Il letterato Luigi Groto nacque cieco ad Adria nel 1541, ma la sua condizione non gli impedì di cimentarsi praticamente in ogni campo della cultura del suo tempo. Scrisse oltre 1.300 poesie, orazioni, tragedie, commedie e opere pastorali; frequentò e intrattenne rapporti con intellettuali europei; studiò astrologia, cabala e numerologia; affrontò letture proibite e riuscì a superare un processo per eresia. Fu anche attore e interprete teatrale: quando l’Edipo Re inaugurò il Teatro Olimpico di Vicenza, nel ruolo di Tiresia ci fu proprio lui. È la vicenda di Luigi Groto, passato alla storia con il soprannome di “Cieco di Adria”, e di un intellettuale che nel Cinquecento arrivò a misurarsi con alcuni dei principali temi culturali del suo tempo, quella che sarà raccontata dal 4 dicembre 2026 al 27 giugno 2027 nelle sale di Palazzo Roncale a Rovigo. La mostra Luigi Groto. Il cieco di Adria before William Shakespeare? L’uomo dell’impossibile, promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo nell’ambito del progetto “Storia e storie del Polesine”, sarà diretta da Alessia Vedova e curata da Antonio Giolo e Antonio Lodo, a partire da un concept di Sergio Campagnolo.
Groto nacque il 7 settembre 1541 ad Adria. Nonostante la cecità, riuscì a costruire una produzione letteraria molto ampia e a inserirsi in una fitta rete di relazioni con esponenti della cultura europea. Il suo catalogo comprende più di 1.300 poesie, 24 orazioni, due tragedie, tre commedie, due favole pastorali e un dramma sacro. La sua attività non rimase confinata alla scrittura: Groto intervenne nella vita culturale e politica del suo tempo, si occupò di teatro e coltivò interessi che comprendevano anche discipline come l’astrologia, la cabala e la numerologia.
Tra gli episodi che restituiscono meglio l’ampiezza dei suoi interessi c’è quello legato al Taglio del Po. Groto ebbe infatti l’incarico di illustrare al doge e al Senato della Serenissima la necessità di quella che sarebbe stata una gigantesca opera destinata a modificare in modo permanente la geografia del Polesine. Si trattava di un territorio che conosceva e abitava, ma che, per la sua cecità, non poteva conoscere attraverso la vista.
Anche il teatro ebbe un ruolo importante nella sua vita. Groto non si limitò a scrivere per la scena, ma arrivò a recitare. Quando l’Edipo Re inaugurò il Teatro Olimpico di Vicenza, interpretò Tiresia, il celebre indovino cieco della tragedia di Sofocle. Il personaggio assume così, nella vicenda personale di Groto, una particolare corrispondenza con la sua stessa condizione, anche se il dato documentario della sua partecipazione allo spettacolo è soprattutto una testimonianza dell’attività teatrale di un intellettuale capace di muoversi tra scrittura, recitazione e cultura umanistica.
Gli interessi di Groto comprendevano inoltre testi e autori che potevano risultare problematici nel clima culturale e religioso del Cinquecento. Tra le sue letture figuravano Erasmo da Rotterdam, Cornelio Agrippa e Machiavelli. Groto arrivò a essere processato per eresia, riuscendo tuttavia a salvarsi. In seguito gli venne affidato anche il compito di emendare il Decamerone di Giovanni Boccaccio.
La sua attività intellettuale non rimase dunque circoscritta alla letteratura in senso stretto. La figura che emerge è quella di un autore interessato a molteplici forme del sapere e capace di costruire relazioni con ambienti culturali diversi. È anche per questo che la sua fortuna contemporanea, secondo i curatori della mostra, meriterebbe di essere riletta al di là della sua notorietà attuale, oggi particolarmente viva soprattutto negli studi condotti presso università straniere.
Nel Cinquecento europeo Groto fu infatti una personalità conosciuta e apprezzata. John Florio lo definì un “moderno Omero italiano”, mentre Ben Jonson ne elogiò l’opera. La sua produzione poetica ebbe una circolazione internazionale: le poesie di Groto furono ammirate e tradotte in Europa e, secondo quanto sottolinea il progetto della mostra, arrivarono a influenzare autori come Luís de Camões, Luis de Góngora e Francisco de Quevedo. La sua poesia fu inoltre messa in musica da compositori quali Claudio Monteverdi e Giovanni Pierluigi da Palestrina.
Il riferimento a Shakespeare contenuto nel titolo della mostra nasce proprio dalla dimensione europea della sua fortuna e dai rapporti che la sua attività teatrale e letteraria permette di evocare nel quadro della cultura del Cinquecento. Groto appartiene infatti a una stagione nella quale la circolazione di testi, forme teatrali, modelli poetici e idee oltre i confini italiani contribuiva a costruire una cultura europea sempre più interconnessa. Il progetto di Palazzo Roncale parte da questa figura oggi poco conosciuta per riportare l’attenzione su un intellettuale che fu invece al centro di numerosi ambienti culturali del suo tempo.
La sua vicenda comprende anche un’ambizione rimasta insoddisfatta per quasi tutta la vita. Groto desiderava ottenere una “lettura”, cioè una cattedra di insegnamento a Venezia. L’incarico gli venne assegnato soltanto quando era ormai in punto di morte. È uno degli episodi che restituiscono il contrasto tra la considerazione di cui godeva e gli ostacoli incontrati nel suo percorso.
La mostra di Rovigo intende così raccontare Groto non soltanto come autore, ma anche attraverso la sua biografia. Al centro del progetto, secondo quanto spiegano i curatori, c’è infatti la volontà di mettere in evidenza la dimensione umana di una figura che la tradizione avrebbe a lungo sottostimato o lasciato in secondo piano. La cecità diventa inevitabilmente un elemento della sua storia, ma il percorso espositivo vuole collocarla all’interno di una vicenda molto più ampia, fatta di scrittura, studio, teatro, relazioni intellettuali e partecipazione alla vita pubblica. È soprattutto la distanza tra le limitazioni imposte dalla sua condizione e l’ampiezza delle attività intraprese a rendere singolare la biografia di Groto. L’uomo che non poteva vedere il territorio sul quale discuteva con le istituzioni della Serenissima riuscì a intervenire nel dibattito sul Taglio del Po; l’autore cieco che avrebbe potuto essere associato soltanto alla dimensione letteraria salì invece su un palcoscenico per interpretare Tiresia; lo studioso che si confrontava con testi controversi affrontò un processo per eresia e, successivamente, ricevette l’incarico di intervenire sul Decamerone.
La parabola del “Cieco di Adria” si colloca dunque tra due dimensioni: da una parte quella di un personaggio profondamente inserito nella cultura del suo tempo, dall’altra quella di una figura che oggi appare meno conosciuta rispetto alla notorietà raggiunta in vita e nei decenni successivi. La mostra di Palazzo Roncale nasce per riportare questa storia nel territorio da cui Groto proveniva e per ricostruire, attraverso la sua produzione e le sue relazioni, il profilo dell’intellettuale che il progetto definisce “l’Uomo dell’Impossibile”.
| Titolo mostra | Luigi Groto. Il cieco di Adria before William Shakespeare? L’uomo dell’impossibile | Città | Rovigo | Sede | Palazzo Roncale | Date | Dal 04/12/2026 al 27/06/2027 | Curatori | Antonio Giolo, Antonio Lodo | Temi | Cinquecento, Arte antica |
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