The Lens of Time, a Roma una mostra sugli occhiali tra storia, Made in Italy e cinema


Dal 14 al 30 ottobre 2026, Palazzo Piacentini a Roma ospita The Lens of Time – Gli occhiali dalle origini al cinema, un percorso espositivo che racconta l’evoluzione dell’occhiale attraverso secoli di storia, moda e innovazione. 

Dai primi strumenti per correggere la vista agli accessori che hanno segnato la storia della moda, fino agli occhiali diventati inconfondibili sul grande schermo: la storia dell’occhiale è anche una storia di costume, creatività e identità. È questo il filo conduttore di The Lens of Time – Gli occhiali dalle origini al cinema, la mostra che, dopo il debutto a Venezia e la partecipazione a MIDO | Eyewear Show di Milano, arriva a Roma negli spazi di Palazzo Piacentini, sede del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, dal 14 al 30 ottobre 2026. Il progetto, nato nel 2025 per valorizzare la storia dell’occhialeria e una delle filiere più rappresentative del Made in Italy, è promosso da ANFAO – Associazione Nazionale Fabbricanti Articoli Ottici, in collaborazione con il Museo dell’Occhiale di Pieve di Cadore e con il patrocinio del Ministero. La curatela è affidata ad Alessandra Cusinato e Daniela Zambelli, mentre il progetto espositivo porta la firma di Roberto Casanova Rosolo.

Questa nuova tappa romana introduce un approfondimento dedicato al cinema, realizzato con la collaborazione di Steve Della Casa, conservatore della Cineteca Nazionale presso il Centro Sperimentale di Cinematografia, critico cinematografico e autore. Grazie a fotografie, immagini di scena e contenuti audiovisivi, la mostra indaga il ruolo dell’occhiale nella costruzione dei personaggi e nell’immaginario collettivo.

Il percorso espositivo si articola in cinque sezioni e costruisce una narrazione che attraversa epoche e linguaggi diversi. Occhiali originali, documenti storici, fotografie, testi scientifici, proiezioni e materiali audiovisivi accompagnano il pubblico alla scoperta delle trasformazioni tecniche, sociali e culturali di questo oggetto.

La prima sezione ripercorre la nascita e la diffusione degli strumenti ottici, dalle prime lenti da lettura agli occhiali medievali e rinascimentali, fino ai modelli del Seicento e del Settecento. Particolare attenzione è riservata alla comparsa delle lenti colorate e protettive, che segna una tappa importante nell’evoluzione dell’occhiale da semplice ausilio visivo a oggetto personale, dotato anche di un significato sociale e culturale. Tra i manufatti esposti figurano un raro occhiale in tartaruga realizzato a Norimberga alla fine del XVII secolo, caratterizzato da un elegante traforo sul ponte, e un astuccio in legno di bosso intagliato, prodotto in Italia nel 1687. Quest’ultimo celebra la conquista della Morea e la vittoria della Lega Santa sui Turchi, testimoniando come anche gli accessori legati all’occhiale potessero diventare oggetti di rappresentanza e memoria storica.

Nel XIX secolo l’occhiale amplia progressivamente la propria funzione: accanto alla necessità di correggere la vista, acquistano importanza l’eleganza, la moda e l’espressione dell’identità individuale. Pince-nez, fassamani e lorgnette raccontano l’evoluzione del gusto e la ricerca di soluzioni sempre più raffinate. Tra gli esemplari in mostra si distingue un fassamano francese in avorio, con manico-custodia decorato a bassorilievo da motivi floreali, insieme a un raro occhiale in tartaruga che combina il sistema pince-nez con le stanghette, migliorando la stabilità sul volto. Il modello è databile tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento. È anche il secolo in cui si pongono le basi della produzione industriale italiana. Nel 1878, a Calalzo di Cadore, in provincia di Belluno, nasce la prima fabbrica italiana di occhiali, fondata su iniziativa di Angelo Frescura con la collaborazione di Giovanni Lozza e Leone Frescura. Un passaggio fondamentale per lo sviluppo di un distretto destinato a diventare uno dei principali poli internazionali dell’occhialeria.

La terza sezione attraversa il Novecento a partire dagli anni Cinquanta, quando i cambiamenti industriali e tecnologici trasformano profondamente il settore. Nuovi materiali, sperimentazioni formali e un dialogo sempre più stretto con la moda e il design fanno dell’occhiale un accessorio capace di esprimere personalità e appartenenza culturale. Tra gli esempi più riconoscibili ci sono i modelli cat-eye degli anni Sessanta e Settanta, arricchiti da strass, decorazioni e lenti ambrate o sfumate. Il racconto arriva poi alla contemporaneità, soffermandosi sulla ricerca dei materiali, sulla sostenibilità e sulle innovazioni tecnologiche, fino ai dispositivi intelligenti. Tradizione artigianale, creatività e nuove frontiere produttive si incontrano così in un settore in continua trasformazione.

Astuccio in legno di bosso intagliato, realizzato in Italia e datato 1687, che celebra la conquista della Morea e la vittoria della Lega Santa sui Turchi. Tra i numerosi simboli raffigurati spicca il Leone di San Marco, che con una zampa sorregge la palma della vittoria e con l’altra calpesta la mezzaluna. Collezione Famiglia Vascellari.
Astuccio in legno di bosso intagliato, realizzato in Italia e datato 1687, che celebra la conquista della Morea e la vittoria della Lega Santa sui Turchi. Tra i numerosi simboli raffigurati spicca il Leone di San Marco, che con una zampa sorregge la palma della vittoria e con l’altra calpesta la mezzaluna. Collezione Famiglia Vascellari.
Raro occhiale in tartaruga di Norimberga, databile alla fine del XVII secolo e caratterizzato da un elaborato ed elegante traforo sul ponte. Collezione Museo dell’Occhiale.
Raro occhiale in tartaruga di Norimberga, databile alla fine del XVII secolo e caratterizzato da un elaborato ed elegante traforo sul ponte. Collezione Museo dell’Occhiale.
Raffinato esemplare francese di fassamano in avorio con manico-custodia decorato a bassorilievo con delicati motivi floreali. Collezione Museo dell’Occhiale.
Raffinato esemplare francese di fassamano in avorio con manico-custodia decorato a bassorilievo con delicati motivi floreali. Collezione Museo dell’Occhiale.
Un raro occhiale in tartaruga nel quale il sistema a pince-nez si combina con le stanghette per migliorare la stabilità dell’occhiale sul volto; fine XIX inizi XIX secolo. Collezione Museo dell’Occhiale.
Un raro occhiale in tartaruga nel quale il sistema a pince-nez si combina con le stanghette per migliorare la stabilità dell’occhiale sul volto; fine XIX inizi XIX secolo. Collezione Museo dell’Occhiale.
Tra gli anni Sessanta e Settanta, la forma cat-eye si evolve e si arricchisce di nuovi elementi decorativi, come piccoli strass applicati alla montatura, insieme a lenti dalle colorazioni ambrate e sfumate. L’esemplare italiano qui esposto testimonia una ricerca formale particolarmente raffinata, che trasforma l’occhiale in un accessorio elegante e scenografico. Collezione Museo dell’Occhiale.
Tra gli anni Sessanta e Settanta, la forma cat-eye si evolve e si arricchisce di nuovi elementi decorativi, come piccoli strass applicati alla montatura, insieme a lenti dalle colorazioni ambrate e sfumate. L’esemplare italiano qui esposto testimonia una ricerca formale particolarmente raffinata, che trasforma l’occhiale in un accessorio elegante e scenografico. Collezione Museo dell’Occhiale.

Il cuore della nuova tappa romana è la quarta sezione, dedicata al rapporto tra occhiale e cinema. Sul grande schermo, una montatura può diventare molto più di un accessorio: contribuisce a definire il carattere di un personaggio, ne sottolinea la personalità e finisce spesso per trasformarsi in un segno immediatamente riconoscibile. La selezione riunisce modelli originali, immagini di scena e materiali fotografici e audiovisivi che attraversano decenni di storia cinematografica. Tra gli esempi figurano i Ray-Ban Olympian indossati da Peter Fonda in Easy Rider (1969) e i Cazal Targa Design portati da Brad Pitt in The Counselor (2013). Ampio spazio è riservato anche alle icone del cinema italiano: dagli occhiali Persol prodotti dalla Ratti e indossati da Marcello Mastroianni ne La dolce vita (1960) agli Zilo di Lozza scelti da Brigitte Bardot negli anni Settanta, fino ai celebri Persol 649 associati a Mastroianni in Divorzio all’italiana (1961). Il percorso comprende inoltre gli occhiali indossati da Federico Fellini nel 1978 e quelli firmati L.G.R portati da Tom Cruise in Mission: Impossible – Rogue Nation (2015).

Il rapporto tra eyewear e identità prosegue anche nelle serie televisive, dove gli occhiali possono accompagnare e rendere visibile l’evoluzione psicologica dei protagonisti. Il Professore de La casa di carta, con la sua montatura ispirata agli anni Trenta, costruisce un’immagine inconfondibile, mentre in Breaking Bad gli occhiali di Walter White contribuiscono a raccontare la trasformazione da insegnante di chimica a protagonista della propria vita criminale. In Emily in Paris, invece, le montature assumono soprattutto una funzione stilistica, diventando parte integrante dell’immagine dei personaggi.

La sezione mostra così come il cinema e la televisione abbiano contribuito a consacrare alcuni modelli, trasformandoli in simboli capaci di superare la dimensione della moda. Gli occhiali diventano parte della memoria visiva del pubblico e si imprimono nell’immaginario collettivo insieme ai volti che li hanno resi celebri. L’approfondimento cinematografico è realizzato con la collaborazione di Steve Della Casa e della Cineteca Nazionale del Centro Sperimentale di Cinematografia, che ha concesso gratuitamente l’utilizzo di immagini fotografiche.

A concludere il percorso è la quinta sezione, concepita come una sintesi visiva e concettuale dei temi della mostra. Al centro si trova un’opera d’arte contemporanea in resina che incorpora occhiali originali, trasformandoli in testimonianze materiali di epoche, funzioni e stili differenti.

La mostra è realizzata anche grazie al contributo dei collezionisti Lucio Stramare e Roberto Vascellari. Dopo la tappa romana, The Lens of Time tornerà a MIDO | Eyewear Show, in programma dal 6 all’8 febbraio 2027 a Fiera Milano Rho, portando alla comunità internazionale dell’occhialeria questa nuova evoluzione del progetto, con particolare attenzione al legame tra occhiali e cinema. Attraverso oggetti storici, innovazioni tecniche e icone del grande schermo, The Lens of Time racconta dunque come un accessorio nato per migliorare la vista sia diventato un elemento fondamentale del linguaggio della moda e del design, oltre che uno strumento capace di dare forma all’identità e alla memoria visiva di intere generazioni.

Informazioni sulla mostra

Titolo mostraThe Lens of Time – Gli occhiali dalle origini al cinema
CittàRoma
SedePalazzo Piacentini
DateDal 14/10/2026 al 30/10/2026
CuratoriDaniela Zambelli, Alessandra Cusinato
TemiRoma, Occhiali



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