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Grecia, scoperte tra Kasos e Karpathos: individuati cinque relitti e ancore bizantine

Categorie: Archeologia / Argomenti: Archeologia - Archeologia subacquea - Grecia - Antica Grecia


Una ricerca archeologica subacquea condotta dal Ministero della Cultura greco con l’Eforato delle Antichità Subacquee e la National Hellenic Research Foundation ha individuato relitti, ancore bizantine e resti portuali tra Karpathos e Kasos, con reperti databili dall’età arcaica al XIX secolo.

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Una serie di relitti, anfore commerciali, ancore bizantine e resti di infrastrutture portuali è stata individuata nei fondali tra le isole di Kasos (Caso) e Karpathos (Scarpanto), nel Dodecaneso (arcipelago della Grecia), durante una ricerca archeologica subacquea condotta dal Ministero della Cultura greco attraverso l’Eforato delle Antichità Subacquee in collaborazione con la National Hellenic Research Foundation (Fondazione Nazionale per la Ricerca). L’indagine sistematica, di carattere ricognitivo, si è svolta a partire da ottobre 2025 nelle acque attorno a Karpathos e ha portato all’identificazione e alla documentazione di numerose testimonianze materiali distribuite in un arco cronologico molto ampio, che va dalla fine del VII secolo a.C. fino alla prima metà del XIX secolo.

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Tra i ritrovamenti più rilevanti figurano cinque relitti, quattro dei quali di epoca antica e uno più recente. Le indagini hanno inoltre permesso di individuare imbarcazioni commerciali e tracce di antiche infrastrutture portuali, che contribuiscono a delineare il ruolo strategico svolto da quest’area nelle reti di traffico marittimo.

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Baia di Vroukounda. Relitto KTH2. Foto di E. Diamantis – Ministero della Cultura della Grecia
Baia di Vroukounda. Relitto KTH2. Foto di E. Diamantis – Ministero della Cultura della Grecia
Baia di Tristomo. Modello digitale del terreno (DEM) di un relitto ligneo dei primi del XIX secolo. Elaborazione a cura di: E. Diamantis. Foto: Ministero della Cultura della Grecia
Baia di Tristomo. Modello digitale del terreno (DEM) di un relitto ligneo dei primi del XIX secolo. Elaborazione a cura di: E. Diamantis. Foto: Ministero della Cultura della Grecia
Rilevamento di ancore bizantine. Foto: S. Apostolopoulos – Ministero della Cultura della Grecia
Registrazione di ancore bizantine. Foto: S. Apostolopoulos – Ministero della Cultura della Grecia
Anfora risalente al periodo tardo-antico romano recuperata dal relitto KTH1. Foto: E. Diamantis – Ministero della Cultura della Grecia
Anfora risalente al periodo tardo-antico romano recuperata dal relitto KTH1. Foto: E. Diamantis – Ministero della Cultura della Grecia
Modello tridimensionale di un relitto moderno individuato durante la missione di ricerca del 2025. Foto di E. Diamantis – Ministero della Cultura della Grecia
Modello tridimensionale di un relitto moderno individuato durante la missione di ricerca del 2025. Foto di E. Diamantis – Ministero della Cultura della Grecia
Recupero di oggetti dall’area del relitto KT3. Foto: S. Apostolopoulos  – Ministero della Cultura della Grecia
Recupero di oggetti dall’area del relitto KT3. Foto: S. Apostolopoulos – Ministero della Cultura della Grecia

Particolare attenzione hanno suscitato oltre venti ancore di epoca bizantina rinvenute nei fondali. Il loro ritrovamento, messo in relazione con i ricchi resti di insediamenti e strutture ecclesiastiche presenti nell’area di Tristomo, offre nuovi elementi per comprendere l’importanza del territorio durante la tarda antichità. L’insieme dei dati raccolti suggerisce infatti una frequentazione intensa della zona in diversi periodi storici, legata alle dinamiche commerciali e ai collegamenti marittimi che attraversavano il Dodecaneso.

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Parallelamente alle attività di ricognizione archeologica, si è conclusa anche un’iniziativa dedicata alla tutela dei reperti sommersi in relazione agli effetti del cambiamento climatico. Il progetto, intitolato Protezione del patrimonio culturale sottomarino dagli impatti dei cambiamenti climatici, ha previsto interventi di conservazione direttamente in mare su alcuni reperti storici localizzati nelle acque di Kasos. Il progetto è stato finanziato dalla Fondazione Aikaterini Laskaridis nell’ambito dell’iniziativa denominata 21.

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