La mostra dell’arazzo di Bayeux al British Museum diventa, per il premier greco Kyriakos Mitsotakis, l’occasione per riaprire una delle più longeve controversie sul patrimonio culturale europeo: quella relativa ai Marmi del Partenone conservati proprio al British Museum. In un intervento pubblicato il 24 settembre dal Guardian, Mitsotakis sostiene che il ritorno dell’arazzo, prestato dalla Francia come opera integra e destinato a rientrare nel paese d’origine, dimostri per contrasto quanto diversa sia la situazione delle sculture del Partenone. Secondo il premier greco, infatti, non si tratta semplicemente di stabilire chi possieda le opere o quale sia il loro titolo giuridico: la questione riguarderebbe soprattutto la possibilità di ricomporre un insieme monumentale concepito originariamente come unitario. È su questo principio che Mitsotakis torna a chiedere al Regno Unito un accordo per la riunificazione delle sculture ad Atene.
Il paragone con l’arazzo di Bayeux è il punto di partenza dell’intervento. L’opera, lunga quasi settanta metri, è tornata in Gran Bretagna per la prima volta dopo quasi mille anni e viene presentata dal premier come un esempio evidente del modo in cui un manufatto storico continui a esercitare una forte attrazione sul pubblico anche nell’epoca degli schermi e dei social media. “Esistono sorprendenti somiglianze tra le due opere”, scrive Mitsotakis. “Entrambe furono concepite come opere singole, destinate a essere viste e comprese nella loro interezza. Nel caso delle sculture del Partenone, tale relazione è anche architettonica: furono create come elementi inseparabili del monumento stesso. Nessuno penserebbe seriamente di tagliare in due ciò che resta dell’arazzo ed esporne una metà a Londra e l’altra a Bayeux, sostenendo che questo sia un modo adeguato per comprenderlo. Eppure è esattamente ciò che è accaduto alle sculture del Partenone. Un unico capolavoro è stato diviso, e le sue parti superstiti sono ora principalmente divise tra Londra e Atene”. Per Mitsotakis, proporre il prestito dell’arazzo come modello per una soluzione relativa alle sculture significherebbe quindi mettere a confronto due situazioni di natura opposta.
La questione riguarda una parte della decorazione scultorea del Partenone, realizzata nel V secolo a.C. nell’Atene di età classica. Mitsotakis insiste in particolare sul significato del fregio, nel quale vede non soltanto una rappresentazione di divinità ed eroi, ma anche una raffigurazione della vita civile della città. Il monumento, sostiene il premier, costituisce in questo senso una testimonianza strettamente legata alla storia politica e religiosa dell’Atene antica.
È proprio il carattere unitario dell’insieme che costituisce, secondo Mitsotakis, il fondamento della richiesta greca: le sculture superstiti dovrebbero essere osservate insieme e in rapporto visivo con il monumento per il quale furono realizzate. A questo scopo, ricorda il premier, è stato progettato il Museo dell’Acropoli di Atene, che dispone di una galleria dedicata ai marmi del Partenone. La posizione del governo greco resta però incompatibile con una soluzione che comporti il riconoscimento della proprietà delle sculture da parte del British Museum. Mitsotakis afferma inoltre che Atene non accetterebbe un accordo nel quale la Grecia dovesse figurare come destinataria di un semplice prestito delle parti del monumento conservate nel Regno Unito.
Nel suo articolo il premier cita anche l’orientamento dell’opinione pubblica britannica. Richiama un sondaggio nazionale pubblicato nel 2025 secondo il quale una maggioranza degli intervistati sarebbe favorevole alla restituzione delle sculture alla Grecia e il 72% riterrebbe che esse siano meglio comprese come parti di un unico insieme con il Partenone. Il dato viene utilizzato da Mitsotakis per sostenere che la richiesta greca avrebbe trovato un consenso crescente anche nel Regno Unito.
Il riferimento all’arazzo di Bayeux arriva inoltre dopo anni di colloqui fra i governi greco e britannico e fra la Grecia e la dirigenza del British Museum. Mitsotakis afferma di essere stato sorpreso dalla recente proposta del museo britannico di utilizzare il prestito di Bayeux come possibile modello per un accordo sui Marmi del Partenone. La sua risposta è netta: i due casi non sarebbero assimilabili. Nel caso dell’arazzo, infatti, un’opera integra viene trasferita temporaneamente e poi restituita nella sua interezza. Nel caso del Partenone, l’obiettivo dichiarato da Atene è invece la riunificazione permanente di elementi che facevano parte della decorazione del monumento.
Mitsotakis richiama anche l’Unesco, ricordando le ripetute sollecitazioni dell’Intergovernmental Committee for the Return of Cultural Property to its Countries of Origin affinché Regno Unito e Grecia affrontino la questione attraverso un dialogo definito in buona fede.
Nell’intervento il premier prova inoltre a spostare il significato della controversia dal terreno della restituzione a quello della cooperazione culturale. Una eventuale riunificazione, sostiene, potrebbe diventare il punto di partenza per una nuova collaborazione fra istituzioni culturali greche e britanniche, con mostre, attività di ricerca, conservazione e scambi fra musei dei due paesi.
La proposta viene collegata anche a una dichiarazione del 2023 dell’attuale primo ministro britannico Andy Burnham, che aveva sostenuto la restituzione delle sculture alla Grecia “no strings attached”, cioè senza condizioni, presentandola come un possibile strumento per modificare la percezione della Gran Bretagna nel mondo.
Mitsotakis conclude il suo intervento riportando la questione al significato storico attribuito al Partenone. “In un momento in cui i principi democratici sono messi in discussione in tutto il mondo”, scrive, “ripristinare l’unità di un monumento così strettamente legato alla nascita della democrazia stessa invierebbe un segnale forte. La Grecia è pronta. Ciò che serve ora è la volontà politica e il coraggio di compiere il passo decisivo, di riunire le sculture e di trasformare una disputa storica in un atto unico di amicizia culturale”.
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