di Redazione 15/10/2026
Categorie: Mostre / Argomenti: Novecento - Arte contemporanea - Pistoia - Arte Moderna
Dal 3 ottobre al 14 febbraio, Palazzo de’ Rossi ospita un percorso dedicato alla ricerca di Carol Rama dagli anni Cinquanta ai Settanta, tra astrazione, materiali di recupero, camere d’aria e fili cuciti sulla tela.
Nel 1965, Carol Rama (Torino, 1918 – 2015) esponeva nella Sala Ghibellina del Palazzo Comunale di Pistoia: era la prima mostra dedicata all’artista da un museo pubblico. Più di sessant’anni dopo, la città toscana torna a confrontarsi con il suo lavoro attraverso un nucleo di sette opere che documentano alcuni passaggi fondamentali della sua ricerca. Tra queste c’è anche Bricolage R 4, già presentata in quell’occasione e oggi nuovamente visibile a Pistoia grazie a un prestito da una collezione privata. La mostra, intitolata In Visita | Carol Rama, è ospitata a Palazzo de’ Rossi dal 3 ottobre 2026 al 14 febbraio 2027. Il progetto, promosso da Fondazione Pistoia Musei con il sostegno di Fondazione Caript, è curato da Monica Preti, direttrice generale della Fondazione, e Annamaria Iacuzzi, conservatrice per le Collezioni del Novecento. La quinta edizione di In Visita mette in relazione le opere temporaneamente esposte con il percorso permanente dedicato agli artisti attivi a Pistoia, offrendo l’occasione di osservare da vicino una ricerca che, nell’arco di pochi decenni, ha attraversato linguaggi e materiali differenti senza lasciarsi ricondurre a una formula unitaria.
Le sette opere in mostra, sei provenienti dalle Collezioni Gallerie d’Italia – Intesa Sanpaolo e una da una raccolta privata, coprono un arco temporale che va dagli anni Cinquanta ai Settanta. È un periodo cruciale per Carol Rama: dapprima impegnata nel confronto con l’astrazione, poi sempre più interessata alla possibilità di trasformare la superficie pittorica attraverso l’inserimento di oggetti, materiali eterogenei e segni non convenzionali. Il percorso consente di seguire queste trasformazioni senza separare rigidamente le diverse fasi, mostrando piuttosto come ogni passaggio nasca dal ripensamento di ciò che può essere un dipinto.
L’artista è conosciuta anche per la libertà con cui ha affrontato temi come il corpo, il desiderio, la malattia e l’identità, argomenti che hanno contribuito alla sua successiva fortuna critica internazionale. A Pistoia, tuttavia, l’attenzione si concentra soprattutto sui cambiamenti del suo linguaggio visivo: dalle composizioni non figurative degli anni Cinquanta alle superfici materiche dei Bricolage, fino alle opere in cui camere d’aria e fili da cucito diventano elementi costitutivi dell’immagine.
Il percorso prende avvio con Senza titolo del 1952 e Composizione 71 del 1955, due opere legate alla fase in cui Rama si avvicina al Movimento Arte Concreta. Il suo rapporto con l’astrazione si sviluppa nell’ambiente torinese, in una versione che lascia spazio a possibilità sperimentali più ampie rispetto all’orientamento geometrico prevalente nel gruppo milanese. La ricerca non consiste soltanto nell’organizzare forme e colori secondo un ordine autonomo: diventa anche un terreno sul quale verificare la capacità della pittura di costruire relazioni e tensioni attraverso i suoi stessi elementi. Composizione 71 offre inoltre l’occasione di un confronto con Gualtiero Nativi e Mario Nigro, artisti di origine pistoiese presenti nelle Collezioni del Novecento: l’accostamento permette di mettere in relazione esperienze astratte differenti, senza cancellarne le specificità. Le opere condividono l’interesse per un linguaggio non figurativo, ma restituiscono anche la varietà delle soluzioni che, nel secondo dopoguerra, si svilupparono attorno al superamento della rappresentazione tradizionale.
Negli anni Sessanta la ricerca di Rama cambia direzione. L’astrazione non scompare semplicemente per lasciare il posto a un nuovo stile: è la stessa idea di superficie pittorica a essere sottoposta a una revisione radicale. In Senza titolo del 1961, l’olio si combina con materiali diversi, oggetti di recupero e grumi dalla vaga apparenza organica. La tela non è più soltanto il supporto sul quale stendere il colore: diventa uno spazio in cui materiali provenienti dalla realtà quotidiana acquistano una nuova funzione e modificano la percezione dell’opera. Questa ricerca trova una delle sue espressioni più riconoscibili nei Bricolage, lavori nei quali pittura e oggetto entrano in una relazione serrata. Il termine fu utilizzato da Edoardo Sanguineti per definire questo nucleo di opere in occasione della personale di Rama alla Galleria Stampatori di Torino nel 1964: l’intellettuale avrebbe poi avuto un ruolo importante anche nella presentazione della mostra allestita nel 1965 nella Sala Ghibellina del Museo Civico di Pistoia, che, come anticipato, segnò l’ingresso dell’artista in un’istituzione pubblica.
A quella esposizione apparteneva Bricolage R 4, oggi tornato in città: la sua presenza costituisce uno dei punti di maggiore interesse del progetto, perché permette di collegare direttamente la mostra contemporanea a un episodio della storia espositiva di Rama. Sulla tela si confrontano la macchia pittorica e l’oggetto, inteso come elemento sottratto alla sua funzione originaria e incorporato nell’opera. Lo scarto quotidiano non viene nascosto né trasformato in una presenza puramente decorativa: conserva la propria materialità e, proprio per questo, mette in discussione i confini tradizionali della pittura.
La scelta di materiali non convenzionali non è un semplice espediente formale. Introducendo nella superficie elementi che hanno una consistenza e una provenienza diverse da quelle del colore, Rama rende più complesso il rapporto tra immagine e realtà. Il dipinto diventa un insieme di presenze fisiche, nel quale la materia può imporsi allo sguardo con la stessa forza del segno, e la superficie non è più uno spazio omogeneo da riempire, ma un luogo di attrito tra componenti differenti.
Negli anni Settanta questa sperimentazione prosegue attraverso materiali e procedimenti ancora diversi. Nella serie Luogo e segni, sviluppata intorno alla metà del decennio e composta da 35 lavori di formati e soluzioni differenti, l’artista utilizza camere d’aria applicate su grandi tele da capote nere. L’elemento industriale, estraneo alla tradizione dei materiali pittorici, diventa parte integrante della composizione. La sua presenza introduce una dimensione concreta e fisica che modifica il rapporto tra superficie, spazio e percezione.
L’opera Luogo e segni del 1974, esposta a Pistoia, mostra come la ricerca proceda attraverso un equilibrio tra aggiunta e sottrazione. Le camere d’aria organizzano la superficie secondo schemi quadrangolari, mentre altre campiture sono ottenute abridendo la tela. Il disegno dell’opera nasce così da operazioni opposte: da una parte l’inserimento di materiali, dall’altra la rimozione della materia del supporto (la superficie si costruisce attraverso ciò che viene applicato e ciò che viene sottratto, in un processo che rende visibile il lavoro stesso dell’artista). L’opera si collega alle sperimentazioni delle serie Fase dal nero e Smentire il bianco, nelle quali Rama aveva già indagato le possibilità espressive di supporti e materiali non convenzionali. Il nero della tela da capote non funziona soltanto come fondo cromatico: partecipa alla costruzione dell’immagine e contribuisce a determinare il modo in cui gli elementi applicati si organizzano nello spazio. Il risultato è una pittura che non si limita a rappresentare qualcosa, ma mette in primo piano le proprie condizioni materiali.
Un’altra direzione di ricerca è documentata da Senza titolo del 1974, opera nella quale il filo da cucito, fissato su tessuto, diventa un elemento strutturale (tra il 1972 e il 1974 Rama realizza una serie di lavori in cui il filo disegna percorsi sulla superficie, evocando tracciati medico-diagnostici: la linea non è più soltanto un segno tracciato con uno strumento: è un elemento fisico, che attraversa il supporto e ne modifica la lettura). Questi percorsi possono richiamare diagrammi e registrazioni, suggerendo un rapporto con il linguaggio della diagnosi e dell’osservazione clinica: il riferimento non esaurisce tuttavia il significato delle opere, nelle quali il filo conserva la propria autonomia formale e costruisce una trama visiva fatta di direzioni, interruzioni e relazioni. Anche in questo caso, un materiale associato alla vita quotidiana viene sottratto al suo uso ordinario e trasformato in una componente del linguaggio artistico.
Il filo cucito, le camere d’aria, gli oggetti recuperati e le superfici abrase testimoniano una ricerca che procede per trasformazioni successive, senza aderire stabilmente a una singola corrente. Il passaggio dall’astrazione ai Bricolage e poi alle sperimentazioni degli anni Settanta non corrisponde a una successione di formule chiuse: rivela piuttosto la disponibilità di Rama a rimettere continuamente in discussione il mezzo pittorico, facendo entrare nell’opera materiali e gesti che ne ampliano le possibilità.
Questa indipendenza ha contribuito alla posizione particolare occupata dall’artista nella storia dell’arte italiana. Attiva fin dagli anni Trenta e formatasi al di fuori di un percorso accademico convenzionale, Rama ha sviluppato un linguaggio personale, spesso distante dalle aspettative della critica e delle istituzioni. La sua opera è stata progressivamente riletta a partire dagli anni Ottanta, anche grazie all’attenzione di Lea Vergine, nel quadro di una più ampia riscoperta di esperienze artistiche che avevano messo in crisi le gerarchie e le categorie tradizionali. Nel 2003 le è stato conferito il Leone d’Oro alla carriera alla Biennale di Venezia.
In Visita | Carol Rama è realizzata in partnership con Intesa Sanpaolo, in collaborazione con il Comune di Pistoia, i Musei Civici e l’Archivio Carol Rama. Accompagna l’esposizione un volume pubblicato da Gli Ori-Pistoia, con un’introduzione delle curatrici, un saggio di Annamaria Iacuzzi dedicato alla mostra del 1965 e un contributo critico di Maria Grazia Messina. Il libro ricostruisce il contesto storico e critico di quella esposizione anche attraverso contenuti inediti, proponendo nuove chiavi di lettura del percorso dell’artista.
Durante il periodo di apertura sono previste visite guidate, incontri di approfondimento e attività rivolte a scuole, famiglie e adulti. La mostra sarà visitabile a Palazzo de’ Rossi dal 3 ottobre 2026 al 14 febbraio 2027, con inaugurazione aperta al pubblico a ingresso gratuito sabato 3 ottobre alle ore 17.
Informazioni sulla mostra
| Titolo mostra | In visita. Carol Rama | Città | Pistoia | Sede | Palazzo de' Rossi | Date | Dal 03/10/2026 al 14/02/2027 | Artisti | Carol Rama | Curatori | Annamaria Iacuzzi, Monica Preti | Temi | Novecento, Arte contemporanea, Pistoia, Arte Moderna |
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