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I bronzi degli imperatori romani tornano insieme a Istanbul: la Turchia recupera cento reperti

di Redazione 03/11/2026

Categorie: Archeologia / Argomenti: Arte antica - Archeologia - Turchia


Cento beni archeologici restituiti dagli Stati Uniti e la mostra “No Way Out: Boubon” raccontano il lavoro di recupero del patrimonio anatolico. Ai Musei Archeologici di Istanbul tornano visibili opere disperse per decenni, comprese le sculture bronzee provenienti dal santuario degli imperatori romani.

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Cento reperti archeologici restituiti dagli Stati Uniti e una mostra che riunisce le sculture bronzee degli imperatori romani, disperse per decenni tra diversi Paesi e collezioni. Ai Musei Archeologici di Istanbul, in Turchia, la presentazione delle opere recuperate e l’inaugurazione di No Way Out: Boubon segnano due momenti di un più ampio programma di restituzione del patrimonio anatolico. I beni appena rientrati coprono un arco cronologico che va dalla prima età del Bronzo all’epoca romana, mentre l’esposizione ricostruisce la storia delle sculture trafugate negli anni Sessanta dall’antica città di Boubon, nell’attuale provincia di Burdur.

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A presentare i reperti e inaugurare la mostra è stato il ministro della Cultura e del Turismo Mehmet Nuri Ersoy. “Il nostro obiettivo non è semplicemente spostare i reperti da una vetrina all’altra, ma rileggerli alla luce delle loro storie e del contesto culturale al quale appartengono”, ha dichiarato.

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La ricostruzione dei legami con i luoghi d’origine costituisce infatti il filo conduttore delle due iniziative. Per identificare i beni e sostenerne la restituzione sono stati messi a confronto materiali archeologici, documenti d’archivio, fotografie, analisi scientifiche e testimonianze. Dei cento reperti rientrati dagli Stati Uniti, quaranta provengono da Horoztepe, nel distretto di Erbaa, nella provincia di Tokat, nella regione centrale del Mar Nero. Si tratta di strumenti musicali cerimoniali, armi e recipienti metallici databili tra il 2300 e il 2000 a.C., testimonianze della produzione metallurgica anatolica durante la prima età del Bronzo. Il confronto con i materiali di scavo e la documentazione storica ha permesso di ricostruirne la provenienza e il percorso, portando alla restituzione a quasi settant’anni dal saccheggio.

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Veduta dell'allestimento No Way Out: Boubon. Foto: Türkiye Turizm ve Tanıtım Geliştirme Ajansı (“TGA”)
Veduta dell’allestimento No Way Out: Boubon. Foto: Türkiye Turizm ve Tanıtım Geliştirme Ajansı (“TGA”)
Veduta dell'allestimento No Way Out: Boubon. Foto: Türkiye Turizm ve Tanıtım Geliştirme Ajansı (“TGA”)
Veduta dell’allestimento No Way Out: Boubon. Foto: Türkiye Turizm ve Tanıtım Geliştirme Ajansı (“TGA”)
Veduta dell'allestimento No Way Out: Boubon. Foto: Türkiye Turizm ve Tanıtım Geliştirme Ajansı (“TGA”)
Veduta dell’allestimento No Way Out: Boubon. Foto: Türkiye Turizm ve Tanıtım Geliştirme Ajansı (“TGA”)
Veduta dell'allestimento No Way Out: Boubon. Foto: Türkiye Turizm ve Tanıtım Geliştirme Ajansı (“TGA”)
Veduta dell’allestimento No Way Out: Boubon. Foto: Türkiye Turizm ve Tanıtım Geliştirme Ajansı (“TGA”)

Un altro gruppo comprende quarantaquattro lastre architettoniche in terracotta provenienti da Düver, sempre nella provincia di Burdur. Databili al VI secolo a.C., gli elementi erano destinati ai sistemi di copertura e rivestimento degli edifici. La loro identificazione è stata possibile attraverso il confronto tra decorazioni, forme e caratteristiche stilistiche degli esemplari, insieme all’esame degli archivi e dei registri delle collezioni. Il gruppo è stato restituito dal J. Paul Getty Museum di Los Angeles e il suo rientro prosegue il percorso avviato con le restituzioni dagli Stati Uniti nel 2022, dalla Danimarca nel 2024 e dal Virginia Museum of Fine Arts nel 2025. È inoltre previsto un progetto per ricongiungere le lastre agli altri elementi architettonici di Düver conservati presso i Musei Archeologici di Istanbul, così da consentire una lettura complessiva del complesso originario.

Tra i beni restituiti figura anche un ritratto proveniente da Afrodisia, nella provincia di Aydın. In questo caso, un documento d’archivio ha avuto un ruolo determinante: un verbale del 1976, redatto dal magistrato incaricato del caso, segnalava il furto di ulteriori reperti oltre a quelli già individuati. L’annotazione, confrontata con i dati archeologici e la storia collezionistica dell’opera, ha contribuito a sostenere la richiesta di restituzione. Il gruppo comprende inoltre maschere teatrali e statuette raffiguranti divinità femminili.

La ricostruzione della provenienza e del contesto originario delle opere è anche il tema centrale di No Way Out: Boubon. Le sculture bronzee riunite nell’esposizione appartenevano al Sebasteion, il santuario dedicato agli imperatori romani e alla famiglia imperiale nell’antica città di Boubon, nei pressi dell’attuale villaggio di İbecik. Durante gli scavi clandestini degli anni Sessanta, le statue furono trafugate e smembrate: teste, torsi e arti vennero dispersi in diversi Paesi e collezioni, separati anche dalle basi sulle quali erano originariamente collocati.

Veduta dell'allestimento No Way Out: Boubon. Foto: Türkiye Turizm ve Tanıtım Geliştirme Ajansı (“TGA”)
Veduta dell’allestimento No Way Out: Boubon. Foto: Türkiye Turizm ve Tanıtım Geliştirme Ajansı (“TGA”)
Veduta dell'allestimento No Way Out: Boubon. Foto: Türkiye Turizm ve Tanıtım Geliştirme Ajansı (“TGA”)
Veduta dell’allestimento No Way Out: Boubon. Foto: Türkiye Turizm ve Tanıtım Geliştirme Ajansı (“TGA”)
Veduta dell'allestimento No Way Out: Boubon. Foto: Türkiye Turizm ve Tanıtım Geliştirme Ajansı (“TGA”)
Veduta dell’allestimento No Way Out: Boubon. Foto: Türkiye Turizm ve Tanıtım Geliştirme Ajansı (“TGA”)
Veduta dell'allestimento No Way Out: Boubon. Foto: Türkiye Turizm ve Tanıtım Geliştirme Ajansı (“TGA”)
Veduta dell’allestimento No Way Out: Boubon. Foto: Türkiye Turizm ve Tanıtım Geliştirme Ajansı (“TGA”)

Un contributo importante alla ricostruzione del complesso arrivò dalle ricerche dell’archeologa Jale İnan, che mise in relazione iscrizioni, piedistalli e sculture conservate all’estero. Le indagini successive hanno integrato questi studi con le testimonianze degli abitanti di İbecik, le fotografie storiche e i registri museali. Tra gli elementi che hanno permesso di ricondurre le opere al sito figura la statua di Marco Aurelio: la corrispondenza tra il calco dei piedi e gli incavi presenti sul piedistallo ha fornito un riscontro materiale alla ricostruzione. Ulteriori conferme sono arrivate dalle analisi del terreno e degli isotopi del piombo, con il contributo delle ricerche condotte in Germania da Ernst Pernicka.

Tra i bronzi recuperati nel corso degli anni figurano rappresentazioni di Lucio Vero, Settimio Severo, Caracalla e Marco Aurelio. La mostra consente di considerarli nuovamente come parti di un unico complesso monumentale, restituendo loro una relazione con l’architettura e la funzione originarie. Si tratta di un aspetto rilevante anche per lo studio della scultura antica: numerose statue bronzee sono infatti andate perdute a causa della rifusione del metallo e il confronto tra gli esemplari superstiti, le basi iscritte e l’edificio di appartenenza offre nuove informazioni sulla storia del santuario.

Parallelamente al recupero delle opere proseguono le indagini archeologiche sul sito. Gli scavi a Boubon, ripresi nel 2023, sono coordinati dal Museo archeologico di Burdur e permettono di mettere in relazione i reperti restituiti con le nuove evidenze emerse sul campo.

Le operazioni di recupero sono il risultato della collaborazione tra il Ministero della Cultura e del Turismo della Turchia, la Procura distrettuale di Manhattan e Homeland Security Investigations (HSI). Nel maggio 2026, la documentazione scientifica condivisa con le autorità statunitensi ha consentito di bloccare la vendita all’asta di reperti anatolici e di ottenerne la restituzione. La presentazione dei cento beni e l’apertura della mostra ai Musei Archeologici di Istanbul rendono ora pubblici gli esiti di questo lavoro e riportano le opere nei rispettivi contesti storici e culturali.

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