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Pompei, cosa si nasconde sotto la collina della Villa di Cicerone? Parlano le nuove indagini

di Redazione 19/10/2026

Categorie: Archeologia / Argomenti: Archeologia - Parco Archeologico di Pompei


La cosiddetta Villa di Cicerone, esplorata dal 1748 e poi reinterrata, è stata indagata con georadar, magnetometria e altre tecnologie non invasive. I primi risultati indicano resti architettonici più estesi di quanto ipotizzato.

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Che cosa si nasconde sotto la collina verde della Villa di Cicerone, uno dei complessi più importanti delle prime esplorazioni archeologiche di Pompei, dove oggi crescono frutteti e vigneti? Nuove indagini geofisiche, condotte nel giugno 2026 senza ricorrere a scavi, indicano che i resti del complesso sono più estesi di quanto ipotizzato finora. I risultati preliminari sono stati pubblicati nell’E-Journal degli Scavi di Pompei.

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Situata fuori Porta Ercolano, la villa fu esplorata a partire dal 1748, durante le prime campagne promosse dalla corte borbonica, e nuovamente indagata negli anni successivi, fino al 1779. La sua attribuzione a Cicerone non ha fondamento, ma le decorazioni rinvenute contribuirono alla riscoperta dell’arte antica e alla diffusione del Neoclassicismo in Europa. Affreschi e mosaici provenienti dal complesso sono oggi esposti al Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Tra i visitatori illustri vi fu Johann Winckelmann, che nel 1764 rimase colpito dagli affreschi raffiguranti danzatrici.

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Villa di Cicerone, affreschi di Pompei. Foto: Ministero della Cultura - Parco Archeologico di Pompei
Affresco nella Villa di Cicerone. Foto: Ministero della Cultura - Parco Archeologico di Pompei
Villa di Cicerone, affreschi di Pompei. Foto: Ministero della Cultura - Parco Archeologico di Pompei
Affresco nella Villa di Cicerone. Foto: Ministero della Cultura - Parco Archeologico di Pompei

La villa cadde nell’oblio dopo essere stata esplorata mediante grandi fosse, trincee e gallerie. Una volta asportati i reperti ritenuti più pregevoli, l’edificio venne reinterrato. Oggi il sito è coperto da una collina verde nel Parco Archeologico di Pompei, utilizzata per frutteti e vigneti nell’ambito del progetto Azienda agricola Pompei. A differenza di altri scavi settecenteschi, tuttavia, le esplorazioni della villa sono documentate da diari e planimetrie storiche.

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Il progetto Villa of Cicero, diretto da Ivo van der Graaff, della University of New Hampshire, e John Clarke, della University of Texas at Austin, coinvolge anche l’Edith O’Donnell Institute of Art History della University of Texas at Dallas, il Custard Institute for Spanish Art and Culture della Southern Methodist University e il Parco Archeologico di Pompei. L’obiettivo è ricostruire digitalmente la villa, il paesaggio circostante e i suoi apparati decorativi originari.

Sezione E.R.T. a una profondità di circa 3,0 metri. Foto: Ministero della Cultura - Parco Archeologico di Pompei
Sezione E.R.T. a una profondità di circa 3,0 metri. Foto: Ministero della Cultura - Parco Archeologico di Pompei

Le indagini hanno impiegato georadar, tomografia di resistività elettrica, magnetometria e tecnologia LiDAR. Le anomalie individuate sono riconducibili sia alle strutture sepolte sia alle precedenti esplorazioni borboniche e consentono di verificare e integrare le planimetrie conservate. I risultati rappresentano un primo passo verso una ricostruzione più precisa dell’estensione e dell’organizzazione del complesso, che si ipotizza fosse più grande e sontuoso di altre ville suburbane pompeiane, come quella dei Misteri e quella di Diomede.

“È l’unica possibilità che ci rimane”, spiega il direttore di Pompei, Gabriel Zuchtriegel, “di capire fino in fondo il metodo di scavo dei Borbone, confrontando la documentazione dell’epoca con quanto lasciato sul posto. Per questo si tratta di una riserva archeologica unica. Comprendere la villa di Cicerone significa risolvere un giallo che riguarda quasi tutta la città antica di Pompei: troviamo le tracce delle prime esplorazioni un po’ ovunque, ma quasi mai abbiamo notizie storiche che ci aiutano a capire meglio cosa esattamente sia successo e quando. Qui, invece, abbiamo una documentazione abbastanza dettagliata. C’è, dunque, ancora tanto da indagare e da capire: sarà da valutare quali potrebbero essere i prossimi passi, tenendo conto del delicato equilibrio tra scavo e tutela del patrimonio immenso di Pompei”.

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