di Redazione 04/11/2026
Categorie: Mostre / Argomenti: Arte contemporanea
Dal 4 novembre 2026 al 4 gennaio 2027, il progetto espositivo coinvolge quattro luoghi simbolo della città, dal MAD Murate Art District al Museo dell’Opera del Duomo. Al centro, un ciclo inedito di Naturografie realizzate immergendo tessuti naturali nelle acque del fiume.
Il 4 novembre 1966 l’Arno invase Firenze, provocando danni ingenti al patrimonio storico e artistico della città. A sessant’anni da quell’evento, il rapporto tra il capoluogo toscano e il suo fiume torna al centro di un progetto di arte contemporanea firmato da Roberto Ghezzi. Dal 4 novembre 2026 al 4 gennaio 2027 apre al pubblico ARNO – Storie di riconciliazione tra Firenze e il suo fiume, un’esposizione diffusa che coinvolge il MAD Murate Art District, il Museo dell’Opera del Duomo, il Cenacolo del Fuligno e la Chiesa di San Salvatore in Ognissanti. Il percorso prende avvio dal MAD, spazio del Comune di Firenze gestito dalla Fondazione MUS.E, e propone una riflessione sulla memoria dell’alluvione e sulle trasformazioni del rapporto tra uomo e ambiente.
La mostra costituisce la fase conclusiva del progetto artistico di Ghezzi, realizzato con il coordinamento di Niccolò Mannini e della project manager Debora Daddi, la curatela di Valentina Gensini per gli spazi del MAD Murate Art District e il coordinamento scientifico di Lucia Montuschi per il percorso diffuso. L’iniziativa rientra nella programmazione del MAD e nel Progetto Riva, sviluppato in collaborazione con l’Ufficio Firenze Patrimonio Mondiale e rapporti con Unesco, il Ministero della Cultura – Direzione regionale Musei nazionali Toscana, l’Opera di Santa Maria del Fiore, l’Università degli Studi di Firenze, il CNR – Consiglio Nazionale delle Ricerche e Inchiostro Nero ETS.
Al centro dell’esposizione si trova un nuovo ciclo di Naturografie, realizzate dall’artista attraverso l’immersione di tessuti naturali nelle acque dell’Arno. Dopo anni di ricerche condotte in diversi contesti geografici, dalla Toscana al Blyde River Canyon in Sudafrica, dalle isole Lofoten alle Svalbard, dalla Groenlandia alla Patagonia, Ghezzi ha rivolto la propria attenzione al fiume fiorentino. Dal 29 giugno al 28 settembre 2026, presso l’ASD Canottieri Comunali Firenze, ha affidato le tele all’azione dell’acqua, lasciando che fanghi, sedimenti, organismi vegetali e condizioni atmosferiche intervenissero direttamente sulle superfici.
Il risultato è costituito da opere nelle quali emergono stratificazioni cromatiche, tracce organiche, piccole piante e licheni, insieme a segni riconducibili all’attività umana, come le microplastiche. Le superfici diventano così testimonianze delle trasformazioni dell’ecosistema fluviale e del rapporto tra ambiente naturale e presenza antropica. Il riferimento all’alluvione del 1966 assume un significato centrale: il fango che sessant’anni fa invase strade, abitazioni e luoghi della cultura diventa oggi materia generativa, capace di lasciare tracce e produrre nuove forme di conoscenza. Il progetto non intende rimuovere la memoria della distruzione, ma affrontarla attraverso una prospettiva che riconosce nella relazione tra Firenze e l’Arno una storia segnata da vulnerabilità, cambiamenti e possibilità di ricostruzione.
Le quattro sedi espositive sono state individuate anche in ragione del loro legame con l’alluvione e con i successivi interventi di recupero e restauro. Il MAD Murate Art District conserva una storia legata alle diverse trasformazioni del complesso, nato come convento di clausura e successivamente adibito a carcere. Nel refettorio delle Murate Giorgio Vasari realizzò un’Ultima Cena, divenuta uno dei simboli delle opere danneggiate dall’alluvione. Durante l’emergenza del 1966, i detenuti abbandonarono il carcere passando dai tetti e trovarono accoglienza nelle abitazioni del quartiere.
Al Museo dell’Opera del Duomo l’acqua raggiunse circa un metro e mezzo di altezza, danneggiando gravemente un patrimonio comprendente grandi codici miniati appartenuti alla Cattedrale e al Battistero, modelli lignei della Cupola e delle facciate del Duomo e importanti documenti d’archivio. Il percorso espositivo interesserà il cortile del Ticciati, in uno spazio che testimonia anche le nuove pratiche di conservazione e tutela sviluppate dopo la catastrofe.
Al Cenacolo del Fuligno la piena raggiunse circa due metri e mezzo, mettendo a rischio opere di grande valore, tra cui l’Ultima Cena di Pietro Perugino. Gli ambienti furono successivamente utilizzati anche come deposito per le opere d’arte danneggiate, prima della riapertura del complesso nel 1990. Nella Chiesa di San Salvatore in Ognissanti, invece, l’acqua arrivò a circa tre metri, devastando arredi e ambienti e lambendo gli affreschi di Domenico Ghirlandaio e Sandro Botticelli. Gli interventi successivi permisero anche di riportare alla luce testimonianze artistiche precedentemente nascoste.
L’inaugurazione del 4 novembre si articolerà nelle diverse sedi durante la giornata: alle ore 9 al Cenacolo del Fuligno, alle 11 nella Chiesa di San Salvatore in Ognissanti e alle 16 al Museo dell’Opera del Duomo. La giornata si concluderà alle 17.30 con l’inaugurazione al MAD Murate Art District e al Semiottagono delle Murate.
Accanto alla ricerca artistica, il progetto sviluppa una dimensione scientifica ed educativa, attraverso visite guidate, attività per le scuole, documentazione multimediale e laboratori interdisciplinari realizzati in collaborazione con l’Università degli Studi di Firenze. L’obiettivo è coinvolgere pubblici diversi in una riflessione sulla memoria dell’alluvione e sulle questioni ecologiche contemporanee.
Il programma Dentro il contemporaneo, nato dalla collaborazione tra Fondazione CR Firenze e MAD Murate Art District per favorire l’avvicinamento all’arte contemporanea di specifici gruppi di cittadini, propone cinque appuntamenti. Martedì 10 novembre alle 16 è prevista una visita per gli over 65, intitolata ARNO – Storie di riconciliazione tra Firenze e il suo fiume, dedicata al rapporto tra arte, memoria e scienza. Mercoledì 25 novembre, sempre alle 16, si svolgerà un percorso accessibile e partecipativo rivolto alle persone con disabilità e ai caregiver, incentrato sulle opere di Ghezzi e sulla memoria dell’alluvione.
Venerdì 18 dicembre alle 13.30, nell’ambito delle Pillole d’arte contemporanea, l’incontro Roberto Ghezzi e l’Arno approfondirà il lavoro dedicato dall’artista al fiume. Martedì 22 dicembre alle 16, gli over 65 potranno partecipare alla visita I racconti dell’acqua, dedicata al fiume come custode di memorie e relazioni tra uomo e natura. Sabato 2 gennaio alle 15.30 è infine previsto I colori dell’acqua del fiume, un laboratorio creativo per bambini e famiglie.
Il public program comprende inoltre un incontro di approfondimento scientifico in calendario mercoledì 18 novembre alle 17, con gli interventi di Valentina Raimondi e Guia Morelli, dedicati alle rispettive ricerche sulla presenza di microplastiche e microfibre nell’Arno. Il catalogo della mostra, realizzato in collaborazione con Maschietto Editore, sarà presentato il 18 novembre al MAD.
ARNO – Storie di riconciliazione tra Firenze e il suo fiume è realizzata grazie al contributo di Fondazione CR Firenze, CNA Firenze ed Exclusive Connection, con la sponsorship di Unicoop Firenze e ML Systems e la sponsorizzazione tecnica di Berti hi tech smart solution e Canottieri Comunali Firenze. Votto Film collabora al progetto.
Dichiarazioni
“A sessant’anni dall’alluvione del 1966, questa mostra ci offre l’occasione di riscoprire il legame profondo tra Firenze e l’Arno attraverso un percorso che intreccia arte, memoria e attenzione all’ambiente”, dichiara l’assessora alla protezione civile Laura Sparavigna. “Il fiume è parte dell’identità della nostra città, della sua storia e della sua bellezza, ma ci ricorda anche la fragilità del territorio. Nelle opere di Roberto Ghezzi, l’acqua e il fango che sessant’anni fa portarono distruzione diventano strumenti per raccontare questa storia da una prospettiva nuova. È un modo significativo per ricordare il passato e guardare al futuro, nella consapevolezza che vivere accanto all’Arno significa conoscerlo, rispettarlo e coltivare una cultura della prevenzione”.
“Queste opere di compiuta dimensione materica”, spiega Valentina Gensini, curatrice della mostra e direttrice artistica di MAD Murate Art District, “prendono forma dall’incontro tra intenzionalità artistica e processi naturali, configurandosi come autoritratti del paesaggio, impronte ecosofiche in cui l’artista rinuncia al controllo assoluto per aprirsi all’azione degli agenti climatici e ambientali. Il fiume diventa un archivio vivente, capace di registrare il passaggio del tempo e le trasformazioni dell’ambiente, ma anche un soggetto attivo con cui instaurare una relazione fondata sull’ascolto e sulla reciprocità. A sessant’anni dall’alluvione del 4 novembre 1966, il fango dell’Arno acquista una rinnovata densità simbolica. La materia che sfigurò Firenze, danneggiandone profondamente il patrimonio culturale, si trasforma in un dispositivo di memoria e conoscenza: non più residuo di una memoria difficile e ferita, ma testimonianza di una relazione complessa tra il fiume e la città, segnata tanto dalla vulnerabilità quanto dalla possibilità di rinnovamento”.
“Ospitare al Cenacolo del Fuligno questo nuovo tassello del progetto Arno”, ha sottolineato Carlotta Paola Brovadan, direttrice regionale Musei nazionali Toscana del MiC, “incarna bene l’impegno del nostro Istituto: tutelare e valorizzare la memoria storica trasformando i luoghi della cultura in spazi vivi, capaci di dialogare con il territorio e i suoi cittadini. Le Naturografie di Roberto Ghezzi ci offrono un’occasione per riflettere sul rapporto tra Firenze e il suo fiume: riscoprendo il ruolo che il Cenacolo ebbe come custode dei capolavori danneggiati dall’alluvione del 1966, questa esposizione non si limita a ricordare il passato, ma lo converte in uno strumento di consapevolezza per il presente e di riflessione per il futuro, con uno sguardo alle sfide dell’emergenza climatica e della responsabilità ambientale”.
"In un momento storico segnato dall’emergenza climatica, il progetto delle Naturografie di Roberto Ghezzi invita a una profonda riflessione sul futuro, a partire dal presente e dal rapporto che i fiorentini intrattengono oggi con il loro fiume", dichiara Marco Mozzo, Direttore del Museo di San Marco e dei Cenacoli fiorentini. “L’opportunità di ospitare al Cenacolo del Fuligno una sezione del progetto Arno. Storie di riconciliazione tra Firenze e il suo fiume offre ai visitatori, ai cittadini di Firenze e, in particolare, agli abitanti del quartiere di San Lorenzo, l’occasione di riscoprire la storia straordinaria di questo luogo. Per molti anni, il Cenacolo fu adibito a deposito delle opere d’arte danneggiate dall’alluvione del 1966, contribuendo alla loro salvaguardia e rendendo possibile il successivo restauro di capolavori celebri, tra cui l’Ultima Cena del Vasari, proveniente dalla basilica di Santa Croce. Oggi, di quella drammatica esperienza restano le fotografie in bianco e nero e i ricordi dei restauratori che vi lavorarono, preziose testimonianze di una stagione che ha profondamente segnato la storia della rinascita di questa città e del suo rapporto con l’Arno”.
“Piazza del Duomo”, dichiara Giuseppe Giari, Archivio storico dell’Opera di Santa Maria del Fiore, “e l’intero complesso monumentale furono travolti dalla furia delle acque, come tutti sanno, ma la grande tela di Roberto Ghezzi è stata collocata nel cortile del Museo dell’Opera del Duomo, un luogo simbolico sia dello sfregio inflitto dall’Alluvione, ma al tempo stesso punto di rinascita, per la presenza degli Angeli del fango che proprio qui, nel Museo, portarono i primi soccorsi alle numerosissime opere d’arte e documenti d’archivio danneggiati”.
“Ospitare un’opera di Roberto Ghezzi nella Chiesa di San Salvatore in Ognissanti assume un significato particolare per il rapporto che questo luogo conserva con la memoria dell’Alluvione”, dichiara Fra Giuseppe, Frate Minore OFM, Rettore della Chiesa di San Salvatore in Ognissanti. “Il 4 novembre 1966 l’acqua e il fango invasero la chiesa e furono necessari circa sei mesi di lavoro per ripulire gli ambienti, recuperare le opere e ripristinare la pavimentazione. A sessant’anni di distanza, accogliere qui un’opera nata dall’azione dello stesso Arno significa trasformare la memoria di quella ferita in un’occasione di riflessione e riconciliazione. La mostra diffusa nasce dalla volontà di creare un trait d’union tra alcuni luoghi simbolo dell’Alluvione e la ricerca di Roberto Ghezzi, costruendo attraverso le sue opere un percorso capace di tenere insieme memoria e futuro. Il valore del progetto risiede proprio in questa riconciliazione: un fiume che sessant’anni fa ha profondamente ferito Firenze diventa oggi, attraverso l’arte, occasione di incontro, riflessione e nuova consapevolezza. È stato un privilegio contribuire a mettere in relazione istituzioni e luoghi così importanti della città attorno a un progetto che restituisce all’Arno un ruolo attivo nel racconto contemporaneo di Firenze”.
“Per me è un grande onore poter partecipare con questo progetto alle celebrazioni per il sessantesimo anniversario dell’Alluvione di Firenze”, dichiara l’artista Roberto Ghezzi. "ARNO - Storie di riconciliazione tra Firenze e il suo fiume nasce dal desiderio di trasformare la memoria di quella ferita in un’occasione di riconciliazione: là dove l’Arno ha portato distruzione, ho voluto costruire simbolicamente un ponte verso una nuova alleanza tra l’uomo e il fiume. In questi mesi è stato l’Arno stesso a raccontarsi e a lasciare sulle tele la propria memoria, fino a restituirci un’immagine che non avremmo potuto prevedere: un piccolo germoglio nato tra le fibre di una delle opere. Per me è diventato il simbolo più autentico di questo progetto, un segno di speranza e di rinascita che racchiude il senso stesso della riconciliazione che abbiamo voluto raccontare".
Informazioni sulla mostra
| Titolo mostra | ARNO – Storie di riconciliazione tra Firenze e il suo fiume | Città | Firenze | Sede | Varie sedi | Date | Dal 04/11/2026 al 04/01/2027 | Artisti | Roberto Ghezzi | Curatori | Valentina Gensini | Temi | Arte contemporanea |
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