di Redazione 20/10/2026
Categorie: Musei / Argomenti: Bologna - Grafica pubblicitaria - Pubblicità - Museo d'impresa
Inaugurato a Bologna un nuovo Museo d’impresa: il Museo DEISA Ebano, uno spazio che racconta oltre un secolo di storia industriale attraverso più di 300 bozzetti, manifesti, fotografie e oggetti d’epoca.
La storia di un’azienda può diventare anche la storia di un Paese, dei suoi cambiamenti sociali e del modo in cui ha imparato a raccontarsi attraverso immagini, pubblicità e oggetti quotidiani. È questa la prospettiva da cui nasce il Museo DEISA Ebano, inaugurato il 16 ottobre 2026 nella sede storica dell’azienda, in via Edoardo Collamarini 27, a Bologna, in occasione delle celebrazioni per il centenario.
Protagonista di questa vicenda è DEISA Ebano, storica realtà del settore chimico che, attraverso marchi come Ebano, Zig Zag, Voilà, Aquila e Calzanetto, ha attraversato generazioni di italiani, accompagnando l’evoluzione delle abitudini domestiche e del costume. Nata negli anni Venti e guidata dal 1939 dalla famiglia Rossi, l’azienda, specializzata nella cura della calzatura e dei pellami, nella linea cosmetica per la casa e negli insetticidi, ha mantenuto a Bologna la propria sede e identità produttiva, distinguendosi per la continuità imprenditoriale, l’attenzione al welfare aziendale e la capacità di innovare anche nel campo della comunicazione. Il nuovo museo trasforma questo patrimonio in un percorso dedicato all’incontro tra arte e impresa, mostrando come la pubblicità commerciale abbia contribuito a costruire l’immaginario collettivo del Novecento.
Oltre 300 tra manifesti, bozzetti e oggetti d’epoca
Il percorso espositivo riunisce più di trecento bozzetti, disegni, manifesti di grande formato, fotografie, progetti per vetrine, prototipi, macchinari storici e strumenti di produzione. Una raccolta che attraversa diverse stagioni della grafica e della comunicazione visiva, dal gusto Déco alle geometrie razionaliste, dalle suggestioni esotiche dei primi decenni del secolo al boom economico, fino alla fotografia contemporanea.
Il progetto scientifico e l’allestimento sono stati curati dalla storica dell’arte Francesca Sinigaglia, direttrice del Museo Ottocento Bologna, che ha seguito anche la realizzazione del catalogo fondativo. Il risultato è una sorta di galleria del Novecento italiano, nella quale la comunicazione pubblicitaria diventa una testimonianza artistica e sociale, oltre che commerciale.
Da Marcello Dudovich a Franco Fontana: i grandi nomi della collezione
Uno dei nuclei più significativi del museo è dedicato a Giovanni Mingozzi (1891-1975), che collaborò con l’azienda per oltre trent’anni e ideò il personaggio del solerte lustrascarpe “Sor Ebano”, diventato uno dei simboli del marchio.
La raccolta comprende anche le affiches di Achille Luciano Mauzan (1883-1952) e i lavori di Aurelio Craffonara (1875-1945), tra i primi illustratori di Emilio Salgari, al quale si deve la creazione dell’iconica foca dal manto nero. Accanto a loro trova spazio Pietro Pietra (1885-1956), autore dell’elefante intento a lucidarsi una zampa, mentre Marcello Dudovich (1878-1962) porta nella comunicazione aziendale l’eleganza di un tratto dinamico e moderno.
Dagli anni Novanta il racconto si apre sempre più alla fotografia. Tra i protagonisti figurano Franco Fontana (1933-2026), con le sue immagini dai colori intensi, e Nino Migliori, che nel 2002 dedicò al marchio un lavoro appartenente al ciclo delle Trasfigurazioni.
Il museo non si limita, tuttavia, a celebrare gli artisti più noti. La raccolta vuole restituire valore anche a numerosi autori meno conosciuti della grafica commerciale, il cui contributo è stato fondamentale per costruire un linguaggio visivo che ha raggiunto un pubblico ampio. Le loro opere dialogano con le sperimentazioni di Fortunato Depero e Bruno Munari, con il fumetto umoristico e con le atmosfere del cinema, mostrando quanto la pubblicità sia stata un terreno fertile per la contaminazione tra linguaggi artistici.
Dalle lattine futuriste ai veicoli pubblicitari degli anni Sessanta
Tra le immagini e gli oggetti che raccontano l’evoluzione della comunicazione DEISA Ebano figurano le lattine dell’insetticida Zig Zag, caratterizzate da un’estetica vicina alle sperimentazioni futuriste, e le scene estive degli anni Cinquanta, con le spiagge assolate e le figure femminili che evocano il nuovo immaginario del tempo libero.
Un posto particolare spetta ai veicoli pubblicitari degli anni Sessanta, creazioni di meccanica e carrozzeria progettate per portare i marchi direttamente nelle strade e nelle piazze. Questi mezzi, oggi nuovamente valorizzati negli spazi aziendali, testimoniano un’epoca in cui la pubblicità usciva dai manifesti per diventare spettacolo urbano e presenza concreta nella vita quotidiana. Il museo vuole raccontare non soltanto l’evoluzione dei marchi, ma anche quella dei consumi, delle abitudini e dei desideri degli italiani nel corso del Novecento.
Una nuova ricerca svela le origini dell’azienda
Il progetto museale è accompagnato dal volume Un sogno lucido. DEISA Ebano: storia, bozzetti, manifesti e Museo, pubblicato da Pendragon e curato nell’ambito della ricerca scientifica diretta da Francesca Sinigaglia.
Proprio lo studio degli archivi aziendali ha portato alla luce un dettaglio inedito sulle origini della società. Le prime tracce documentarie della ditta risalgono infatti al 1922, anticipando di quattro anni la data del 1926 tradizionalmente tramandata dalla memoria interna dell’azienda come anno di fondazione.
“Raccontando l’evoluzione della comunicazione nel corso di tutto il Novecento”, spiega la curatrice Francesca Sinigaglia, “il Museo e il volume ricostruiscono una storia che diviene esempio universale. Il volume, nello specifico, è concepito non solo come ricerca storico-artistica, ma come catalogo fondativo del Museo stesso, di cui costituisce l’impianto critico, documentario e interpretativo. Si tratta certamente del frutto di un lavoro appassionante, ma soprattutto di uno strumento scientifico a servizio di future ricerche in materia di storia della grafica pubblicitaria italiana e di un contributo offerto allo sviluppo delle pratiche museologiche legate agli archivi d’arte e alla memoria d’impresa”.
“Creare un museo dentro la fabbrica”, afferma Luca Rossi, Presidente di DEISA Ebano, “significa affermare che la nostra storia non è un ricordo, ma una parte del lavoro di ogni giorno. Cento anni di Made in Italy si misurano nella longevità e nella qualità dei prodotti, ma anche nel modo in cui un’azienda ha saputo interpretare i cambiamenti della società, coniugando tecniche antiche e sguardo al futuro. Crediamo che condividere il nostro patrimonio industriale e culturale con la città, e con tutto il Paese, sia il modo più giusto per celebrare il nostro Centenario”.
“In questo museo”, sottolinea Maddalena Rossi, Direttrice Commerciale e Marketing di DEISA Ebano, “raccontiamo la vocazione di un’impresa di famiglia, che ha accompagnato l’immaginario degli italiani. Un’azienda che ha saputo e voluto parlare con il linguaggio dell’arte, per esprimere artigianalità, responsabilità e cura. Insieme a tutti i nostri dipendenti, abbiamo fatto tanta strada. Ci auguriamo di percorrerne ancora molta in futuro, con strategie nuove e con la promessa di conservare e valorizzare un’eredità creativa, fatta d’identità e prestigio, che oggi consideriamo un patrimonio di tutti”.
Il Museo DEISA Ebano si trova nella sede aziendale di via Edoardo Collamarini 27, a Bologna, ed è visitabile gratuitamente su appuntamento. Per informazioni e prenotazioni è possibile scrivere a museo@ebano.com.
L’iniziativa si svolge con il patrocinio del Museo Ottocento Bologna, del Museo Nazionale Collezione Salce di Treviso e del Comune di Bologna.
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