V-A-C Foundation, legata all’oligarca Leonid Mikhelson. La nomina riapre il dibattito sui limiti del dialogo culturale con la Russia e sulle responsabilità delle istituzioni artistiche.

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Francesco Bonami, curatore italiano con cittadinanza statunitense, è il nuovo direttore artistico di GES-2 House of Culture, il centro dedicato all’arte contemporanea di Mosca promosso dalla V-A-C Foundation. Per il curatore nato a Firenze nel 1955 si tratta di un nuovo incarico all’interno di un’istituzione con cui collabora da tempo: dal 2021 ha infatti partecipato alla definizione della sua strategia, mentre nel 2024 ha curato, insieme a Zelfira Tregulova, la mostra Square and Space. From Malevich to GES-2. La nomina lo porta ora a intervenire direttamente sulle scelte artistiche e sullo sviluppo del programma. Il passaggio di consegne avverrà il 6 dicembre 2026, quando la curatrice russa Alisa Prudnikova, concluderà il proprio incarico di Programme Director della V-A-C Foundation e di GES-2. La curatrice, fondatrice della Ural Industrial Biennial of Contemporary Art, continuerà tuttavia a collaborare con il centro dal 2027 come curatrice indipendente, concentrandosi su studi accademici e residenze internazionali.

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La transizione si inserisce nella storia recente di un’istituzione nata con l’obiettivo di mettere in relazione pratiche artistiche differenti e ampliare l’accesso alla cultura contemporanea. Tuttavia, GES-2 è anche uno dei luoghi in cui si riflettono le difficoltà dei rapporti culturali con la Russia dopo l’invasione dell’Ucraina del febbraio 2022: la questione delle collaborazioni internazionali, la libertà di espressione degli artisti e il ruolo delle istituzioni legate a grandi gruppi economici russi hanno segnato il dibattito intorno al centro moscovita.

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Bonami ha descritto il proprio compito in termini di collaborazione con il gruppo curatoriale e di ricerca dei progetti più adatti all’identità dell’istituzione. “A mio avviso”, ha dichiarato nel comunicato ufficiale della nomina, “il ruolo di Direttore Artistico consiste nel catalizzare l’energia artistica. Il nostro obiettivo comune è ricercare i progetti migliori per il GES-2. La mia esperienza dovrebbe essere d’aiuto in questo senso”. L’intenzione è sviluppare il programma a partire dal lavoro già svolto dal gruppo, senza interrompere i progetti in corso né ignorare i tempi necessari alla loro realizzazione. Le linee tematiche e i progetti previsti per il prossimo triennio saranno annunciati entro la fine del 2026.

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Tra le priorità indicate da Bonami figurano il collegamento tra discipline artistiche diverse, l’alternanza tra mostre di grande e piccola scala e la creazione di condizioni favorevoli alla realizzazione di progetti d’autore ambiziosi. Il curatore attribuisce inoltre un ruolo rilevante al Vaults Centre for Artistic Production e al programma di residenze per artisti di GES-2, concepiti come strumenti capaci di mettere in relazione sperimentazione, produzione di nuove opere e scambio professionale.

Il nuovo ruolo consolida una collaborazione che precede l’apertura di GES-2. Nel 2010 e nel 2011 Bonami aveva curato, insieme a Irene Calderoni, Modernikon. Contemporary Art From Russia, una mostra presentata a Torino e Venezia con opere di venti artisti russi. Nel 2017 V-A-C Press aveva pubblicato in russo il suo libro Lo potevo fare anch’io, dedicato alle domande che l’arte contemporanea pone ai suoi spettatori e al modo in cui si può affrontarla senza presupporre una conoscenza specialistica. Nel dicembre 2026, inoltre, GES-2 presenterà Things, Idols, Bananas, un progetto che Bonami ha curato insieme a Dmitry Belkin. L’iniziativa si colloca dunque nel passaggio tra la precedente fase della programmazione e la nuova direzione artistica.

Francesco Bonami
Francesco Bonami

Chi è Francesco Bonami

Nato a Firenze nel 1955, Bonami ha studiato scenografia e architettura all’Accademia di Belle Arti della città. Ha iniziato la propria carriera come artista, per poi lavorare come editor della rivista internazionale Flash Art, una delle esperienze che hanno accompagnato il suo ingresso nel sistema curatoriale. Nel 1993 ha curato una sezione della mostra Aperto alla Biennale di Venezia. Nel 1997 è stato curatore della SITE Santa Fe Biennial, mentre nel 2000 ha partecipato alla curatela di Manifesta 3, a Lubiana. Nel 2003 è stato direttore artistico della 50ª Biennale di Venezia e nel 2010 è stato co-curatore della Whitney Biennial di New York.

Il suo percorso comprende incarichi di lungo periodo in istituzioni dedicate all’arte contemporanea. Dal 1995 al 2018 è stato direttore artistico della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino; dal 1999 al 2008 ha lavorato come senior curator al Museum of Contemporary Art di Chicago. Nel corso della carriera ha organizzato oltre cento mostre in istituzioni di diversi paesi, tra cui il Walker Art Center di Minneapolis, l’Hara Museum of Contemporary Art di Tokyo, il Musée d’Art Moderne di Parigi, la Pinault Collection di Venezia e il Museo Jumex di Città del Messico. Ha inoltre curato mostre personali di artisti come Jeff Koons, Damien Hirst, Takashi Murakami, Rudolf Stingel, Maurizio Cattelan, Juergen Teller, Damián Ortega e Hiroshi Sugimoto. Nel 2024 ha seguito alla galleria Gagosian di New York la prima mostra personale in galleria di Cattelan dopo vent’anni, secondo quanto riportato dalla stampa di settore. È stato inoltre uno dei curatori della Quadriennale di Roma del 2024.

Accanto all’attività espositiva, Bonami ha scritto diversi libri sull’arte contemporanea e collabora con la stampa italiana, oltre a partecipare a programmi televisivi. I suoi testi affrontano spesso i dubbi e le domande che accompagnano l’incontro con le opere contemporanee, attraverso un linguaggio accessibile che combina analisi e ironia. Nel 2010 ha ricevuto la Legion d’onore francese.

La mostra su Malevič e il rapporto con l’arte russa

Un passaggio significativo nella collaborazione tra Bonami e la V-A-C Foundation è rappresentato dalla sopra menzionata Square and Space. From Malevich to GES-2, curata nel 2024 insieme a Zelfira Tregulova, già direttrice della Galleria Statale Tret’jakov di Mosca. Il progetto affrontava il rapporto tra l’avanguardia e lo sviluppo dell’arte mondiale, concentrandosi anche sulle relazioni tra opera, spazio espositivo e spettatore. Nella presentazione dell’iniziativa, la fondazione sottolineava il ruolo dell’arte russa nei processi di innovazione artistica del Novecento.

La scelta di dedicare una mostra a questo tema si colloca in un contesto in cui la collocazione nazionale degli artisti e l’interpretazione delle tradizioni culturali sono diventate questioni particolarmente discusse. È il caso di Kazimir Malevič, la cui identità di artista ucraino è stata oggetto di un lavoro di approfondimento da parte di storici dell’arte ucraini presso istituzioni internazionali. In un’intervista ad ARTnews legata alla mostra del 2024, Bonami aveva affrontato direttamente il tema delle sanzioni culturali, affermando: “Le sanzioni sono di natura economica, non culturale. Sanzionare la cultura è un crimine che uccide l’anima delle persone”. La frase esprime la sua posizione sulla distinzione tra misure economiche e isolamento culturale, ma non risolve la questione dei rapporti tra artisti, istituzioni e soggetti economici legati alla Russia, che dal 2022 ha assunto un peso rilevante nel dibattito internazionale.

Cos’è GES-2 House of Culture

GES-2 House of Culture è stata inaugurata nel dicembre 2021. Il centro occupa una ex centrale elettrica dei primi del Novecento, situata di fronte al Cremlino e trasformata su progetto dell’architetto Renzo Piano. L’edificio è stato concepito come uno spazio dedicato a una pluralità di attività: oltre alle aree espositive comprende una biblioteca, un auditorium, laboratori di design, studi di registrazione e spazi per la produzione artistica. Quattro delle ciminiere originarie, alte circa 70 metri, sono state trasformate in strutture di colore blu che contribuiscono alla ventilazione naturale dell’edificio e alla riduzione dei consumi energetici. All’interno trova posto anche un bosco di betulle.

Il centro è stato finanziato dalla V-A-C Foundation, fondata dal miliardario russo Leonid Mikhelson, imprenditore che continua a coltivare stretti rapporti coi vertici del regime russo (è inoltre sostenitore del partito Russia Unita, per cui ha finanziato in passato la campagna elettorale di Vyacheslav Volodin, presidente della Duma, inoltre, stando ad alcune inchieste condotte da media russi indipendenti e riprese dall’Institute for the Study of War, tramite società non sanzionate assiste il Ministero della Difesa della Russia nel reclutamento dei soldati da impiegare in Ucraina), nonché presidente e principale azionista della società energetica Novatek. Dopo l’invasione dell’Ucraina, Mikhelson è stato sottoposto a sanzioni personali da parte di Regno Unito, Canada, Australia, Nuova Zelanda e Ucraina. Nel 2023 la proprietà di GES-2 è stata trasferita alla figlia Victoria Mikhelson, che non risulta sottoposta a sanzioni personali da parte di altri paesi, con l’eccezione dell’Ucraina. La posizione del fondatore e la struttura proprietaria costituiscono un elemento rilevante per comprendere le condizioni in cui opera il centro: la questione, infatti, non riguarda soltanto le scelte espositive, ma il modo in cui un’istituzione finanziata da un grande patrimonio privato possa mantenere relazioni con artisti e professionisti internazionali in un contesto di isolamento culturale e di restrizioni politiche.

Il progetto di GES-2 richiama il modello delle Case della Cultura, istituzioni che nell’Unione Sovietica riunivano sotto lo stesso tetto attività teatrali, artistiche, biblioteche, cinema e formazione. La V-A-C Foundation ha presentato GES-2 come un luogo aperto a pubblici differenti, destinato a mettere in contatto la produzione artistica russa con quella internazionale. La fondazione era stata co-fondata da Teresa Iarocci Mavica, curatrice italiana che aveva assunto un ruolo centrale nella realizzazione del progetto. Mavica lasciò la direzione del centro poco dopo la sua apertura, alla fine del 2021, e in seguito si concentrò sulla sede veneziana della fondazione, V-A-C Zattere, aperta nel 2017. Nel marzo 2022 si dimise anche Francesco Manacorda, direttore artistico della V-A-C Foundation dal 2017, a seguito dell’invasione russa dell’Ucraina. La sua partenza si collocò in una fase di forte tensione per l’istituzione, segnata dalla sospensione di attività e progetti e dalla difficoltà di mantenere le relazioni internazionali che avevano costituito uno degli obiettivi originari della fondazione. Manacorda, subito dopo le dimissioni, aveva affidato alcune riflessioni sul ruolo delle istituzioni culturali in un paese coinvolto in una guerra a un’intervista pubblicata nel 2022 da Il Giornale dell’Arte, in cui il curatore aveva spiegato che la sua decisione era maturata dopo aver cercato di comprendere come salvaguardare l’istituzione e le attività in corso. Manacorda aveva descritto il lavoro della fondazione come un tentativo di costruire occasioni di dialogo, anche attraverso iniziative rivolte a comunità che non frequentavano abitualmente l’arte contemporanea. L’invasione ha interrotto quel percorso: Manacorda aveva spiegato di aver ritenuto inevitabili le dimissioni di fronte al deterioramento della situazione e alle limitazioni della libertà di espressione, e aveva anche ricordato la difficoltà di distinguere il paese dalla sua classe politica, osservando come l’interruzione delle attività culturali rischiasse di privare i cittadini di spazi di confronto senza colpire direttamente chi aveva deciso l’invasione.

Poco dopo l’inizio della guerra, anche l’artista islandese Ragnar Kjartansson annullò le performance di una nuova opera previste a GES-2, dichiarando: “Non è possibile presentare questo lavoro mentre comincia l’orrore”. La vicenda contribuì a rendere evidente il problema con cui si sono confrontate diverse istituzioni culturali internazionali: come continuare a operare in Russia senza ignorare l’invasione dell’Ucraina e le conseguenze sulle libertà individuali, evitando al tempo stesso che l’interruzione dei rapporti colpisca indiscriminatamente artisti e operatori culturali.

GES-2. Foto: Stanislav Kozlovskiy
GES-2. Foto: Stanislav Kozlovskiy

La posizione di Bonami

Bonami ha espresso in diverse occasioni interesse per la produzione contemporanea russa e per le possibilità di dialogo tra scene artistiche. In una dichiarazione a Interior.ru a seguito della nomina, ha osservato che alcuni giovani artisti e curatori russi stanno sviluppando una prospettiva capace di superare i confini locali e nazionali pur conservando una forte identità culturale. Nella stessa intervista ha sostenuto che il momento attuale permette di ridimensionare l’ossessione per il contesto internazionale, concentrandosi invece sulle persone capaci di costruire un mondo artistico autonomo e di raccontarlo agli altri. Ha richiamato, a questo proposito, la tradizione della letteratura russa, interrogandosi sulla possibilità che un approccio analogo possa trovare nuove forme espressive nell’arte contemporanea.

“L’arte è come uno sport”, ha detto, “chiunque può praticarla, ma solo pochi la padroneggiano. E questo vale non solo per gli artisti russi, ma per qualsiasi paese. Eppure, vedo giovani artisti e giovani curatori in Russia sviluppare una prospettiva unica che trascende i contesti locali o nazionali, pur mantenendo una forte identità. Nuovi modi di interagire, con tutti i loro difetti e limiti, hanno contribuito a plasmare un approccio più sofisticato e internazionale allo sviluppo e alla realizzazione delle idee. Ho incontrato giovani artisti a Mosca che utilizzano la tecnologia moderna in modo profondo e al tempo stesso innovativo, creando opere con solide radici culturali. Il momento attuale ci permette di abbandonare la nostra ossessione per il contesto ‘internazionale’. Credo che le persone interessanti di oggi siano quelle capaci di costruire un intero mondo dentro di sé e poi di tentare di raccontarlo al resto del mondo”.

Resta da vedere come queste posizioni si tradurranno nel programma dei prossimi tre anni e quali possibilità di collaborazione internazionale potranno essere costruite.

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