Ferrara e il cinema: itinerari tra registi, film e memoria storica


Dalle intuizioni urbanistiche rinascimentali ai capolavori del cinema italiano e internazionale, Ferrara e la sua provincia sono sempre state un set cinematografico naturale. Un viaggio tra registi, luoghi di celebri film ambientati a Ferrara e atmosfere sospese che continuano a ispirare generazioni di autori.

Il legame tra Ferrara e il cinema affonda le sue radici in un’urbanistica che sembra essere stata concepita per la messa in scena cinematografica. Spesso definita come la prima città moderna d’Europa per via dell’Addizione Erculea, straordinaria opera di pianificazione urbanistica condotta alla fine del XV secolo dal duca Ercole I d’Este, Ferrara ancora oggi appare come un organismo non finito che si protende verso la campagna, offrendo prospettive che fuggono lungo strade silenziose e giardini celati dietro alti muri di cinta. Questa particolare conformazione ha attirato cineasti fin dai primi anni del secolo scorso, trasformando il territorio in un laboratorio visivo dove la luce e le trame della storia si intrecciano in modo indissolubile. La città estense fece la sua comparsa sul grande schermo già nel 1902, documentando la visita del sovrano Vittorio Emanuele in una breve ripresa di Rodolfo Remondini, a testimonianza di una vocazione che avrebbe portato la provincia a ospitare oltre duecentottanta titoli tra film, documentari e produzioni televisive.

Due figure dominano questo panorama culturale, legando la propria arte alle atmosfere della città: Michelangelo Antonioni e Giorgio Bassani. Il primo, ferrarese di nascita, mosse i primi passi come critico locale prima di debuttare dietro la macchina da presa con il documentario Gente del Po e successivamente con il lungometraggio Cronaca di un amore. Il secondo, pur nato a Bologna, elesse Ferrara a perno della sua produzione letteraria, creando un immaginario che il cinema avrebbe poi tradotto in immagini iconiche. I due condivisero non solo la formazione accademica ma anche passioni personali, come quella per il tennis praticato presso il circolo Marfisa in Corso della Giovecca, luogo che compare proprio nelle indagini investigative del primo film di Antonioni e che riecheggia nelle vicende dei protagonisti del romanzo di Bassani.

L’itinerario nel centro storico non può che partire dal Castello Estense, baluardo architettonico che ha prestato le sue forme a momenti chiave della cinematografia italiana. Fu qui che Luchino Visconti, nel 1943, scelse di ambientare alcune sequenze fondamentali di Ossessione, pellicola che avrebbe segnato la nascita del Neorealismo. Il regista scelse Ferrara per la sua capacità di rappresentare la società del sottoproletariato padano, allora poco indagata dalla narrazione cinematografica ufficiale. Lungo le mura del castello e in Corso Martiri della Libertà si è consumata anche la tragica rievocazione dell’eccidio fascista ne La lunga notte del ’43, diretta da Florestano Vancini e tratta dai racconti bassaniani. Nonostante molte scene fossero state ricostruite negli studi romani per esigenze di produzione, l’impatto visivo della città reale rimane il cuore pulsante dell’opera.

Il Castello Estense di Ferrara. Foto: Provincia di Ferrara
Il Castello Estense di Ferrara. Foto: Provincia di Ferrara
Il Tennis Club Marfisa in Corso della Giovecca. Foto: Giacomo Brini / Ferrara OFF
Il Tennis Club Marfisa in Corso della Giovecca. Foto: Giacomo Brini / Ferrara OFF
Corso Martiri della Libertà. Foto: Gianni Careddu
Corso Martiri della Libertà. Foto: Gianni Careddu
Il Ghetto Ebraico. Foto: Comune di Ferrara
Il Ghetto Ebraico. Foto: Comune di Ferrara

Passeggiare per Ferrara significa oggi ricalcare le orme di attori del calibro di Massimo Girotti, che proprio davanti al Castello si confrontava con Clara Calamai, o immaginare il condottiero Giovanni dalle Bande Nere, interpretato da Hristo Jivkov ne Il mestiere delle armi di Ermanno Olmi, uscire dal ponte levatoio sotto una fitta nevicata. La città ha la capacità di mutare volto a seconda della visione del regista: se per Terry Gilliam la facciata della Cattedrale diventa parte di un collage onirico nel suo viaggio lunare del Barone di Münchausen, per Vittorio De Sica le strade medioevali e la Sinagoga di via Mazzini sono lo sfondo dolente per il destino della famiglia Finzi Contini. Il muretto di Parco Massari, pur non essendo l’originale della villa descritta da Bassani, è diventato nell’immaginario collettivo il simbolo dell’esclusione sociale e delle leggi razziali che colpiscono i protagonisti del film premio Oscar.

Anche la provincia offre scenari altrettanto suggestivi, dove il Po diventa il protagonista silenzioso di narrazioni diverse. A Bondeno e Stellata, Mario Soldati diresse alcune scene del kolossal Guerra e pace, portando attori di fama internazionale come Anita Ekberg e Mel Ferrer lungo gli argini ferraresi. Anche la commedia ha trovato spazio in queste terre: Cento ha ospitato le riprese di film popolari come Le barzellette di Carlo Vanzina, ma è stata anche teatro della dissacrante Mazurka del barone, della santa e del fico fiorone di Pupi Avati, con un indimenticabile Ugo Tognazzi che scende alla stazione di Bondeno per dirigersi verso la cittadina del Guercino. Questi borghi sono stati scelti dai registi per la loro autenticità, capace di restituire quella sensazione di tempo sospeso scandito dal lento scorrere del fiume.

Proseguendo verso il Delta del Po, il paesaggio si trasforma in un mondo d’acqua e terra dove la natura assume un ruolo drammaturgico fondamentale. Comacchio, con i suoi ponti e canali, è stata definita una delle località più cinematografiche della regione. Sophia Loren, nel ruolo di Nives ne La donna del fiume, ha legato la sua immagine alla marinatura delle anguille nell’ex Azienda Valli, segnando un momento di svolta nella sua carriera internazionale. Le Valli di Comacchio sono state anche il rifugio di Anna Magnani in Camicie rosse e lo scenario inquietante per i thriller di Pupi Avati, come La casa dalle finestre che ridono, dove il mistero si nasconde dietro le facciate delle abitazioni lagunari. Anche la fantascienza ha trovato casa in questo ambiente quasi lunare, con produzioni come Starcrash di Lewis Coates che hanno utilizzato il Delta per rappresentare mondi lontani.

Il Delta del Po non è stato solo uno sfondo scenografico, ma il fulcro di un cinema di impegno sociale che ha trovato in Florestano Vancini uno dei suoi massimi interpreti. Attraverso i suoi documentari, il regista ferrarese ha indagato le condizioni umane e sociali delle popolazioni legate al fiume, rendendo giustizia a un paesaggio aspro e affascinante. Nel territorio di Argenta, Vancini ambientò La neve nel bicchiere, un affresco epico delle lotte contadine tra la fine dell’Ottocento e l’avvento del fascismo. La scelta di Ferrara e della sua provincia come set rispondeva spesso alla necessità dei registi di ritrovare atmosfere autentiche che la capitale non poteva più offrire: Vancini stesso ammise di non poter girare Amore amaro a Roma, città in cui era originariamente ambientato il racconto, perché solo a Ferrara avrebbe potuto esprimere quel senso di città sonnolenta influenzata dall’alito della campagna.

Il Giardino dei Finzi Contini
Il Giardino dei Finzi Contini
Cronaca di un amore
Cronaca di un amore
La lunga notte del '43
La lunga notte del ’43
La casa delle finestre che ridono
La casa delle finestre che ridono

Questa tradizione cinematografica continua a nutrirsi di nuove visioni, grazie anche a registi contemporanei come Elisabetta Sgarbi, che a Ro Ferrarese ha trovato ispirazione per le sue opere, o Silvio Soldini che ha scelto il Lido di Volano per le atmosfere surreali di Agata e la tempesta. La città di Ferrara è stata anche il set per analisi moderne della solitudine urbana, come nel film La vita come viene di Stefano Incerti, dove la bellezza dei monumenti storici dialoga con i conflitti interiori della borghesia contemporanea.

Il cineturismo nel ferrarese si configura quindi come un viaggio attraverso le pieghe della luce e della storia, dove ogni palazzo, argine o canale racconta una trama differente, fissata per sempre sulla celluloide da maestri che hanno saputo interpretare l’anima profonda di questo territorio. L’esperienza di visitare questi luoghi permette di comprendere appieno le motivazioni che hanno spinto così tanti autori a calcare queste strade. Non si tratta solo di bellezza architettonica, ma di una qualità emotiva garantita da un paesaggio che si presta a molteplici interpretazioni. Dai palazzi eccellenti come Palazzo Roverella e Palazzo Prosperi-Sacrati, che hanno ospitato cast stellari, fino alle nebbie delle valli dove il commissario Soneri risolve i suoi casi televisivi, la provincia di Ferrara rimane un set privilegiato. È un territorio che continua a stimolare la scoperta, offrendo a chi lo attraversa la possibilità di sentirsi protagonista di una storia infinita, scritta con la magia della luce e la solidità della pietra estense.




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