Il Mitreo Barberini, uno degli ambienti più affascinanti della Roma sotterranea, torna visitabile al pubblico dal 3 ottobre 2026. Il santuario dell’antico culto di Mitra, nascosto nel sottosuolo dell’area di Palazzo Barberini, conserva una delle più significative rappresentazioni della tauroctonia, la scena che raffigura il dio nell’atto di sacrificare il toro. Il Mitreo sarà aperto al pubblico ogni sabato, con visite guidate alle ore 10, 11 e 12. Il percorso consente di entrare in uno spazio di culto ancora fortemente legato alla sua funzione originaria e di approfondire la storia del santuario, le caratteristiche architettoniche del mitreo e la complessa simbologia del culto di Mitra.
Le prime notizie di ritrovamenti archeologici nell’area oggi occupata da Palazzo Barberini risalgono al XVI secolo, quando il colle Quirinale fu interessato dalla costruzione di ville appartenenti ad alcune delle più importanti famiglie romane. La riapertura dell’antica via Alta Semita e il ripristino dell’approvvigionamento idrico della zona, avvenuti durante il pontificato di Sisto V tra il 1585 e il 1590, favorirono infatti la nascita di nuove residenze intorno alla villa pontificia del Quirinale e, di conseguenza, una serie di scavi e movimentazioni del terreno. Una nuova stagione di importanti scoperte archeologiche si aprì dopo il 1871, quando Roma divenne capitale del Regno d’Italia. La realizzazione di via Nazionale e via Quintino Sella trasformò profondamente il paesaggio urbano compreso tra il Quirinale e il Viminale, portando alla luce ambienti, reperti e strutture fino ad allora sconosciuti.
È proprio in questo contesto che, nell’estate del 1936, durante i lavori per la costruzione della palazzina Savorgnan di Brazzà, venne scoperto il cosiddetto Mitreo Barberini. La palazzina, progettata da Marcello Piacentini e Gustavo Giovannoni e oggi sede del Circolo Ufficiali delle Forze Armate, sorge nell’area a est di Palazzo Barberini, tra quest’ultimo e la Salita di San Nicola da Tolentino. Il santuario doveva originariamente appartenere a un complesso edilizio più ampio. La sua posizione, nella parte meridionale degli Horti Sallustiani, sembra essere stata particolarmente adatta alle esigenze della comunità che lo frequentava: abbastanza appartata da garantire una certa riservatezza, ma allo stesso tempo vicina ai luoghi di incontro. Il mitreo si trovava inoltre al di fuori dei confini del pomerium, il limite sacro e giuridico dell’antica Roma. La sua collocazione poteva dunque assumere anche un valore simbolico, in uno spazio di confine sia sul piano politico sia su quello religioso.
Un altro elemento importante era la disponibilità d’acqua. La vicinanza di una grande cisterna, di diversi ninfei e, più lontano, delle Terme di Diocleziano garantiva infatti una risorsa necessaria anche alle pratiche rituali legate al culto di Mitra.
Mitra è una divinità di origine indoiranica, associata nel pantheon originario a Varuna, con il quale rappresentava i due aspetti del cielo, quello diurno e quello notturno. Il culto di Mitra sviluppatosi in età romana apparteneva alle religioni misteriche e presentava caratteristiche particolari, a partire dalla scelta di celebrare i riti all’interno di ambienti chiusi. Questi luoghi di culto sono oggi chiamati mitrei, dal latino mithraeum. Si trattava generalmente di ambienti relativamente piccoli, progettati in funzione delle esigenze della comunità e adattati alle caratteristiche del terreno. Un elemento fondamentale della loro architettura era il riferimento alla grotta. La tradizione mitologica raccontava infatti che Mitra fosse nato in una spelonca e che avesse catturato un toro sacro, conducendolo poi in un’altra grotta per compiere il sacrificio dell’animale. Lo speleum diventava così, per i suoi seguaci, la rappresentazione dello spazio mitico nel quale si erano svolti gli episodi fondamentali della vicenda salvifica del dio. Per questo motivo molti mitrei cercavano di riprodurre, attraverso la forma degli ambienti e l’impiego dei materiali, l’aspetto di una grotta.
All’interno dei mitrei l’organizzazione dello spazio rispondeva alle esigenze delle cerimonie. L’ambiente principale era generalmente rettangolare e presentava lungo i due lati maggiori dei banconi sui quali prendevano posto i partecipanti al banchetto sacro, una delle pratiche centrali del culto. Anche l’orientamento dell’edificio rispetto al sole e ai punti cardinali poteva assumere un significato simbolico. La stessa suddivisione interna del mitreo era legata alla complessa cosmologia del culto: secondo una delle interpretazioni, Mitra presiedeva idealmente il corridoio centrale, affiancato dalle figure dei due dadofori, i portatori di fiaccola Cautes e Cautopates.
La simbologia cosmica ricorre inoltre in numerosi elementi decorativi dei mitrei, dove compaiono riferimenti allo zodiaco e all’astrologia. L’intero ambiente poteva così essere interpretato come una rappresentazione in scala del cosmo, nel quale architettura, immagini e rituali concorrevano a costruire il significato del culto. Al centro della decorazione del Mitreo Barberini si trova proprio la tauroctonia: la raffigurazione del sacrificio del toro costituisce uno degli elementi fondamentali per comprendere la complessa simbologia associata a Mitra e rappresenta oggi uno dei principali motivi di interesse del santuario.
Con la riapertura, il Mitreo Barberini torna quindi a essere accessibile al pubblico attraverso un percorso che permette di scendere sotto la Roma moderna e conoscere uno degli spazi in cui una comunità celebrava in segreto i propri riti dedicati a Mitra.
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