Pubblicità

Come è cambiata Artissima? Ecco cosa dicono davvero dieci anni di dati sulle gallerie

Categorie: News Focus / Argomenti: Arte contemporanea - Artissima - Fiere d'arte


Come è cambiata Artissima? I numeri delle ultime dieci edizioni raccontano una trasformazione profonda: crescono le gallerie italiane fedeli alla manifestazione, mentre quelle straniere partecipano sempre più occasionalmente. E anche la composizione si modifica: più gallerie italiane, meno debutti e un ricambio internazionale particolarmente elevato. Ecco cosa dicono i dati.

Pubblicità
Pubblicità

Come è cambiata Artissima negli ultimi dieci anni? Quante gallerie sono fedeli alla fiera, quante hanno provato una volta sola, quante abbandonano, quante rientrano, cosa suggeriscono le modifiche della composizione della fiera? Abbiamo provato a ricavare delle statistiche dagli elenchi degli espositori delle ultime dieci edizioni (escludendo l’edizione Unplugged del 2020 per l’impossibilità di confrontarla con le altre), quindi dal 2016 al 2026: i dati permettono di misurare con una certa precisione quanto la fiera di Torino cambi da un anno all’altro, quanto invece si appoggi su una base di gallerie che ritornano, quanto sia veramente internazionale, e via dicendo. I numeri raccontano una manifestazione con due anime: una parte italiana molto fedele, che nel tempo è diventata la maggioranza, e una parte straniera molto più mobile, che si rinnova in larga misura a ogni edizione.

Pubblicità
Pubblicità

Intanto, qualche nota di metodo: per i nostri dati abbiamo considerato le gallerie e non gli stand, ragione per cui se uno stand, in una edizione, è stato suddiviso tra due gallerie, abbiamo contato due gallerie separate. Abbiamo poi tratto la statistica tenendo conto dei cambi di denominazione, dei cambi di sede, delle fusioni (in caso di due gallerie fuse, abbiamo assegnato a una delle due la continuità storica piuttosto che considerare il nuovo soggetto un debuttante), considerando italiane le gallerie che hanno la sede principale in Italia e tenendo come base per considerare i debutti l’edizione del 2016. Tutti i debutti che consideriamo dunque per questo articolo sono da ritenersi debutti non assoluti, ma riferiti alla prima edizione che abbiamo considerato per questa piccola ricerca.

Pubblicità
Pubblicità

Nelle dieci edizioni considerate hanno esposto 697 gallerie diverse. Le presenze complessive, cioè la somma delle gallerie presenti in ciascuna edizione, sono 1.907, il che significa che ogni galleria ha partecipato a Torino in media 2,7 volte. La media nasconde però una distribuzione molto asimmetrica: quasi una galleria su due, 333 su 697, pari al 47,8%, è comparsa infatti una volta sola in queste dieci edizioni. Le gallerie con almeno due partecipazioni sono invece 364, il 52,2%, quelle con almeno quattro sono 176, il 25,3%, e quelle con almeno sei sono 103, il 14,8%. Sono invece 28 le gallerie che hanno partecipato a tutte le dieci edizioni prese in considerazione (il 4% del totale): 26 sono italiane (Alberta Pane, Apalazzo, Colophonarte, Continua, de’ Foscherari, Enrico Astuni, Franco Noero, Frittelli, Giorgio Persano, Laveronica, Lia Rumma, Mazzoleni, Mazzoli, Monica de Cardenas, Monitor, P420, Primo Marella, Prometeo, Raffaella Cortese, Repetto, Rolando Anselmi, Simóndi, SpazioA, Thomas Brambilla, Tucci Russo e Vistamare) e 2 straniere (Gregor Podnar e Piero Atchugarry).

Pubblicità
Pubblicità
Artissima 2026. Foto: Perottino-Piva-Castellano-Bergadano / Artissima
Artissima 2026. Foto: Perottino-Piva-Castellano-Bergadano / Artissima

Il nucleo stabile, per quanto ristretto, pesa molto sul funzionamento della fiera: le 103 gallerie con almeno sei partecipazioni generano il 43,2% di tutte le presenze registrate nel decennio, e il 40,5% degli espositori dell’edizione 2026 ha totalizzato nel decennio sei partecipazioni o più. Si può dire quindi che Artissima si regga su una minoranza di gallerie ricorrenti, circondata da una larga fascia di presenze occasionali.

La distinzione tra gallerie italiane e straniere è il dato che più cambia la lettura. Per questa analisi è stata considerata italiana ogni galleria che in almeno un’edizione abbia avuto una sede in Italia, anche quando in seguito si è spostata o ha aperto altrove, in modo da non trattare come due realtà diverse una galleria che cambia città. Con questo criterio le gallerie italiane sono 195 e quelle straniere 502: le prime hanno partecipato in media 4,7 volte, le seconde 2. Tra le italiane solo il 22,1% è comparso una volta sola, tra le straniere lo ha fatto il 57,8%. Tra quelle con almeno sei partecipazioni, 78 sono italiane e 25 straniere: il 40% delle italiane raggiunge questa soglia, contro appena il 5% delle straniere.

Sulle dimensioni delle edizioni, i dati mostrano una fiera sostanzialmente stabile. Le gallerie che si sono presentate a Torino sono state 193 nel 2016, 210 nel 2017, 189 nel 2018, 207 nel 2019, 178 nel 2021, 184 nel 2022, 186 nel 2023, 195 nel 2024, 180 nel 2025 e 185 nel 2026. L’oscillazione è contenuta e il calo più marcato riguarda il 2021, la prima edizione dopo la pausa, con una trentina di espositori in meno rispetto al 2019. Quello che si è mosso, sotto una dimensione quasi costante, è la composizione. La quota di gallerie italiane è passata dal 38,9% del 2016 al 53,0% del 2026, e in valori assoluti le italiane sono salite da 75 a 98 e le straniere sono scese da 118 a 87. Il percorso non è lineare: la quota italiana era già salita al 44,8% nel 2017, ha oscillato tra il 43 e il 46% fino al 2019, ha superato il 50% nel 2021, si è collocata intorno al 49% nel biennio 2022-2023 e dal 2024 si è stabilizzata tra il 52 e il 54%. Il picco è del 2024, con il 53,8%, e l’edizione 2026 si colloca subito sotto, al 53,0%. Si può comunque dire che Artissima stia diventando sempre più italiana e sempre meno internazionale, per quanto comunque la presenza straniera, malgrado sia scesa di circa dieci punti percentuali in dieci anni, sia tuttora forte.

Artissima 2026. Foto: Perottino-Piva-Castellano-Bergadano / Artissima
Artissima 2026. Foto: Perottino-Piva-Castellano-Bergadano / Artissima

Per capire da dove nasca questo spostamento bisogna guardare ai tassi di fidelizzazione, come abbiamo chiamato la quota di gallerie presenti in un’edizione che tornano in quella successiva. Nell’insieme la media sulle nove transizioni tra edizioni consecutive è del 61,4%, ma il dato si divide nettamente: 80,8% per le italiane e 43,7% per le straniere. In termini pratici, in ogni passaggio tra un’edizione e l’altra restano a Torino circa quattro gallerie italiane su cinque e meno di una straniera su due. Le gallerie italiane che escono sono quindi poche, mentre le straniere che escono vengono sostituite da altre, in larga parte nuove. Il corrispondente tasso di ricambio, cioè la quota di gallerie dell’edizione in corso che non erano presenti in quella precedente, è in media del 38,5% sul totale, del 21,7% per le italiane e del 55,1% per le straniere. Un ricambio così alto tra le straniere non è di per sé un segnale negativo né positivo: può indicare una fiera capace di attrarre ogni anno nuove gallerie internazionali, ma può anche riflettere la difficoltà di trattenerle, e i dati sull’abbandono suggeriscono che entrambe le letture abbiano una parte di verità. Ad ogni modo appare piuttosto evidente che le gallerie italiane, almeno quelle che espongono con una certa ricorrenza, sembrano considerare Artissima un appuntamento relativamente stabile, quasi una presenza strutturale nella propria attività fieristica, mentre le straniere sembrano interpretare la partecipazione come un investimento più occasionale, da valutare di volta in volta.

Un passaggio mostra più degli altri la fragilità della componente straniera: quello dal 2019 al 2021. In quell’occasione la fidelizzazione complessiva è scesa al 46,4%, il valore più basso del decennio, e per le gallerie straniere al 28,8%, contro il 69,7% delle italiane. Dei 207 espositori del 2019, soltanto 96 sono tornati nel 2021. Va tuttavia ricordato che tra le due edizioni c’è stata l’edizione 2020 in formato diverso, che è stata esclusa dall’analisi: i dati misurano quindi due anni solari di distanza, e non è possibile distinguere quanto il calo dipenda dal contesto di quel periodo e quanto da dinamiche già in corso.

Dopo il 2021 la fidelizzazione è risalita in modo progressivo: 57,3% nel passaggio 2021-2022, 61,4% nel 2022-2023, 68,3% nel 2023-2024, 63,6% nel 2024-2025 e di nuovo 68,3% nel 2025-2026. Parallelamente il ricambio è sceso dal 46,1% del 2021 al 31,1% del 2025, per poi risalire di poco al 33,5% nel 2026. La fiera, in altre parole, negli ultimi tre anni appare più stabile di quanto fosse nella prima metà del decennio.

Artissima 2026. Foto: Perottino-Piva-Castellano-Bergadano / Artissima
Artissima 2026. Foto: Perottino-Piva-Castellano-Bergadano / Artissima

La stessa tendenza si legge nei debutti, intesi come anticipato, come gallerie alla prima presenza assoluta nel periodo preso in considerazione. Nel 2017 erano 85, pari al 40,5% degli espositori. Da allora il numero è sceso quasi senza interruzioni fino a 35 nel 2025, il 19,4%, per attestarsi a 41 nel 2026, il 22,2%. Nel complesso, dal 2017 al 2026 sono state registrate 504 prime presenze. Di queste, 145 riguardano gallerie dichiarate come New Entries, la sezione dedicata a realtà giovani con meno di cinque anni di attività. Il 71% delle gallerie al primo ingresso nel decennio, in sostanza, non proviene dalla sezione riservata alle gallerie giovani, e questo suggerisce che la fiera abbia rinnovato il proprio perimetro soprattutto con operatori già affermati altrove. Le New Entries dichiarate oscillano tra 12 e 25 all’anno, con il massimo nel 2021, e rappresentano tra il 6 e il 14% degli espositori.

Parallelamente è aumentata l’anzianità media del parterre. Le gallerie che avevano già partecipato ad almeno tre edizioni precedenti erano il 38,2% del totale nel 2019, e sono il 53,5% nel 2026. Si tratta, ovviamente, di un indicatore costruito sulla sola presenza a Torino e non sull’età effettiva delle gallerie o sulla sezione di appartenenza, ma la direzione è coerente con il calo dei debutti e con la crescita della fidelizzazione. Nel 2026 il 22,2% degli espositori è al debutto, il 24,3% ha alle spalle una o due partecipazioni e il 53,5% ne ha almeno tre.

L’altra faccia della stabilità è l’abbandono. Quando una galleria non compare più tra un’edizione e altre, si possono distinguere due fenomeni: l’assenza temporanea, seguita cioè da un ritorno, e l’uscita prolungata. Per questa seconda categoria abbiamo adottato una soglia prudente, considerando abbandono definitivo l’assenza per almeno tre edizioni consecutive senza ritorno entro il 2026. Con questo criterio sono 391 le gallerie che hanno lasciato la fiera, il 56,1% del totale, mentre 185, il 26,5%, sono presenti nel 2026 e 121, il 17,4%, sono assenti da una o due edizioni e non possono ancora essere classificate almeno stando a questo criterio. Rapportato alle gallerie presenti nell’edizione precedente, l’abbandono definitivo vale in media il 29,0% nelle transizioni valutabili, quelle fino al 2023-2024, con valori compresi tra il 24,9% del primo passaggio e il 37,2% del passaggio 2019-2021. Per le italiane la media è del 10,8%, per le straniere del 44,5%. In pratica, in ogni passaggio tra due edizioni circa quattro gallerie straniere su dieci tra quelle presenti a Torino finiscono per non tornarci più, mentre per le italiane la quota è di circa una su dieci.

Tra i nomi più noti che sembrano aver abbandonato definitivamente artissima figurano le italiane Massimo De Carlo (che ha partecipato nel 2018 e nel 2019 per non fare più ritorno) e Podbielski (dal 2016 al 2021), e, tra le straniere, Jocelyn Wolff (presente dal 2016 al 2023), Hubert Winter (presente dal 2016 al 2023), Air de Paris (presente saltuariamente fino al 2021). Anche l’abbandono, di per sé, non è un indicatore della qualità della fiera. Un espositore può infatti non presenziare più in una kermesse sia perché non ritiene necessario farlo riuscendo a vendere altrove, sia perché reputa poco redditizia la sua partecipazione. Per le gallerie internazionali ci possono essere poi altre spiegazioni, per esempio eventuale aumento dei costi di partecipazione e di trasporto, sovrapposizioni con altre fiere nel calendario internazionale. Senza contare che una galleria può aver legittimamente scelto, molto semplicemente, di cambiare strategia commerciale.

Artissima 2026. Foto: Perottino-Piva-Castellano-Bergadano / Artissima
Artissima 2026. Foto: Perottino-Piva-Castellano-Bergadano / Artissima

Il ritorno dopo un’assenza è un fenomeno minoritario ma non marginale: nel decennio si contano 669 episodi di uscita, cioè casi in cui una galleria presente in un’edizione risulta assente in quella successiva, e in 157 casi, il 23,5%, la galleria è poi tornata. Il ritorno è molto più frequente tra le italiane, 38,6%, che tra le straniere, 18,8%. La maggior parte dei rientri avviene presto: 81 gallerie sono tornate dopo una sola edizione di assenza, 41 dopo due, 16 dopo tre, e solo 19 dopo quattro o più edizioni. Chi rientra lo fa quindi, nel 78% dei casi, entro due edizioni. Calcolando la probabilità di ritorno solo sugli episodi osservabili per il periodo considerato, la quota di gallerie che rientrano entro una edizione è del 13,2%, entro due del 21,3%, entro tre del 24,9%, per poi stabilizzarsi attorno al 29-30%. Dopo tre edizioni di assenza le probabilità di rivedere una galleria crescono pochissimo, e questo conferma la ragionevolezza di una soglia di tre edizioni per definire un’uscita come definitiva. Il caso più lungo, otto edizioni di assenza prima del ritorno, riguarda una sola galleria, la brasiliana Luisa Strina, presente nel 2016 e di nuovo nel 2026.

Esiste anche una zona intermedia di partecipazione discontinua. Sono 58 le gallerie che hanno saltato una sola edizione per volta e sono tornate, 75 quelle che sono rientrate dopo un’assenza di almeno due edizioni consecutive e 60 quelle entrate in un momento successivo al 2016 e rimaste senza interruzioni fino al 2026. A fronte di questi gruppi, 292 gallerie, il 41,9% del totale, si sono presentate una sola volta e non sono più tornate, mentre 41 sono al debutto nel 2026. È una platea ampia e in gran parte straniera, che attraversa la fiera senza stabilizzarsi.

Un’altra misura della continuità è il confronto tra l’edizione iniziale e quella finale dell’arco temporale. Delle 193 gallerie presenti nel 2016, 54 sono presenti anche nel 2026, il 28,0%. Tra le italiane la quota è del 56,0%, 42 gallerie su 75, tra le straniere del 10,2%, 12 su 118. Delle 54 gallerie presenti in entrambe le edizioni, 28, come detto più sopra, non hanno mai saltato un’edizione e 26 hanno avuto almeno un’assenza nel mezzo (quindi hanno partecipato ad almeno nove edizioni). Dal lato opposto, il 29,2% delle gallerie del 2026 era già a Torino dieci anni prima, mentre il restante 70,8% non era presente nel 2016. A dieci anni di distanza, sette gallerie su dieci tra quelle del 2016 non sono più in fiera.

Messi insieme, questi dati portano a una descrizione abbastanza netta del tipo di ricambio che ha interessato Artissima. La fiera, intanto, non ha cambiato dimensioni né ha smesso di essere internazionale, ma ha evidentemente spostato il proprio baricentro, ragione che potrebbe spiegare (benché, ovviamente, questi dati non possano dimostrarlo) il perché la kermesse di Torino appaia sempre meno come una fiera di ricerca e sempre più come una fiera dalla dimensione commerciale molto più consolidata (fermo restando che la vendita, ovviamente, è il fine ultimo di qualunque fiera) dove, per esempio, si vede uno spazio dell’arte moderna sempre più esteso (tant’è che alcuni galleristi che trattano in prevalenza moderno o nomi storicizzati, come Tornabuoni, Biasutti&Biasutti o Matteo Lampertico, hanno cominciato a partecipare solo di recente, il che non è una dimostrazione statistica di un cambiamento complessivo dell’offerta, ma offre comunque una base su cui ragionare): la componente italiana è passata da poco più di un terzo a più della metà degli espositori, anche se per effetto soprattutto di una maggiore tenuta, e in misura minore per il calo del numero di gallerie straniere (è quindi naturale che se il nucleo italiano rimane stabile e radicato, e l’offerta commerciale delle gallerie storiche subisce poche mutazioni, la fiera trasmetta contemporaneamente un’impressione di solidità e di cautela). La componente straniera continua a garantire un flusso ampio di nuove presenze ogni anno, ma ha un tasso di permanenza basso, e il 2021 ha mostrato quanto questo flusso possa essere sensibile a fattori esterni.

Artissima 2026. Foto: Perottino-Piva-Castellano-Bergadano / Artissima
Artissima 2026. Foto: Perottino-Piva-Castellano-Bergadano / Artissima

Anche il dato sulla solidità (più di 4 gallerie su 10 presenti in almeno sei edizioni) può esser letto in positivo o in negativo. In positivo, dà l’idea di una fiera in cui molte gallerie ritengono sensato investire spesso, il che suggerisce l’impressione di una kermesse che funziona e dove si vende. E, ovviamente, dà anche l’idea di una fiera credibile: una manifestazione come Artissima non potrebbe vivere soltanto di debuttanti o di presenze occasionali. Dall’altro, invece, potrebbe esser letto come un problema di progressiva chiusura del sistema, di scarsa apertura al nuovo. Insomma, c’è da chiedersi se Artissima abbia raggiunto una maggiore maturità o stia progressivamente restringendo il proprio orizzonte. Ancora: servirebbero, per rispondere alla domanda, dati più qualitativi che quantitativi.

Le tendenze degli ultimi anni indicano tuttavia una fase di consolidamento, ovvero meno debutti, ricambio in riduzione, più gallerie con una storia pregressa a Torino. Il dato, tuttavia, va letto con prudenza: una fiera più stabile è anche una fiera che dipende in misura maggiore da un gruppo di gallerie ricorrenti, e il basso numero di debutti può riflettere tanto una selezione più orientata alla continuità quanto una minore capacità di attrarre nuovi operatori, ragion per cui su questo punto non è possibile tirare conclusioni definitive. I dati calcolati sui meri nomi degli espositori non consentono infatti di stabilire quale delle due spiegazioni prevalga, e per verificarlo servirebbero informazioni ulteriori, come l’età delle gallerie, la sezione di ingresso, le candidature respinte, i motivi delle mancate riconferme.

Dai dati è possibile ricavare l’idea di una possibile trasformazione del posizionamento della fiera, almeno negli ultimi dieci anni: da manifestazione internazionale con una forte capacità di attrazione verso un sistema sempre più radicato nel mercato italiano, che conserva una componente internazionale ma fatica a trasformarla in una comunità stabile di espositori. Questo non significa necessariamente che Artissima sia diventata meno internazionale nella qualità delle proposte, ma semplicemente che la continuità degli operatori internazionali non sembra essere la caratteristica principale della fiera torinese. Una fiera può avere un ricambio internazionale molto elevato e continuare a presentare proposte di grande interesse: la questione, semmai, è capire se questo ricambio sia il risultato di una strategia di apertura oppure di una difficoltà di fidelizzazione. E ancora, dai dati si potrebbe forse supporre che Artissima sia progressivamente sostituendo una parte della propria funzione di “laboratorio”, per così dire, con una funzione di consolidamento del mercato.

Un consolidamento del mercato che potrebbe essere fisiologico, specialmente considerando il fatto che è aumentata fortemente la presenza di galleristi italiani. Il pubblico di Artissima rimane, del resto, pienamente italiano: come si riflette questa caratteristica sulla composizione della fiera? Ed è possibile ricavare un suggerimento in senso contrario? La solidità della fiera potrebbe derivare, per esempio, da una scarsa propensione del pubblico al rischio: la fiera potrebbe basarsi quindi su di un nucleo forte di gallerie che presentano un’offerta commerciale con poche oscillazioni, adatta a un pubblico che ama privilegiare acquisti percepiti come più sicuri o banalmente più in linea con un gusto riconoscibile (una fiera può essere un luogo in cui si presenta ciò che il mercato già riconosce e un luogo in cui si cerca di anticipare ciò che sul mercato potrebbe emergere in futuro, funzioni certamente non incompatibili ma che inevitabilmente si riflettono sulla composizione degli espositori: se un tempo di Artissima si sarebbe detto che era la seconda dimensione a prevalere, oggigiorno pare accade il contrario). Un pubblico che dunque potrebbe premiare le gallerie che tornano e che assecondano le sue preferenze, piuttosto che le gallerie straniere che propongono novità, magari vendono poco, e quindi sono poco propense a tornare. Una fiera frequentata in prevalenza da collezionisti italiani potrebbe favorire le gallerie che conoscono meglio il mercato interno e hanno maggior capacità di costruire relazioni continuative con i potenziali acquirenti. La direzione della fiera potrebbe dunque favorire questa dinamica orientando in un senso preciso la composizione degli espositori.

Commenti

Per inviare il commento devi accedere o registrarti.
Non preoccuparti, il tuo commento sarà salvato e ripristinato dopo l’accesso.