La Conocchia, uno dei complessi monumentali più grandi e significativi di Napoli, da tempo in stato di abbandono, non finirà nelle mani del privato che se l’era aggiudicata all’asta. Il Ministero della Cultura ha infatti esercitato il diritto di prelazione previsto dal Codice dei beni culturali e del paesaggio, acquisendo l’immobile al medesimo prezzo stabilito nell’asta giudiziaria. Il provvedimento è stato adottato con decreto del Direttore generale Archeologia, belle arti e paesaggio, sulla base dell’istruttoria condotta dalla Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per il Comune di Napoli. È un passaggio che riporta dunque il complesso nella disponibilità dello Stato e apre una fase completamente diversa: quella della definizione del suo futuro. La destinazione dell’edificio non è infatti ancora stabilita: sono in corso interlocuzioni tra il Ministero e le istituzioni del territorio per individuare funzioni compatibili con il valore storico e artistico della Conocchia e, allo stesso tempo, capaci di restituire il complesso alla città.
L’obiettivo dichiarato è fare del recupero non soltanto un intervento di conservazione, ma un’occasione di riuso. Restauro, destinazione d’uso e gestione dovranno quindi procedere insieme, con un percorso che dovrebbe coinvolgere il Comune di Napoli, la Regione Campania e, secondo quanto prospettato dal Ministero, anche soggetti privati.
La vicenda della Conocchia arriva a questo punto dopo una fase segnata dalla vendita giudiziaria dell’immobile. La presenza del vincolo di tutela ha però consentito allo Stato di intervenire: il complesso era stato infatti riconosciuto di interesse storico-artistico particolarmente importante con un decreto del 22 aprile 1995. Proprio la vendita di un bene sottoposto a vincolo ha reso possibile l’esercizio della prelazione da parte del Ministero, che ha così potuto acquisirlo al prezzo di aggiudicazione.
La decisione assume particolare rilievo per la storia stessa dell’edificio. La Conocchia, già conosciuta come ex convitto Pontano, ha attraversato diverse fasi della vita della città, svolgendo nel tempo funzioni differenti. Edificio settecentesco costruito come residenza per gli studenti del convitto del Collegio del Salvatore di Napoli, dopo che i gesuiti furono espulsi da Napoli nel 1860 per volere di Giuseppe Garibaldi, il complesso della Conocchia diventò prima ospedale destinato alla cura delle malattie infettive (questo per via della sua posizione isolata nella città), poi ancora convitto a partire dal 1886, collegato all’Istituto Pontano, quindi scuola e infine, a partire dagli anni Ottanta del XX secolo, chiuso e abbandonato.
È proprio questa stratificazione a essere chiamata in causa dal progetto annunciato dal Ministero. L’idea è che il recupero non si limiti alla restituzione materiale dell’edificio, ma che la sua riapertura possa tradursi in uno spazio accessibile alla collettività, destinato ad attività culturali, sociali ed educative. “Era una priorità assicurare al patrimonio pubblico la Conocchia”, ha dichiarato il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, che ha definito l’edificio “un complesso monumentale di straordinario rilievo architettonico e storico”. Secondo Giuli, l’immobile dovrà essere “restituito alla collettività come uno spazio aperto”, con l’obiettivo di individuare funzioni capaci di rispondere alle esigenze della comunità.
La questione più importante, a questo punto, riguarda però proprio quali saranno queste funzioni. Il Ministero precisa che è in corso la definizione di un’intesa con le istituzioni territoriali per individuare destinazioni d’uso condivise e compatibili con il valore storico-artistico dell’edificio. Le decisioni prese in questa fase dovranno quindi orientare anche i successivi progetti di restauro e valorizzazione, e si tratta di un passaggio tutt’altro che secondario, poiché per gli edifici monumentali di grandi dimensioni il problema della conservazione è inseparabile da quello dell’uso: un restauro può restituire leggibilità e integrità a un complesso storico, ma la sua effettiva sopravvivenza nel tempo dipende anche dalla capacità di individuare una funzione sostenibile e coerente con le caratteristiche dell’architettura.
La prospettiva indicata dal Ministero è perciò quella di una gestione condivisa. L’ipotesi è mettere insieme istituzioni pubbliche locali e soggetti privati, cercando un equilibrio tra tutela del patrimonio e necessità della città. Il modello evocato è quello già sperimentato nel recupero del Real Albergo dei Poveri, altro grande complesso monumentale napoletano interessato da un percorso di riqualificazione e rifunzionalizzazione. Per la Conocchia si apre così una fase che, almeno nelle intenzioni, dovrebbe partire dalla conoscenza dell’edificio e arrivare alla definizione di un progetto di lungo periodo. Prima di stabilire come intervenire materialmente sul complesso sarà necessario decidere cosa dovrà diventare, quali attività potrà ospitare e in che modo potrà tornare a essere parte della vita della città. La prelazione ha impedito che la Conocchia uscisse dalla disponibilità pubblica, ma ora resta da affrontare la questione più complessa: trasformare questa acquisizione in un effettivo progetto di recupero e di apertura alla collettività.
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