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Al MAXXI di Roma Sophie Calle indaga la fine, Tatiana Bilbao ripensa lo spazio della comunità

di Redazione 15/10/2026

Categorie: Mostre / Argomenti: Arte contemporanea


Dal 16 ottobre 2026 al 7 febbraio 2027, il MAXXI di Roma presenta la più ampia mostra monografica mai dedicata in Italia a Sophie Calle. In parallelo, Tatiana Bilbao firma Campo aperto, installazione della nona edizione di NATURE, ispirata al gioco della pelota e al rapporto tra architettura e comunità.

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Dal 16 ottobre 2026 al 7 febbraio 2027, il MAXXI di Roma ospita due nuovi progetti espositivi: Sophie Calle. Matrimoni, Rotture e Funerali inclusi, a cura di Simona Antonacci, nella Galleria 2, e Campo aperto di Tatiana Bilbao Estudio, nella Sala Gian Ferrari, nell’ambito della nona edizione del programma NATURE 09. La prima è la più ampia mostra monografica mai realizzata in Italia sull’artista francese e ripercorre oltre quarant’anni di ricerca sui temi della memoria, della perdita e dell’assenza; la seconda è un’installazione site-specific che, ispirandosi al gioco della pelota delle civiltà mesoamericane, indaga il rapporto tra architettura, spazio e comunità.

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Sophie Calle. Matrimoni, Rotture e Funerali inclusi

Che forma ha la fine di una relazione, di una vita o di un progetto? E che cosa resta dopo una perdita? Sono alcune delle domande al centro di Sophie Calle. Matrimoni, Rotture e Funerali inclusi, la mostra che il MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolo di Roma dedica all’artista francese dal 16 ottobre 2026 al 7 febbraio 2027. Allestita nella Galleria 2 e curata da Simona Antonacci, l’esposizione è la più ampia monografica mai realizzata in Italia sul lavoro di Calle e riunisce otto progetti sviluppati dal 1978 al 2026, ai quali si aggiunge una nuova installazione permanente presso il Cimitero Acattolico per gli Stranieri di Roma.

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Fotografie, testi, video, installazioni e racconti autobiografici costruiscono un percorso che ripercorre oltre quarant’anni di attività, mettendo in discussione i confini tra pubblico e privato, realtà e finzione, arte e vita. Amore e separazione, lutto e memoria, desiderio e assenza, fallimento e possibilità di ricominciare costituiscono i principali nuclei tematici della ricerca dell’artista, che assume le esperienze personali e collettive come materia per costruire opere attraverso regole, gesti e rituali definiti.

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Il lavoro di Calle si sviluppa spesso a partire da situazioni concrete, incontri e vicende autobiografiche, sottoposti a un processo di osservazione e rielaborazione. Il conto alla rovescia che precede la fine di una relazione, il tentativo di documentare gli ultimi istanti della vita della madre, l’inventario dei progetti mai portati a termine e l’incontro con persone che vedono il mare per la prima volta diventano altrettante occasioni per interrogare il significato della conclusione e ciò che può sopravvivere a essa. La perdita e l’assenza sono condizioni attraverso cui l’artista mette alla prova le possibilità del linguaggio e delle immagini.

Sophie Calle, Matrimoni Rotture e Funerali Inclusi. Foto: © Vincenzo Labellarte - su gentile concessione di Fondazione MAXXI
Sophie Calle, Matrimoni Rotture e Funerali Inclusi. Foto: © Vincenzo Labellarte - su gentile concessione di Fondazione MAXXI

La mostra restituisce la continuità di una ricerca che trasforma anche l’interruzione e il fallimento in elementi di costruzione artistica. Ciò che non è stato possibile conservare, realizzare o conoscere trova nell’opera una nuova collocazione, senza che l’esperienza originaria venga necessariamente risolta o ricondotta a una spiegazione definitiva.

Il percorso espositivo prende idealmente avvio nel 1978, quando Calle, ancora estranea al sistema dell’arte, fotografa alcune lapidi nel cimitero di Bolinas, in California. Le iscrizioni che sceglie di documentare sono essenziali e si limitano a indicare ruoli familiari, come Brother e Sister. Si tratta delle sue prime fotografie, che anticipano questioni destinate a ricorrere nel corso della sua attività: l’identità, l’assenza, la perdita e il tentativo di trattenere ciò che è destinato a scomparire. La serie Le tombe costituisce uno dei nuclei centrali della mostra e introduce fin dall’inizio il rapporto tra fotografia, memoria e rappresentazione della morte.

A inaugurare la prima parte della galleria è Dolore squisito, uno dei progetti più emblematici dell’artista. La sua origine risale al 1984, quando Calle parte per il Giappone lasciando a Parigi l’uomo che ama. Al termine del viaggio, un messaggio ricevuto in un albergo di New Delhi segna la fine della relazione. Da questa esperienza prende forma un lavoro articolato in oltre duecento elementi, tra fotografie e testi, costruito attorno a una doppia scansione temporale.

Sophie Calle, Matrimoni Rotture e Funerali Inclusi. Foto: © Vincenzo Labellarte - su gentile concessione di Fondazione MAXXI
Sophie Calle, Matrimoni Rotture e Funerali Inclusi. Foto: © Vincenzo Labellarte - su gentile concessione di Fondazione MAXXI

La prima parte segue il conto alla rovescia verso il giorno della separazione; la seconda, intitolata Dopo il dolore, si sviluppa attraverso la ripetizione del racconto personale, progressivamente affiancato dalle testimonianze di altre persone. Calle chiede ai suoi interlocutori di individuare il momento più doloroso della propria vita, accostando così la vicenda individuale a esperienze altrui. La ripetizione diventa un procedimento attraverso cui il ricordo viene osservato da prospettive differenti e il dolore personale entra in relazione con quello collettivo.

Il rapporto con ciò che non si compie è invece al centro di Catalogo ragionato dell’incompiuto. In questo progetto Calle raccoglie le idee che non è riuscita a realizzare, i progetti abbandonati, i tentativi falliti e le opere rimaste allo stadio di intenzione. Il materiale è organizzato in un inventario sistematico del possibile, articolato in nuclei di fotografie o documenti incorniciati. Ogni progetto è accompagnato da un testo sintetico nel quale l’artista spiega le ragioni dell’interruzione.

Al centro del percorso si trova Funerali inclusi, progetto tratto dalle Autobiografie. Il lavoro riunisce brevi racconti costruiti attraverso l’accostamento di fotografie e testi, nei quali episodi personali, memorie familiari e piccoli rituali compongono una biografia per frammenti. La narrazione procede senza stabilire una separazione definitiva tra testimonianza e invenzione: il confine tra verità e costruzione narrativa rimane volutamente incerto.

Sophie Calle, Matrimoni Rotture e Funerali Inclusi. Foto: © Vincenzo Labellarte - su gentile concessione di Fondazione MAXXI
Sophie Calle, Matrimoni Rotture e Funerali Inclusi. Foto: © Vincenzo Labellarte - su gentile concessione di Fondazione MAXXI

Il tema della morte assume una forma particolarmente diretta in Non ho potuto catturare la morte, video realizzato accanto al letto della madre dell’artista durante gli ultimi istanti della sua vita. Calle tenta di registrare il momento esatto della scomparsa, ma l’ultimo respiro le sfugge. Il dispositivo della ripresa, che dovrebbe consentire di trattenere un evento, incontra così un limite: la telecamera non riesce a fissare ciò che l’artista vorrebbe conservare. L’opera si concentra sulla distanza tra l’intenzione di documentare e l’impossibilità di controllare pienamente l’esperienza della perdita.

A questo lavoro si affianca Polo Nord, che racconta un successivo gesto di congedo. Durante un viaggio nell’Artico, Calle seppellisce in un ghiacciaio una fotografia della madre e alcuni suoi gioielli, realizzando simbolicamente il desiderio materno di raggiungere quel luogo. Il gesto assume la forma di un rituale personale, nel quale gli oggetti diventano strumenti di relazione con una persona scomparsa e con un desiderio che non ha potuto compiersi durante la sua vita. Il viaggio e la sepoltura spostano la memoria dal piano della registrazione a quello dell’azione, affidando al paesaggio il compito di accogliere ciò che viene lasciato.

Dopo aver affrontato la fine, la mostra si apre progressivamente alla possibilità di un nuovo inizio. In Perché, fotografie nascoste dietro tende ricamate vengono rivelate attraverso un gesto semplice: il visitatore solleva il tessuto e scopre l’immagine. Le parole che accompagnano le fotografie non descrivono ciò che vi è rappresentato, ma spiegano le ragioni che hanno spinto l’artista a scattarle. Il rapporto tra immagine e linguaggio si costruisce così attraverso uno scarto: la fotografia mostra qualcosa, mentre il testo si concentra sulla motivazione che ne ha determinato la realizzazione.

Sophie Calle, Matrimoni Rotture e Funerali Inclusi. Foto: © Vincenzo Labellarte - su gentile concessione di Fondazione MAXXI
Sophie Calle, Matrimoni Rotture e Funerali Inclusi. Foto: © Vincenzo Labellarte - su gentile concessione di Fondazione MAXXI

A concludere il percorso è Voir la mer, videoinstallazione nata nel 2011 a Istanbul. In quell’occasione Calle accompagna al mare alcune persone che, pur vivendo a poca distanza dalla costa, non lo avevano mai visto. La telecamera registra le loro reazioni senza intervenire in modo invasivo nell’intimità dell’esperienza. L’attenzione si sposta quindi dalla vicenda autobiografica dell’artista a quella degli altri: il mare, elemento geografico quotidiano per chi lo conosce, diventa un’esperienza nuova e individuale, capace di assumere significati differenti per ciascuna persona. La condivisione di un momento di scoperta apre il racconto a una dimensione collettiva, in cui il gesto artistico si fonda sull’incontro e sull’osservazione.

L’esposizione è accompagnata da un catalogo pubblicato da Skira in doppia edizione, italiana e inglese, curato da Simona Antonacci e Pippo Ciorra. Il volume comprende testi di Simona Antonacci, Sophie Calle, Pippo Ciorra, Yvonne A. Mazurek e Riccardo Venturi.

“La mostra di Sophie Calle è per noi un doppio motivo di orgoglio", dichiara Maria Emanuela Bruni, Presidente Fondazione MAXXI. “In primo luogo perché è con operazioni come questa che il MAXXI assolve appieno alla sua missione di primo Museo nazionale del contemporaneo, portando per la prima volta a Roma e in Italia una panoramica così ampia sul lavoro di una grande artista internazionale. Inoltre, proprio per questa occasione è stata realizzata la prima opera permanente del museo al di fuori della sua sede: un nuovo intervento concepito appositamente per la città, nato dalla collaborazione con il Cimitero Acattolico per gli Stranieri di Roma. La tomba che racchiude “i segreti dei viandanti”, è stata inaugurata da un’intensa performance dell’artista. Un progetto che testimonia la volontà del MAXXI di estendere la propria presenza oltre gli spazi espositivi, nel tessuto della città, promuovendo nuove forme di relazione tra arte contemporanea, luoghi e comunità”.

“La mostra costituisce l’approdo di un percorso avviato due anni fa con l’acquisizione di L’Hôtel, resa possibile grazie al sostegno degli Amici del MAXXI”, afferma Lorenza Baroncelli, Direttore MAXXI Architettura e Design contemporaneo. “Accanto a L’Hôtel, entrano nel patrimonio del museo sei nuove opere: un lavoro tratto da Catalogo ragionato dell’incompiuto e cinque opere della serie Perché. Un nucleo che testimonia la volontà del MAXXI di costruire una collezione che restituisca la pluralità della fotografia contemporanea: dalla documentazione del paesaggio alle pratiche concettuali, dal fotogiornalismo fino alle forme più intime e autobiografiche, in cui memoria, finzione e racconto diventano materia dell’opera”.

Tatiana Bilbao. Campo aperto

Dal 16 ottobre 2026 al 7 febbraio 2027, il MAXXI ospita anche Campo aperto, installazione site-specific progettata dall’architetta messicana Tatiana Bilbao per la nona edizione di NATURE 09, il programma con cui il Museo invita architetti di rilievo internazionale a realizzare interventi capaci di confrontarsi con gli spazi dell’istituzione e di restituire, attraverso un progetto tridimensionale, una sintesi della propria ricerca. L’opera è allestita nella Sala Gian Ferrari e trasforma l’ambiente in un paesaggio da esplorare e abitare, nel quale il visitatore è parte attiva dell’esperienza.

Il progetto prende le mosse dal gioco della pelota, una delle pratiche più rilevanti delle civiltà mesoamericane. L’attività, spesso considerata esclusivamente nella sua dimensione ludica, aveva in realtà un ruolo articolato nella vita delle comunità: era legata alla religione, all’organizzazione sociale, alla vita e alla fertilità e costituiva un rito collettivo. Il campo rappresentava un luogo simbolico nel quale entravano in relazione l’individuo e la comunità, il mondo umano e quello soprannaturale, la vita e la morte. A partire da questa tradizione, Bilbao sviluppa una riflessione sul rapporto tra architettura e relazioni umane.

L’installazione è composta da due grandi piani inclinati contrapposti e da una torre centrale che si innalza verso il soffitto del Museo. La disposizione degli elementi definisce un ambiente dinamico, costruito attraverso l’interazione tra superfici, corpi e percorsi. La struttura entra inoltre in dialogo con la luce e con l’architettura progettata da Zaha Hadid, stabilendo una relazione diretta con lo spazio che la ospita.

Tatiana Bilbao Estudio, Campo aperto. Foto: © Vincenzo Labellarte - su gentile concessione di Fondazione MAXXI
Tatiana Bilbao Estudio, Campo aperto. Foto: © Vincenzo Labellarte - su gentile concessione di Fondazione MAXXI

La riflessione di Bilbao si sviluppa a partire da una successione di azioni e conseguenze: il corpo partecipa al gioco, il gioco favorisce l’incontro e l’incontro contribuisce alla formazione di una comunità. Da questa prospettiva, la città è intesa come il risultato delle relazioni che si instaurano tra le persone e degli spazi che rendono possibili tali relazioni. Campo aperto traduce questa idea in una struttura da attraversare, nella quale l’esperienza fisica del visitatore assume un ruolo centrale nella comprensione del progetto.

Il lavoro si confronta anche con il patrimonio del MAXXI attraverso l’integrazione di due opere provenienti dalla collezione del Museo, selezionate dalla stessa Bilbao per la loro capacità di indagare il gioco come strumento di conoscenza e di relazione con lo spazio. In un ambiente raccolto, concepito come luogo di scoperta, sono presentati Labirinto dei ragazzi dello studio BBPR e Il Commutatore, manifesto-performance di Ugo La Pietra.

Ad accogliere il pubblico è inoltre un grande “collage di collage”, una composizione che restituisce la varietà della produzione architettonica e artistica dello Studio Tatiana Bilbao.

NATURE è il programma promosso dal Dipartimento Architettura e Design Contemporaneo del MAXXI, diretto da Lorenza Baroncelli, che invita architetti di rilievo internazionale a confrontarsi con gli spazi del Museo attraverso la realizzazione di installazioni site-specific. Ideato da Pippo Ciorra, il programma è giunto alla sua nona edizione e ha visto negli anni la partecipazione di Francesco Venezia, West 8, Campo Boeza, UNStudio, Álvaro Siza, Michele De Lucchi, Mario Botta e Maria Giuseppina Grasso Cannizzo.

Informazioni sulla mostra

CittàRoma
SedeMAXXI - Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo
DateDal 16/10/2026 al 07/02/2027
ArtistiSophie Calle, Tatiana Bilbao
CuratoriSimona Antonacci
TemiArte contemporanea

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