Feng J, la designer che trasforma i dipinti di Monet in gioielli d’alta gioielleria


Dalle ninfee ai rami dei salici, la designer Feng J trasforma la luce e i colori di Claude Monet in gioielli d’alta gioielleria.

C’è una designer di gioielli che ha trovato nella pittura di Claude Monet una fonte d’ispirazione per creare spille e preziosi: le pennellate dell’artista francese diventano gemme preziose, i riflessi della luce si traducono in diamanti e le sfumature dei paesaggi impressionisti prendono forma in gioielli d’alta gioielleria.

Le creazioni di Feng J sono state presentate a Parigi e Hong Kong in occasione della grande asta Le Temps Retrouvé: The Schlumberger Collection, una delle più preziose collezioni private di arte impressionista e moderna mai messe all’asta in Francia, in programma a Parigi da Sotheby’s il 22 ottobre e che vedrà in vendita anche due dipinti inediti di Claude Monet. La designer si è raccontata a Lili Goksenin per Sotheby’s.

Prima di diventare designer di gioielli, Feng J sognava di fare la pittrice. Ha iniziato a studiare pittura a inchiostro e calligrafia fin da bambina. Il suo bisnonno era stato pittore di corte durante la dinastia Qing e questa eredità artistica ha contribuito a definire il suo modo di guardare il mondo. All’Accademia d’Arte Cinese di Hangzhou, Feng J si è avvicinata sempre più all’astrazione. Ha però conseguito una laurea in Design di Mobili e Prodotti. È durante gli studi a Londra, al London College of Fashion, dove si è specializzata in accessori moda, che ha scoperto la gioielleria. Tornata in Cina, ha approfondito la gemmologia al GIA di Shanghai. Dopo alcuni anni di sperimentazione, nel 2016 ha fondato a Parigi la maison Feng J – Joaillerie d’Art. 

È però la pittura, e in particolare quella di Monet, a rappresentare il cuore della sua ricerca creativa. Feng J ricorda la scoperta dell’arte di Monet durante gli anni scolastici come una vera rivelazione. A colpirla furono soprattutto il rapporto con la natura, l’attenzione alla luce e all’atmosfera, ma anche la dimensione contemplativa delle sue opere. Sono elementi che, secondo la designer, trovano una profonda affinità con la tradizione estetica cinese e che hanno influenzato generazioni di artisti.

Per realizzare i gioielli ispirati a Monet, Feng J ha visitato il Musée des Impressionnismes di Giverny, dove ha ammirato la monumentale tela dipinta dall’artista durante la prima guerra mondiale. A catturare la sua attenzione non sono state tanto le ninfee, quanto i rami del salice piangente e la modernità della composizione, caratterizzata da una dimensione quasi astratta. Un aspetto che ha immediatamente dialogato con la sua sensibilità artistica.
Da questa esperienza è nata Libellule de Giverny, una spilla a forma di libellula le cui ali richiamano i rami luminosi degli alberi dipinti da Monet. La creazione s’inserisce in un percorso che comprende anche Libellule aux rameaux de saule, ovvero Libellula con rami di salice, e La foglia di Ginkgo dell’alba. Attraverso queste opere, Feng J cerca di trasferire nei gioielli non soltanto i soggetti dei dipinti, ma anche il movimento delle pennellate e il ritmo della composizione. L’obiettivo è tradurre il linguaggio pittorico di Monet in quello dell’alta gioielleria.

Spilla Libellula con rami di salice. Foto: Sotheby's
Spilla Libellula con rami di salice. Foto: Sotheby’s
Spilla Foglia di Ginkgo dell'alba. Foto: Sotheby's
Spilla Foglia di Ginkgo dell’alba. Foto: Sotheby’s

Per riprodurre le variazioni cromatiche e la luminosità dei dipinti, la designer utilizza tecniche particolari, tra cui il Floating Set, un sistema di incastonatura da lei inventato, e il Double Rose Cut, un antico taglio delle gemme che ha riscoperto e adattato al proprio linguaggio artistico. Le pietre preziose e i diamanti diventano così veri pigmenti: vengono sovrapposti e disposti secondo diverse angolazioni per ottenere giochi di colore, trasparenze e riflessi. Ogni gioiello richiede mesi di lavoro, tra sperimentazioni, prove e tentativi. La tecnica dell’incastonatura flottante è particolarmente complessa e imprevedibile: non permette di stabilire in anticipo ogni dettaglio della composizione e richiede che ciascuna pietra venga posizionata manualmente. Feng J comincia definendo la disposizione delle gemme e poi lavora a stretto contatto con l’incastonatore, seguendo passo dopo passo la nascita del gioiello.

Nel corso degli anni ha costruito una vera “biblioteca dei colori”, una raccolta di pietre organizzate per tonalità, sfumature, gradazioni e saturazioni. La sua gamma di verdi comprende smeraldi, tsavoriti, zaffiri verdi e tormaline, mentre quella dei rossi, rosa e arancioni include rubini, spinelli e il raro zaffiro padparadscha color pesca. Un repertorio cromatico che le consente di avvicinarsi alla pittura attraverso materiali preziosi.




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