Roma, a Villa Medici arriva un paesaggio di Picabia del 1909, alle soglie dell’astrazione


Dal 9 ottobre a Villa Medici sarà esposto un Paesaggio dipinto da Francis Picabia nel 1909, anno della sua svolta verso la ricerca astratta.

Nel 1909, Francis Picabia (Parigi, 1879 – 1953) aveva trent’anni e alle spalle un periodo che gli aveva già procurato un solido riconoscimento istituzionale. Proprio allora, però, l’artista decise di mettere in discussione la strada percorsa fino a quel momento: vendette le vecchie tele e cominciò a sperimentare una pittura sempre più lontana dalla rappresentazione naturalistica. È in questo passaggio che si colloca il Paesaggio realizzato a pastello nel 1909 e che dal 9 ottobre 2026 al 18 gennaio 2027 sarà esposto a Villa Medici a Roma. Il dipinto arriva nelle storiche sale dell’Accademia di Francia a Roma in occasione della grande retrospettiva dedicata contemporaneamente a Picabia dal Palazzo Reale di Milano, Picabia. Aprire le porte della notte, curata da Anne Berest Picabia, scrittrice, nipote dell’artista e curatrice della mostra milanese. Il prestito permette di concentrarsi su un momento particolare della carriera di Picabia, quello in cui le forme cominciano ad ampliarsi, le campiture cromatiche acquistano maggiore autonomia e la pittura si avvicina alle ricerche che, di lì a poco, avrebbero portato l’artista verso l’astrazione.

Paesaggio appartiene infatti a una fase di cesura nella produzione di Francis Picabia, una delle figure più difficili da ricondurre a una singola corrente dell’arte del primo Novecento. Nato a Parigi nel 1879, pittore e poeta formatosi all’École des Arts Décoratifs, Picabia attraversò nel corso della sua vita impressionismo, cubismo, fauvismo, dadaismo e astrattismo, cambiando più volte linguaggio e mettendo continuamente in discussione le proprie acquisizioni. La sua vicenda artistica è caratterizzata proprio dal rifiuto di una definizione stabile, secondo una disposizione che l’artista sintetizzava con una frase rimasta emblematica: “Per avere idee pulite, bisogna cambiarle come le camicie”.

Nel 1909 questo principio assume una forma concreta. Picabia aveva raggiunto una certa notorietà grazie alla sua pittura post-impressionista, ma decide di abbandonare quella posizione acquisita e di intraprendere una ricerca nuova. Il Paesaggio si trova nel mezzo di questa trasformazione. Il soggetto rimane ancora riconoscibile, ma la costruzione dell’immagine si allontana progressivamente dalla descrizione del dato naturale, le forme si espandono e il colore tende a organizzarsi in ampie campiture, anticipando il processo che avrebbe portato Picabia a mettere in discussione il rapporto stesso fra pittura e realtà visibile.

Francis Picabia, Paesaggio (1909; pastello). Foto: Antoine Bonfils per Archives Famille Picabia
Francis Picabia, Paesaggio (1909; pastello). Foto: Antoine Bonfils per Archives Famille Picabia
Francis Picabia, Paesaggio (1909; pastello). Foto: Antoine Bonfils per Archives Famille Picabia
Francis Picabia, Paesaggio (1909; pastello). Foto: Antoine Bonfils per Archives Famille Picabia

Il fatto che l’opera sia eseguita a pastello contribuisce a sottolineare la natura sperimentale di questa fase: il Paesaggio precede di poco Caoutchouc, dipinto considerato una delle opere fondamentali nelle prime vicende dell’astrazione, accanto alle ricerche condotte negli stessi anni da artisti come Vasilij Kandinskij, František Kupka, Kazimir Malevič e Robert Delaunay. Il 1909 diventa così, nella traiettoria di Picabia, un momento decisivo: non ancora l’abbandono completo della figurazione, ma l’avvio di una ricerca che avrebbe aperto alla pittura possibilità molto diverse.

La scelta di esporre il dipinto a Villa Medici si inserisce in una linea già seguita dall’Accademia di Francia a Roma con l’esposizione di opere provenienti da importanti collezioni e istituzioni internazionali. Nel 2024, nelle sale della Camera degli Elementi, era stato presentato Il limone di Édouard Manet, realizzato nel 1880, grazie a un prestito del Musée d’Orsay in occasione delle celebrazioni per i 150 anni dell’impressionismo. Con Picabia il confronto si sposta invece in avanti di alcuni decenni e conduce verso una delle grandi trasformazioni della pittura del Novecento: quella che porterà alla progressiva emancipazione dell’immagine dalla rappresentazione del mondo visibile.

Il dipinto romano dialogherà, come detto, con la mostra che dal 9 ottobre 2026 al 24 gennaio 2027 sarà allestita al Palazzo Reale di Milano. A Roma il punto di osservazione sarà concentrato su Paesaggio e sulla soglia dell’astrazione. A Milano il percorso sarà invece più ampio e attraverserà la lunga e irregolare vicenda artistica di Picabia attraverso il motivo della notte. Il programma romano si arricchirà inoltre di un appuntamento dedicato a un altro protagonista dell’astrazione del Novecento. Martedì 13 ottobre Villa Medici ospiterà un incontro con Anne Berest Picabia e Arnauld Pierre, storico dell’arte, professore alla Sorbonne Université e autore di studi dedicati a Francis Picabia. Il tema sarà il rapporto fra Picabia e François Morellet, artista al quale Villa Medici dedica a sua volta una mostra nell’autunno del 2026.

Il confronto parte da una relazione dichiarata dallo stesso Morellet, che amava definirsi “figlio” di Picabia. Le loro ricerche appartengono a momenti differenti e non coincidono negli esiti, ma condividono una particolare attenzione per l’ironia, il gioco e l’assurdo. Morellet ha costruito gran parte della propria opera attraverso un’astrazione geometrica fondata su principi di neutralità e rigore, mettendo però continuamente in discussione la serietà apparente delle regole attraverso elementi ironici e paradossali. Il doppio appuntamento con il Paesaggio e con l’incontro dedicato a Morellet porta così a Villa Medici due momenti diversi della storia dell’astrazione e suggerisce una continuità che non è fatta di appartenenza a una stessa corrente, ma di libertà nei confronti delle regole e delle definizioni.




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