A Venezia Palazzo Grassi propone la quinta edizione della propria rassegna cinematografica, curata da Dominique Païni. Si intitola Faraway Cinema il nuovo ciclo di proiezioni che dal 14 ottobre al 2 dicembre 2026, ogni mercoledì alle 18.30, porterà al Teatrino di Palazzo Grassi otto film provenienti dall’Africa, dall’America e dall’Asia. Il programma è costruito in relazione alle mostre attualmente allestite a Palazzo Grassi e a Punta della Dogana, mettendo in dialogo la storia del cinema e la produzione contemporanea con le ricerche degli artisti Lorna Simpson, Michael Armitage, Paulo Nazareth e Amar Kanwar.
Le proiezioni si terranno al Teatrino di Palazzo Grassi, in San Marco 3260, accanto a Palazzo Grassi. L’ingresso è libero fino a esaurimento dei posti disponibili. Il calendario prende avvio il 14 ottobre con Shadows di John Cassavetes e prosegue il 21 ottobre con Imitation of Life di Douglas Sirk, il 28 ottobre con I’m Still Here di Walter Salles, il 4 novembre con Black God, White Devil di Glauber Rocha, l’11 novembre con Ta’ang di Wang Bing, il 18 novembre con Santosh di Sandhya Suri, il 25 novembre con La Noire de… di Ousmane Sembène e si conclude il 2 dicembre con Rafiki di Wanuri Kahiu.
Il percorso cinematografico è stato concepito per stabilire corrispondenze con le opere e le questioni affrontate dagli artisti presenti nelle esposizioni della Pinault Collection. Il programma attraversa epoche, geografie e linguaggi diversi, affiancando film realizzati nell’arco di quasi settant’anni, dal 1959 di Shadows e Imitation of Life al 2024 di I’m Still Here e Santosh. Il rapporto con le mostre non si limita quindi alla provenienza geografica dei film, ma riguarda anche temi quali identità, discriminazione, memoria, colonialismo, repressione politica, migrazione, conflitti e trasformazioni sociali.
Il primo appuntamento, il 14 ottobre, è dedicato a Shadows (1959, 87’) di John Cassavetes. Ambientato nella New York della fine degli anni Cinquanta, il film segue le vicende di tre giovani afroamericani ed è nato dall’esperienza dell’improvvisazione, elemento che lo stesso regista indicava come centrale nel processo di realizzazione. La forte influenza della musica jazz contribuisce a una forma cinematografica in cui finzione e vita reale si sovrappongono, anticipando alcune trasformazioni che avrebbero interessato il cinema contemporaneo. Il film viene messo in relazione con la ricerca di Lorna Simpson, in particolare con i suoi collage fotografici, nei quali le figure dei personaggi e le interruzioni delle immagini richiamano le modalità di montaggio di Cassavetes.
Il 21 ottobre sarà proiettato Imitation of Life (1959, 125’) di Douglas Sirk, un melodramma hollywoodiano che affronta il razzismo, la discriminazione e le questioni legate all’identità attraverso la storia di una donna nera che lavora come bambinaia e domestica per un’attrice e quella di sua figlia, costretta a confrontarsi con l’umiliazione legata alla propria condizione di persona meticcia. La messa in scena, caratterizzata dal Technicolor e da scenografie urbane ricostruite in studio, contrasta con la durezza delle dinamiche sociali rappresentate. Anche questo film è associato al lavoro di Lorna Simpson, con particolare riferimento alla riflessione sulla mescolanza delle identità e delle esperienze umane.
Il programma si sposta quindi in Brasile. Il 28 ottobre sarà la volta di I’m Still Here (2024, 137’) di Walter Salles, film che attraversa cinquant’anni di storia sociale e politica brasiliana attraverso la vicenda di una famiglia colpita dalla dittatura militare. Al centro della storia si trova la ricerca del padre, rapito dalla polizia politica, episodio ispirato a fatti realmente accaduti. La vicenda privata diventa così il punto di partenza per un racconto in cui memoria individuale e memoria collettiva si intrecciano, mentre la repressione e le sparizioni vengono ricostruite attraverso le tracce lasciate nella vita quotidiana e nella musica popolare. Le arie musicali contribuiscono a scandire le diverse epoche attraversate dal film e accentuano la dimensione tragica della tortura e delle sparizioni, dando forma a quello che il programma definisce un “documentario-musicale”.
Il 4 novembre il programma torna al cinema brasiliano con Black God, White Devil (1964, 120’) di Glauber Rocha, considerato una delle opere simbolo del Cinema Novo. Ambientato nel nord-est del Brasile, il film racconta una popolazione affamata che reagisce a una condizione priva di vie d’uscita attraverso violenza, misticismo e disperazione. Il paesaggio arido e bruciato fa da sfondo a una vicenda popolata da figure leggendarie e rituali, nella quale la dimensione politica si sovrappone a quella mitica e visionaria. La pellicola viene accostata alla pratica di Paulo Nazareth per il modo in cui rivolta, incantesimi e rituali improvvisati possono convivere con elementi di umorismo e magia.
L’11 novembre Faraway Cinema prosegue in Asia con Ta’ang (2016, 148’) di Wang Bing. Il documentario segue la fuga di una comunità appartenente alla minoranza etnica dei Ta’ang dalla regione di Kokang, in Myanmar, al confine con la Cina. Bambini, donne e anziani attraversano le montagne in cerca di rifugio, mentre il regista si unisce alla fuga e accompagna direttamente l’esperienza di esilio e precarietà della comunità. La scrittura documentaria di Wang Bing trasforma il movimento dei profughi in un’esperienza cinematografica caratterizzata da una forte tensione, concentrandosi sulla dimensione umana dei conflitti contemporanei.
La proiezione è messa in relazione con la ricerca di Amar Kanwar, che nel corso della propria pratica artistica ha rivolto particolare attenzione alle conseguenze delle catastrofi umanitarie e alle condizioni di sopravvivenza delle comunità colpite da conflitti e violenze. Il rapporto tra immagine, testimonianza e realtà politica prosegue anche nel successivo appuntamento del 18 novembre, quando sarà proiettato Santosh (2024, 128’) di Sandhya Suri.
Ambientato nell’India contemporanea, Santosh segue un’indagine poliziesca condotta da due donne. Attraverso una narrazione serrata, il film affronta questioni legate alle disuguaglianze sociali, alla misoginia, ai conflitti generazionali e alle strutture di potere. L’attenzione alla realtà sociale e la componente documentaria della narrazione costituiscono gli elementi che avvicinano il lavoro di Suri alla ricerca di Amar Kanwar, interessato a sua volta alla relazione tra immagini, testimonianza e realtà politica.
Gli ultimi due appuntamenti della rassegna sono invece associati alla ricerca di Michael Armitage. Il 25 novembre sarà proiettato La Noire de… (1966, 65’) di Ousmane Sembène, scrittore e cineasta di origine senegalese considerato tra i protagonisti della nascita del cinema africano contemporaneo. Sembène, impegnato fin dalla giovinezza nella lotta per l’indipendenza politica e per l’autonomia degli Stati africani, racconta la storia di una giovane donna senegalese che si trasferisce in Francia per lavorare come domestica.
Nel nuovo contesto, la protagonista viene progressivamente privata della propria dignità e della propria identità. La sua vicenda individuale diventa così lo strumento attraverso cui il regista affronta le conseguenze del colonialismo, dello sfruttamento e dell’esilio. Sono temi che il programma pone in relazione con la ricerca di Michael Armitage e con il suo rapporto con la memoria della schiavitù e della storia coloniale.
A chiudere il ciclo sarà, il 2 dicembre, Rafiki (2018, 83’) di Wanuri Kahiu, ambientato a Nairobi, città natale di Michael Armitage. Il titolo riprende un termine familiare utilizzato da ragazze e ragazzi per indicare in modo discreto una relazione caratterizzata da affetto e desiderio omosessuale. Al centro del film ci sono infatti due giovani donne appartenenti a classi sociali differenti, la cui relazione si confronta con forme di repressione sociale, religiosa e culturale.
Attraverso una vicenda privata, Kahiu racconta una società keniota in trasformazione e affronta temi quali libertà individuale, identità e desiderio. La rappresentazione di Nairobi restituisce inoltre la dimensione urbana della città evitando uno sguardo esotizzante. Il film conclude così un programma nel quale le diverse provenienze geografiche dei titoli si intrecciano con questioni condivise, attraverso prospettive cinematografiche differenti.
A completare il progetto, Palazzo Grassi propone anche un percorso di approfondimento sui propri canali social. La collaborazione con il giornalista ed esperto di cinema Mattia Carzaniga viene rinnovata per accompagnare il pubblico alla scoperta degli otto appuntamenti. Carzaniga realizzerà otto video introduzioni, una per ciascun film, pensate per fornire il contesto delle opere e proporre una lettura alternativa dei titoli selezionati. I video saranno pubblicati ogni lunedì, anticipando l’appuntamento cinematografico del mercoledì.
Il ciclo si inserisce nella stagione espositiva della Pinault Collection a Venezia. A Punta della Dogana, fino a domenica 22 novembre 2026, è allestita una mostra dedicata a Lorna Simpson, artista nordamericana alla quale la Pinault Collection dedica per la prima volta in Europa un’ampia panoramica concentrata su oltre dieci anni della sua pratica pittorica. Nello stesso spazio espositivo è presentato anche il progetto di Paulo Nazareth, che invita i visitatori a seguirlo nei suoi viaggi attraverso una performance continua. Il lavoro riflette sul modo in cui la cartografia coloniale e il razzismo sistemico hanno contribuito a plasmare i paesaggi della modernità.
A Palazzo Grassi, invece, le mostre saranno visitabili fino a domenica 10 gennaio 2027. La Pinault Collection riunisce un insieme di opere di Michael Armitage realizzate nell’arco degli ultimi dieci anni e una selezione di lavori di Amar Kanwar, comprendente anche la più recente grande installazione dell’artista indiano, The Peacock’s Graveyard (2023). Le quattro ricerche artistiche costituiscono il riferimento curatoriale del programma di Faraway Cinema, che utilizza il cinema come ulteriore strumento per affrontare temi e contesti presenti nelle esposizioni.
Per il pubblico è inoltre disponibile la Membership Card Pinault Collection, che consente l’accesso prioritario e illimitato per un anno a Palazzo Grassi, Punta della Dogana, Bourse de Commerce e alle esposizioni extra muros della Pinault Collection. La tessera comprende anche inviti alle inaugurazioni, visite guidate e ulteriori agevolazioni riservate ai membri. Il calendario completo e aggiornato della stagione culturale è disponibile sul sito di Palazzo Grassi, nella sezione Programma.
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