Per Mimmo Rotella (Catanzaro, 1918 – Milano, 2006) lo strappo non è mai stato soltanto un gesto: togliere un manifesto dal muro significava appropriarsi di un’immagine già esistente, sottrarla al suo contesto e trasformarla in qualcos’altro. Negli ultimi decenni della sua attività, quel principio non scompare, ma cambia scala: l’immagine si allarga, invade il supporto, si combina con la pittura, viene cancellata, ricomposta e nuovamente manipolata. È questa dimensione monumentale della ricerca di Rotella a emergere nella mostra che Catanzaro dedica al suo concittadino a vent’anni dalla scomparsa. Dal 8 ottobre 2026 all’8 gennaio 2027, il Complesso monumentale di San Giovanni ospita infatti la mostra Mimmo Rotella. Monumentale, a cura di Alberto Fiz. Sono 25 le opere di grandi dimensioni riunite per l’occasione, tutte riferite alla produzione compresa tra gli anni Ottanta e il 2005, cioè agli ultimi decenni di un percorso nel quale l’artista continua a modificare il proprio rapporto con le immagini della comunicazione di massa. La scelta cronologica permette infatti di guardare a Rotella da una prospettiva diversa rispetto a quella legata alla sua invenzione più celebre, il décollage. Non perché quella tecnica venga abbandonata, ma perché diventa il punto di partenza per una serie di ulteriori trasformazioni. Alla pratica dello strappo si affiancano la sovrapittura, gli interventi pittorici, i supporti metallici, i blank, i grandi ready made e, negli ultimi anni, le cosiddette nuove icone.
È soprattutto la dimensione delle opere a rendere evidente il cambiamento. Pan Am, del 1986, è una sovrapittura su tela lunga cinque metri; Matrix e Shaolin sono grandi décollage su lamiera legati all’immaginario cinematografico; Fort Apache e L’ultima vendetta, entrambi del 2004, riportano invece nella ricerca dell’artista il cinema western (quest’ultima opera è conservata in comodato presso l’Università Magna Græcia di Catanzaro). C’è poi Ikarus, realizzato nel 1999 e alto tre metri, che per lungo tempo è stato esposto all’Aeroporto di Lamezia Terme ed è stato messo a disposizione da Sacal, Sistema Aeroportuale Calabrese (il riferimento al mito del volo introduce un’altra delle immagini ricorrenti nella produzione di Rotella, ma soprattutto rende concreta quella relazione fra opera e spazio pubblico che costituisce uno dei fili conduttori della mostra).
La monumentalità, in questo senso, non coincide semplicemente con le grandi dimensioni. Riguarda il modo in cui l’immagine può occupare uno spazio e modificare la percezione di chi la guarda. È una questione che accompagna Rotella fin dalle origini del décollage e che torna con particolare evidenza nella produzione più tarda. Negli anni Cinquanta l’artista aveva individuato nei muri delle città una sorta di museo a cielo aperto. I manifesti strappati diventavano immagini sottratte alla loro funzione pubblicitaria e trasformate in materia artistica. A partire dagli anni Ottanta e soprattutto negli anni Novanta, quella intuizione viene ripensata attraverso opere che assumono il cinema, la pubblicità, la cronaca e l’immaginario collettivo come materiali di una nuova costruzione visiva. “Il mio obiettivo è quello di donare al pannello pubblicitario uno statuto di scultura-architettura”, affermava Rotella: la frase aiuta a comprendere perché il rapporto con la dimensione pubblica dell’immagine sia così importante anche nelle opere più tarde. E quindi il manifesto non è più soltanto qualcosa da strappare: può diventare superficie, struttura, oggetto, spazio.
Il percorso espositivo parte dagli anni Ottanta proprio per mostrare questa fase di continua trasformazione. Il décollage conserva una propria autonomia, ma diventa anche la base sulla quale l’artista interviene nuovamente. La pittura torna a occupare un ruolo importante, così come la sovrapittura, che aggiunge una nuova superficie all’immagine e ne modifica il significato. Un esempio è A Star is Born, del 1984, opera dedicata al cinema nella quale la sovrapittura interviene sull’immagine preesistente. Il procedimento non consiste dunque semplicemente nel sottrarre materia, come avveniva nel gesto dello strappo, ma nell’aggiungere, coprire e trasformare. L’immagine viene sottoposta a una nuova manipolazione che ne rende instabile il significato.
È proprio questa disponibilità a rimettere continuamente in discussione le proprie invenzioni a interessare Alberto Fiz, curatore della mostra. “La mostra”, spiega, “approfondisce un periodo storico non sufficientemente valorizzato, sottolineando la vena sperimentale di Rotella che prosegue la sua indagine sulle tecniche e sui materiali per tutta la vita senza mai arrestarsi, rimettendosi continuamente in gioco. Non a caso una sala dell’esposizione è dedicata alle nuove icone, la sua ultima invenzione, risalente al 2002 che creano silenzi e sospensioni nella lettura dell’immagine frammentaria e frammentata. Ogni volta i suoi interventi sull’universo mediale ci sorprendono”. Le nuove icone risalgono al 2002 e costituiscono uno degli ultimi sviluppi della ricerca di Rotella, e il loro inserimento in una mostra dedicata alla monumentalità dell’artista permette di osservare un aspetto meno immediatamente riconducibile alla sua immagine più nota: non soltanto l’esplosione visiva dei manifesti strappati, ma anche la possibilità di interrompere, sospendere e persino cancellare l’immagine. In questo senso acquistano importanza anche i blank, nei quali la cancellazione diventa parte dell’opera, e i giganteschi ready made, che aggiornano il principio duchampiano dell’appropriazione dell’oggetto e dell’immagine. Rotella continua così a lavorare su materiali appartenenti alla realtà quotidiana, ma li sottrae alla loro funzione originaria e li inserisce in un diverso sistema di significati.
Il cinema rimane uno dei territori privilegiati di questa ricerca. Matrix e Shaolin portano sulla lamiera l’immaginario cinematografico, mentre Fort Apache e L’ultima vendetta guardano al western. Non si tratta tuttavia soltanto di citazioni cinematografiche. Il cinema è uno dei grandi depositi di immagini attraverso i quali la cultura contemporanea costruisce la propria memoria collettiva, e il lavoro di Rotella continua a intervenire proprio su quel patrimonio visivo. Lo stesso principio vale per la pubblicità: fin dagli esordi del décollage, il manifesto aveva rappresentato per l’artista una materia già presente nella città, destinata a essere sostituita e dimenticata. Rotella ne modifica radicalmente la funzione: l’immagine pensata per catturare rapidamente l’attenzione diventa un oggetto da osservare, scomporre e reinterpretare.
Anche l’ironia resta una componente della sua personale mitologia del quotidiano. In mostra compaiono Tarzan, del 1986, e La sigaraia, del 1997, accanto a lavori nei quali il rapporto con le immagini della cultura popolare assume forme differenti. Il repertorio di Rotella rimane così legato alla realtà visiva che lo circonda, ma senza mai fissarsi in una formula unica. La mostra di Catanzaro insiste proprio su questo punto: lo strappo non viene ripetuto come una maniera. Diventa un principio creativo che può generare procedimenti diversi. Il décollage può essere affiancato dalla pittura, la superficie può essere ricoperta, il materiale può essere trasferito su un altro supporto, l’immagine può essere cancellata oppure trasformata in un oggetto di dimensioni tali da assumere una presenza ambientale.
È una continuità nella trasformazione che attraversa l’intera ultima fase della produzione di Rotella: l’artista non rinuncia alle invenzioni del passato, ma le sottopone a nuove verifiche. In questo senso la mostra non presenta gli anni Ottanta, Novanta e Duemila come una semplice coda della stagione del décollage: li considera come un periodo nel quale quella ricerca viene nuovamente messa alla prova.
Per il sindaco Nicola Fiorita, “Era nostro preciso dovere rendere omaggio a un artista che ha dato uno dei contributi più originali e significativi all’arte contemporanea con la geniale invenzione del décollage e le sue progressive declinazioni. Una parabola straordinaria, per un talento riconosciuto e celebrato dalla critica e dal pubblico a livello internazionale e che mosse i suoi primi passi in uno dei vicoli del nostro centro storico”. La mostra viene così legata anche alla memoria della città: “Rotella ha fatto dei muri una memoria collettiva da interrogare, strappare, restituire, e il suo cammino è cominciato in questa città”, afferma l’assessora alla Cultura Donatella Monteverdi. “Oggi, nel Complesso Monumentale del San Giovanni, quello sguardo ritorna, e questo ritorno vuole essere per i giovani talenti uno stimolo a riconoscere nella propria terra radici e possibilità, e per tutti un momento di consolidamento dello spirito di comunità, nel nome di uno dei più importanti Maestri del Novecento”.
Il rapporto con Catanzaro è sottolineato anche dalla scelta delle date. La mostra apre l’8 ottobre, giorno della nascita di Mimmo Rotella, e termina l’8 gennaio, anniversario della sua scomparsa. La coincidenza costruisce una cornice temporale precisa per un progetto che vuole concentrarsi non soltanto sulla memoria dell’artista, ma su una fase specifica della sua attività. “Nel ventennale della scomparsa di Mimmo Rotella, nel percorso commemorativo e celebrativo del Maestro, per la Fondazione era fondamentale riaffermare, ancora una volta, la grandezza e l’attualità della sua ricerca”, sottolinea Nicola Canal, presidente della Fondazione Mimmo Rotella. “Questa mostra, realizzata a Catanzaro, sua città di nascita e nel giorno del suo compleanno, insieme al Comune e alla sua amministrazione, rappresenta un’occasione particolarmente significativa per approfondire anche la produzione monumentale di Rotella”. Il progetto, aggiunge Canal, intende mostrare “un lato “monumentale” della sua produzione che raramente si ha avuto l’occasione di ammirare”, inserendolo nel quadro delle iniziative dedicate al ventennale della scomparsa.
Guardando alle opere riunite a San Giovanni, la monumentalità di Rotella appare dunque come qualcosa di più complesso della semplice scala. È il risultato di una ricerca sull’immagine che, negli ultimi decenni, diventa sempre più fisica: la superficie pubblicitaria viene strappata, ricomposta, dipinta, coperta, cancellata o trasformata in un grande oggetto. Il materiale della comunicazione di massa perde la sua funzione originaria senza smettere di portare con sé la memoria del mondo dal quale proviene. È in questa tensione fra appropriazione e trasformazione che si trova uno dei caratteri più persistenti della ricerca di Rotella. L’artista parte da immagini che appartengono a tutti (il cinema, la pubblicità, i personaggi popolari, la cronaca) e le restituisce in una forma che impedisce di consumarle con la rapidità per cui erano state create.
| Titolo mostra | Mimmo Rotella. Monumentale | Città | Catanzaro | Sede | Complesso Monumentale del San Giovanni | Date | Dal 08/10/2026 al 08/01/2027 | Artisti | Mimmo Rotella | Curatori | Alberto Fiz | Temi | Novecento, Arte Moderna, Mimmo Rotella |
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