Erano nascosti dietro una parete costruita appositamente per renderli introvabili, tra blocchi di cemento e cartongesso: è così che gli investigatori hanno recuperato gli ultimi due dipinti di Pierre-Auguste Renoir sottratti lo scorso 8 settembre dal museo dedicato all’artista a Cagnes-sur-Mer, nel sud della Francia. Le opere sono state ritrovate venerdì 9 ottobre (ma la notizia è stata data soltanto nelle scorse ore) durante una seconda perquisizione nell’abitazione del principale sospettato, ma presentano alcuni danni che renderanno necessario un intervento di restauro prima del loro ritorno nelle sale del museo.
A fornire i dettagli del recupero è stato Nicolas Bessone, procuratore della Repubblica di Marsiglia, durante una conferenza stampa tenuta lunedì 12 ottobre a Nanterre, nella sede della polizia giudiziaria. Le opere, ha spiegato, sono state rinvenute “leggermente danneggiate”. Nel caso di Femme au puits, il danno riguarda la cornice, mentre il Ritratto di Madame Colonna Romano presenta uno strappo. Le condizioni dei dipinti hanno impedito che fossero trasportati a Parigi per la conferenza stampa: prima di essere nuovamente esposti dovranno essere esaminati e restaurati.
Il ritrovamento completa il recupero delle quattro opere portate via durante il furto. Quando i ladri avevano abbandonato il museo, infatti, due dipinti erano rimasti sul posto, lasciati dai responsabili durante la fuga dopo l’arrivo della polizia municipale. Gli altri due erano invece scomparsi, e sono state pertanto avviate le indagini che hanno condotto gli investigatori fino al nascondiglio ricavato nell’abitazione di uno dei sospettati.
Secondo Éric Antonetti, responsabile del servizio interdipartimentale della polizia giudiziaria delle Alpi Marittime, i quadri erano stati occultati dietro una parete fittizia realizzata con blocchi pieni e cartongesso, in modo da risultare completamente invisibili durante una normale ispezione. Antonetti ha espresso soddisfazione per il recupero, sottolineando che le opere sono state ritrovate in condizioni comunque relativamente buone, nonostante i danni riscontrati.
Il furto era avvenuto nelle prime ore dell’8 settembre. Due uomini si erano introdotti nel giardino del museo dopo aver praticato un’apertura nella recinzione, per poi forzare una finestra e accedere all’edificio. Le immagini della videosorveglianza hanno permesso agli investigatori di ricostruire la dinamica dell’azione: i ladri erano entrati in una sola sala, nella quale uno di loro aveva utilizzato una sega per staccare i dipinti, mentre il complice li sistemava in una custodia protettiva.
L’intera operazione, secondo la ricostruzione del procuratore Bessone, era durata meno di due minuti. L’allarme era scattato alle 5:49 e la polizia municipale di Cagnes-sur-Mer era arrivata sul posto alle 5:53, costringendo i responsabili ad abbandonare la scena. Nella fuga avevano lasciato due delle quattro opere sottratte.
A indirizzare le indagini verso uno dei presunti autori è stata anche una traccia biologica rinvenuta sulla custodia utilizzata per trasportare i dipinti. L’analisi del DNA ha consentito di identificare un uomo di 29 anni residente nel dipartimento del Var, già noto alle forze dell’ordine, nei confronti del quale è stata disposta la messa in esame con le accuse di furto in banda organizzata e associazione a delinquere. Gli investigatori gli attribuiscono un ruolo centrale nell’organizzazione del colpo.
L’indagine ha portato complessivamente all’arresto di sei sospettati nella settimana precedente alla conferenza stampa. Secondo quanto riferito dagli avvocati Jean-Denis Flori e Morgan Raynaud, che assistono uno degli indagati, anche il presunto secondo autore materiale del furto è stato presentato a un giudice istruttore sabato 10 ottobre, in vista di una possibile messa in esame. Nella stessa occasione è stata coinvolta una terza persona, sospettata di aver ricettato le opere o di aver contribuito al loro occultamento: i due dipinti recuperati erano infatti nascosti nella sua abitazione.
Un ulteriore elemento decisivo è arrivato dal veicolo utilizzato per la fuga. Dopo aver abbandonato nell’entroterra, nei pressi della stazione sciistica di Gréolières, l’auto rubata impiegata per raggiungere il museo, i responsabili avrebbero ripreso un altro mezzo. Quest’ultimo era però dotato di un dispositivo di localizzazione installato dalla polizia nell’ambito di un’indagine distinta. La presenza di questo dispositivo ha consentito agli investigatori di seguirne gli spostamenti, e la circostanza ha fornito un importante contributo alla ricostruzione della vicenda.
Il recupero dei due dipinti permette ora di concentrare l’attenzione sulle loro condizioni conservative. La cornice danneggiata della Femme au puits e lo strappo sul Ritratto di Madame Colonna Romano richiederanno verifiche e interventi prima che le opere possano tornare al pubblico. Non è stata ancora indicata una data per la loro ricollocazione nel museo.
Il museo Renoir di Cagnes-sur-Mer si trova nella proprietà in cui il pittore trascorse gli ultimi anni della sua vita. Il furto aveva colpito dunque un luogo legato direttamente alla biografia dell’artista, oltre che una raccolta di opere custodite in un contesto storico particolarmente significativo. Con il ritrovamento degli ultimi due dipinti, tutte e quattro le opere sottratte l’8 settembre sono state recuperate. Resta ora il lavoro di conservazione necessario a riparare i danni e a restituirle, una volta concluso il restauro, alla loro sede.
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