Rubato in Francia il gigantesco libro dell’Apocalisse illustrato da Salvador Dalí


Pesa 210 chili, ha una copertina in bronzo scolpita da Dalí e contiene 150 metri di pergamene. L’Apocalisse di Joseph Forêt è stata rubata dal Centre d’art contemporain di Issoire.

Ancora un furto nei musei francesi: è stata infatti rubata l’Apocalisse di Joseph Forêt, monumentale libro d’artista, famoso per la copertina di Salvador Dalí, realizzato a partire dal testo di San Giovanni, che nella notte tra domenica 4 e lunedì 5 ottobre è stato trafugato dal Centre d’art contemporain di Issoire, città di circa 15mila abitanti nel dipartimento francese del Puy-de-Dôme, in Alvernia. Il libro pesa 210 chili e, una volta aperto, raggiunge i 150 metri di lunghezza. La sua copertina in bronzo, da sola, ne pesa 150 ed è ornata di pietre preziose e scolpita da Salvador Dalí. Dentro ci sono 150 grandi pergamene, sulle quali quattordici artisti e scrittori del Novecento hanno scritto o realizzato le loro opere, e circa 95mila lettere calligrafate.

La scomparsa dell’opera è stata confermata dalla procura di Clermont-Ferrand, che ha aperto un’inchiesta e affidato le indagini alla sezione di ricerca della gendarmeria di Clermont-Ferrand. Gli inquirenti hanno definito il volume “un’opera eccezionale e unica”. Il furto porta così l’attenzione su un oggetto singolare nella storia del libro d’artista del Novecento, nato da un progetto che l’editore Joseph Forêt concepì nel 1958 e in cui riuscì a coinvolgere alcuni tra i più importanti artisti e scrittori del suo tempo. Forêt, editore d’arte scomparso nel 1991, aveva concepito l’Apocalisse come un’opera collettiva dedicata al testo di san Giovanni, e la sua conoscenza dell’ambiente artistico gli consentì di rivolgersi direttamente a personalità di primo piano: era amico, tra gli altri, di Maurice Utrillo, Salvador Dalí e Bernard Buffet. La sua intenzione era quella di riunire attorno al tema della fine del mondo diverse sensibilità artistiche e letterarie, con l’idea di far dialogare pittura e scrittura all’interno di un libro destinato, per dimensioni e ambizioni, a essere molto più di un normale volume, tant’è che furono quattordici gli artisti e gli scrittori che accettarono di partecipare al progetto (ci fu tuttavia anche chi rifiutò l’invito: François Mauriac non volle partecipare). I pittori coinvolti furono Salvador Dalí, Léonard Foujita, André Trémois, Leonor Fini, Georges Mathieu, Ossip Zadkine e Bernard Buffet, e a questi si aggiunsero gli scrittori Jean Cocteau, Jean Rostand, Georges Rops, Ernst Jünger, Jean Giono, Emil Cioran e Jean Guitton.

L'Apocalisse di Joseph Forêt
L’Apocalisse di Joseph Forêt

Secondo quanto aveva spiegato Christian Karoutzos, il collezionista che avrebbe successivamente acquistato l’opera, Forêt organizzò gli artisti in due gruppi di sette proprio per il significato simbolico attribuito a questo numero nel testo dell’Apocalisse di San Giovanni: il libro, in sostanza, nacque dall’intenzione di costruire attorno al testo biblico una sorta di opera totale, in cui le diverse forme artistiche potessero concorrere alla rappresentazione del tema apocalittico. Il risultato fu impressionante, un oggetto di proporzioni fuori dall’ordinario: l’Apocalisse pesa infatti complessivamente 210 chili, mentre la sola copertina in bronzo arriva a 150 chili (è decorata con pietre preziose e presenta una scultura realizzata da Dalí). Una volta completamente dispiegato, il libro raggiunge i 150 metri di lunghezza, con 150 grandi pergamene utilizzate per l’opera che furono selezionate appositamente (e sulle loro superfici gli autori intervennero direttamente, scrivendo di propria mano). A completare il lavoro sono circa 95mila lettere calligrafate.

La realizzazione richiese il lavoro di 25 diversi laboratori artigianali e si protrasse per oltre un decennio: il progetto, iniziato nel 1958, venne portato avanti fino al 1972. Il volume ebbe inoltre una vita espositiva internazionale già negli anni immediatamente successivi alla sua realizzazione: tra il 1961 e il 1972 fu presentato infatti in 146 mostre in diverse parti del mondo. Anche la sua vicenda collezionistica contribuisce a spiegare perché il furto abbia oggi un peso particolare: l’opera era stata acquistata in Giappone e riportata in Francia nel 2003 da Christian Karoutzos, collezionista di origine greca residente in Alvernia e presidente di una società di restauro di opere d’arte a Issoire (è per questa ragione che si trova nella cittadina). Karoutzos aveva deciso di acquistare l’Apocalisse dopo aver saputo che sarebbe stata venduta all’asta. Nel 2003 spiegò all’AFP di aver voluto evitare che il volume venisse disperso: l’acquisto aveva dunque anche una motivazione legata alla conservazione dell’integrità dell’opera, concepita da Forêt come un insieme unitario.

Il collezionista non aveva reso pubblico il prezzo pagato per il volume, che considerava di valore inestimabile, tuttavia ricordava che, al momento della sua creazione, l’Apocalisse era stata valutata due milioni di franchi, equivalenti a circa 300mila euro attuali, cifra che aveva fatto dell’opera, secondo la valutazione dell’epoca, il libro più costoso del mondo. Ed è anche questa caratteristica ad aver accompagnato per decenni la fama dell’Apocalisse di Joseph Forêt: non soltanto un libro di dimensioni eccezionali, ma un manufatto nel quale furono coinvolti alcuni dei nomi più importanti dell’arte e della letteratura del Novecento, insieme a un numero consistente di artigiani e maestranze specializzate.

Il coinvolgimento di Dalí è probabilmente l’aspetto più immediatamente riconoscibile dell’opera, ma il libro non si esaurisce nella sua partecipazione: la copertina in bronzo scolpita dall’artista spagnolo costituisce una delle componenti dell’intero progetto, che è stato costruito mettendo insieme pittura, letteratura, calligrafia, scultura e lavorazioni artigianali. L’Apocalisse era stata concepita da Forêt come il progetto della sua vita e per oltre cinquant’anni dalla sua nascit, il volume è rimasto legato a una storia che attraversa il mercato dell’arte, il collezionismo e le esposizioni internazionali, fino ad arrivare al museo di Issoire. Ora quella storia è stata interrotta dal furto. Le circostanze della sottrazione sono al momento oggetto di indagine. Il volume, per le sue dimensioni e il suo peso, non è un’opera facilmente assimilabile a un normale libro: è un manufatto monumentale, composto da materiali diversi e pensato fin dall’origine per essere mostrato e dispiegato. E proprio per la sua imponenza ci si domanda come sia stato possibile portarlo via dal suo museo.




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