Nasce il primo centro permanente per l’arte contemporanea dell’Uzbekistan


In una ex stazione del 1912 trasformata da Studio KO apre il CCA Tashkent, primo centro permanente per l’arte contemporanea in Uzbekistan. Il primo anno si inaugura con “Hikmah”, mostra curata da Sara Raza, tra arte, memoria architettonica e cultura uzbeka.

In Uzbekistan nasce il primo centro permanente per l’arte contemporanea del paese. Accade nella capitale Tashkent, dove un edificio industriale costruito nel 1912 per ospitare una stazione diesel e un deposito dei tram ha cominciato una seconda vita, e quella che un tempo era un’infrastruttura al servizio della città è stata trasformata in uno spazio dedicato all’arte contemporanea: è qui che ha aperto il Centre for Contemporary Arts Tashkent (CCA Tashkent). La trasformazione dell’edificio è stata affidata allo studio francese Studio KO, fondato dagli architetti Karl Fournier e Olivier Marty: il progetto conserva in larga parte la facciata originaria in mattoni gialli, elemento della storia architettonica della Tashkent dell’epoca imperiale russa, e interviene sugli spazi interni con materiali contemporanei e riferimenti alla tradizione costruttiva e artigianale uzbeka. Il risultato è una struttura pensata non soltanto per ospitare mostre, ma anche come luogo di produzione, incontro e formazione, con un programma che comprende arti visive, architettura, design, performance, musica e cinema.

L’apertura arriva a 35 anni dall’indipendenza dell’Uzbekistan e segna un passaggio significativo per il sistema culturale del paese: Tashkent, capitale di circa tre milioni di abitanti, è infatti da tempo uno dei principali centri culturali dell’Asia centrale. Nel corso del Novecento la città fu anche un importante centro cinematografico e conserva un patrimonio architettonico nel quale convivono tradizioni dell’Asia centrale, modernismo sovietico e tracce della dominazione zarista. Il nuovo centro d’arte contemporanea si inserisce in questa stratificazione senza costruire un edificio ex novo, ma recuperando una struttura che appartiene alla storia materiale della città. Il progetto è promosso dalla Uzbekistan Art and Culture Development Foundation (ACDF), fondazione che dal 2017 opera per lo sviluppo del sistema culturale uzbeko e che nel 2019 ha ricevuto in affidamento l’edificio destinato a diventare il CCA. L’obiettivo dichiarato è costruire attorno al centro una programmazione permanente capace di mettere in relazione la scena artistica dell’Uzbekistan con quella internazionale. Il primo appuntamento è Hikmah, mostra collettiva curata dalla chief curator del CCA, Sara Raza, aperta dal 6 settembre 2026 al 31 gennaio 2027. Il titolo della mostra inaugurale fa riferimento al concetto di sapienza (questa la traduzione del termine arabo) e alla sua relazione con l’intelligenza della materia e con forme più alte di consapevolezza. L’esposizione riunisce artisti provenienti da diversi contesti geografici e combina nuove commissioni con opere già realizzate, utilizzando anche la storia dell’edificio come uno degli elementi attraverso cui leggere il progetto.

CCA Tashkent
CCA Tashkent
CCA Tashkent
CCA Tashkent

È proprio l’architettura a fornire alla mostra uno dei suoi principali livelli di contesto. Prima della trasformazione in centro d’arte, la struttura ha avuto almeno due vite: quella originaria di stazione diesel e quella successiva di deposito e infrastruttura per i tram. Il suo passato risale inoltre a una fase particolare della storia di Tashkent, quando la città faceva parte dell’Impero russo e nuove architetture venivano costruite mettendo in relazione modelli provenienti dalla Russia con tradizioni locali. L’edificio che ospita il CCA fu progettato da Wilhelm Heinzelmann, responsabile del dipartimento delle costruzioni della regione del Turkestan: a lui si devono anche altri edifici considerati rappresentativi della Tashkent dell’epoca, tra cui la Scuola Reale, il Palazzo del Granduca Romanov e la Camera del Tesoro. La sede del CCA appartiene dunque a una fase in cui la città stava assumendo una nuova fisionomia architettonica, destinata a essere ulteriormente trasformata durante il periodo sovietico e nei decenni successivi.

Il progetto di Studio KO parte proprio da questa stratificazione. Karl Fournier e Olivier Marty hanno scelto di mantenere il più possibile riconoscibile la struttura preesistente, intervenendo senza cancellarne la memoria. “Nel progettare il CCA Tashkent, abbiamo cercato di onorare la memoria di un potente edificio industriale dandogli, nel mentre, una nuova vita poetica... un contenitore per lo spirito dell’arte contemporanea nell’Asia centrale”, hanno spiegato gli architetti. La facciata in mattoni gialli rimane uno degli elementi più riconoscibili dell’edificio, gli interni sono invece stati ripensati come spazi più aperti e luminosi, attraverso l’impiego di materiali contemporanei insieme a tecniche, materiali e riferimenti artigianali provenienti da diverse aree dell’Uzbekistan. L’intervento ha quindi cercato di tenere insieme la natura industriale dell’edificio e la tradizione locale, facendo della sua storia una componente del nuovo spazio espositivo.

Il CCA non nasce tuttavia soltanto come nuovo spazio espositivo: il programma è concepito per svilupparsi durante tutto l’anno attraverso mostre, residenze artistiche, laboratori e attività pubbliche. Le residenze sono state avviate già nell’ottobre 2024, prima dell’apertura del centro, offrendo ad artisti e creativi la possibilità di lavorare a Tashkent alla ricerca e alla realizzazione di nuovi progetti. La programmazione comprende inoltre attività interdisciplinari che coinvolgono cinema, musica, performance, architettura e design: l’intenzione è creare occasioni di incontro tra artisti uzbeki e internazionali e, nello stesso tempo, ampliare l’accesso alla produzione culturale attraverso attività rivolte a pubblici di età e provenienze diverse. Per Sara Raza, il rapporto tra arte, cultura e comunità costituisce il punto centrale del programma inaugurale. La curatrice ha descritto il CCA come uno spazio di dialogo tra artisti e pubblici locali, internazionali e digitali, nel quale affiancare alle mostre attività educative e occasioni di formazione professionale per le nuove generazioni di operatori culturali.

CCA Tashkent
CCA Tashkent
CCA Tashkent
CCA Tashkent

L’apertura del centro arriva in una fase nella quale l’Uzbekistan sta investendo nella costruzione di una propria infrastruttura culturale contemporanea. L’ACDF, guidata dalla presidente Gayane Umerova, ha sviluppato negli ultimi anni progetti dedicati alla valorizzazione del patrimonio e delle arti del paese e collaborazioni con oltre quaranta musei e istituzioni culturali internazionali. La fondazione ha inoltre promosso progetti presentati in Europa, Asia e nei paesi del Golfo, con l’obiettivo di portare artisti e storie uzbeke all’interno del circuito internazionale. Umerova ha definito il CCA come il risultato di una visione sviluppata nel lungo periodo e ha sottolineato la volontà di fare del centro un luogo accessibile, destinato all’ispirazione, al dialogo e alle opportunità per la comunità locale. Nella prospettiva della fondazione, la costruzione di infrastrutture e programmi culturali dovrebbe accompagnare anche lo sviluppo di un’economia creativa nel paese.

La nascita del CCA va quindi letta anche nel contesto della più ampia trasformazione culturale di Tashkent: la capitale è stata per lungo tempo un punto di incontro tra tradizioni differenti e la sua architettura testimonia il passaggio attraverso l’epoca zarista, la stagione sovietica e l’indipendenza, con edifici nei quali si sono incontrati modelli architettonici e linguaggi visivi provenienti da mondi diversi. Il nuovo centro aggiunge a questa stratificazione una destinazione contemporanea, senza sostituire il passato dell’edificio con una nuova architettura, ma utilizzando proprio la sua storia come parte dell’identità del progetto. La scelta di trasformare una struttura industriale del 1912 in una kunsthalle contemporanea mette così in relazione due momenti molto lontani della storia della città: quello della modernizzazione infrastrutturale dell’inizio del Novecento e quello dell’apertura dell’Uzbekistan a una nuova dimensione internazionale della produzione culturale.




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