di Noemi Capoccia 22/10/2026
Categorie: Archeologia / Argomenti: Archeologia - Bulgaria
In Bulgaria, gli scavi archeologici a Balak Dere, vicino a Ivaylovgrad, hanno portato alla luce un complesso templare con altare, spazio per i sacrifici e un rilievo marmoreo raffigurante tre ninfe e la dea Cibele. Il sito documenta la persistenza dei culti pagani nel V secolo.
Le campagne di scavo condotte nell’ottobre 2026 nella località di Balak Dere, nel comune di Ivaylovgrad, in Bulgaria, hanno permesso di approfondire la conoscenza di un santuario pagano di età tardoantica, forse uno degli ultimi luoghi di culto tradizionali dei Traci nella Tracia occidentale. A rendere nota la notizia è il Museo nazionale di Storia di Sofia. Le indagini sono state dirette da Ivaylo Kanev, curatore capo del Museo, finanziate interamente attraverso un progetto del Ministero della Cultura bulgaro e sostenute dal Comune di Ivaylovgrad.
Le ricerche confermano l’importanza del complesso, situato lungo il fiume Arda, come centro religioso e spirituale dell’area. Le scoperte della campagna 2026 indicano che la vita antica a Balak Dere ruotava attorno alle attività dell’intero complesso templare.
Il santuario, lungo complessivamente 15 metri, presenta una pianta trapezoidale e un orientamento da sud-est a nord-ovest. È articolato in tre ambienti comunicanti: quello più grande ospitava l’altare, quello centrale il luogo destinato ai sacrifici, mentre il terzo era riservato alla conservazione delle offerte. La disposizione dei tre elementi lungo un unico asse costituisce, secondo gli archeologi, un aspetto di particolare interesse scientifico: per la prima volta, infatti, sarebbero documentati in un contesto urbano antico tutti i principali elementi dell’architettura templare pagana organizzati in un unico spazio, in uso fino al V secolo.
Un rilievo con tre ninfe e Cibele
Un importante indizio sulla destinazione del santuario proviene da un rilievo marmoreo che raffigura tre ninfe e la dea madre Cibele. Secondo i ricercatori, questa combinazione iconografica non era mai stata attestata prima in un’unica composizione e apre nuove prospettive per lo studio dei culti praticati nella regione.
Anche la presenza di un canale d’acqua attorno all’intero edificio e la vicinanza del fiume Arda contribuiscono all’interpretazione del sito. Gli archeologi ipotizzano che il complesso possa essere stato un ninfeo, ovvero un santuario dedicato alle ninfe.
Le stratigrafie documentano inoltre le trasformazioni religiose che interessarono l’Impero romano dalla metà del IV alla prima metà del V secolo, durante l’affermazione del cristianesimo come religione ufficiale. Con l’editto di Teodosio il Grande del 392, il cristianesimo fu imposto come unica religione ufficiale dell’Impero. Secondo l’interpretazione proposta dai ricercatori, a Balak Dere i culti pagani continuarono nonostante le disposizioni delle autorità. La loro persistenza sarebbe stata seguita da dure sanzioni e dall’incendio del complesso, avvenuto a metà del V secolo, con il possibile intento di cancellare la memoria delle antiche divinità.
Sulla base dell’architettura, della cronologia, del rilievo e del rapporto con l’acqua, gli studiosi ipotizzano dunque che Balak Dere possa custodire uno degli ultimi templi pagani dei Traci nella Tracia occidentale. Si tratta di un’ipotesi scientifica ancora da approfondire, che contribuisce alla conoscenza dell’architettura cultuale e della persistenza delle tradizioni religiose nella tarda antichità.
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