Una spada di oltre 3.000 anni, ancora così ben conservata da presentare il filo della lama tagliente, riemerge dalle acque del lago di Mezzano, nella Tuscia. Il reperto, databile al XIII secolo a.C., è stato scoperto durante le ultime fasi della campagna di ricerche condotta nell’antico insediamento palafitticolo e rappresenta uno dei risultati più importanti delle recenti indagini archeologiche subacquee. La scoperta è stata compiuta dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la provincia di Viterbo e per l’Etruria Meridionale, guidata da Margherita Eichberg, attraverso il Servizio di Archeologia Subacquea, nell’ambito della programmazione triennale dei Lavori Pubblici. Alle attività hanno partecipato anche i Carabinieri del Nucleo Subacquei di Roma, impegnati nelle operazioni di prospezione e documentazione e nella sicurezza delle attività in ambiente sommerso.
Il ritrovamento è avvenuto lungo la sponda meridionale del lago, un settore finora interessato solo marginalmente dalle indagini. La spada appartiene al Bronzo Recente e costituisce la terza spada rinvenuta nel sito di Mezzano dagli anni Settanta del Novecento, confermando l’eccezionale valore archeologico del contesto. Il suo stato di conservazione è particolarmente significativo: nonostante sia rimasta immersa per migliaia di anni, la lama conserva ancora il filo tagliente. Per caratteristiche tipologiche e cronologiche, il manufatto rientra pienamente nella produzione metallurgica dell’Italia centrale durante la tarda età del Bronzo e testimonia l’elevato livello di specializzazione raggiunto dalle comunità protostoriche. La spada offre inoltre nuovi elementi per comprendere il modo in cui il bacino di Mezzano veniva frequentato e utilizzato oltre tremila anni fa. Nel corso della stessa campagna sono stati infatti recuperati numerosi vasi integri e diversi manufatti in bronzo, tra cui asce, punte di freccia, pugnali, punte di lancia, spilloni e un rasoio.
Il lago di Mezzano, che occupa il cratere di un antico vulcano, costituisce uno dei più importanti archivi archeologici e paleoambientali della Tuscia. Le ricerche condotte nel corso degli ultimi decenni hanno portato alla luce le tracce di un vasto insediamento palafitticolo dell’età del Bronzo, frequentato già dall’inizio del II millennio a.C. La posizione del sito, inserita in un ambiente particolarmente favorevole, contribuì allo sviluppo di attività produttive, scambi e forme articolate di organizzazione sociale. Le nuove scoperte rafforzano quindi l’ipotesi del ruolo centrale svolto da Mezzano nelle dinamiche culturali che interessarono l’Italia centrale durante la protostoria.
La spada appartiene a una fase compresa tra il XIII e il XII secolo a.C., quando le comunità dell’Italia centrale erano inserite in una fitta rete di contatti che collegava diverse aree della penisola e del Mediterraneo. In questo scenario, le armi in bronzo non erano soltanto strumenti destinati al combattimento, ma potevano rappresentare anche status, prestigio, identità e potere.
La presenza di armi e oggetti metallici nei contesti lacustri è documentata in numerosi siti europei dell’età del Bronzo. In diversi casi, questi ritrovamenti sono stati interpretati come il risultato di deposizioni intenzionali, legate a pratiche rituali e cultuali connesse all’acqua. A Mezzano assume particolare interesse la vicinanza tra la nuova spada e un rasoio in bronzo, un’associazione già documentata in altri contesti protostorici e talvolta collegata a individui di alto rango, probabilmente appartenenti alle élite guerriere. Anche la posizione dei reperti nel deposito sommerso potrebbe fornire importanti indicazioni. Le quote di giacitura dei manufatti metallici mostrano infatti una notevole omogeneità in diversi settori dell’area indagata. Un dato che potrà contribuire alla ricostruzione dei processi deposizionali e alla verifica dei modelli scientifici elaborati dagli archeologi.
Le future campagne di scavo stratigrafico subacqueo, affiancate dall’impiego di tecnologie avanzate per la documentazione e l’analisi spaziale, permetteranno di studiare più nel dettaglio la distribuzione dei reperti e le modalità attraverso cui si è formato il deposito archeologico. Un ruolo fondamentale nelle delicate operazioni di recupero è stato svolto dai restauratori subacquei di CSR Restauro Beni Culturali, specializzati nella conservazione dei materiali provenienti da contesti sommersi. Il loro intervento immediato permette di mettere in sicurezza i reperti appena riportati alla luce e di avviare rapidamente le procedure necessarie alla loro conservazione.
La nuova spada, insieme agli altri manufatti recuperati, amplia così il patrimonio di testimonianze sulle comunità che abitarono la Tuscia più di tremila anni fa, offrendo nuove prospettive per lo studio delle loro strutture economiche, sociali e culturali, in un’epoca precedente all’affermazione della civiltà etrusca. Le ricerche sul lago di Mezzano non si fermano alla campagna appena conclusa. Le indagini proseguiranno nei prossimi anni per approfondire la conoscenza dell’insediamento palafitticolo e del territorio nel quale si sviluppò.
A contribuire alla valorizzazione di questo straordinario patrimonio sarà anche la prossima mostra dedicata ai bronzi di Mezzano, nella quale verranno presentati al pubblico i reperti restituiti dalle acque del lago. Un’occasione per portare fuori dal contesto subacqueo queste testimonianze della protostoria e raccontare, attraverso gli oggetti, la storia delle comunità che vissero nella Tuscia ben prima degli Etruschi. La collaborazione con l’Amministrazione Comunale di Valentano rappresenta inoltre una base importante per sviluppare nuove strategie di tutela, ricerca e valorizzazione del sito. Il lago di Mezzano si conferma così non soltanto un eccezionale archivio del passato, ma un luogo ancora capace di restituire nuove informazioni sulla storia più antica dell’Italia centrale.
Per inviare il commento devi
accedere
o
registrarti.
Non preoccuparti, il tuo commento sarà salvato e ripristinato dopo
l’accesso.