Ci sono luoghi nei quali un’opera d’arte sembra quasi cambiare natura quando viene spostata dal museo e collocata in uno spazio storico, in un giardino, davanti a un’architettura o nel paesaggio per il quale è stata pensata. È questa la prospettiva con cui la quarta edizione del festival AR(t]CHIPEL, nella regione Centro-Valle della Loira, costruisce nell’autunno 2026 un lungo itinerario dedicato ad Alexander Calder (Filadelfia, 1898 – New York, 1976). Non una mostra concentrata in un solo edificio, ma un progetto distribuito in quindici luoghi, tra castelli, musei, centri d’arte contemporanea e spazi legati direttamente alla storia dell’artista. Dal 15 ottobre, le opere di Calder saranno così messe in dialogo con alcuni dei luoghi più significativi della regione: dal Castello Reale di Blois a Chambord, da Azay-le-Rideau al Castello del Rivau, dai musei di Tours, Orléans, Chartres e Issoudun ai centri d’arte contemporanea di Tours, Amilly e Dreux, fino all’Atelier Calder di Saché, il luogo con cui l’artista ebbe un rapporto particolarmente stretto.
L’iniziativa intende valorizzare una regione conosciuta soprattutto per i suoi castelli e per il paesaggio della Loira, ma che AR(t]CHIPEL propone di leggere anche come territorio di produzione e sperimentazione artistica. Il rapporto fra arte contemporanea e patrimonio storico è infatti il principio attorno al quale il festival è costruito fin dalla sua nascita. Frutto della collaborazione fra la regione Centro-Valle della Loira e il Centre Pompidou, AR(t]CHIPEL invita ogni anno a cercare l’arte al di fuori dei tradizionali circuiti espositivi, entrando negli atelier degli artisti e incontrando le opere nelle città e nelle campagne. Per la quarta edizione, questo principio trova in Calder un protagonista particolarmente adatto. L’artista americano visse e lavorò a lungo in Francia e a Saché, nella regione della Touraine, stabilì una delle sue principali basi di lavoro. Le opere disseminate nella regione permettono quindi di mettere in relazione la sua ricerca con luoghi che non costituiscono soltanto uno sfondo, ma contribuiscono a definire l’esperienza delle sculture.
Uno degli esempi più evidenti è il Castello di Blois. Nella corte d’onore della residenza reale sarà collocata Black Flag, una delle ultime opere monumentali realizzate da Calder nel suo atelier di Saché. La scultura supera i sette metri di altezza e, attraverso il rapporto fra pieni, vuoti e grandi superfici nere, modifica la propria percezione a seconda del punto dal quale viene osservata. Di fronte all’architettura rinascimentale del castello, Black Flag introduce dunque un elemento radicalmente diverso senza cancellare il luogo che la ospita. Al contrario, il confronto rende leggibile tanto la struttura della scultura quanto quella dell’edificio. Il movimento dello spettatore diventa parte dell’esperienza dell’opera: a ogni spostamento cambiano le relazioni fra le superfici, gli spazi vuoti e l’architettura circostante. Blois è inoltre un luogo fortemente legato alla storia francese. Il castello fu residenza di sette re e dieci regine di Francia e fu legato anche alla figura di Caterina de’ Medici, morta qui nel 1589. L’inserimento di Calder nella corte d’onore crea così una sovrapposizione fra tempi diversi della storia del luogo, dal Rinascimento alla scultura del Novecento.
Un altro dialogo particolarmente significativo sarà quello con il Castello di Azay-le-Rideau, dove verrà presentata Reims Croix du Sud, opera monumentale di Calder. Qui la scultura sarà messa in rapporto con l’architettura rinascimentale e con il parco alberato del castello, secondo una modalità che appartiene alla logica complessiva di AR(t]CHIPEL: non separare il contemporaneo dal patrimonio, ma accostare linguaggi e epoche differenti nello stesso spazio.
A Chambord, invece, due stabiles-mobiles monumentali realizzati da Calder negli anni Settanta saranno collocati nei giardini alla francese del castello. Si tratta di Théâtre de Nice, del 1970, e Horizontal, del 1974, opere concepite per lo spazio pubblico urbano e qui trasferite in un contesto completamente diverso. Il confronto con la geometria del giardino e con l’architettura di Chambord permetterà di osservare le sculture in relazione a un paesaggio costruito secondo principi molto lontani da quelli dell’arte moderna.
Il percorso prosegue al Castello del Rivau, dove sarà proiettato il film documentario Le Grand Cirque Calder 1927, realizzato da Jean Painlevé nel 1953, insieme a sculture animalier degli anni Trenta. Il film permette di tornare a una fase particolare della ricerca dell’artista e al suo celebre piccolo circo, costruito con figure e oggetti in miniatura.
A Saché, invece, il rapporto con Calder diventa invece personale e biografico. L’artista cominciò a stabilirsi nel villaggio negli anni Cinquanta e, circa dieci anni più tardi, fece costruire un grande atelier con una casa annessa. A testimonianza del legame con il luogo lasciò alla municipalità una scultura monumentale, Totem Saché, del 1974, ancora collocata nella piazza del paese. L’Atelier Calder è oggi anche uno spazio dedicato alla residenza degli artisti: dal 1989 accoglie infatti artisti ospiti e nell’autunno 2026 aprirà le proprie porte per presentare il lavoro di Mimi Park, in occasione del suo soggiorno.
Se Saché permette di entrare nel luogo nel quale Calder lavorò, i musei della regione consentono invece di ricostruire la varietà della sua ricerca. Al Musée des Beaux-Arts di Tours sarà esposto un insieme di opere in filo di ferro realizzate all’inizio della carriera parigina dell’artista, negli anni Venti del Novecento. La leggerezza lineare di queste opere permette di osservare una fase fondamentale nella formazione del linguaggio di Calder, prima delle grandi sculture mobili che ne avrebbero segnato la fama. All’Hôtel Goüin, sempre a Tours, il pubblico potrà vedere nel cortile lo Stabile Untitled, commissionato nel 1973 per l’Istituto Universitario di Tecnologia di Tours, dove normalmente si trova. All’interno dell’edificio saranno invece presentate opere su carta, dai guazzi alle incisioni, insieme a fotografie dell’artista nel suo atelier di Saché. Il CCCOD, Centre de Création contemporaine Olivier Debré di Tours, proporrà tre mobiles e stabiles monumentali nella navata, affiancati nella galleria nera da una selezione di sette artisti che hanno partecipato al programma di residenza dell’Atelier Calder. Il rapporto fra Calder e gli artisti delle generazioni successive diventa così parte integrante dell’esposizione. Ad Amilly, alle Tanneries, il confronto riguarderà invece il passaggio dall’idea all’opera. Nella Grande Halle saranno presentate maquette di stabiles accostate alle opere finali, fisiche o riprodotte, permettendo di osservare la trasformazione del progetto originario nella realizzazione monumentale.
Ancora, a Orléans il Musée des Beaux-Arts presenterà una selezione particolarmente ampia, comprendente un insieme di gioielli, rare sculture, inchiostri e guazzi degli anni Trenta. Nella stessa città il FRAC Centre-Val de Loire proporrà il progetto Circus, che affiancherà i lavori dell’architetto e urbanista Patrick Bouchain, autore di numerosi tendoni da circo, e della grafica Fanette Mellier ai film nei quali Calder presenta il suo piccolo circo ambulante, creato negli anni Venti durante il primo soggiorno in Francia. Anche il Musée des Beaux-Arts di Chartres partecipa al percorso con opere che permettono di guardare a due momenti e due aspetti differenti della ricerca dell’artista. Sarà esposto un ampio gruppo di disegni, guazzi, inchiostri e acquerelli degli anni Sessanta e Settanta, insieme a due stabiles e a uno Standing Mobile inseriti nello spazio della cappella. A Bourges invece il Museo Estève presenterà lo stabile monumentale Caliban, recentemente restaurato, mettendolo in rapporto con l’opera di Maurice Estève (entrambi gli artisti ebbero infatti un atelier nella regione). Caliban fu commissionato dallo Stato nel 1964 per la Maison de la Culture di Bourges ed è oggi parte delle collezioni del Centre national des arts plastiques. È una delle quattro sculture monumentali di Calder collocate nella regione. Il Museo dell’Hospice Saint-Roch di Issoudun riunirà infine un importante gruppo di mobiles, le opere che più di ogni altra hanno contribuito a modificare la storia della scultura del Novecento introducendo il movimento reale come componente dell’opera.
A questo itinerario si aggiunge una programmazione collegata ad Amboise, dove la mostra Superare la linea, risonanze contemporanee dopo Alexander Calder e Max Ernst sarà anche l’occasione per presentare la recente acquisizione della Petite Tortue di Max Ernst. La città valorizzerà inoltre due sculture pubbliche dei due artisti appartenenti allo Stato e conservate dal Centre national des arts plastiques: la fontana di Ernst Aux cracheurs, aux drôles, au génie, del 1967-68, e Crinkly, realizzata da Calder nel 1969.
Il progetto dedicato a Calder intende dunque far seguire l’artista attraverso tecniche, periodi e dimensioni differenti: dai disegni alle fotografie, dai gioielli alle maquette, dai piccoli oggetti al circo in miniatura fino alle grandi sculture destinate allo spazio pubblico, ma soprattutto vuol fare osservare come il significato di queste opere possa cambiare entrando in relazione con architetture e paesaggi diversi. È questo il principio che lega le quindici sedi: la scultura non viene isolata dal luogo, ma viene utilizzata per rileggerlo. I castelli rinascimentali, i giardini, le città e gli edifici contemporanei diventano così parte dell’esperienza delle opere.
Parallelamente al percorso di Calder, AR(t]CHIPEL propone a Chaumont-sur-Loire anche un approfondimento dedicato a Max Ernst. La mostra De Natura, organizzata con opere provenienti dalle collezioni del Centre Pompidou, sarà ospitata dal 16 ottobre 2026 al 28 febbraio 2027 al Domaine de Chaumont-sur-Loire. La scelta del luogo non è casuale: da anni il Domaine è uno dei centri europei dedicati al rapporto fra arte, giardini e paesaggio e ospita mostre e progetti che interrogano il rapporto fra creazione contemporanea e mondo naturale. In questo contesto Ernst viene presentato a partire da una prospettiva che attraversa tutta la sua opera: la natura come materia dell’immaginazione.
Quando si parla di Max Ernst, l’attenzione ricade spesso sul Surrealismo, sul collage, sulle tecniche da lui inventate o sui mondi popolati da creature fantastiche. La natura, tuttavia, accompagna l’intero percorso dell’artista e costituisce uno dei suoi principali campi di esplorazione. De Natura propone quindi di leggere le opere di Ernst non semplicemente come rappresentazioni del paesaggio, ma come un’indagine sul vivente e sulle sue trasformazioni. La natura non è soltanto ciò che l’artista osserva: è qualcosa che viene modificato, trasfigurato e mescolato all’immaginario.
Il confronto con Chaumont-sur-Loire rende questa prospettiva particolarmente significativa: le opere provenienti dal Centre Pompidou entrano infatti in un luogo nel quale il rapporto fra arte e natura è già parte dell’identità stessa del Domaine, e la mostra intende diventare così anche un’occasione per rileggere i paesaggi e i giardini della regione attraverso lo sguardo di un artista che ha trasformato il mondo naturale in uno dei grandi territori della propria immaginazione. Calder ed Ernst vengono pertanto presentati all’interno dello stesso festival senza essere ricondotti a un unico linguaggio: da una parte c’è la scultura di Calder, che introduce movimento, equilibrio e spazio reale nei luoghi della Valle della Loira, e dall’altra la natura trasformata dall’immaginazione di Ernst. Due percorsi distinti, accomunati dal rapporto con un territorio nel quale entrambi gli artisti vissero e lavorarono.
È questo rapporto con il territorio a costituire il nucleo della quarta edizione di AR(t]CHIPEL. La Valle della Loira viene presentata non soltanto come una concentrazione di monumenti storici, castelli e paesaggi, ma come un luogo nel quale patrimonio e produzione artistica contemporanea possono entrare in relazione. Il progetto si inserisce inoltre nella prospettiva culturale che guarda a Bourges 2028, quando Bourges sarà capitale Europea della Cultura. L’iniziativa dedicata a Calder e Ernst rappresenta, nelle intenzioni dei promotori, una delle tappe della dinamica culturale che accompagnerà la regione verso quell’appuntamento.
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