Pubblicità

A Parma un artista mette in discussione il sistema dell’arte con una mostra che rifiuta la logica espositiva

di Redazione 06/11/2026

Categorie: Mostre / Argomenti: Arte contemporanea


Dal 24 ottobre all’8 dicembre 2026, DISPLAY Project Space a Parma presenta Sull’intrusione: Intromissioni d’archivio, progetto di Francesco Bartoli a cura di Ilaria Monti. Disegni, libri modificati e opere rimaste per anni nell’archivio dell’artista interrogano i meccanismi di assimilazione del sistema dell’arte contemporanea e la necessità di produrre co

Pubblicità
Pubblicità

Quanto spazio resta per ciò che non viene esposto? E che cosa accade alle opere quando il tempo della loro presentazione al pubblico viene sospeso? Sono alcune delle questioni al centro di Sull’intrusione: Intromissioni d’archivio, mostra personale di Francesco Bartoli a cura di Ilaria Monti, in programma dal 24 ottobre all’8 dicembre 2026 negli spazi di DISPLAY Project Space, a Parma. Il progetto prende le mosse dal libro L’intruso (2000) del filosofo francese Jean-Luc Nancy per sviluppare una riflessione sul rapporto tra artista e sistema dell’arte contemporanea, sulla capacità di quest’ultimo di assorbire le proprie contestazioni e sulla possibilità di sottrarsi alla continua richiesta di nuove produzioni espositive.

Pubblicità
Pubblicità

Nel testo di Nancy, composto da una trentina di pagine, l’autore racconta la propria esperienza di trapianto cardiaco e le conseguenze dell’intervento: il rischio di rigetto, l’immunodepressione e un tumore provocato dalle terapie. Un cuore malato viene sostituito da un organo estraneo, che consente la sopravvivenza soltanto a condizione che le difese immunitarie si abbassino. La cura comporta dunque una nuova vulnerabilità e una ridefinizione del confine tra ciò che appartiene al sé e ciò che proviene dall’esterno.

Pubblicità
Pubblicità

Bartoli trasferisce questa condizione sul piano sociale, considerando il mondo dell’arte come un organismo di cui l’artista è contemporaneamente parte integrante ed elemento estraneo. Per essere riconosciuto, quest’ultimo deve attraversare una serie di soglie e meccanismi di selezione, ma il riconoscimento comporta anche il rischio di essere assimilato. Il sistema dell’arte contemporanea, pur dichiarandosi plurale e democratico, amministra i propri confini attraverso bandi, candidature, finanziamenti, premi, residenze, presenzialismo e relazioni personali. La sua capacità di assorbimento si manifesta soprattutto nella possibilità di inglobare persino le critiche rivoltegli: la contestazione diventa programma, la marginalità un tema curatoriale, la crisi e la precarietà contenuti da esporre.

Pubblicità
Pubblicità
Francesco Bartoli Senza titolo (L’intruso), (2026; Sangue di bue e polvere di tufo su Edizione Cronopio 2024, 11 x 16 cm)
Francesco Bartoli, Senza titolo (L’intruso), (2026; Sangue di bue e polvere di tufo su Edizione Cronopio 2024, 11 x 16 cm)
Francesco Bartoli, Senza titolo (L’intruso - interno) (2026; Sangue di bue e polvere di tufo su Edizione Cronopio 2024, 11 x 16 cm)
Francesco Bartoli, Senza titolo (L’intruso - interno) (2026; Sangue di bue e polvere di tufo su Edizione Cronopio 2024, 11 x 16 cm)

A questa dinamica si affianca la produzione incessante di mostre, progetti e nuove posizioni. La necessità che qualcosa appaia continuamente, venga documentato e lasci rapidamente spazio a un’altra iniziativa viene definita dall’artista binge curating: un modello espositivo assimilabile al consumo consecutivo di episodi di una serie, senza intervalli sufficienti perché forme e significati possano sedimentare. L’accumulazione rischia così di generare un’amnesia collettiva, nella quale la sovrapproduzione di immagini accelera il processo di consumo e dimenticanza del presente.

La mostra propone di guardare nella direzione opposta, recuperando la funzione dell’archivio. Mentre le esposizioni si susseguono, infatti, gli archivi custodiscono opere non presentate, progetti interrotti, tentativi e possibilità rimaste fuori dal momento della loro produzione. Se la mostra risponde all’urgenza dell’apparizione, l’archivio conserva ciò che non ha trovato una collocazione e permette che ritorni in un tempo diverso. Da questa riflessione nasce anche una contraddizione dichiarata: dopo essersi chiesti più volte a cosa servisse organizzare una nuova mostra e aver deciso di non realizzarla, Bartoli e la curatrice hanno scelto di costruire un’esposizione che tentasse, per quanto possibile, di sottrarsi alle convenzioni del formato espositivo.

Il percorso prende origine dalla prima lettura di L’intruso, affrontata da Bartoli nel 2014, nell’edizione Cronopio, al suo ritorno in Italia dopo oltre quattordici anni trascorsi all’estero. Il libro, dedicato all’estraneità, veniva letto in un momento di rientro in un paese e in una casa da riconoscere nuovamente. L’artista è tornato sul testo nel 2020, durante il periodo di isolamento e fragilità legato alla pandemia. Da questa seconda lettura è nato, nel dicembre 2021, un corpus di ventuno disegni realizzati a grafite e pastelli a olio su carta. Il progetto si è successivamente interrotto e le opere non sono mai state esposte, rimanendo per cinque anni nell’archivio dell’artista, nel suo studio in collina.

Francesco Bartoli, Sull’intrusione: intromissioni d’archivio - veduta dell'installazione, 2026
Francesco Bartoli, Sull’intrusione: intromissioni d’archivio - veduta dell’installazione, 2026
Francesco Bartoli, Sull’intrusione: intromissioni d’archivio - veduta dell'installazione, 2026
Francesco Bartoli, Sull’intrusione: intromissioni d’archivio - veduta dell’installazione, 2026

Per l’esposizione parmense, una parte dei disegni viene incorniciata e collocata sulle pareti, mentre gli altri rimangono in un archivio mobile, dal quale possono essere estratti, osservati e successivamente riposti. Anche il modo di presentare i lavori contribuisce così a mettere in discussione la tradizionale separazione tra opera esposta e opera conservata.

Nel 2026 Bartoli è tornato nuovamente al libro di Nancy, lavorando su due copie attraverso interventi distinti e complementari. Disegni e volumi condividono una relazione complessa con la materia e con la carta, sulla quale si sovrappongono scrittura e immagine, superficie e profondità, apertura e ostruzione. Nei disegni si intrecciano frammenti autobiografici, critica sociale, ricerca antropologica, letture e memoria. Le figure umane, attraversate da fasci di segni verticali simili a suture, appaiono inghiottite dal colore e appena riconoscibili nella loro deformità. I passaggi del testo di Nancy si inseriscono nelle immagini oppure rimangono isolati sulla carta: trascritti a mano, vengono sommersi o delimitati da un tratteggio impulsivo, fino a trasformarsi talvolta in sequenze lineari simili alle registrazioni di un sismografo.

Nel primo volume, Bartoli interviene direttamente sulle pagine stampate con pastelli a olio, veline e strisce di nastro, sovrapponendo il proprio segno alle parole di Nancy. Successivamente incide la carta, creando aperture nello spessore del libro che mettono in comunicazione pagine non consecutive. Nel secondo lavoro, invece, il rapporto si inverte: non è più il segno dell’artista a intervenire sulla pagina, ma una materia estranea a penetrare il corpo del volume. Un’altra edizione Cronopio de L’intruso viene trattata con sangue di bue e polvere di tufo. Il sangue, utilizzato come pittura, avanza dai margini, lasciando macchie e increspature che, una volta essiccate, irrigidiscono la carta e sommergono il testo. L’intervento modifica irreversibilmente la struttura del libro e la possibilità di sfogliarlo, leggerlo e riconoscerlo. I due procedimenti, opposti nei loro movimenti di apertura e chiusura, richiamano la formula utilizzata da Nancy per descrivere la propria condizione: “io sono aperto chiuso”.

Francesco Bartoli, Senza titolo (L’intruso) (2026; pastelli a olio, veline, nastro e incisioni su Edizione Cronopio 2019, 11 x 16 cm)
Francesco Bartoli, Senza titolo (L’intruso) (2026; pastelli a olio, veline, nastro e incisioni su Edizione Cronopio 2019, 11 x 16 cm)

Le figure stanche e ingabbiate che abitano i disegni riconducono infine la riflessione al corpo e alla sua dimensione sociale. Rappresentano una società impegnata a neutralizzare continuamente le proprie contraddizioni e un sistema dell’arte capace di trasformare anche la propria contestazione in un contenuto espositivo, prima che questa possa metterne realmente in discussione il funzionamento. In questo scenario, l’artista continua a cercare uno spazio al suo interno, senza sapere se sarà accolto o se sia preferibile mantenere la propria posizione di intruso.

“Intrusioni belliche e cibernetiche e nuove e disperate migrazioni umane: l’intrusione, nelle sue molteplici forme, oltrepassa ogni soglia possibile e irrompe nelle nostre mutevoli vite”, dice Francesco Bartoli. “Ma dove situare l’operato dell’artista in tutto questo? Artista e intruso, l’artista intruso, l’intrusione dell’artista ed infine artista/intruso, parafrasando Nancy. Questa è la condizione che mi ha accompagnato per tutta la vita e che ha plasmato – e tuttora plasma – la mia visione dell’arte e del mondo. (…) L’artista e l’intruso sono la stessa cosa: marginati e marginali. Da questa avventura noi artisti/uomini ne usciremo sperduti e scossi, poco vigili e sicuramente incapaci di mantenere un dialogo costante con questo mondo. Ne usciremo tumefatti e affannati, forse moribondi, ma ne usciremo, incuranti della morte perché morti ripetutamente in vita”.

Note sull’artista

Francesco Bartoli si diploma all’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano, dove studia con Luciano Fabro. La sua ricerca interdisciplinare unisce disegno, frottage, video, animazione e performance. Dopo quindici anni all’estero, espone al Museo Nazionale di Scultura di Valladolid e al Museo d’Arte Romana di Mérida. Partecipa inoltre alla 54ª Biennale di Venezia con la mostra El Escondite, all’Istituto Italiano di Cultura di Madrid. Nel corso della sua carriera riceve il premio Aiuti all’Arte Contemporanea del Ministero della Cultura spagnolo (2010), il sostegno dell’Italian Council X e del PAC2021 e viene selezionato per PhotoEspaña (2010) e Documenta Madrid (2011).

Nel 2016 dirige e produce In Search For Nothing, documentario realizzato con minori migranti non accompagnati e presentato, tra gli altri, al Farm Cultural Park e al MACRO di Roma. Nel 2023 realizza Scolpire il vento, selezionato in diversi festival internazionali e oggi nella collezione permanente del mudaC di Carrara. Tra i progetti espositivi recenti figurano Scolpire la memoria alla Dìnamo Gallery di Porto (2021), Ecos: la fuerza de los fragmentos al museo EAC di Montevideo (2024), in collaborazione con il Ministero della Cultura uruguaiano e l’IIC, e Il Battito Evocato, progetto site-specific al Museo Orto Botanico di Roma (2025).

Informazioni sulla mostra

Titolo mostraSull’intrusione: Intromissioni d’archivio
CittàParma
SedeDISPLAY Project Space
DateDal 24/10/2026 al 08/12/2026
ArtistiFrancesco Bartoli
CuratoriIlaria Monti
TemiArte contemporanea

Commenti

Per inviare il commento devi accedere o registrarti.
Non preoccuparti, il tuo commento sarà salvato e ripristinato dopo l’accesso.