di Redazione 17/10/2026
Categorie: Mostre / Argomenti: Seicento - Arte antica - Rembrandt - Metropolitan Museum
Dal 7 novembre 2027 al 6 febbraio 2028, il Metropolitan Museum of Art di New York presenterà oltre 125 opere, tra cui circa 70 dipinti, stampe e disegni di Rembrandt, per indagare il rapporto dell’artista olandese con la cultura dell’antichità. La mostra sarà poi trasferita al Louvre.
Rembrandt rileggeva il mondo antico alla luce del proprio tempo, trasformando personaggi, racconti e modelli della cultura greco-romana in immagini dalla forte impronta personale: è questo rapporto, fondamentale ma ancora relativamente poco esplorato, il tema di Rembrandt and the Ancients, la mostra che il Metropolitan Museum of Art di New York presenterà dal 7 novembre 2027 al 6 febbraio 2028, la prima rassegna completa dedicata al tema. L’esposizione riunirà oltre 125 opere, comprese circa 70 tra dipinti, stampe e disegni dell’artista olandese, molti dei quali saranno visibili per la prima volta negli Stati Uniti, accanto a testimonianze dell’arte antica e rinascimentale che contribuirono a formare la sua conoscenza del passato.
Organizzata dal Metropolitan Museum of Art e dal Musée du Louvre di Parigi, la rassegna segna il ritorno di una grande mostra dedicata a Rembrandt al museo newyorkese a oltre vent’anni dall’ultima occasione di questo tipo. Il percorso attraverserà le diverse fasi della carriera del pittore, dalle ambiziose composizioni storiche degli esordi alle rappresentazioni più tarde di eroi ed eroine, mettendo in evidenza quanto la cultura dell’antichità abbia alimentato alcune delle sue sperimentazioni più originali.
L’iniziativa si propone di approfondire il modo in cui Rembrandt Harmenszoon van Rijn (Leida, 1606 – Amsterdam, 1669) si confrontò con la storia, l’arte e la letteratura dell’antica Grecia, di Roma e del più ampio contesto mediterraneo. Non si trattò soltanto di una ripresa di soggetti e modelli consolidati: il passato divenne per l’artista uno strumento per interpretare il presente, attraverso immagini capaci di combinare intensità emotiva, ironia e attenzione alla dimensione umana dei personaggi. La ricerca di Rembrandt si sviluppò in un contesto in cui l’interesse per l’antichità era particolarmente vivo nell’Olanda del Seicento: Amsterdam, in particolare, era un centro cosmopolita nel quale si andavano formando collezioni di opere antiche, mentre i teatri proponevano anche drammi ambientati nel mondo greco e romano e venivano pubblicate traduzioni in olandese di numerosi testi antichi. La riscoperta del passato si intrecciava inoltre con una fase di espansione globale della Repubblica, con i progressi della scienza e con nuove riflessioni filosofiche, che contribuivano sia ad ampliare le conoscenze sia a mettere in discussione l’autorità tradizionalmente attribuita alla sapienza degli antichi.
È all’interno di questo scenario che Rembrandt elaborò una visione personale dell’antichità, utilizzandone temi e motivi per affrontare questioni vicine alla propria esperienza. Il risultato, secondo l’impostazione della mostra, è un repertorio di immagini che si sottrae alla semplice imitazione della tradizione: il passato viene reinterpretato con libertà, attraverso soluzioni talvolta giocose, talvolta drammatiche, sempre attente alla complessità psicologica e fisica dei protagonisti. Tra le opere di maggiore rilievo figurano alcuni capolavori provenienti dalle collezioni del Met, come il celebre Aristotele con il busto di Omero, nel quale il pittore mette in relazione due figure centrali della cultura antica. Accanto alle opere conservate a New York saranno esposti importanti prestiti internazionali, che consentiranno di confrontare differenti momenti e modalità del dialogo dell’artista con il mondo classico.
Dalla Gemäldegalerie Alte Meister di Dresda arriverà Il ratto di Ganimede, una rappresentazione particolarmente significativa dell’interpretazione personale di Rembrandt dei racconti antichi. L’artista affronta il mito con un naturalismo lontano dall’idealizzazione tradizionale, conferendo alla scena una fisicità intensa e un carattere fortemente distintivo. Tra le opere che raggiungeranno per la prima volta gli Stati Uniti figura anche Donna che fa il bagno in un ruscello, conservata alla National Gallery di Londra: il dipinto mostra come Rembrandt potesse confrontarsi con il corpo umano attraverso una rappresentazione intima e concreta, nella quale l’osservazione della realtà assume un ruolo centrale.
Dal Louvre arriverà invece Betsabea con la lettera di re Davide, che sarà esposta insieme a un rilievo romano antico conservato a Palazzo Altemps, a Roma, e a opere grafiche connesse alla sua elaborazione, e qui il confronto permetterà di osservare più da vicino il processo attraverso cui Rembrandt si appropriava di modelli precedenti, rielaborandoli per costruire immagini nuove.
Un altro prestito eccezionale sarà il monumentale Giuramento dei Batavi, proveniente dalla Konstakademien, la Reale Accademia svedese di belle arti di Stoccolma: l’opera, che affronta un episodio della storia antica dei Paesi Bassi, sarà presentata per la prima volta negli Stati Uniti, e la sua presenza consentirà di approfondire il modo in cui Rembrandt trasformava anche la memoria storica del proprio territorio in una materia pittorica autonoma, capace di superare le convenzioni della rappresentazione celebrativa.
La mostra riserverà inoltre ampio spazio ai disegni, con opere raramente esposte. Tra queste figurano tutti e tre gli studi di Rembrandt dedicati a busti romani antichi, provenienti rispettivamente dall’Albertina di Vienna, dalla Biblioteca Reale di Torino e dal Kupferstichkabinett di Berlino, fogli che documentano l’attenzione dell’artista per la scultura antica e il suo interesse per la resa dei volumi e dei caratteri individuali.
Sarà presente anche il disegno Diana e Atteone, conservato al Kupferstich-Kabinett di Dresda, nel quale il tema mitologico viene affrontato con una libertà inventiva che contribuisce a delineare il carattere non convenzionale della ricerca di Rembrandt. Completa la selezione L’idolatria di Salomone, uno straordinario disegno a sanguigna conservato al Louvre, che testimonia la capacità dell’artista di utilizzare il disegno come strumento di elaborazione narrativa e sperimentazione formale.
Dopo la tappa newyorkese, la mostra sarà trasferita al Musée du Louvre, dove rimarrà aperta dal 22 marzo al 3 luglio 2028. Il doppio appuntamento offrirà dunque al pubblico statunitense ed europeo l’occasione di osservare un insieme di opere che, attraverso dipinti, stampe, disegni e manufatti antichi, ricostruisce il ruolo della cultura classica nell’immaginario di uno dei principali protagonisti della pittura europea del Seicento.
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