di Redazione 19/10/2026
Categorie: Archeologia / Argomenti: Archeologia - Israele
A sud di Gerusalemme è riemerso un tratto dell’Acquedotto Inferiore, costruito in epoca asmonea per portare l’acqua al Monte del Tempio. Il sistema sfruttava la sola forza di gravità e rimase in uso, seppure con interruzioni, fino a circa un secolo fa.
Un canale costruito circa duemila anni fa, capace di trasportare l’acqua per decine di chilometri senza ricorrere a pompe o altri sistemi meccanici, è rimasto in funzione, seppure in modo intermittente, fino a circa un secolo fa. È una delle caratteristiche più significative del tratto di 300 metri dell’Acquedotto Inferiore di Gerusalemme riportato alla luce dagli archeologi israeliani durante una campagna di scavi a sud del kibbutz Ramat Rachel, nell’area destinata alla realizzazione di un nuovo quartiere. La sezione appena riscoperta permette di osservare da vicino un’infrastruttura che, attraverso diverse fasi di manutenzione e trasformazione, contribuì per secoli all’approvvigionamento idrico della città.
L’acquedotto risale originariamente al periodo asmoneo, la dinastia che governò la Giudea tra il II e il I secolo a.C. Il suo percorso collegava le sorgenti della zona di Gush Etzion, a sud di Betlemme, alle Piscine di Salomone, per proseguire quindi fino a Gerusalemme e al Monte del Tempio. L’intero sistema si sviluppava per circa 21 chilometri ed era concepito per sfruttare esclusivamente la forza di gravità: l’acqua procedeva lungo un canale con una pendenza estremamente contenuta, mantenuta con precisione per l’intero tragitto.
Secondo Benyamin Storchan e Gil Freid, direttori degli scavi per conto dell’Autorità israeliana per i beni culturali, l’acquedotto fu probabilmente realizzato sotto i re asmonei per garantire il rifornimento idrico di Gerusalemme. Lungo gran parte del percorso il dislivello era di appena un metro per chilometro: una pendenza tanto lieve richiedeva un’attenta progettazione, perché l’acqua potesse continuare a scorrere senza ristagni e senza perdere la direzione verso la destinazione. Per raggiungere questo risultato, i costruttori adattarono il tracciato ai pendii delle colline e alla conformazione del substrato roccioso. Il sistema comprendeva anche punti di accesso destinati alla pulizia e alla manutenzione, attraverso cui era possibile raggiungere il canale per rimuovere eventuali ostruzioni. La durata del suo utilizzo testimonia l’importanza di questa infrastruttura per la città: nonostante le trasformazioni intervenute nel corso dei secoli, l’acquedotto continuò a essere impiegato, almeno in alcuni periodi, fino a circa cento anni fa.
Il tratto appena emerso documenta proprio questa lunga storia di adattamenti. Nella fase originaria l’acqua scorreva all’interno di un canale costruito e rivestito d’intonaco, dopodiché, circa cinquecento anni fa, durante il periodo ottomano, vennero inseriti nel condotto originale tubi di ceramica. Anche l’esterno della struttura fu modificato: le pareti vennero intonacate e, quando il rivestimento era ancora umido, vi furono incastonate piccole pietre. Ne risultò una superficie dalla caratteristica tessitura, che accompagnava il tracciato dell’acquedotto.
Questi interventi non rappresentano soltanto modifiche costruttive, ma documentano la necessità di conservare e adattare un’opera già antica. Le riparazioni e le aggiunte succedutesi nel tempo restituiscono l’immagine di un’infrastruttura sottoposta a manutenzione per garantire la continuità dell’approvvigionamento idrico. La struttura riemersa consente dunque di leggere, attraverso le diverse tecniche impiegate, le fasi successive della vita del sistema.
Amit Re’em, archeologo del distretto di Gerusalemme presso l’Autorità israeliana per i beni culturali, ha sottolineato la complessità dell’impresa. “L’acquedotto è una meraviglia ingegneristica. Anche oggi, con tutta la nostra tecnologia moderna, la costruzione di un sistema del genere richiederebbe una pianificazione e uno sforzo notevoli”, ha dichiarato. “Il pensiero che circa 2.000 anni fa siano riusciti a portare l’acqua a Gerusalemme in questo modo è sbalorditivo, e vogliamo che il pubblico possa apprezzare da vicino questa impresa”.
La scoperta si inserisce nel contesto degli interventi archeologici condotti nell’area in vista della costruzione del nuovo quartiere, ma il tratto portato alla luce non sarà semplicemente documentato e ricoperto. Il progetto prevede infatti che l’acquedotto venga conservato e integrato nel nuovo insediamento, con l’obiettivo di renderlo accessibile al pubblico. I visitatori potranno così osservare da vicino una parte del sistema e comprenderne la struttura, oltre a riconoscere le tracce lasciate dalle successive fasi di utilizzo.
La ricerca sarà presentata per la prima volta in occasione della diciannovesima edizione del convegno Nuovi studi sull’archeologia di Gerusalemme e della sua regione, in programma tra Gerusalemme e Tel Aviv. L’iniziativa è promossa dall’Autorità israeliana per i beni culturali, dall’Università di Tel Aviv, dall’Università Ebraica e dal Tagliyot – Istituto israeliano di archeologia. Il recupero di questi 300 metri offre così l’occasione di approfondire un aspetto concreto della storia della città: la gestione dell’acqua, risorsa essenziale per la vita urbana e per il funzionamento dei suoi luoghi centrali. La permanenza dell’acquedotto attraverso epoche diverse, dalla costruzione in età asmonea agli interventi ottomani, mostra come un’opera progettata in un contesto storico lontano abbia continuato a essere utilizzata e adattata per molti secoli.
Commenti
Per inviare il commento devi accedere o registrarti.
Non preoccuparti, il tuo commento sarà salvato e ripristinato dopo l’accesso.