di Redazione 28/10/2026
Categorie: Attualità / Argomenti: restauro
Restaurata la Chiesa di Santa Maria delle Fortezze di Viterbo. L’intervento è stato realizzato dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Provincia di Viterbo e per l’Etruria Meridionale grazie ai fondi del PNRR. Riemersi anche importanti elementi archeologici e restaurata la Cappella Colonna.
A Viterbo, la Chiesa di Santa Maria delle Fortezze, edificio cinquecentesco a ridosso di Porta San Leonardo e delle mura medievali, è stata interessata da un intervento di restauro e valorizzazione che ne recupera la leggibilità architettonica e ne migliora l’accessibilità. Il progetto, realizzato dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Provincia di Viterbo e per l’Etruria Meridionale grazie ai fondi del PNRR, ha affrontato non soltanto la conservazione dei resti monumentali, ma anche il rapporto tra il complesso e lo spazio urbano circostante.
Prima dei lavori, la chiesa si trovava in una condizione di forte isolamento: situata oltre due metri sotto il livello stradale e delimitata da una recinzione, era circondata a nord e a sud da aree adibite a parcheggio. Il recupero si è inserito nel più ampio intervento comunale di riqualificazione della passeggiata lungo le mura, contribuendo a riconnettere il monumento al tessuto cittadino e a restituirgli una nuova presenza nello spazio pubblico.
La costruzione di Santa Maria delle Fortezze ebbe inizio nel 1514 per volontà del Comune di Viterbo, nel luogo in cui sorgeva una piccola edicola votiva dedicata alla Beata Maria delle Fortezze. La denominazione rimanda alle fortificazioni realizzate in questa zona nel 1077 per volere dell’imperatore Enrico IV. Il progetto fu affidato all’architetto Battista di Giuliano da Cortona, mentre i lavori vennero assegnati al maestro Ambrogio di Bartolomeo da Milano. La prima pietra fu posata il 21 giugno 1514 dal vescovo Ottaviano Visconti Riario. Nel 1577, quando l’edificio era ancora incompiuto, il Comune concesse la chiesa e il convento all’Ordine dei Minimi di San Francesco di Paola. I religiosi ripresero i lavori, che proseguirono per decenni tra difficoltà economiche e problemi tecnici. Nel 1618 fu completata la copertura con una cupola ottagonale, realizzata secondo il modello di conci ideato da Francesco Monaldo. La consacrazione ufficiale avvenne il 30 maggio 1649 per mano del cardinale Brancaccio.
Tra la metà dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, il complesso cadde progressivamente in abbandono e fu destinato a usi impropri. Secondo la testimonianza riportata da Signorelli, la chiesa arrivò a essere utilizzata come rimessa per carri funebri.
Le devastazioni più gravi giunsero nel maggio e nel giugno del 1944, quando i bombardamenti angloamericani provocarono il crollo della facciata orientale e della parte centrale dell’edificio, compresa la cupola. Nel dopoguerra, le demolizioni dei muri perimetrali nord e sud e dei resti delle cappelle angolari superstiti modificarono ulteriormente l’assetto del monumento. Gli interventi del Genio Civile ne trasformarono la percezione, riconfigurandolo in una sorta di grande portico e alterandone l’originaria unità spaziale.
Il progetto ha individuato nella ricomposizione dell’unitarietà spaziale della chiesa e nel ripristino del suo rapporto con Viterbo i principali obiettivi dell’intervento. Nei limiti delle risorse disponibili, le opere di restauro sono state concepite per suggerire nuovamente le volumetrie perdute e rendere più comprensibile l’organizzazione architettonica dell’edificio.
Di particolare importanza sono state le indagini archeologiche condotte durante i lavori, che hanno riportato alla luce il basamento della chiesa cinquecentesca, rimasto nascosto sotto le successive sistemazioni stradali, alcune sepolture e un articolato sistema per la raccolta e la gestione delle acque. Scoperte che hanno arricchito la conoscenza del complesso e contribuito a orientare le scelte progettuali. Anche il rimodellamento delle quote esterne ha avuto un ruolo decisivo. In raccordo con la riqualificazione urbana realizzata dal Comune, l’intervento ha permesso di ripristinare la percorribilità degli accessi originari e di rendere nuovamente leggibili i collegamenti tra le diverse parti del monumento.
Per consentire la visita è stata realizzata una passerella metallica, appoggiata sugli antichi piani pavimentali, che permette di seguire il perimetro della chiesa. Il percorso collega il fronte nord, dove rimangono le colonne e i basamenti dell’antico ingresso, consolidati durante i lavori, con il fronte sud, nel quale gli scavi hanno individuato i resti di un accesso secondario, oggi raggiungibile attraverso una rampa.
L’estensione del finanziamento PNRR ha consentito di intervenire anche sulla Cappella Colonna, dove il restauro ha restituito la ricchezza dei partiti decorativi riconducibili alla scuola del Pastura. Le opere hanno inoltre contribuito a riportare l’attenzione sulla figura di Valentino Pica, artista illustre ai suoi tempi, la cui memoria si era quasi completamente perduta.
Il restauro di Santa Maria delle Fortezze è il risultato di un lavoro multidisciplinare coordinato dalla Soprintendenza, che ha coinvolto archeologi, architetti, geologi, paesaggisti e restauratori. Le attività sono state costantemente confrontate con le fonti storiche e archivistiche, integrando le informazioni documentarie con i dati emersi dalle indagini sul campo. I lavori sono stati realizzati dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Provincia di Viterbo e per l’Etruria Meridionale, sotto la guida della soprintendente architetto Margherita Eichberg.
Il restauro è stato seguito dall’architetto Federica Cerroni in qualità di Responsabile unico del progetto. La direzione scientifica e dei lavori delle indagini archeologiche è stata curata dalla dottoressa Beatrice Casocavallo, mentre il restauro della Cappella Colonna, progettato dall’architetto Chiara Bellassai, è stato diretto dal dottor Saverio Ricci. Il progetto di restauro dei resti della chiesa è stato redatto dall’architetto Maria Cristina Tullio, che ne ha diretto i lavori; gli aspetti relativi alla sicurezza sono stati affidati all’architetto Alessandra Petretto. L’esecuzione degli interventi è stata affidata alla ditta Ciorba per il restauro della chiesa e alla ditta Koinè per la Cappella Colonna. Hanno partecipato inoltre l’architetto Monica Cola, responsabile del rilievo tridimensionale, la società Archeomatica e il dottor Sergio Pregagnoli per gli aspetti archeologici, e la società Trigeo per le indagini geofisiche. Il risultato è un intervento che va oltre la conservazione delle strutture superstiti: il recupero di Santa Maria delle Fortezze restituisce a Viterbo un luogo della propria memoria storica, ne migliora l’accessibilità e ne rafforza il legame con lo spazio urbano contemporaneo.
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