Un progetto espositivo dedicato a uno dei grandi protagonisti della fotografia del Novecento mette in dialogo due istituzioni culturali del Veneto attraverso un percorso complementare che ripercorre la vita e l’opera di Alfred Eisenstaedt (Tczew, 1898 – Oak Bluffs, 1995). Fino al 20 settembre 2026, il Museo Villa Bassi Rathgeb di Abano Terme ospita infatti la mostra Alfred Eisenstaedt. La fotografia era nell’aria, mentre fino al 22 novembre il racconto prosegue al Museo Storico Navale di Venezia con un secondo allestimento dedicato agli anni europei del fotografo.
L’iniziativa, curata da Monica Poggi e prodotta da CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia, è organizzata dal Comune di Abano Terme e da D’Uva, gestore del MUNAV – Museo Storico Navale di Venezia. Il progetto nasce con l’obiettivo di valorizzare il dialogo tra istituzioni e territorio attraverso la figura di un autore che ha contribuito in maniera decisiva alla definizione del linguaggio del fotogiornalismo contemporaneo. Il titolo della mostra riprende una riflessione dello stesso Eisenstaedt sulla Germania del primo dopoguerra e richiama quel clima di trasformazione, apertura culturale ed energia creativa che caratterizzò la sua formazione e che gli organizzatori intendono evocare attraverso questo doppio percorso espositivo.
Considerato uno dei più importanti fotografi del XX secolo, Alfred Eisenstaedt è noto soprattutto per essere stato uno dei principali interpreti visivi della rivista Life e autore di una delle immagini più celebri della storia della fotografia, il celebre V-J Day in Times Square, lo scatto realizzato il 14 agosto 1945 durante i festeggiamenti per la fine della Seconda guerra mondiale, che immortala il bacio tra un marinaio e un’infermiera nel cuore di New York. La mostra allestita a Villa Bassi Rathgeb si concentra sul periodo più significativo della sua carriera, quello successivo al trasferimento negli Stati Uniti.
Il percorso riunisce circa 80 fotografie organizzate in quattro sezioni e racconta gli anni che seguirono la fuga dall’Europa nel 1935, quando l’avanzare dell’antisemitismo costrinse Eisenstaedt, di origine ebraica, a lasciare la Germania per stabilirsi negli Stati Uniti. Fu proprio negli Stati Uniti che il fotografo iniziò la lunga collaborazione con la rivista Life, entrando nella redazione nel 1936. Per il celebre magazine lavorò fino al 1972, anno della cessazione delle pubblicazioni, realizzando oltre 2.500 reportage e più di 90 copertine, contribuendo in modo determinante alla costruzione dell’immaginario visivo del Novecento.
Il percorso espositivo si apre con la sezione “Dagli esordi alla fuga”, dedicata agli anni europei della sua formazione. Le fotografie raccontano una società sospesa tra eleganza e inquietudine, nella quale convivono il fascino della vita culturale e i segnali della crisi politica che avrebbe travolto il continente. Tra le immagini esposte trovano spazio fotografie dedicate al teatro, al circo e alla cerimonia del Premio Nobel per la Letteratura, accanto a scene dal carattere più sorprendente e quasi surreale, come quella di una donna che prende il tè insieme al proprio ghepardo al Café du Bois de Boulogne oppure il ritratto di un cameriere sui pattini a Saint Moritz. Già in questi primi lavori emergono l’attenzione per il contesto sociale, la precisione dello sguardo e quella capacità narrativa che caratterizzerà tutta la sua produzione successiva.
La seconda parte della mostra è dedicata agli Stati Uniti e restituisce il racconto della società americana nel pieno del boom economico. Attraverso immagini caratterizzate da ironia, dinamismo e attenzione ai dettagli della vita quotidiana, Eisenstaedt documenta le trasformazioni di un Paese in rapida evoluzione, raccontandone allo stesso tempo energia, contraddizioni e cambiamenti. Lo stile che emerge da questi lavori coniuga rigore documentario e sensibilità poetica, con una particolare attenzione alla dimensione umana e alle relazioni tra le persone. Le fotografie trasformano episodi apparentemente ordinari in immagini capaci di raccontare un’intera epoca.
Una sezione della mostra è dedicata ai reportage realizzati nel Giappone del secondo dopoguerra. Con il titolo “Equilibri instabili”, il percorso propone fotografie che documentano le conseguenze delle bombe atomiche e i processi di ricostruzione del Paese. Attraverso questi lavori Eisenstaedt amplia ulteriormente la propria ricerca, affrontando temi legati alla memoria, alla rinascita e alla capacità delle società di ricostruirsi dopo i conflitti.
L’ultima parte dell’esposizione raccoglie una selezione di ritratti dedicati ad alcune delle personalità più importanti del Novecento. Tra i protagonisti figurano lo scienziato J. Robert Oppenheimer, il presidente degli Stati Uniti John F. Kennedy, lo scrittore Ernest Hemingway e l’attrice Angela Lansbury. I ritratti mettono in evidenza la capacità del fotografo di instaurare un rapporto diretto con i propri soggetti, cogliendone espressioni e personalità con grande immediatezza.
Al Museo Villa Bassi Rathgeb la mostra apre dal mercoledì alla domenica dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 18.00. Nei mesi di luglio e di agosto da mercoledì a domenica dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 19. Chiuso il lunedì e il martedì. Al MUNAV – Museo Storico Navale di Venezia, dal martedì alla domenica dalle 10 alle 18, chiuso il lunedì. Ingresso: Museo Villa Bassi Rathgeb intero 10 €, ridotto 8 € (con biglietto ingresso MUNAV), 5 € per studenti 7-25 anni, gratis per bambini sotto i 7 anni. Al MUNAV – Museo Storico Navale di Venezia, intero 17 €, ridotto 14 € (con biglietto ingresso Museo Villa Bassi Rathgeb), 8,5 € per studenti 6-26 anni, gratis per bambini sotto i 6 anni. La mostra è accompagnata da un catalogo edito da Dario Cimorelli Editore.
Nato nel 1898 a Dirschau, oggi Tczew, in una famiglia benestante della Prussia occidentale e cresciuto a Berlino, Alfred Eisenstaedt sviluppò fin da giovane una forte passione per la musica, destinata ad accompagnarlo per tutta la vita. A quattordici anni ricevette in regalo una macchina fotografica Kodak, ma il suo percorso venne interrotto dallo scoppio della Prima guerra mondiale. Arruolato nell’esercito, rimase gravemente ferito e durante la lunga convalescenza frequentò i musei, studiando la luce e la composizione dei grandi maestri della pittura, elementi che avrebbero influenzato profondamente il suo modo di fotografare.
Negli anni Venti, mentre lavorava come commerciante di bottoni e cinture, tornò progressivamente alla fotografia. Acquistò una fotocamera Zeiss e iniziò a vendere immagini alle riviste illustrate, in un periodo nel quale il linguaggio fotografico stava vivendo una profonda trasformazione grazie alla diffusione delle pubblicazioni illustrate e delle nuove macchine fotografiche leggere e veloci.
Nella prima metà degli anni Trenta la sua carriera conobbe una rapida affermazione. Viaggiò in tutta Europa documentando eventi politici e culturali e collaborò con alcune delle principali testate dell’epoca, tra cui Die Dame, Berliner Illustrirte Zeitung, Graphic e London Illustrated News.
Con l’ascesa del nazismo, la permanenza in Germania divenne sempre più rischiosa. Dopo aver fotografato figure di primo piano del regime come Adolf Hitler e Joseph Goebbels e aver realizzato un importante reportage in Etiopia, nel 1935 lasciò definitivamente l’Europa trasferendosi a New York.
L’esperienza americana rappresentò la svolta decisiva della sua carriera. Nel 1936 entrò nella redazione di Life, divenendone uno dei fotografi simbolo. Oltre al celebre scatto del bacio a Times Square, continuò per decenni a raccontare i grandi avvenimenti internazionali, documentando la ricostruzione del Giappone, tornando in Etiopia, visitando Israele e ritraendo alcune delle personalità più influenti del Novecento, tra cui Albert Einstein, J. Robert Oppenheimer, Ernest Hemingway, John F. Kennedy e Sophia Loren.
Nel corso della sua lunga attività ricevette numerosi riconoscimenti internazionali e pubblicò diversi volumi dedicati alla propria produzione fotografica. Anche in età avanzata non smise di lavorare. L’ultima fotografia della sua carriera risale al 1993, quando, all’età di novantacinque anni, ritrasse il presidente degli Stati Uniti Bill Clinton insieme alla moglie Hillary e alla figlia Chelsea nella veranda della loro casa di Martha’s Vineyard. Due anni dopo, nel 1995, Alfred Eisenstaedt morì proprio nella residenza di Martha’s Vineyard che tanto aveva amato.
Il progetto espositivo tra Abano Terme e Venezia restituisce così il ritratto di un autore che ha attraversato alcuni dei principali snodi della storia del Novecento, raccontando guerre, ricostruzioni, trasformazioni sociali e grandi protagonisti della politica, della cultura e della scienza attraverso uno sguardo capace di coniugare precisione documentaria, sensibilità artistica e profonda attenzione alla dimensione umana. La doppia mostra celebra non solo uno dei maestri della fotografia internazionale, ma anche il ruolo dell’immagine come strumento privilegiato per comprendere la storia del secolo scorso.
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