La Venere Vincitrice di Thorvaldsen torna visibile dopo anni nei depositi e va in mostra in un hotel


Il modello in gesso della Venere Vincitrice, realizzato da Bertel Thorvaldsen intorno al 1813, torna visibile dopo anni nei depositi, e dopo il restauro viene esposto per quasi dieci mesi nel foyer dell’Hotel Nord Nuova Roma.

Per anni è rimasta nei depositi dell’Accademia Nazionale di San Luca, lontana dallo sguardo del pubblico. Ora la Venere Vincitrice di Bertel Thorvaldsen (Copenaghen, 1770 – 1844) torna visibile a Roma, dopo un intervento di restauro, ma non in un museo. Dal 1° ottobre 2026 al 22 luglio 2027 il modello in gesso della scultura sarà infatti esposto nel foyer dell’Hotel Nord Nuova Roma, nei pressi della stazione Termini, dove resterà accessibile a cittadini, viaggiatori e ospiti dell’albergo.

È proprio il ritorno alla visibilità di un’opera finora celata al pubblico a costituire il dato più significativo dell’iniziativa, anche se la destinazione è del tutto inusuale, uno spazio della città diverso da quello abitualmente destinato alla conservazione e all’esposizione delle opere d’arte. Un passaggio che permette di riportare al centro non soltanto la scultura di Thorvaldsen, ma anche una questione concreta: che cosa accade a un’opera quando esce dai depositi e torna a essere vista?

Bertel Thorvaldsen, Venere vincitrice (1813; gesso, altezza 162 cm; Roma, Accademia di San Luca)
Bertel Thorvaldsen, Venere vincitrice (1813; gesso, altezza 162 cm; Roma, Accademia di San Luca)

Il modello in gesso è alto 162 centimetri e fu realizzato da Thorvaldsen intorno al 1813. È una testimonianza dell’attività del grande scultore danese, protagonista del Neoclassicismo europeo, e appartiene alle raccolte dell’Accademia Nazionale di San Luca. La sua storia recente è legata soprattutto alla condizione in cui si trovava: custodita nei depositi, non era infatti normalmente accessibile ai visitatori. Il restauro ha reso possibile il ritorno dell’opera. L’intervento è stato eseguito da Cecilia Balzi e Rebecca Picca Orlandi, con la supervisione di Fabio Porzio e sotto l’alta sorveglianza della Soprintendenza Speciale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Roma. Il recupero non costituisce dunque soltanto un passaggio preliminare all’esposizione: è ciò che consente alla Venere di lasciare nuovamente il luogo della conservazione e di tornare in rapporto diretto con il pubblico. L’intervento è stato reso possibile anche grazie al contributo delle famiglie Bettoja e Baglione, che lo hanno sostenuto.

Adesso, per circa dieci mesi, il modello di Thorvaldsen sarà infatti ospitato nel foyer di uno storico albergo romano. Non si tratta quindi di portare semplicemente un’opera fuori da una sede museale per collocarla in un altro spazio espositivo: la Venere entrerà in un luogo attraversato quotidianamente da persone che possono incontrarla anche senza aver programmato una visita a una mostra o a un museo. È questo il principio alla base di “Arte Fuori dal Museo”, progetto promosso dalla Direzione Generale Musei del Ministero della Cultura, LoveItaly ETS e Federalberghi Lazio. L’iniziativa è arrivata alla sua decima tappa e nasce con l’obiettivo di portare il patrimonio artistico oltre i tradizionali spazi museali, avvicinandolo a pubblici diversi. Nel caso della Venere Vincitrice, il luogo scelto è appunto l’Hotel Nord Nuova Roma, il cui foyer diventa temporaneamente uno spazio nel quale un’opera delle collezioni dell’Accademia può essere incontrata al di fuori del contesto abituale.

La presenza della scultura in albergo intende modificare il modo in cui si può immaginare la relazione fra l’opera e chi la osserva. In un museo l’incontro con una scultura avviene all’interno di un percorso costruito per la visita; qui l’opera si trova invece in uno spazio di passaggio e di soggiorno, inserito nella vita quotidiana della città. La Venere può essere raggiunta appositamente, ma può anche comparire nello sguardo di chi si trova nell’hotel per ragioni completamente diverse.

Il progetto nasce così dall’idea di trasformare luoghi dell’ospitalità e della vita quotidiana in occasioni di incontro con il patrimonio culturale. Nel caso della Venere Vincitrice, questa impostazione assume un significato particolare perché l’opera arriva in quello spazio dopo essere rimasta nei depositi. Il passaggio dalla conservazione alla visibilità diventa quindi parte integrante della storia raccontata dall’esposizione.




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