di Redazione 28/10/2026
Categorie: Archeologia / Argomenti: Archeologia - Pompei - Intelligenza Artificiale - Parco Archeologico di Pompei
Il direttore del Parco Archeologico di Pompei denuncia la diffusione sui social di contenuti fuorvianti ed eticamente sbagliati sulle vittime dell’eruzione del 79 a.C. con immagini create con l’IA. Un caso riguarda la Casa del Bracciale d’Oro.
Immagini create con l’intelligenza artificiale, racconti ingannevoli e generazione di introiti economici tramite un portale di raccolta fondi. È l’allarme lanciato da Gabriel Zuchtriegel, direttore del Parco archeologico di Pompei, che richiama l’attenzione sull’impiego sempre più frequente dell’intelligenza artificiale per creare contenuti fuorvianti ed eticamente sbagliati. Un fenomeno che rischia di trasformare la promozione culturale nel suo contrario, alimentando disinformazione e impoverimento educativo. A suscitare particolare preoccupazione è un recente post pubblicato su Instagram dedicato alla Casa del Bracciale d’Oro. Secondo quanto denunciato dal direttore, sia l’immagine sia il testo presentano caratteristiche riconducibili alla generazione tramite IA e propongono una ricostruzione completamente falsa.
“Il Parco archeologico ha recentemente adottato delle linee guida per l’esposizione dei calchi delle vittime dell’eruzione. È davvero sconcertante, anzi direi ripugnante, vedere al tempo stesso un uso completamente fuorviante e irresponsabile dell’intelligenza artificiale per creare immagini e racconti delle vittime di Pompei sui social”, ha dichiarato in una nota il direttore Gabriel Zuchtriegel. “L’ultimo caso riguarda un post Instagram, su un profilo intestato a un professore di chimica dell’Università di Napoli “Federico II”, che parla della casa del Bracciale d’oro. È completamente fake: l’immagine è fatta con IA, il testo si legge come fatto dall’IA. In più, questa attività, che stento a chiamare di promozione culturale, perché è l’esatto contrario, è connessa alla generazione di introiti economici tramite un portale di raccolta fondi. Abbiamo scritto all’Università per avere un’interlocuzione, vorremmo capire se una cosa del genere è conciliabile con il codice etico di un Ateneo così importante. Più in generale, crediamo che sia importante avviare una riflessione condivisa su come l’IA possa essere usata per fare dei progressi culturali, sociali ed economici, anziché condurre verso una nuova forma di povertà culturale ed educativa, come nel caso citato”.
“Credo”, ha aggiunto Zuchtriegel, “che si tratti di un problema trasversale, anche perché recentemente sento dai miei figli che anche a scuola l’uso dell’IA si diffonde e che ci sono professori che non cancellano nemmeno le domande ChatGPT sui materiali che danno agli alunni. È chiaro che urge un dibattito ad ampio raggio sulla direzione in cui stiamo andando a livello culturale e pedagogico in questo momento di grande trasformazione. Non si tratta di condannare l’IA, anzi: il Parco archeologico di Pompei sta sperimentando l’uso di strumenti di IA per la ricerca, per la valorizzazione, per la sicurezza e per il monitoraggio del patrimonio, ma ritengo che sia importante che tutto ciò si svolga in una cornice etica che nel caso citato sembra venir meno del tutto”.
La vicenda assume un significato particolarmente delicato se si considera la storia della Casa del Bracciale d’Oro e dei resti umani di diverse vittime rinvenuti al suo interno. Dopo le prime esplorazioni condotte nel Settecento, l’edificio fu scavato integralmente tra gli anni Sessanta e Settanta del Novecento. Durante le indagini furono recuperati i resti di diverse persone morte durante l’eruzione del Vesuvio. Di quattro vittime, due adulti e due bambini, sono stati realizzati calchi attraverso la tecnica introdotta nell’Ottocento: il riempimento con gesso delle cavità lasciate dalle vittime nella cenere vulcanica. I quattro calchi sono oggi esposti nella Palestra Grande dell’area archeologica, all’interno di un percorso dedicato all’eruzione e alle persone che persero la vita nel 79 d.C. L’esposizione, inaugurata l’11 marzo 2026, è stata progettata cercando un equilibrio tra le finalità didattiche e museali e il rispetto dovuto alle vittime. Proprio in occasione di questo allestimento, il Parco ha elaborato specifiche linee guida per la presentazione e il trattamento dei resti umani rinvenuti a Pompei, successivamente adottate dal Comitato Scientifico e dal Consiglio di Amministrazione del Parco. Il contrasto tra questa attenzione e la circolazione di immagini fake e narrazioni prive di riscontri evidenzia, secondo il Parco, l’importanza di affrontare l’uso dell’intelligenza artificiale anche sul piano etico, soprattutto quando sono coinvolti resti umani e testimonianze di una tragedia storica.
Il Parco archeologico di Pompei non esclude l’impiego dell’intelligenza artificiale e delle tecnologie digitali nella valorizzazione del patrimonio. Al contrario, un recente progetto realizzato in collaborazione con l’Università degli Studi di Padova e il Laboratorio Digital Cultural Heritage dimostra come questi strumenti possano contribuire alla conoscenza del passato, purché siano guidati da un rigoroso metodo scientifico. L’iniziativa ha portato alla realizzazione di una ricostruzione digitale della fuga di un uomo durante l’eruzione del Vesuvio, sviluppata esclusivamente sulla base delle evidenze scientifiche emerse dalle indagini archeologiche condotte dagli archeologi del Ministero della Cultura. La distinzione, dunque, non riguarda soltanto la tecnologia utilizzata, ma soprattutto il metodo con cui viene impiegata.
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