Pubblicità

Nelle Langhe sorgerà un nuovo polo per l'arte contemporanea, in un bosco in mezzo ai vigneti

di Redazione 05/11/2026

Categorie: Arte contemporanea / Argomenti: Arte contemporanea - Piemonte


Sul Colle San Pietro, a Monforte d’Alba, in un bosco in mezzo ai vigneti, nascerà la Fondazione Vezza, nuovo centro per l’arte contemporanea. Le prime opere, di Kathleen Ryan e Alessandro Pessoli, saranno presentate a settembre 2027.

Pubblicità
Pubblicità

Nel 1014 una bolla di papa Benedetto VIII registrava l’esistenza di una piccola comunità religiosa su una collina delle Langhe: la cellam Sancti Petri. È la prima attestazione documentaria del Monastero di San Pietro, a Monforte d’Alba (Cuneo), di cui oggi restano soltanto le rovine. Attorno, i versanti del colle sono coperti di vigneti, per lo più Nebbiolo destinato al Barolo, che appartengono al cru Bricco San Pietro, nel territorio riconosciuto dall’UNESCO come parte dei Paesaggi Vitivinicoli del Piemonte: Langhe-Roero e Monferrato. Ma in cima, in un paesaggio modellato quasi interamente dall’uomo, sopravvive un bosco che ha mantenuto il proprio carattere naturale, cresciuto secondo dinamiche sue e in contrasto con la geometria ordinata dei filari.

Pubblicità
Pubblicità

È su questo colle che Sandra e Charley Vezza hanno deciso di far nascere la Fondazione Vezza, nuova istituzione dedicata all’arte contemporanea, diretta da Flavio Del Monte, che aprirà il prossimo anno. Il progetto, spiegano i fondatori, nasce prima di tutto dal desiderio di prendersi cura di un luogo e di renderlo accessibile, preservandone l’identità. L’apertura è prevista per settembre 2027, con le prime due opere realizzate da Kathleen Ryan (Los Angeles, 1984) e Alessandro Pessoli (Cervia, 1963).

Pubblicità
Pubblicità

Prima di pensare alle opere, la famiglia Vezza ha scelto di partire da ciò che il colle già possiede: la collina è stata infatti studiata dal punto di vista architettonico, archeologico e botanico, per capire le caratteristiche del bosco e della vegetazione, le testimonianze storiche e i rapporti tra le diverse parti del territorio. L’obiettivo dichiarato è rendere il luogo percorribile senza comprometterne il carattere: il bosco, i sentieri, gli alberi e le rovine, nelle intenzioni della Fondazione, non saranno uno sfondo allestito per l’arte, ma i veri protagonisti di un’esperienza che le opere dovranno arricchire.

Pubblicità
Pubblicità
Colle San Pietro, Monforte d'Alba. Foto: Maurizio Beucci
Colle San Pietro, Monforte d’Alba. Foto: Maurizio Beucci

La storia del colle è lunga e stratificata: nel XIII secolo San Pietro e San Giovanni risultano collegati all’abbazia di Ferrania, mentre nel 1458 i beni passano al Vescovado di Alba e in seguito al patrimonio del Seminario. Tra la fine del Seicento e l’inizio del Settecento il complesso viene probabilmente restaurato e trasformato in residenza estiva dei vescovi. Seguono una lunga fase in cui prevale l’uso agricolo e diversi cambi di proprietà, finché tra Ottocento e Novecento comincia un progressivo declino. Nel 1919 la cappella, ormai sconsacrata, viene descritta come “diruta”, cioè in rovina, e l’abbandono nel corso del secolo trasforma San Pietro nel rudere arrivato fino a oggi.

Il restauro e il consolidamento delle rovine sono stati affidati all’architetto Salvatore Simonetti e allo studio Simonetti Architettura, che hanno già lavorato al recupero dei Castelli di Cannero sul Lago Maggiore e al restauro della pavimentazione in pietra della Basilica del Santo Sepolcro a Gerusalemme. La Fondazione presenta l’intervento come un modo per rispettare le stratificazioni del sito, custodirne le testimonianze e accompagnarne la trasformazione.

Su questo terreno si innesterà il programma artistico. La Fondazione si definisce un progetto aperto e in divenire, destinato a crescere gradualmente: ogni anno uno o più artisti, italiani e stranieri, saranno invitati a confrontarsi con il Colle San Pietro, con il bosco, i sentieri, le architetture esistenti e la loro storia. Nell’arco di circa dieci anni le opere dovrebbero comporre un percorso capace di trasformarsi senza cancellare il carattere originario del luogo. L’invito agli artisti, precisa la Fondazione, non sarà quello di collocare un’opera in uno spazio, ma di conoscerlo, attraversarlo e capire come il proprio linguaggio possa incontrarlo.

Colle San Pietro, Monforte d'Alba. Foto: Maurizio Beucci
Colle San Pietro, Monforte d’Alba. Foto: Maurizio Beucci
Sandra e Charley Vezza. Foto: Maurizio Beucci
Sandra e Charley Vezza. Foto: Maurizio Beucci

Il compito di tradurre questa impostazione in un programma spetta a Flavio Del Monte, scelto dai Vezza per guidare l’istituzione e il suo sviluppo artistico. La sua direzione, secondo il comunicato, si muoverà tra il radicamento nelle Langhe e una prospettiva internazionale, con il dialogo con gli artisti come tratto distintivo. Il risultato atteso è un percorso riconoscibile, che esprima una visione precisa ma resti aperto a linguaggi, generazioni e provenienze diverse.

Le prime due presenze rispecchiano questa apertura: le opere di Kathleen Ryan e di Alessandro sorgeranno dal confronto con il luogo, e saranno presentate all’apertura di settembre 2027, nell’anno in cui Alba sarà Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea.

Dietro il progetto, racconta la Fondazione, c’è una sensibilità maturata nel tempo dalla famiglia Vezza e un legame profondo con le Langhe. I fondatori parlano di un gusto inteso non come semplice preferenza estetica, ma come un alfabeto visivo e un lessico familiare che orienta le scelte, aiuta a riconoscere affinità e guida il dialogo con gli artisti, in un progetto in cui l’arte contemporanea entra in relazione con il paesaggio senza sovrapporsi alla sua identità.

Il pubblico a cui la Fondazione si rivolge è ampio: famiglie, appassionati d’arte contemporanea e chi vi si avvicina per la prima volta. L’idea è quella di un luogo da frequentare all’aperto, dove camminare nel bosco, seguire i sentieri, osservare il cambiare della luce e delle stagioni e incontrare le opere lungo il cammino, talvolta in modo inatteso, senza bisogno di conoscenze preliminari. La meraviglia, quella dello spettacolo naturale e quella che può nascere dallo sguardo di un artista, è indicata dai fondatori come una delle chiavi del progetto.

La Fondazione Vezza ringrazia il Comune di Monforte, il Comune di Milano, la Galleria d’Arte Moderna di Milano, gli Amici della GAM Milano - ETS, Gagosian Gallery e Karma.

Commenti

Per inviare il commento devi accedere o registrarti.
Non preoccuparti, il tuo commento sarà salvato e ripristinato dopo l’accesso.