Vasilij Kandinskij, tra Spirituale e Astrattismo. Vita, opere, trattati


Vasilij Kandinskij non è stato solo il padre fondatore dell'astrattismo: fu un artista poliedrico, nutrito dall'idea di un'arte totalizzante.

La pittura figurativa regna sovrana dal Rinascimento fino al 1910, anno in cui l’artista russo, Vasilij Kandinskij (Mosca, 1866 – Neuilly-sur-Seine, 1944) dà alla luce il famosissimo Primo acquerello astratto, considerato come la prima opera di arte astratta della storia dell’arte (anche se, come si vedrà più avanti, un recente dibattito sulla nascita dell’arta astratta potrebbe togliergli il primato). Ciò che concepisce Kandinskij non è un semplice scarabocchio, come potrebbe pensare un osservatore che si approccia per la prima volta alla materia, bensì testimonia la necessità degli artisti di andare oltre l’oggettività, allontanandosi da quella dimensione reale che fa ricondurre un’immagine ad un’altra. In quegli anni stavano avvenendo importanti cambiamenti nell’arte, soprattutto nel rapporto con i committenti: gli artisti, per secoli legati alle committenze più o meno grandi e liberi di affrontare il soggetto solo fino a un certo punto (se non rispondendo a esigenze precise), a partire dall’Ottocento avevano cominciato a rivendicare la propria totale libertà d’espressione. Si assiste pertanto a un’evoluzione progressiva, le cui radici risiedono nei secoli precedenti.

Se nel Settecento erano gli abiti, gli stemmi familiari, i gioielli a caratterizzare la ritrattistica, già con Francisco Goya (Fuendetodos, 1746 – Bordeaux, 1828) emerge una nuova sensibilità nei confronti dell’individualità umana. Nel corso del XIX secolo il singolo individuo inizia ad occupare un posto sempre più centrale e fondamentale nella ricerca artistica, vengono indagati i sentimenti, la psiche umana, e diventano determinanti gli studi sulla psicoanalisi di Sigmund Freud (Freiberg, 1856 – Hampstead, 1939). Se nell’Ottocento però si mantiene fedeltà alla figurazione, è con l’acquerello di Kandinskij che avviene un più marcato allontanamento dalla pittura di tradizione, sebbene, come accennato, di recente il primato del pittore russo sia messo in discussione in un dibattito sulla nascita dell’arte astratta (leggi un approfondimento sulla nascita dell’astrattismo). L’artista, però, non si limita a presentare la sua opera, ma vuole anche spiegare i motivi dell’abbandono della figurazione. È questo il periodo dei grandi trattati, nati per spiegare e motivare le scelte e le prese di posizione. Kandinskij, che all’attività artistica abbinerà sempre una cospicua attività trattatistica, non è da solo, è circondato da colleghi che sono concordi nel mettere la parola “fine” a una figurazione sentita ormai non più come obbligata, e che aveva alienato l’artista dalle proprie esigenze. Sulla sua stessa linea corrono le ricerche di Piet Mondrian (Amersfoort, 1872 – New York, 1944) e Theo van Doesburg (Utrecht, 1883 – Davos, 1931), i due padri fondatori del Neoplasticismo. Anche le ricerche di grandi artisti come František Kupka, Kazimir Malevič, László Moholy-Nagy, Franz Marc, Paul Klee, corrono parallele; sebbene siano tutti artisti diversi tra loro, con personalità differenti, sono accomunati dalla volontà di rompere il legame con la tradizione, per raggiungere l’astrazione. A testimonianza di un panorama artistico variegato e complesso, è bene ricordare che negli stessi anni nacque in Italia la Metafisica di Giorgio De Chirico, movimento, tecnicamente parlando, estremamente legato alla dimensione figurativa, sebbene la realtà rappresentata sia rarefatta e deformata oltre che abitata da oggetti inconsueti.

Occorre infine ricordare che la maggior parte degli artisti nominati fu costretta a emigrare, dalla Germania dove le loro ricerche avevano trovato terreno fertile (lo stesso vale per Kandinskij, presente in Germania fino al 1933), in territori meno ostili negli anni precedenti la Seconda Guerra Mondiale, orientativamente tra il 1933 e il 1939, poiché con l’avvento del nazismo l’arte non figurativa venne condannata come arte degenerata. A questo proposito, nel 1937 si tenne la mostra Entartete Kunst, a Monaco di Baviera, per denunciare tutta l’arte che non aderiva agli standard figurativi imposti dal regime (quella astratta ovviamente non vi rientrava, per cui molte opere furono ritirate, sequestrate e vendute oppure distrutte: leggi qui un dettagliato approfondimento sull’arte degenerata secondo i nazisti).

Vasilij Kandinskij nel 1905
Vasilij Kandinskij nel 1905

Biografia di Kandinskij. Dal primo acquerello astratto alla cattedra di insegnante al Bauhaus

“Un tempo, il pittore era guardato di traverso se scriveva – anche se si trattava di lettere. Si voleva quasi che mangiasse, perfino, col suo pennello, invece che con la forchetta” (Vasilij Kandinskij, Le mie incisioni su legno, 1938).

Noto come il padre dell’astrattismo, Vasilij Vasil’evič Kandinskij nasce a Mosca il 16 dicembre del 1866 da una ricca famiglia di commercianti che, nel 1870, si trasferisce a Monaco di Baviera. Inizia a disegnare da bambino, a seguito di un viaggio a Venezia, ma si laurea poi in giurisprudenza nel 1892 benché nel 1896, dopo la laurea in legge, decida di darsi anzi all’arte: quell’anno si iscrive dunque all’Akademie der Bildenden Künste di Monaco, dove è allievo di Franz von Stuck. Nel 1889, durante gli studi di diritto, era stato incaricato per svolgere una ricerca sulla Russia rurale: un bagaglio formativo che l’artista porterà sempre con sé. Nel 1901 fonda il gruppo Phalanx, che promuove un’arte Jugendstil, e l’anno successivo espone per la prima volta con gli artisti della Secessione di Berlino. Nel 1903 compie un viaggio in Italia e si reca poi in Russia, e ancora nel 1904 espone al Salon d’Automne a Parigi. Risale invece al 1908 l’acquisto della sua casa di Murnau, in Baviera, che diventerà luogo d’incontro di artisti, e dove comincerà a compiere le prime sperimentazioni astrattiste.

Nel 1909 aderisce alla Neue Künstlervereinigug München, Nuova Associazione degli Artisti di Monaco, insoddisfatto dal clima rarefatto secessionista, troppo vicino alle soluzioni impressioniste e poco teso verso la modernità. Kandinskij inizia a concepire le sue opere per impressioni, composizioni e improvvisazioni, tre categorie che derivano dalla sfera emotiva-interiore di cui l’artista, secondo Vasilij, doveva necessariamente tener conto. Le sue teorie convergono nello scritto Lo Spirituale nell’arte, concepito nel 1910 e pubblicato alla fine del 1911. È il primo trattato che si occupa di astrazione, attraverso lo studio della percezione e degli effetti del colore nello spettatore e ovviamente nell’artista. Tali effetti non devono essere caricati da elementi esterni, bensì dall’interiorità, profonda e pura. Il trattato giustifica le scelte di Kandinskij di abbandonare la figurazione. Nel 1911 l’artista rimane colpito dallo scritto Manuale di armonia, opera del compositore Arnold Schönberg, col quale finirà per instaurare una profonda amicizia (leggi anche un approfondimento sui rapporti tra Kandinskij e Schönberg). Kandinskij decide di scrivergli una lettera: è l’inizio di una serie di corrispondenze tra i due, i quali arriveranno a parlare di dissonanze dell’arte, pensieri non senza contraddizioni, ma fondamentali come punto di partenza per la modernità.

Nel 1911 Kandinskij fonda il gruppo Blaue Reiter (Cavaliere Azzurro) insieme all’artista Franz Marc, staccandosi così dalla Nuova Associazione degli Artisti. Si tratta di un’esperienza breve (dura dal 1911 al 1914) ma efficace, che esprime la vita degli artisti che vi aderiscono; oltre a loro ne fanno parte l’austriaco Alfred Kubin, lo svizzero Paul Klee, i tedeschi August Macke e Gabriele Münter e il russo Alexej von Jawlenskij. Il gruppo persegue tutti gli ambiti della ricerca artistica, musicale, poetica e grafica, da cui deriva l’idea di arte totalizzante a cui Vasilij aderisce. Nel 1914 inizia un secondo periodo russo, che offre all’artista ulteriori spunti per le sue opere, ma contemporaneamente mette in cattiva luce Kandinskij, la cui arte non viene apprezzata in patria. Nel 1922 l’artista si stabilisce a Berlino, dove vengono organizzate due mostre personali dell’artista, una alla galleria Goldschmidt-Wallerstein e l’altra alla Thannhauser di Monaco. Nello stesso anno si allontana sempre più dall’avanguardia suprematista russa, abbandonando per sempre il righello e le linee rette. Negli ann Venti è chiamato come insegnante presso la scuola Bauhaus di Weimar, fondata dall’architetto Walter Gropius, dove Kandinskij tiene l’insegnamento di teoria della forma e un laboratorio pratico di pittura murale. A riassumere i corsi qui tenuti è il trattato del 1926 Punto, linea, superficie dove l’artista volge l’attenzione agli aspetti psicologici del colore all’interno della rappresentazione pittorica. Lo scritto viene elaborato in un periodo in cui la sede del Bauhaus stava per essere trasferita a Dessau. Nell’elaborarlo, Kandinskij tiene conto delle novità portate dalle teorie espresse dallo storico dell’arte Wilhelm Worringer in Astrazione e Empatia, ma non solo: i due collaborarono anche per la stesura di alcuni scritti. Nel 1933 la scuola Bauhaus è costretta a chiudere per le ostilità del regime nazista. Artista, teorico, insegnante, appassionato di musica, Kandinskij rientra tuttavia negli elenchi degli artisti la cui arte era considerata degenerata per il regime nazista: così Kandinskij, all’epoca quasi settantenne, si trasferisce a Parigi dove rimane fino alla sua morte, avvenuta a Neuilly-sur-Seine il 13 dicembre del 1944. L’astrattismo non si esaurirà con la morte di Kandinskij: artisti delle nuove generazioni porteranno avanti il discorso a lui intrapreso, come ad esempio la corrente dell’Espressionismo Astratto americano, il cui massimo esponente Jackson Pollock, inventore del dripping, tecnica pittorica dove il gesto dell’artista è subordinato all’andamento emotivo interiore.

Vasilij Kandinskij, Il cavaliere (San Giorgio) (1914-1915; olio su cartoncino, 61 x 91 cm; Mosca, Galleria Tret’jakov)
Vasilij Kandinskij, Il cavaliere (San Giorgio) (1914-1915; olio su cartoncino, 61 x 91 cm; Mosca, Galleria Tret’jakov)


Vasilij Kandinskij, Composition 8 (Komposition 8) (1923; olio su tela, 140,3 × 200,7 cm, New York, Solomon R. Guggenheim Museum)
Vasilij Kandinskij, Composition 8 (Komposition 8) (1923; olio su tela, 140,3 × 200,7 cm, New York, Solomon R. Guggenheim Museum)


Vasilij Kandinskij, Giallo-Rosso-Blu (1925; olio su tela, 128 x 201,5 cm; Parigi, Centre Pompidou)
Vasilij Kandinskij, Giallo-Rosso-Blu (1925; olio su tela, 128 x 201,5 cm; Parigi, Centre Pompidou)

L’arte e le opere fondamentali

L’esperienza del Balue Reiter desta in Kandinskij interesse per un’originalità pura, un’arte primitiva, legata alla semplice spontaneità del mondo infantile (“Ogni arte”, scrive Kandinskij ne Il suono giallo pubblicato in un numero dell’almanacco Il Cavaliere Azzurro, “ha un suo linguaggio, vale a dire un suo mezzo particolare ed esclusivo. Ogni arte è dunque qualcosa di concluso. Ogni arte ha vita propria. È un regno a sé”). Il Primo acquerello astratto richiama, visivamente parlando, la dimensione ludica dei bambini, perché l’istinto primordiale è esso stesso spontaneo e puro. Tuttavia, l’allontanamento di Kandinskij rispetto alla figurazione è progressivo. Il Primo acquerello astratto è un’opera di svolta per la storia dell’arte, a partire dalla tecnica, poiché l’uso dell’acquerello era da sempre considerato secondario rispetto alla tempera o la pittura ad olio, ma anche rispetto allo schizzo preparatorio. Ciò che incuriosisce Kandinskij sono le possibilità che la tecnica offre: costituita da sostanze diluite poi nell’acqua, offre la possibilità agli artisti di ottenere trasparenze, esaltare la luminosità, attraverso colori tenui. Il pittore russo continuerà a realizzare opere lontane dalla figurazione fino alla fine della sua esistenza. Le influenze principali di Kandinskij risiedono nello sguardo verso i simbolisti, ma anche delle opere di Vincent van Gogh, Paul Gauguin, e sono memori altresì della scomposizione drammatica dell’Espressionismo tedesco. Ma se agli occhi di noi contemporanei la sua arte è apprezzata, al contrario la critica dell’epoca attaccò Kandinskij spesso in modo anche feroce. Le posizioni prese nei suoi confronti erano due: una di apprezzamento e ammirazione per la portata innovativa della sua arte, l’altra di contestazione e disprezzo. L’artista accusato più volte di realizzare opere fredde, senza un senso logico dai suoi contemporanei; se il colpo di grazia lo diede il regime nazista, consacrando la sua arte (e quella di molti altri grandi artisti) come degenerata, egli non smise mai di dipingere, continuando a trasmettere gli ideali di una semplicità non figurativa.

Kandinskij si lascia anche influenzare da fonti che si collocano fuori dal mondo delle arti visive, a partire dalla musica. Durante la sua esistenza, infatti, intrattiene rapporti epistolari con il compositore Arnold Schönberg, una testimonianza fondamentale per ricostruire i momenti salienti dell’evoluzione del pensiero dell’artista. Il pittore suonava il violoncello sin dall’infanzia, non a caso integrò le scoperte sulla dissonanza fatte dal musicista alla sua concezione di arte. I due instaurarono un’amicizia, interrotta con lo scoppio della guerra. L’influenza musicale è stata talmente importante che può essere messa sullo stesso grado di importanza di quelle derivanti dalle arti visive. Il progetto di Kandinskij era quello di dar vita a un’arte evocativa, capace di allontanarsi dall’osservazione della realtà e di attestarsi sul piano degli stati d’animo, dove sono fondamentali le analogie tra note musicali e colori (per l’artista russo i colori, così come le note, corrispondono a stati d’animo): “I problemi grandi e piccoli della pittura”, scrive Kandinskij nel suo fondamentale libro Lo spirituale nell’arte, “dipenderanno dall’interiorità. La via che percorriamo, e che è la nostra più grande fortuna, ci porterà a basarci non più sull’esteriorità, ma sul suo opposto: la necessità interiore”.

Vasilij Kandinskij, Primo acquerello astratto (1910; Acquarello, matita e inchiostro di china su carta, 49,6 x 61,8 cm; Parigi, Centre Pompidou)
Vasilij Kandinskij, Primo acquerello astratto (1910; Acquarello, matita e inchiostro di china su carta, 49,6 x 61,8 cm; Parigi, Centre Pompidou)


Vasilij Kandinskij, Impressione III (Concerto)
Vasilij Kandinskij, Impressione III (Concerto) (1911; olio su tela, 77,5 x 100 cm; Monaco di Baviera, Städtische Galerie im Lenbachhaus)


Vasilij Kandinskij, Bühnenentwürfe zu Musorgsky – bilder einer Ausstellung, Aufführung im Friedrich-Theater, Dessau am 4. April 1928, Musiche: Artur Rother, Regia: Georg Hartmann – Bild XVI, Das Große Tor von Kiew (1928; tempera e acquarello su carta, 21,2 x 27,3 cm; Colonia, Theaterwissenschaftliche Sammlung Schloss Wahn)
Vasilij Kandinskij, Bühnenentwürfe zu Musorgsky (1928; tempera e acquarello su carta, 21,2 x 27,3 cm; Colonia, Theaterwissenschaftliche Sammlung Schloss Wahn)

Dove vedere le opere di Vasilij Kandinskij

In Italia sono presenti diverse opere di Kandinskij. Per poterle vedere bisogna recarsi alla GaMeC di Bergamo, alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, dove è conservato Linea angolare, tra le più significative testimonianze dell’astrattismo. Kandinskij è inoltre presente anche a Venezia, presso la Galleria Internazionale d’Arte Moderna Ca’ Pesaro e nella Collezione Peggy Guggenheim, dove sono ospitate diverse realizzazioni del periodo 1913-29. Ancora a Milano, al Museo del Novecento, e al Mart di Rovereto, si possono ammirare alcune opere del pittore russo: in particolare, al Mart sono presenti ben cinque opere e un acquerello del 1925.

All’estero le sue opere sono presenti in diversi paesi, ma presso la Lenbachhaus di Monaco di Baviera sono conservate molte opere dell’artista, in particolare del periodo del Cavaliere Azzurro. Altre opere importanti si trovano al Museo di Stato Russo e all’Ermitage di San Pietroburgo e alla Galleria Tret’jakov di Mosca. Un altro museo che conserva un buon numero di opere di Kandinskij è il Centre Pompidou di Parigi.

Chi ha collezionato fin da subito opere di Kandinskij è stato uno dei padri fondatori della Guggenheim Foundation, Solomon R. Guggenheim, che iniziò ad acquistare opere di Vasilij già dal 1929, permettendogli di accumularne un numero considerevole. Il Guggenheim di Bilbao, tra il 2020 e il 2021, ha organizzato un’importante mostra retrospettiva dedicata all’artista, nell’ambito della quale ha lanciato anche un tour virtuale raggiungibile attraverso il sito dell’istituto. Recentemente il motore di ricerca Google ha lanciato la nuova app chiamata Play a Kandinskij, per poter sentire i suoni dei colori delle sue opere.


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