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Anni fa venne attribuito a Caravaggio, ora questo ritratto torna al centro del dibattito

di Redazione 03/11/2026

Categorie: Arte antica / Argomenti: Seicento - Arte antica


Esposto dal 1861 in cima alla quadreria del museo di Montepulciano, il Ritratto di gentiluomo in nero fu attribuito a Caravaggio più di quindici anni fa da Massimo Pulini, che vi riconobbe forse Scipione Borghese. La proposta non ebbe molto seguito, ma il 7 novembre una giornata di studi tornerà a interrogare il dipinto.

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Torna d’attualità il Ritratto di gentiluomo in nero per cui, alcuni anni fa, venne avanzata un’ipotesi di attribuzione a Caravaggio. L’opera, conservata al Museo Civico – Pinacoteca Crociani di Montepulciano (Siena), per quasi un secolo e mezzo era rimasto appeso all’ultimo livello di una quadreria, in un salone dal soffitto altissimo, coperto da uno strato di ossidazione e da ridipinture, e per vederlo da vicino bisognava procurarsi una scala a pioli, convincere il direttore del museo e salire. È quello che fece, più di quindici anni fa, lo storico dell’arte Massimo Pulini, quando stava preparando una mostra in zona e si convinse che quel dipinto fosse di Caravaggio, e che il giovane raffigurato potesse essere Scipione Borghese, il cardinal nipote di papa Paolo V e uno dei grandi collezionisti della Roma del Seicento.

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Oggi il Ritratto di gentiluomo in nero occupa da solo una piccola sala del museo poliziano, che ha sede nel trecentesco Palazzo Neri Orselli, uno dei rari edifici della città a conservare ancora memoria dell’architettura senese del XIV secolo. E torna al centro del dibattito: sabato 7 novembre 2026 il Palazzo Comunale di Montepulciano ospita infatti la giornata di studi L’identità ritratta agli albori del Seicento, curata dallo stesso Pulini e dedicata alla ritrattistica in Italia tra la fine del Cinquecento e i primi decenni del secolo successivo, con particolare attenzione all’ambito di Caravaggio e del primo caravaggismo.

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Attribuito a Caravaggio, Ritratto di gentiluomo in nero (olio su tavola, 77 x 69 cm)
Attribuito a Caravaggio, Ritratto di gentiluomo in nero (olio su tavola, 77 x 69 cm)

La storia dell’attribuzione

Il primo ad annunciare al pubblico l’attribuzione di Pulini fu, nel 2010, Marco Vallora sulle pagine de La Stampa, quando lo studioso romagnolo rese pubblica la sua proposta: Pulini rese infatti nota la sua proposta in appendice a un volumetto intitolato Nero fumo, pubblicato dalla casa editrice Medusa, fondata dal giornalista e storico dell’arte Maurizio Cecchetti. Il cuore del libro era un monologo teatrale in cui l’autore dava voce allo stesso Caravaggio, destinato a essere interpretato da Alessio Boni al Teatro Bonci di Cesena il 7 novembre di quell’anno. Solo in coda al testo comparivano le argomentazioni sulla paternità del ritratto, che Vallora definiva sostenute “con tutti i crismi della filologia”.

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Raccontava il giornalista che l’intuizione risaliva già a più di otto anni prima. Pulini non era a caccia di Caravaggio: stava curando una piccola mostra a Pienza e gli era stata regalata una guida dei musei del territorio senese. Sfogliandola, era stato colpito dal ritratto, rimasto sin dal 1861 sotto gli occhi di tutti, in un piccolo, ricco museo, quello di Montepulciano, dove nessuno l’aveva notato. Lo sporco riguardava soprattutto il fondo, dove secondo Vallora si legge bene il gioco di luci e ombre, collocabile in una fase di passaggio tra la prima pittura caravaggesca, più chiara, e quella più notturna della maturità. Nel suo volume Pulini descriveva così la luce sul volto del giovane: “Non vi è tuttavia una ripartizione netta, manichea, del lume e dell’ombra: un alito avvolgente rischiara guancia orecchio collo, quasi trovasse riverbero nella seta della camicia”. Il dipinto venne in seguito restaurato da Mary Lippi, che riportò alla luce una fila di bottoni appartenente a un abito non ecclesiastico. Quel dettaglio cancellò una prima ipotesi dello studioso, che sulla spalla annerita aveva creduto di vedere una toga da avvocato. Ma il punto di partenza era ormai fissato, e Pulini proseguì nei confronti: un busto un tempo attribuito ad Algardi, un disegno di Bernini, un altro ritratto analogo conservato in una collezione di New York e studiato da Mina Gregori. Da qui l’ipotesi che il gentiluomo in nero sia Scipione Caffarelli, adottato dalla famiglia Borghese.

Vallora ne ricostruiva la vicenda: lo zio Camillo lo aveva fatto studiare da avvocato a Perugia e, salito al soglio pontificio nel 1605 con il nome di Paolo V, dopo appena due mesi lo aveva nominato cardinale, saltando ogni percorso religioso. Un caso clamoroso di nepotismo, osservava il giornalista, ma anche una tappa decisiva nella storia del collezionismo, perseguita talvolta con metodi spregiudicati: Scipione avrebbe sottratto a Perugia una pala di Raffaello sostituendola con una copia, e avrebbe fatto arrestare con il pretesto di archibugi non dichiarati il Cavalier d’Arpino, maestro di Caravaggio, per impossessarsi dei dipinti del suo allievo. Resta comunque, notava Vallora, il mecenate da cui ha origine la Galleria Borghese, e forse proprio per questo non aveva alcun interesse a mostrare un ritratto giovanile che documentava troppo apertamente la sua ascesa.

Le cautele e i pareri

Pulini era consapevole dello scetticismo che una nuova attribuzione a Caravaggio inevitabilmente suscita. Ci fu tuttavia qualche parere a favore: Francesco Petrucci, studioso del ritratto romano del Seicento, si era espresso a favore firmando la postfazione del volume. Maurizio Calvesi sembrava aver superato le riserve soprattutto dopo aver visto le fotografie successive al restauro. Mina Gregori si era detta pronta a vedere l’opera dal vivo. Gianni Papi non si era ancora pronunciato ufficialmente, ma riconosceva che, se confermata dall’esame diretto, l’attribuzione sarebbe stata la proposta più interessante degli ultimi decenni. Due anni dopo, nel 2012, il dipinto restaurato fu al centro di un convegno scientifico presieduto proprio da Mina Gregori, al quale presero parte Calvesi, Papi, Petrucci e Pulini. Tuttavia, l’attribuzione non ha più avuto seguito e il Ritratto di gentiluomo in nero non è ancora entrato nel “canone”.

La giornata di studi del 7 novembre, che arriva come ricordano gli organizzatori a quindici anni dagli studi e dagli approfondimenti dedicati all’opera, riprende quel confronto e lo allarga al tema più ampio dell’identità rappresentata attraverso il ritratto e delle trasformazioni di linguaggio e di cultura che investirono questo genere in una fase cruciale della storia dell’arte europea. Per l’occasione il dipinto è stato sottoposto a una nuova campagna fotografica ad altissima definizione, realizzata da Gilberto Urbinati.

Il programma della giornata

I lavori, presieduti da Francesca Cappelletti, direttrice della Galleria Borghese di Roma, il museo nato dalla collezione di quello Scipione che il ritratto potrebbe raffigurare, si aprono alle 9:30 con i saluti del sindaco di Montepulciano Michele Angiolini, del presidente del Consorzio del Vino Nobile Andrea Rossi e della direttrice del Museo Civico Pinacoteca Crociani Patrizia La Porta.

La sessione mattutina, coordinata da Pulini, comincia con Francesca Curti dell’Università Sapienza di Roma, che parla del ritratto di un musico di Caravaggio nella collezione del cardinale Carlo Emanuele Pio di Savoia. Seguono Francesco Petrucci, del Museo Palazzo Chigi di Ariccia, con alcune considerazioni su ritrattistica e Controriforma; lo storico dell’arte Ettore Giovanati, che propone due possibili aggiunte ai cataloghi di Scipione Pulzone e Ottavio Leoni, a partire dalle forme e dalle funzioni del ritratto; Yuri Primarosa delle Gallerie Nazionali Barberini Corsini, che si sofferma sul volto dello stesso Ottavio Leoni, un ritrattista allo specchio. Chiude la mattinata Gianni Papi, che torna sulla ritrattistica di Caravaggio.

Alle 16 riprende la seconda sessione, coordinata da Roberto Longi, già direttore del museo poliziano. Massimo Pulini, già professore all’Accademia di Belle Arti di Bologna, affronta direttamente il dipinto di Montepulciano con una relazione intitolata “Il ritratto e la sua ombra. Un canone lombardo veneto e il ‘Gentiluomo in nero’ di Montepulciano”. La storica del costume Paola Goretti si occupa del modello spagnolo nella moda europea, con un intervento dal titolo “Nigredo Consurgens”. Claudia Renzi ripercorre le effigi di Scipione Caffarelli Borghese da Caravaggio a Bernini, mentre Marco Ciampolini, già docente all’Accademia di Belle Arti di Carrara, esamina la ritrattistica senese nel secolo di Caravaggio, da Rutilio Manetti a Mattia Bolognini.

Gli atti del convegno saranno pubblicati, con l’obiettivo di farne uno strumento di ricerca stabile per gli studi sulla cultura figurativa del primo Seicento. La giornata, promossa dal Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano insieme al Comune, con la partecipazione del Museo Civico Pinacoteca Crociani, è dedicata a Mina Gregori, storica dell’arte, accademica dei Lincei e professoressa emerita di Storia dell’arte moderna all’Università di Firenze, e rientra nel programma di Valdichiana 2026 – Capitale toscana della cultura.

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