Venduto alla BIAF il paesaggio di Annibale Carracci che ha suscitato grande clamore


Il Paesaggio fluviale con barcaioli, dipinto da Annibale Carracci alla fine degli anni Ottanta del Cinquecento, premiato alla Biennale Internazionale dell’Antiquariato di Firenze come miglior dipinto della manifestazione, è stato venduto dalla galleria Alice Fine Art, che però non ha voluto rivelare la somma corrisposta dall’acquirente e la sua identità.

È stato venduto il Paesaggio fluviale con barcaioli di Annibale Carracci (Bologna, 1560 – 1609), forse l’opera che ha suscitato più clamore durante la 34ª edizione della Biennale Internazionale dell’Antiquariato di Firenze, in corso fino al 4 ottobre a Palazzo Corsini. La tela, un olio di 66 per 86 centimetri databile alla fine degli anni Ottanta del Cinquecento, presentata in mostra dalla galleria riminese Alice Fine Art, aveva ricevuto il Premio Pittura, consegnato in ogni edizione al miglior dipinto della manifestazione, e adesso è stata anche venduta, ci ha confermato la galleria, che per ragioni di riservatezza non ha voluto comunicare né l’identità nell’acquirente, né il costo della transazione.

Il dipinto mostra un corso d’acqua attraversato da una piccola imbarcazione, immerso in una vegetazione fitta fatta di alberi e canneti. Le figure umane, presenti nella scena, hanno un ruolo secondario rispetto alla natura, tanto da sembrare quasi assorbite dall’ambiente. È proprio questo rapporto fra uomo e paesaggio a rendere particolarmente significativo il dipinto nel percorso di Annibale Carracci: qui la natura non è una semplice quinta per lo svolgimento di una storia, ma acquista una presenza autonoma e diventa il vero soggetto della rappresentazione.

La tela appartiene a un momento importante della ricerca del pittore bolognese, quando il paesaggio comincia a essere concepito non più soltanto come elemento accessorio della composizione, ma come genere dotato di una propria autonomia: Carracci costruisce la scena attraverso una pittura rapida e corsiva, nella quale luce e ombra si alternano fra la vegetazione e lungo i diversi piani della veduta, e la luminosità diffusa contribuisce a unificare lo spazio e a creare un’atmosfera morbida, mentre la pennellata mantiene il paesaggio in una condizione di movimento e vitalità. Si può dire che questo sia uno dei primi dipinti di Carracci, se non addirittura il primo, in cui la natura non fa più da sfondo a un episodio di altro genere, evangelico, biblico o mitologico, ma diventa soggetto autonomo.

Annibale Carracci, Paesaggio fluviale con barcaioli (olio su tela, 66 x 86 cm)
Annibale Carracci, Paesaggio fluviale con barcaioli (olio su tela, 66 x 86 cm)

A rendere ancora più interessante il dipinto è la sua storia collezionistica e critica. L’opera si trovava inizialmente nella collezione Platky a Lipsia, per poi passare a quella di Fritz Haussmann a Berlino. Fu Hermann Voss a riferirla per la prima volta ad Annibale Carracci, nel 1919; lo studioso tornò a occuparsene nel 1931, quando il dipinto si trovava ancora nella collezione Haussmann. In seguito la tela sarebbe stata ceduta probabilmente dallo stesso Haussmann a un collezionista svizzero, i cui eredi l’hanno conservata fino ai nostri giorni. Nonostante fosse rimasta finora conosciuta soltanto attraverso una fotografia, l’opera ha mantenuto nel tempo una presenza nella bibliografia critica successiva alle pubblicazioni di Voss, e la sua ricomparsa in occasione della BIAF permette dunque di tornare a osservare direttamente un dipinto che si colloca in una fase particolarmente importante della sperimentazione di Annibale sul tema della natura.

Il paesaggio è infatti uno dei terreni sui quali il pittore bolognese sviluppò una ricerca destinata ad avere conseguenze durature. Nel Paesaggio fluviale con barcaioli gli elementi naturali non sono subordinati alla presenza delle figure: alberi, acqua, canneti e luce determinano la costruzione dell’immagine e ne stabiliscono il ritmo. La barca che attraversa il fiume appare quasi come un elemento minimo all’interno di uno spazio molto più vasto, mentre lo sguardo è condotto attraverso la vegetazione verso piani successivi, progressivamente immersi nella luminosità.

La pittura veneziana costituisce uno dei riferimenti individuati nella tela. Annibale ebbe modo di conoscerla direttamente durante il viaggio compiuto con il fratello Agostino sul finire del 1587, esperienza che contribuì alla sua conoscenza della tradizione lagunare. Nel dipinto emerge in particolare l’interesse per gli effetti della luce e per la capacità del colore di costruire l’atmosfera. Il riferimento a Tiziano è leggibile soprattutto nelle tonalità morbide e avvolgenti e nella ricerca luministica. Ma nel paesaggio di Carracci la lezione veneziana viene rielaborata in una direzione diversa. Alla solennità e alla costruzione scenografica della grande tradizione del paesaggio veneziano si sostituisce una veduta caratterizzata da una maggiore naturalezza. La natura non appare semplicemente organizzata come una composizione monumentale: sembra piuttosto osservata nella sua concretezza, attraverso una pittura capace di restituirne l’atmosfera. È anche per questo che il dipinto occupa un posto significativo nella vicenda del paesaggio di Annibale Carracci, che sperimentò diversi generi nel passaggio fra Cinquecento e Seicento, elaborando un linguaggio destinato a esercitare una forte influenza sulla pittura delle generazioni successive. Nel paesaggio, una delle direzioni più innovative della sua ricerca consiste proprio nel riconoscimento della natura come soggetto autonomo.

Nel Paesaggio fluviale con barcaioli questo cambiamento è particolarmente evidente, e il risultato è una veduta in cui l’osservatore può perdersi fra i diversi piani della natura, seguendo il corso dell’acqua e la successione degli alberi e dei canneti. La tela presentata a Firenze appartiene dunque a una fase in cui Carracci sta contribuendo a modificare il modo stesso di intendere il paesaggio nella pittura italiana: la sua importanza non risiede soltanto nella qualità della veduta o nella storia collezionistica che la accompagna, ma anche nel momento storico-artistico al quale appartiene, ovvero quello in cui la natura comincia a emanciparsi dal ruolo subordinato che aveva avuto in gran parte della tradizione precedente. Evidentemente, chi ha acquistato il dipinto ha ben tenuto conto di questi aspetti, ed è riuscito ad accaparrarsi non soltanto una testimonianza della nascita del paesaggio seicentesco, ma un’opera concreta, nella quale una barca, alcuni barcaioli, l’acqua, gli alberi e i canneti sono sufficienti a costruire una scena in cui è la natura, più che l’uomo, a occupare il centro dello sguardo.




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