di Redazione 03/11/2026
Categorie: Arte antica / Argomenti: Cinquecento - Firenze - Manierismo - Arte antica - Giorgio Vasari
A sessant’anni dall’alluvione del 1966, l’Opera di Santa Croce ha effettuato un test periodico sul sistema di contrappesi che in caso di emergenza solleva in undici secondi l’Ultima cena di Vasari, sommersa allora da acqua e fango. Il 4 novembre la commemorazione.
Il tempo necessario per portare al sicuro l’Ultima cena di Giorgio Vasari (Arezzo, 1511 – Firenze, 1574) se l’Arno dovesse tornare a invadere la basilica di Santa Croce, a Firenze, come accaduto il 4 novembre 1966, è di soli undici secondi. Nei giorni scorsi, fa sapere l’Opera di Santa Croce, il grande dipinto è stato sottoposto a uno dei test di sollevamento periodici con cui si verifica il funzionamento del sistema: un meccanismo manuale a contrappesi che, in caso di emergenza, permette di sollevare rapidamente l’opera e di metterla completamente in sicurezza, lontano dal fango e dall’acqua di un’eventuale nuova inondazione.
La prova cade in un momento simbolico: domani ricorrono i sessant’anni dall’alluvione del 1966, che colpì duramente il complesso di Santa Croce e il suo patrimonio. Proprio il Crocifisso di Cimabue e l’Ultima cena di Vasari divennero allora gli emblemi del disastro, e poi della lunga rinascita che ne seguì.
Un dipinto sommerso dal fango
L’Ultima cena è un’opera del 1546 che il pittore aretino realizzò su commissione per il Convento delle Murate di Firenze. Arrivò in Santa Croce soltanto più tardi, dopo la soppressione degli ordini religiosi in età napoleonica. È un dipinto imponente, largo quasi sei metri e pesante circa seicento chilogrammi. Nel 1966 fu sommerso dall’acqua e dal fango, e per rimediare ai danni si rese necessario un restauro lungo e complicatissimo, che l’Opificio delle Pietre Dure ha portato a termine nel 2016, restituendo l’opera alla basilica.
Proprio per evitare che quella storia si ripeta, l’Opera di Santa Croce ha dotato il dipinto di un sistema di salvaguardia presentato nel 2018, quando venne azionato per la prima volta nel corso di un’esercitazione alla quale presero parte una quarantina di volontari con competenze specifiche, pronti a intervenire in caso di emergenza.
Il principio è semplice e, soprattutto, non dipende dall’elettricità. Il dipinto scorre su due supporti, trascinato da un sistema di contrappesi e carrucole collocato sulla parete esterna dell’edificio, e in pochi secondi raggiunge la quota di sicurezza, a circa sei metri da terra. La scelta di evitare dispositivi alimentati dalla corrente è voluta: durante una calamità le interruzioni di energia sono un rischio concreto, e un sistema elettrico potrebbe smettere di funzionare proprio quando serve. Il meccanismo è stato progettato dall’azienda Sertec sas e dalla struttura tecnica dell’Opera di Santa Croce, in collaborazione con GeoApp, spin-off dell’Università di Firenze.
Le celebrazioni dell’anniversario
Per l’anniversario, il 4 novembre la basilica ospita una concelebrazione presieduta dal cardinale Gualtiero Bassetti, che da giovane fu uno degli angeli del fango, i volontari accorsi a Firenze nei giorni dell’alluvione. Partecipano il cardinale Giuseppe Betori, che all’epoca, giovanissimo, arrivò da Roma dove stava studiando per unirsi ai soccorsi, e l’arcivescovo di Firenze Gherardo Gambelli. Saranno ricordate le vittime, chi visse quei giorni e quanti si impegnarono nei soccorsi e nella ricostruzione. Dalla basilica partirà poi una processione diretta a Ponte alle Grazie, dove alle 10.30 è prevista la deposizione di una corona nell’Arno.
Le iniziative proseguono con un ciclo di visite guidate speciali organizzate dall’Opera di Santa Croce sul tema “Dramma e rinascita: l’Arno e Santa Croce”, in programma sabato 14 e sabato 21 novembre.
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