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L’alluvione di Firenze in otto fotografie: il KHI della città ricostruisce il 1966

di Redazione 29/10/2026

Categorie: Mostre / Argomenti: Fotografia - Firenze


A Firenze, dal 4 novembre 2026, il Kunsthistorisches Institut in Florenz espone sulla facciata della propria sede otto fotografie di Ivo Bazzechi dedicate all’alluvione del 1966. Documenti d’archivio inediti ricostruiscono anche il ruolo dell’Istituto nel sostegno al recupero del patrimonio culturale, tra restauri, aiuti internazionali e volontariato.

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A sessant’anni dall’alluvione che il 4 novembre 1966 colpì Firenze, il Kunsthistorisches Institut in Florenz (KHI) presenta una selezione di otto fotografie di Ivo Bazzechi (1920-1975) sulla facciata della propria sede in via Giusti 42-44. L’installazione, in programma dal 4 novembre 2026, propone immagini stampate su grandi banner di oltre due metri di lato, che documentano la devastazione provocata dall’acqua e dal fango, gli interventi per il recupero del patrimonio artistico e monumentale e il ritorno alla normalità della vita urbana. A completare il progetto sono alcuni documenti inediti emersi dall’Archivio del KHI, che ricostruiscono il contributo dell’Istituto alle operazioni di soccorso e restauro.

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Le fotografie costituiscono una selezione delle ottanta immagini presentate nel 2006 dalla Fototeca del Kunsthistorisches Institut in Florenz in una mostra online organizzata per il quarantesimo anniversario dell’alluvione. A vent’anni da quell’iniziativa, il progetto torna su un evento che conserva una forte attualità, alla luce dei progressi tecnologici nel campo della conservazione e delle sempre più critiche condizioni climatiche globali. La scelta di portare le immagini sulla facciata dell’edificio esprime inoltre il legame dell’Istituto con Firenze, città che lo ospita dal 1897.

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Il KHI, istituto di ricerca in storia dell’arte oggi membro della Max-Planck-Gesellschaft, fu direttamente coinvolto nell’emergenza. L’alluvione raggiunse i seminterrati e il piano terra della sede di via Giusti, con l’acqua che arrivò fino a 130 centimetri di altezza. Il tempestivo intervento dello staff e dei borsisti consentì di salvare la maggior parte dei libri della biblioteca conservati nelle aree allagate.

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Lungarno degli Acciauoli verso Ponte Vecchio, Kunsthistorisches Institut in Florenz – Max-Planck-Institut. Fotografo: Ivo Bazzechi
Lungarno degli Acciauoli verso Ponte Vecchio, Kunsthistorisches Institut in Florenz – Max-Planck-Institut. Fotografo: Ivo Bazzechi
Piazza Santa Croce e il monumento di Dante, Kunsthistorisches Institut in Florenz – Max-Planck-Institut. Fotografo: Ivo Bazzechi
Piazza Santa Croce e il monumento di Dante, Kunsthistorisches Institut in Florenz – Max-Planck-Institut. Fotografo: Ivo Bazzechi

I documenti recentemente individuati nell’archivio dell’Istituto permettono di approfondire le attività svolte a sostegno del recupero del patrimonio culturale fiorentino. Si tratta di corrispondenze del direttore e dei collaboratori con istituzioni di Firenze, europee e statunitensi, appunti, relazioni, preventivi di professionisti del restauro, schede tecniche di apparecchiature e ritagli di giornale. Nei giorni successivi alla catastrofe, per tutto il 1967 e anche oltre, il KHI partecipò al Comitato del Fondo Internazionale per Firenze, coordinando iniziative di diversa natura.

L’Istituto mise a disposizione del Gabinetto di Restauro alla Fortezza da Basso un’automobile per agevolare gli spostamenti, contribuì al monitoraggio dei danni attraverso la compilazione e la condivisione di relazioni e coordinò offerte provenienti dalla Germania. Gli aiuti comprendevano fondi, strumentazioni e competenze professionali e scientifiche per la stabilizzazione e il restauro di opere delle arti visive e plastiche, tessili, architettoniche e librarie. Tra le attività figurava anche l’organizzazione di gruppi di studenti volontari provenienti dalle università tedesche.

Il percorso fotografico si apre con le ore più drammatiche di venerdì 4 novembre 1966, allora giornata festiva per la Giornata dell’Unità d’Italia, quando l’acqua raggiunse la massima altezza nella zona del Duomo e del Battistero. Le immagini successive mostrano la città dopo il deflusso delle acque e i danni concentrati nelle aree prossime all’Arno: la Borsa in piazza de’ Giudici, il piazzale degli Uffizi e piazza Santa Croce dopo le prime operazioni di rimozione di fango e detriti. Altre fotografie documentano il lungarno della Zecca Vecchia, ancora lambito dalla corrente, e l’interno della chiesa dei Santissimi Apostoli.

Palazzo della Borsa in  Piazza de' Giudici, Lungarno Generale Diaz, Kunsthistorisches Institut in Florenz – Max-Planck-Institut. fotografo: Ivo Bazzechi
Palazzo della Borsa in Piazza de’ Giudici, Lungarno Generale Diaz, Kunsthistorisches Institut in Florenz – Max-Planck-Institut. fotografo: Ivo Bazzechi
Lungarno della Zecca Vecchia, visto dalla Piazza del Cavalleggeri, Kunsthistorisches Institut in Florenz – Max-Planck-Institut. Fotografo: Ivo Bazzechi
Lungarno della Zecca Vecchia, visto dalla Piazza del Cavalleggeri, Kunsthistorisches Institut in Florenz – Max-Planck-Institut. Fotografo: Ivo Bazzechi

Sul lungarno degli Acciaiuoli, con Ponte Vecchio sullo sfondo, le attività di ripristino si sovrappongono al cantiere del nuovo Palazzo Acciaiuoli, ancora in costruzione dopo le distruzioni causate dalle truppe tedesche nel 1944. Tra le immagini più significative figura quella del trasferimento del Crocifisso di Cimabue, dipinto a tempera su legno intorno al 1272 e divenuto uno dei simboli delle conseguenze dell’alluvione. La fotografia documenta lo spostamento dell’opera, gravemente danneggiata, dall’ex refettorio di Santa Croce alla Limonaia del Giardino di Boboli. Il crocifisso fu sottoposto a un radicale intervento di restauro durato dieci anni, al termine del quale fu possibile conservare soltanto resti dello strato pittorico.

Tutte le fotografie esposte sono opera di Ivo Bazzechi, fotografo professionista attivo soprattutto negli anni Cinquanta e Sessanta, con un proprio atelier a Firenze. Nel 1975 la Fototeca del KHI acquisì circa 5.500 suoi negativi, dei quali circa 4.700 sono stati digitalizzati e resi liberamente consultabili attraverso la Fototeca Digitale. Il Fondo Bazzechi documenta non soltanto i monumenti architettonici, ma anche le trasformazioni della città nella delicata fase del dopoguerra.

L’iniziativa si inserisce nel programma di attività con cui il Kunsthistorisches Institut in Florenz si rivolge alla comunità scientifica e alla cittadinanza, operando in rete con istituzioni fiorentine, nazionali e internazionali. La ricerca storica si affianca così alla riflessione su temi contemporanei quali ecologia, patrimonio, urbanizzazione, migrazioni e diversità, pratiche estetiche e artistiche, media, culture materiali, trasformazione digitale e futuro dei musei.

Note sull’artista

Nato ad Arezzo nel 1920, Bazzechi si formò come fotografo nella città natale e, dopo la guerra, si trasferì a Firenze, dove iniziò a lavorare presso Foto Locchi. All’inizio degli anni Cinquanta aprì il proprio studio in via Guicciardini. Si dedicò soprattutto all’architettura e alla città, collaborando con le soprintendenze di Arezzo e Firenze. Una parte consistente della sua produzione è conservata anche al Museo Galileo, per il quale documentò collezioni e allestimenti dal 1955 al 1971. Morì a Firenze nel 1975 in un incidente.

Informazioni sulla mostra

CittàFirenze
SedeKunsthistorisches Institut in Florenz (KHI)
DateDal 04/11/2026
ArtistiIvo Bazzechi
TemiFotografia, Firenze

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