Maurizio Cattelan: le opere principali, i temi della sua arte


Scopriamo l'arte e le opere principali di uno dei più grandi artisti contemporanei, Maurizio Cattelan, cercando di comprendere perché è un artista così importante.

Istrionico, provocatore, artista capace di far discutere anche chi non conosce l’arte contemporanea e di diventare oggetto di dibattiti che oltrepassano spesso i confini del settore: parliamo di Maurizio Cattelan (Padova, 1960), l’artista italiano oggi forse più noto e riconosciuto a livello internazionale. Cattelan è uno dei maggiori artisti degli ultimi vent’anni: con le sue opere provocatorie che corrono sul filo della realtà e della finzione, in cui la parodia e la tragedia spesso si mescolano con un’ironia tutt’altro che sottile (anzi: Cattelan è maestro del sarcasmo), fondate spesso sul paradosso, sulla citazione, sul gioco e sulla capacità di sollevare indignazione e irritazione presso il pubblico, Cattelan si è guadagnato un posto di rilievo nella storia dell’arte. Artista in grado di far indignare l’opinione pubblica anche in un’epoca in cui tutti sembrano addormentati dall’assuefazione a ciò che ci propina la televisione, Cattelan riesce a scandalizzare, a incuriosire, a far discutere, e soprattutto a far riflettere i destinatari delle sue opere.

Ma come può colui che è percepito dai più come un “provocatore” ritagliarsi un ruolo di rilievo nella storia dell’arte? È presto detto: Cattelan è uno dei massimi esponenti mondiali della cosiddetta arte relazionale. Come Monet è tra i migliori impressionisti, come Picasso è cubista per antonomasia, come Pino Pascali è stato uno dei maestri dell’arte povera, così Cattelan è uno dei maestri dell’arte relazionale: si tratta di pratiche definite in diversi modi dalla critica (che ha adoperato espressioni come “scultura sociale”, “estetica relazionale”, “arte partecipativa”), ma con termini che indicano una tendenza sviluppatasi a partire dagli anni Novanta, con artisti come Carsten Höller, Pierre Huyghe, Vanessa Beecroft, Miltos Manetas, Philippe Parreno, Rirkrit Tiravanija e lo stesso Cattelan, e che vede gli artisti abolire i confini tra arte, pubblico e vita. L’espressione “estetica relazionale” è stata adoperata per la prima volta nel 1996 dal critico Nicholas Bourriaud, che ha proprio indicato Cattelan come uno dei principali esponenti di quest’arte: secondo il francese, l’arte relazionale è “un arte che assume come suo orizzonte teorico il regno delle interazioni umane e il suo contesto sociale, piuttosto che l’asserzione di uno spazio indipendente e privato”. L’arte relazionale, in breve, ha poco a che fare con i limiti “fisici” imposti da uno spazio espositivo o quelli temporali imposti dalla durata di una mostra. Lo spazio in cui agisce l’arte relazionale è semmai un contesto sociale.

E poiché l’artista relazionale dev’essere in grado di operare entro questo tipo di contesto, risulta chiaro il motivo per cui Cattelan è anche un abilissimo comunicatore, che conosce alla perfezione i meccanismi di funzionamento dei media, oltre che il sistema dell’arte di cui si prende abitualmente gioco. E in questo, Cattelan è uno dei grandi maestri dell’arte relazionale (se non forse il più abile in assoluto sotto questo punto di vista). Un ulteriore “scatto” dopo Duchamp e Beuys. I mezzi con cui Cattelan realizza le sue opere sono i più svariati: da quelli tradizionali (per esempio le sculture che l’artista crea in collaborazione con laboratori specializzati), a quelli invece più lontani dalla tradizione, come le performance, le azioni provocatorie, la sua stessa partecipazione a determinati eventi. Sempre tenendo presente alcuni fattori imprescindibili per il lavoro dell’artista: abilità, motivazione e attitudine, come l’artista stesso ha spiegato in un’intervista che ha concesso a Finestre sull’Arte.

Maurizio Cattelan
Maurizio Cattelan

Maurizio Cattelan: biografia

Maurizio Cattelan nasce a Padova il 21 settembre del 1960 da una famiglia di modeste origini: il padre Paolo fa il camionista, la madre Pierina è donna delle pulizie. È l’unico maschio di quattro figli (ha tre sorelle: Luisella, Giada e Cristina). Dopo aver abbandonato la scuola e aver cominciato a lavorare a soli 17 anni per necessità familiari (anche se riuscirà a diplomarsi più tardi alle serali), facendo lavori saltuari come il giardiniere o l’elettricista, l’artista si forma da autodidatta tra Forlì e Bologna negli anni Ottanta, frequentando gli ambienti dell’Accademia di Belle Arti del capoluogo emiliano pur senza frequentare le lezioni e senza iscriversi ai corsi. Di fatto però Cattelan non riceve una formazione tradizionale: piuttosto, studia e impara osservando. Sempre negli anni Ottanta, a Forlì, l’artista comincia a lavorare disegnando e producendo mobilia in legno. Il suo esordio “artistico” avviene relativamente tardi: la primissima opera, Senza titolo, è del 1986 ed è una sorta di “rivisitazione” dei tagli di Fontana (con gli squarci disposti a formare una specie di Z di Zorro), ed è del 1989 un’opera fotografica intitolata Lessico Familiare prendendo a prestito il titolo del noto romanzo di Natalia Ginzburg (è il primo degli innumerevoli autoritratti di Cattelan). Risale invece al 1991 il suo esordio espositivo. Quell’anno, Cattelan riesce a imbucarsi ad Arte Fiera, la più longeva fiera d’arte moderna e contemporanea d’Italia, esponendo uno “Stand Abusivo” in cui vendeva gadget di una squadra di calcio fittizia, la A.C. Forniture Sud. Sempre nel 1991, l’artista espose per la prima volta in modo... non abusivo, con il progetto Stadium all’allora Galleria d’Arte Moderna di Bologna, oggi MAMbo (il progetto consisteva in un immenso biliardino cui potevano giocare undici giocatori per parte, e organizzò una partita dal vivo presso il museo).

Nel 1993 viene invitato alla Biennale di Venezia, dove provoca già il pubblico con l’opera Lavorare è un brutto mestiere: in pratica, Cattelan affitta lo spazio a lui riservato a un’agenzia pubblicitaria. Negli anni Novanta lavora ad alcune famose opere facendo uso di tassidermie (Bidibidobidiboo del 1996, o la celeberrima Novecento del 1997), per arrivare al 1999 con l’iconico capolavoro La Nona Ora, la scultura che rappresenta il papa Giovanni Paolo II colpito da un meteorite. Sempre nello stesso anno, per l’opera A perfect day l’artista incolla a una parete, con nastro da pacchi grigio, il suo gallerista Massimo De Carlo (che peraltro dovra essere soccorso al termine della performance). Ancora, nel 1999 cura una finta “Biennale dei Caraibi” realizzando addirittura un catalogo e organizzando una conferenza stampa (mentre invece una vera curatela arriva nel 2006, quando assieme a Massimiliano Gioni e ad Ali Subotnick cura la Biennale di Berlino).

Nel 2001 Cattelan sconcerta il pubblico dell’arte e non solo realizzando la scultura Him, che raffigura Adolf Hitler intento a pregare in ginocchio: l’opera viene battuta all’asta da Christie’s per la somma di oltre 17 milioni di dollari. È ancora scandalo nel 2004, quando l’artista veneto appende a un albero a Milano, vicino a Porta Ticinese, i manichini di alcuni bambini impiccati, e ancora a Milano, nel 2010, installa l’opera L.O.V.E., il famoso “dito medio” davanti alla borsa di Piazza Affari, col dito per rivolto non verso la Borsa, ma da quest’ultima verso la piazza, quindi verso la città. Nel 2010 l’artista fonda la rivista Toilet Paper, e l’anno successivo partecipa alla Biennale di Venezia presentandosi con duemila piccioni impagliati: nello stesso anno al Guggenheim di New York si tiene una sua grande mostra con 130 sue opere legate al soffitto. Nel 2013 si rende protagonista di una beffa all’Accademia di Belle Arti di Bologna, che gli conferisce il Premio Francesca Alinovi. L’artista manda al posto suo, a ritirare il premio, il duo comico de I soliti idioti (Fabrizio Biggio e Francesco Mandelli) che danno luogo a una performance farsesca suscitando l’indignazione del critico Renato Barilli, che pure fino a poco prima dell’intervento dei due comici aveva incensato Cattelan.

Tra le opere più recenti di Cattelan figurano il celeberrimo America, un wc rivestito in oro a 18 carati esposto per la prima volta al Guggenheim di New York e rubato nel 2019 in Inghilterra mentre era esposto in una mostra a Blenheim Palace; Eternity, un provocatorio cimitero con le tombe degli artisti di tutta la storia dell’arte, inclusa quella di Cattelan; Comedian, la banana appesa al muro con nastro adesivo che alla fine del 2019 ha scosso il mondo intero. Tra i riconoscimenti ricevuti, la Laurea ad Honorem in Sociologia all’Università di Trento (2004), il Premio alla Carriera della XV Quadriennale d’Arte di Roma (2008) e il titolo di professore onorario in scultura all’Accademia di Belle Arti di Carrara (2017).

Maurizio Cattelan affitta il suo spazio alla Biennale di Venezia del 1993
Maurizio Cattelan, Lavorare è un brutto mestiere (1993)


Maurizio Cattelan, A perfect day (1999)
Maurizio Cattelan, A perfect day (1999)


Maurizio Cattelan, America (2017)
Maurizio Cattelan, America (2016; oro 18 carati)


Maurizio Cattelan, Eternity (2018)
Maurizio Cattelan, Eternity (2018)

Le principali opere di Maurizio Cattelan

Una lettura dell’opera di Cattelan attraverso alcuni lavori iconici può cominciare proprio da Lessico familiare del 1989: qui, l’artista si fotografa a torso nudo facendo il segno del cuore, con le mani, all’altezza del petto, e inserendo l’immagine dentro una cornice argentata. Si tratta già di una provocazione fondata su una sorta di détournement: la cornice argentata, simbolo per antonomasia dell’interno borghese (e che Cattelan racconta d’aver rubato a casa della sua fidanzata di allora), accoglie un’immagine che non ha niente di borghese e che dunque stravolge il significato dell’oggetto. Una sorta di allegoria dell’artista a cui stanno strette le costrizioni del mondo dell’arte rappresentate proprio da quella cornice. La provocazione è del resto uno dei fondamenti dell’arte di Cattelan, come ha dimostrato al mondo intero nel 1993 con l’opera Lavorare è un brutto mestiere, con cui, come si è detto nella biografia, l’artista ha semplicemente affittato lo spazio in cui avrebbe dovuto esporre alla Biennale del 1993. Ma la provocazione non è mai fine a se stessa. Per esempio, con Novecento, il famosissimo cavallo imbalsamato appeso al soffitto, oggi al Castello di Rivoli, allude a una condizione esistenziale in cui l’essere umano è privato della capacità di agire, esattamente come il cavallo sollevato da terra senza possibilità di movimento. “Inedita versione di natura morta”, spiega il museo stesso, “l’opera trasmette il senso di una tensione frustrata, un’energia destinata a non trovare sbocco”.

La nona ora è la celebre opere in cui papa Giovanni Paolo II viene abbattuto da un meteorite: il titolo fa riferimento all’antica scansione delle ore della giornata, tale per cui la nona ora corrispondeva all’incirca alle 15 odierne (ovvero l’ora in cui Gesù morì sulla croce). L’opera fu esposta per la prima volta alla Royal Academy di Londra: fu subito discussa per la sua carica dissacrante, con l’immagine di papa Wojtyla, che godeva di un’immensa popolarità presso i fedeli, che diventata quasi una caricatura grottesca. E da molti fu considerata un’opera oltraggiosa e blasfema. Un’opera di non facile lettura e che potrebbe però alludere ancora a una condizione esistenziale, quella dell’uomo che viene tormentato dal male ma che, nonostante ciò, pur subendo il colpo, reagisce (il papa infatti non è morto nella raffigurazione di Cattelan) e si attacca solidamente ai suoi valori (in questo caso rappresentati dalla croce). Le opere di Cattelan si fanno infatti portatrici di contenuti contemporanei, che spesso raccontano della crisi della società di fine Novecento, e lo fanno con opere che rinnovano in modo radicale il linguaggio dell’arte. Le opere di Cattelan comunque non sono mai da leggere secondo un’unica chiave: le interpretazioni possono essere diverse. Si prenda, ad esempio, Him, l’opera che raffigura Hitler in atto di pregare, in ginocchio: potrebbe essere simbolo dell’impossibilità di perdonare il dittatore per il male che ha fatto (l’artista, peraltro, la espose nel 2012 al ghetto di Varsavia, suscitando polemiche a non finire in quanto ritenuta una semplice provocazione). Ma potrebbe anche essere un’allegoria del male che si presenta inizialmente con un aspetto innocuo. La “provocazione”, comunque, riesce di sicuro ad aprire una riflessione, una discussione.

È quanto l’artista riuscì a fare molto bene con i bambini impiccati del 2004 (opera senza titolo), provocatoria al punto che alcuni milanesi salirono sull’albero di Porta Ticinese per rimuovere i manichini: forse una riflessione sulla condizione dell’infanzia (peraltro si noti come i bambini hanno gli occhi aperti). E forse ancor meglio con L.O.V.E., una delle sue opere più ambigue (l’ambiguità è un’altra delle caratteristiche dell’arte di Cattelan): è un segno di protesta nei confronti del mondo della finanza, oppure sono i grandi potentati economici che, rivolgendo il dito medio verso le persone comuni, si prendono gioco di loro? Altro argomento spesso presente in Cattelan, fin dagli esordi (Stadium del 1991, con le squadre che giocavano a biliardino composte da una parte dai giocatori del Cesena e dall’altra da immigrati senegalesi, era una riflessione sul razzismo), è quello della politica, a cui potrebbe alludere America: il Guggenheim, il museo dov’è stata presentata per la prima volta, l’ha esposta collegandola alla carriera di Donald Trump (l’estetica del wc richiama quella degli eccessid elle residenze di Trump), ma l’artista ha rifiutato questa come unica interpretazione (potrebbe infatti essere anche un’interpretazione della famosa Fontana di Duchamp, realizzata quasi cento anni prima, nel 2017). E si arriva poi a Comedian: una sorta di beffa al sistema dell’arte. Cattelan, insomma, non smette di stupire e far discutere.

Maurizio Cattelan, Lessico familiare (1989; fotografia in bianco e nero in cornice d'argento; 18 x 13 cm)
Maurizio Cattelan, Lessico familiare (1989; fotografia in bianco e nero in cornice d’argento; 18 x 13 cm)


Maurizio Cattelan, Novecento (1997; cavallo in tassidermia, imbragatura in pelle, corda, 200 x 70 x 270 cm; Rivoli, Castello di Rivoli Museo d'Arte Contemporanea)
Maurizio Cattelan, Novecento (1997; cavallo in tassidermia, imbragatura in pelle, corda, 200 x 70 x 270 cm; Rivoli, Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea)


Maurizio Cattelan, La Nona Ora (1999; poliestere, resina, roccia vulcanica, tappeto, vetro, polvere metallica, lattice, cera, tessuto; Collezione privata)
Maurizio Cattelan, La Nona Ora (1999; poliestere, resina, roccia vulcanica, tappeto, vetro, polvere metallica, lattice, cera, tessuto; Collezione privata)


Maurizio Cattelan,  L.O.V.E. - Libertà Odio Vendetta Eternità (2010; marmo di Carrara, altezza 1100 cm; Milano, Piazza Affari)
Maurizio Cattelan, L.O.V.E. - Libertà Odio Vendetta Eternità (2010; marmo di Carrara, altezza 1100 cm; Milano, Piazza Affari). Ph. Credit Luoghi del Contemporaneo - Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo


Maurizio Cattelan, Comedian (2019)
Maurizio Cattelan, Comedian (2019; banana e nastro adesivo)


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