La Valsesia non è soltanto la terra delle grandi ascese alpinistiche verso le vette del Monte Rosa o la sede del monumentale complesso del Sacro Monte di Varallo. Esiste una rete capillare di percorsi, meno celebrati ma ugualmente preziosi, che si snodano tra le valli laterali, toccando frazioni abbarbicate e alpeggi un tempo densamente popolati. Si tratta dei Sentieri dell’Arte, un progetto di valorizzazione culturale nato dalla lungimiranza di un gruppo di soci del Club Alpino Italiano che, a partire dal 1972, decise di istituire una commissione specifica dedicata alla tutela della montagna antica. L’obiettivo primario era sottrarre al degrado e all’oblio quel patrimonio di “arte minore” composto da oratori, cappelle e affreschi che punteggiano il territorio. Questo impegno costante, che ha portato al restauro di oltre cento manufatti, è stato ufficialmente riconosciuto nel 1991 con l’assegnazione della medaglia di bronzo della Presidenza della Repubblica per i meriti acquisiti in campo artistico e culturale.
L’iniziativa si è evoluta nel tempo, trasformando il lavoro di recupero in una proposta escursionistica strutturata che oggi conta dodici diversi itinerari. Ogni percorso è pensato per offrire a chi cammina una chiave di lettura diversa del paesaggio alpino, dove la dimensione estetica si fonde con quella religiosa e sociale. Gli itinerari coprono le principali aree della valle, dalla Val Sermenza alla Val Grande, fino alla Val Mastallone, offrendo una varietà di testimonianze che spaziano dal tardo Medioevo al Barocco, fino alle influenze neoclassiche dell’Ottocento.
In Val Sermenza, il cammino che da Boccioleto conduce all’Alpe Seccio è considerato uno dei più emblematici. Qui l’escursionista incontra l’oratorio di San Lorenzo, una struttura consacrata a metà del Quattrocento che custodisce cicli di affreschi di rara bellezza attribuiti a Johannes Andreas. Le immagini, sorprendentemente ben conservate, ritraggono il Redentore, gli Evangelisti e figure di martiri, offrendo uno spaccato della sensibilità pittorica del quindicesimo secolo in ambito rurale. Non lontano, nel territorio di Rossa, l’itinerario verso l’Alpe Sull’Oro permette di ammirare la cappella di San Bernardo, il cui restauro nel 1973 segnò l’atto di nascita ufficiale dell’attività della commissione del CAI. La zona è ricca di suggestioni, come dimostra la chiesa delle Giavinelle, eretta nel Quattrocento e difesa dalle valanghe da un imponente paravalanghe in pietra.
Sempre nella stessa valle, il percorso di Piaggiogna si spinge fino al santuario della Madonna del Sasso, situato oltre i milleduecento metri di quota. La leggenda narra di un’apparizione mariana che avrebbe ridato la parola a una giovane pastorella muta, un evento ricordato da un affresco sulla roccia che ancora oggi attira visitatori e devoti. Lungo la salita, la frazione di Palancato offre esempi significativi di architettura locale, con case dotate di ampi loggiati e facciate decorate dal pittore ottocentesco Giovanni Piccina.
Spostandosi verso la Val Grande, il Sentiero dell’Arte di Campertogno svela una dimensione artistica quasi monumentale. La chiesa parrocchiale, la cui progettazione vide probabilmente il coinvolgimento di figure del calibro di Filippo Juvara e Bernardo Vittone, è un modello di barocco valsesiano che influenzò molte altre costruzioni della valle. Il percorso sale verso l’Argnaccia e Cangello, tra boschi di faggi e betulle, incrociando l’oratorio di San Bernardo e una roccia che gli esperti identificano come un antico altare megalitico.
Poco distante, Mollia offre un itinerario pianeggiante che tocca frazioni come Goreto e Grampa, dove la vita di montagna è raccontata anche attraverso il recupero di strutture produttive storiche. Un complesso seicentesco ospita oggi un mulino, un forno, una fucina e una falegnameria, parte del circuito dell’Ecomuseo valsesiano, a testimonianza di una sussistenza basata sulla trasformazione dei materiali locali. In questa zona, l’opera della famiglia di pittori Orgiazzi è onnipresente, con decorazioni che arricchiscono oratori e cappelle, tra cui spicca la curiosa cappella di San Defendente, dove ogni anno si rinnova la tradizione dei falò beneauguranti.
La Val Gronda, nel territorio di Rassa, propone invece un viaggio nelle radici di una comunità che ha fatto della lavorazione del marmo e del legno la propria cifra distintiva. I ponti in pietra, come quello secentesco che attraversa il torrente, sono capolavori di ingegneria montana che collegano frazioni come Rassetta e Mezzanaccio. In quest’ultimo borgo, la maestosità della “Ca granda”, un edificio di cinque piani, sorprende il visitatore per l’imponenza in un contesto così isolato. L’arte in questi luoghi si esprime anche attraverso i lavori dell’Arienta, artista locale allievo degli Avondo, che decorò l’oratorio di San Bernardo alla Piana ispirandosi a modelli di grandi maestri europei.
Le quote più elevate della Val Grande sono toccate dall’itinerario della Val Vogna, lungo l’Alta Via dei Walser. Qui l’architettura si adegua alle esigenze dei colonizzatori di origine alemanna, con le celebri “torbe” in legno di larice dotate di supporti a forma di fungo per proteggere i cereali dai roditori e dall’umidità. Le frazioni di Rabernardo e Peccia conservano intatto il fascino di un passato lontano, dove ogni pietra e ogni trave rispondeva a una necessità funzionale e simbolica, come la pietra bianca posta sui tetti per scacciare influenze negative.
In Val Mastallone, Rimella rappresenta il più antico insediamento walser della regione, con una storia documentata fin dal tredicesimo secolo. Il sentiero che attraversa le frazioni di Chiesa, Prati e San Giorgio è una lezione di adattamento all’ambiente alpino, con mulattiere chiamate “schtigu” e “gassu” che collegano abitazioni in pietra e legno. Un elemento ricorrente e toccante di questi percorsi è la “posa dei morti”, luoghi dove le bare venivano deposte durante i lunghi e faticosi trasporti a spalla dalle frazioni alte verso il cimitero del paese, in attesa che il clero accogliesse il feretro.
L’eleganza di Fobello, patria della famiglia Lancia e rinomata località di villeggiatura che ospitò anche la Regina Margherita, offre un percorso circolare tra ville signorili e cappelle di devozione popolare. L’itinerario, aggiornato nel 2023, tocca il Museo Carestia Tirozzo e frazioni come Gazza e Belvedere, offrendo ampie vedute panoramiche sulla Valle del Cervo. La fede si manifesta qui in forme raffinate, come l’oratorio di San Giuseppe alla Fontana, frutto della collaborazione tra i pittori Borsetti e Orgiazzi, o la cappella della Sacra Famiglia a Ronco.
Tra gli itinerari meno conosciuti ma di grande suggestione rientra anche il percorso che da Cervatto conduce al santuario della Madonna del Balmone. La salita prende avvio dal piccolo centro walser, posto poco sopra i mille metri di quota, e segue l’antica mulattiera che attraversa Giavina e la frazione di Orlino, dove sopravvivono caratteristiche abitazioni sviluppate in altezza per adattarsi alla limitata disponibilità di terreno edificabile. Il sentiero passa accanto all’oratorio della Consolata e alla chiesa di San Martino, quindi si inoltra in un fitto bosco di roveri, abeti e faggi fino alla chiesetta dei Santi Pietro e Paolo. Entrando nel vallone dominato dalla Punta Castello, il paesaggio si apre sui prati del Taponaccio e conduce infine al santuario della Madonna del Balmone, dedicato alla Madonna di Oropa e preceduto da una caratteristica baita ristrutturata. Lungo il cammino, architettura rurale e devozione popolare restituiscono l’immagine di una montagna abitata e profondamente legata ai propri luoghi di culto.
Un altro itinerario si sviluppa tra Cerva, le Piane di Folecchio e gli alpeggi dei Lavaggi, in un paesaggio dove la dimensione religiosa si lega con la memoria delle antiche comunità della Val Sermenza. La frazione di Cerva, tra i più antichi nuclei documentati della valle, conserva l’oratorio di San Bernardo di Aosta e Sant’Eligio, decorato da affreschi attribuiti a Giovanni Avondo, ultimo grande interprete della tradizione pittorica valsesiana del Settecento. La mulattiera risale poi verso Folecchio, borgo ben conservato che custodisce l’oratorio dei Santi Fabiano e Sebastiano, edificato probabilmente su strutture più antiche e arricchito da pitture di gusto neoclassico. Il percorso attraversa boschi e cappelle votive affrescate da Giacomo Novarina, figura molto attiva nella decorazione popolare ottocentesca della valle, fino a raggiungere le Piane di Folecchio, dove convivono una cappella cinquecentesca e un oratorio più recente dedicato a San Giacomo e San Francesco di Sales. Da qui il sentiero prosegue verso gli alpeggi dei Lavaggi, tra pascoli e testimonianze di devozione alpina come la cappella della Crocifissione e gli affreschi della Madonna del Latte, segni di una spiritualità diffusa che accompagnava la vita quotidiana dei montanari.
Infine, il percorso dei Piani Alti di Scopa conduce l’escursionista verso alpeggi dove la simbologia protettiva è ancora visibile, come il Bambino Gesù ritratto con una collana di granato rosso, antico amuleto contro il malocchio. L’oratorio di Santa Elisabetta e quello di Maria Maddalena erano punti di riferimento per le preghiere legate alle condizioni atmosferiche, fondamentali per la sopravvivenza dei pastori e del bestiame.
Attraversare i Sentieri dell’Arte significa dunque molto più che compiere una semplice escursione in montagna. È un atto di rispetto verso una storia secolare che ha saputo produrre bellezza anche nelle condizioni più difficili. Il lavoro di tutela svolto dal CAI di Varallo e dalla commissione “Montagna antica, montagna da salvare” garantisce che queste testimonianze non vadano perdute, offrendo alle nuove generazioni la possibilità di comprendere l’identità profonda di una valle che ha sempre considerato l’arte come una componente essenziale della propria quotidianità.
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