Rima, piccolo centro montano oggi parte del comune di Alto Sermenza, in provincia di Vercelli, rappresenta uno dei nuclei storici più caratteristici dell’alta Valsesia. Situato a 1.417 metri di quota, in una conca verde ai piedi del Monte Tagliaferro, Rima costituisce l’insediamento abitato più elevato della Valsesia e conserva ancora oggi evidenti tracce della cultura walser che ne segnò la fondazione nel XIV secolo. I Walser, popolazione di origine germanica proveniente da oltralpe, raggiunsero le vallate meridionali del Monte Rosa intorno alla metà del XIII secolo attraverso successive migrazioni. In un territorio alpino caratterizzato da ghiacciai, rocce e condizioni climatiche spesso difficili, i coloni dissodarono terreni, aprirono sentieri e fondarono piccoli nuclei abitativi destinati a trasformarsi nei principali villaggi walser della Valsesia: Alagna, Riva Valdobbia, Rima San Giuseppe, Rimasco, Carcoforo e Rimella. La loro società, fondata prevalentemente sull’agricoltura e sull’allevamento, seguiva i ritmi stagionali della montagna e rimase per secoli in condizioni di forte isolamento, accentuate anche dall’uso del Titzschu, variante del tedesco meridionale parlata all’interno delle comunità walser alpine.
Ad ogni modo, il borgo di Rima, circondato da un grande anfiteatro alpino e inserito in un contesto naturalistico protetto, è legato alla propria storia architettonica e religiosa e anche a una tradizione artigianale che nel corso dell’Ottocento raggiunse notorietà internazionale: la lavorazione del marmo artificiale. Dal 2018 il borgo fa parte del comune di Alto Sermenza insieme a Rimasco. Il paese mantiene le caratteristiche tipiche degli antichi villaggi walser disseminati lungo l’arco alpino, con edifici tradizionali in pietra e legno e una struttura urbana adattata alle condizioni ambientali dell’alta montagna. La presenza walser resta leggibile nelle architetture, nella disposizione del centro storico e nelle testimonianze culturali che ancora definiscono l’identità locale.
All’interno di questo contesto ambientale si inserisce poi il patrimonio storico e artistico di Rima. Il paese conserva infatti alcuni edifici e istituzioni culturali che testimoniano la lunga storia del borgo e delle sue tradizioni. Tra questi figura la chiesa parrocchiale dedicata a San Giovanni Battista, costruita nel Seicento. L’edificio custodisce arredi e sculture lignee di particolare rilevanza, che documentano la qualità delle maestranze attive nell’area valsesiana tra età moderna e contemporanea. Un ruolo centrale nella valorizzazione culturale del paese è svolto dalla Gipsoteca Pietro Della Vedova.
Ospitata in una semplice costruzione tradizionale immersa nel verde, la raccolta conserva circa duecento opere tra calchi, modelli e bozzetti realizzati dallo scultore valsesiano Pietro Della Vedova, docente di scultura presso l’Accademia Albertina di Torino. La gipsoteca costituisce una delle principali testimonianze dell’attività dell’artista e permette di ricostruire il suo processo creativo attraverso materiali preparatori e modelli utilizzati nella realizzazione delle opere definitive. La presenza della gipsoteca si inserisce in un sistema museale diffuso sul territorio della Valsesia e del Vercellese, dedicato alla conservazione delle testimonianze storiche, artistiche e sociali dell’area. In questo contesto Rima assume una posizione particolare grazie alla sopravvivenza di una tradizione artigianale che ha segnato profondamente la vita economica del paese tra Ottocento e Novecento.
Il Museo Laboratorio del Marmo Artificiale rappresenta oggi il principale luogo di conservazione e trasmissione di tale tradizione. L’attività del laboratorio affonda le proprie radici nella metà del XIX secolo, quando numerosi artigiani locali, spesso impegnati in migrazioni stagionali verso altre regioni italiane ed europee, svilupparono una specializzazione nella produzione di stucchi policromi e superfici marmorizzate. La tecnica del marmo artificiale consentiva di imitare con notevole precisione l’aspetto delle pietre naturali più pregiate attraverso l’utilizzo di composti realizzati con polveri minerali, pigmenti e leganti.
Conosciuto anche con il nome di scagliola o marmo finto, il marmo artificiale si distingue per la complessità del procedimento esecutivo. Gli artigiani modellavano gli impasti cromatici riproducendo venature e sfumature simili a quelle del marmo naturale. Una volta completata la lavorazione, le superfici venivano levigate e lucidate fino a ottenere effetti visivi estremamente realistici. Il risultato finale poteva simulare differenti tipologie di pietra decorativa, tanto da rendere difficile distinguere il manufatto artificiale dal materiale naturale. La diffusione della tecnica contribuì alla notorietà degli artigiani di Rima, che nel corso dell’Ottocento operarono in numerosi cantieri italiani ed esteri. La conoscenza del procedimento veniva tramandata all’interno delle famiglie, generalmente di padre in figlio, secondo modalità tipiche delle tradizioni artigianali alpine. Per lungo tempo i segreti della lavorazione rimasero quindi circoscritti a un numero ristretto di maestranze locali.
Il museo laboratorio conserva oggi strumenti storici, campioni originali, modelli decorativi e documentazioni relative alla produzione del marmo artificiale. La struttura non svolge soltanto una funzione espositiva, ma continua a operare anche come spazio di formazione e divulgazione. Attraverso visite guidate, dimostrazioni pratiche e attività laboratoriali, i visitatori possono osservare le varie fasi della lavorazione, dalla preparazione delle miscele alla lucidatura conclusiva delle superfici. Le attività didattiche permettono inoltre di comprendere gli aspetti tecnici e chimici alla base della realizzazione della scagliola. La composizione degli impasti, la scelta dei pigmenti e le modalità di lavorazione richiedono infatti competenze specifiche che uniscono esperienza manuale e conoscenza dei materiali.
Il museo svolge quindi anche una funzione di tutela di un sapere artigianale che rischiava progressivamente di scomparire. Nel corso degli ultimi anni il Laboratorio del Marmo Artificiale di Rima ha assunto anche un valore simbolico legato all’identità del territorio. Attraverso il lavoro di studiosi, restauratori e appassionati, la tecnica continua a essere tramandata e reinterpretata, mantenendo vivo un patrimonio culturale che appartiene alla storia della valle. Il laboratorio rappresenta così un punto di collegamento tra memoria storica e attività contemporanea, contribuendo alla valorizzazione culturale del borgo.
L’abitato sorge all’interno di un territorio che ricade in buona parte nel Parco Naturale Alta Valsesia, area protetta istituita nel 1979 e considerata la più alta d’Europa. Il parco si estende dagli 880 metri di Fobello fino ai 4.559 metri della Punta Gnifetti, comprendendo circa 6.500 ettari distribuiti tra le alte valli della Valsesia, della Val Sermenza e della Val Mastallone. L’area interessa i comuni di Alagna, Rima, Carcoforo, Rimasco, Fobello e Rimella, presentando una notevole varietà ambientale dovuta al dislivello altimetrico. La morfologia del territorio del Parco Naturale Alta Valsesia è inoltre fortemente segnata dall’azione glaciale. Il paesaggio conserva infatti tracce evidenti dei processi geologici che hanno modellato l’area alpina nel corso dei millenni. Tra gli itinerari più noti vi è il Sentiero glaciologico che collega Alagna all’Alpe Fun D’Ekku. Lungo il percorso (percorribile in circa due ore), sono installati pannelli informativi che illustrano lo sviluppo dei ghiacciai circostanti e il loro ruolo nella trasformazione del territorio. Testi, fotografie, grafici e disegni consentono ai visitatori di approfondire gli aspetti geologici e ambientali dell’area.
Sempre ad Alagna, presso l’Alpe Fum Bitz a circa 1.600 metri di quota, si trova il centro visita del Parco Naturale Alta Valsesia. La struttura funge da punto informativo e spazio espositivo dedicato alla conoscenza dell’area protetta e delle sue modalità di gestione. Durante il periodo estivo il centro è aperto quotidianamente, mentre nel resto dell’anno è accessibile su prenotazione. Nelle immediate vicinanze è stato inoltre realizzato un orto botanico che raccoglie le principali specie vegetali tipiche del territorio alpino protetto.
Tra i luoghi di maggiore interesse scientifico del parco figura anche l’Istituto Angelo Mosso, situato a 2.901 metri di quota. Il centro di ricerca, dedicato al fisiologo Angelo Mosso, docente dell’Università di Torino tra il 1879 e il 1910, fu inaugurato nel 1907 per supportare le attività della vicina Capanna Regina Margherita, il rifugio più alto d’Europa. La struttura ospita anche la più alta stazione meteorologica del continente e, dal 2004, grazie al CAI di Varallo Sesia, accoglie una piccola biblioteca considerata la più alta d’Europa. Nel corso del Novecento numerosi studiosi hanno utilizzato la struttura come base per attività di ricerca in alta quota. Attualmente l’Istituto Angelo Mosso è visitabile durante il periodo estivo attraverso visite guidate. Ma come si può raggiungere? Attraverso gli impianti di risalita di Alagna fino al Passo dei Salati, a 2.936 metri di quota, da cui parte un sentiero sterrato che conduce all’edificio in circa quindici minuti.
Nell’area di Cimalegna è invece presente un percorso dedicato alla storia geologica delle Alpi nord-occidentali. Il Percorso Geologico Pedologico di Cimalegna si sviluppa sul pianoro glaciale situato a quasi 3.000 metri di altitudine e prende avvio dal Passo Salati, punto di collegamento tra la Valsesia e la Valle di Gressoney. Il tracciato permette di osservare le caratteristiche geologiche e pedologiche dell’area alpina, fornendo elementi utili alla comprensione della formazione del paesaggio montano.
L’offerta culturale e naturalistica di Rima si sviluppa dunque lungo direttrici differenti ma strettamente collegate tra loro. Da una parte il paese conserva le tracce della propria origine walser e delle trasformazioni storiche avvenute nel corso dei secoli; dall’altra mantiene viva una tradizione artigianale che ha avuto una rilevanza economica e culturale ben oltre i confini della valle. A ciò si aggiunge la presenza di un contesto ambientale di particolare interesse scientifico e paesaggistico, caratterizzato da itinerari escursionistici, aree protette e centri di ricerca legati all’alta montagna. Il borgo di Rima continua così a rappresentare uno dei luoghi più rilevanti dell’alta Valsesia sotto il profilo storico, culturale e ambientale.
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