Stanislao Di Giugno trasforma la chimera in un nuovo organismo di pittura e bronzo


Alla Galleria Tiziana Di Caro di Napoli Stanislao Di Giugno presenta una nuova serie di dipinti e il primo ciclo di sculture in bronzo, nate dalla trasformazione di frammenti appartenuti ad automobili diverse. Il tema è quello della chimera come organismo composto, nel quale elementi differenti trovano una nuova identità.

La chimera, nella tradizione mitologica, è una creatura composta da parti appartenenti ad animali diversi: è dunque un organismo ibrido, in cui elementi eterogenei smettono di essere semplicemente frammenti separati e diventano qualcosa di nuovo. È proprio questa idea di coesistenza e trasformazione a essere al centro di Chimera, la terza mostra personale di Stanislao Di Giugno (Roma, 1969) alla Galleria Tiziana Di Caro di Napoli, negli spazi di Piazzetta Nilo 7, dal 3 ottobre al 23 dicembre 2026.

La mostra presenta un corpus di opere realizzato dall’artista nel corso del 2026 e comprende una serie di dipinti di diverse dimensioni, in continuità con la ricerca pittorica sviluppata negli anni precedenti, accanto a un nuovo ciclo di sculture in bronzo: proprio queste ultime rappresentano una novità nella pratica di Di Giugno e introducono un diverso modo di affrontare il rapporto tra forma, materia e trasformazione. Il titolo non allude infatti soltanto al significato figurato della parola chimera, comunemente associato a un desiderio o a un progetto difficile, se non impossibile, da realizzare. Di Giugno sceglie di concentrarsi soprattutto sulla struttura composita della creatura mitologica, sulla sua natura di organismo formato dall’incontro di elementi differenti. È un principio che attraversa tanto i dipinti quanto le nuove sculture, mettendo in relazione due linguaggi apparentemente distinti attraverso un medesimo tema: l’ibridazione.

Uno dei dipinti di Stanislao Di Giugno in mostra
Uno dei dipinti di Stanislao Di Giugno in mostra

“In senso figurato, chimera indica un’idea, un desiderio o un progetto illusorio, molto difficile da realizzare”, spiega lo stesso Di Giugno. “Di primo impatto, molti penseranno a ‘illusione’ o ‘sogno impossibile’. La mostra, però, della chimera vuole mettere in risalto l’essere composto da elementi eterogenei: linguaggi pittorici diversi che, anziché respingersi, trovano un equilibrio. La chimera non è qui il simbolo dell’irrealizzabile, ma della coesistenza”.

La pittura di Di Giugno nasce infatti dall’incontro di elementi differenti che vengono progressivamente ricondotti a una forma comune. L’artista, nato a Roma nel 1969, lavora attraverso strutture geometriche essenziali e una ricerca cromatica orientata a indagare la percezione dello spazio, della luce e dell’equilibrio formale. La sua è una pittura astratta lontana da un intento narrativo: la superficie diventa il luogo nel quale forme, colori e rapporti geometrici possono costruire un’esperienza percettiva autonoma. In questo processo, la riduzione degli elementi visivi assume un ruolo centrale: le composizioni non vengono concepite come sistemi chiusi, nei quali ogni elemento ha una funzione prestabilita, ma come spazi nei quali l’ordine geometrico può aprirsi alla percezione. Precisione costruttiva, profondità visiva e intensità cromatica convivono così all’interno di una pittura essenziale, in cui la geometria non coincide necessariamente con una struttura rigida.

Chimera, tuttavia, introduce però nella ricerca dell’artista una nuova dimensione materiale. Le sculture in bronzo nascono infatti da piccoli elementi appartenuti a automobili differenti, ritrovati casualmente e raccolti da Di Giugno. Parti che in origine avevano una funzione precisa, riconducibile alla struttura e all’uso di un’automobile, vengono sottratte al loro contesto e accostate ad altre componenti. Il passaggio successivo è la fusione in bronzo: il procedimento modifica radicalmente il rapporto con gli oggetti di partenza: le componenti non sono più semplicemente assemblate, ma diventano la matrice di un nuovo organismo scultoreo. La funzione originaria viene meno e ciò che resta è la forma, con la memoria dell’oggetto precedente ancora riconoscibile ma trasformata.

“Ci saranno anche sculture in bronzo realizzate unendo piccole parti di automobili diverse, ritrovate per caso e raccolte. Ad esempio due specchietti di macchine diverse uniti insieme”, racconta l’artista. “In questo caso le sculture chimera rendono il concetto quasi letterale: sono organismi costruiti dall’unione di parti provenienti da ‘corpi’ diversi. Non è un collage casuale, ma la nascita di una nuova identità”. Il rapporto con la pratica dell’assemblage, già presente nel lavoro precedente di Di Giugno, rimane dunque riconoscibile, ma la fusione in bronzo determina un cambiamento sostanziale. L’assemblaggio conserva normalmente la possibilità di riconoscere i singoli elementi e il loro precedente statuto di oggetti; il bronzo, invece, li rende parte di una forma definitiva. Le componenti originarie vengono trasformate in un’entità che sembra non appartenere più alle categorie dalle quali provengono.

È qui che le sculture incontrano la pittura. Nei dipinti, elementi stilisticamente differenti possono entrare in rapporto fino a produrre un equilibrio visivo; nelle sculture, frammenti provenienti da oggetti diversi vengono sottratti alla loro funzione e ricomposti in una forma autonoma. In entrambi i casi, il punto di partenza è una differenza che non viene cancellata, ma trasformata in una condizione di coesistenza. “C’è un filo conduttore molto forte tra i due mezzi, quadri e sculture. Entrambi parlano di ibridazione, trasformazione e coesistenza”, dice l’artista.

Il processo interessa anche il rapporto tra riconoscibilità e trasformazione: le opere non cancellano completamente la provenienza dei loro elementi, ma ne modificano il significato. Il frammento continua a conservare qualcosa della propria identità originaria, pur entrando in una struttura nella quale quella identità non è più sufficiente a definirlo. “La chimera è una forma nata dall’incontro di elementi eterogenei. Non è la somma delle parti, ma un organismo nuovo, la cui identità emerge proprio dalla convivenza delle differenze”, osserva Di Giugno.

Il titolo della mostra può così essere letto come una dichiarazione sulla natura stessa del lavoro dell’artista. “La mostra esplora il momento in cui ciò che apparteneva a sistemi differenti smette di essere frammento e diventa presenza unitaria. La chimera non è qui il simbolo dell’impossibile, ma la prova che elementi apparentemente incompatibili possono generare una nuova coerenza”.

Stanislao Di Giugno, nato a Roma nel 1969, ha sviluppato una ricerca multidisciplinare concentrata soprattutto sulle possibilità espressive della pittura astratta. Il suo lavoro è stato presentato in istituzioni e spazi espositivi tra cui il MACRO di Roma, la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, la Triennale Milano, gli Istituti Italiani di Cultura, l’Hammer Museum di Los Angeles e l’American Academy in Rome. Ha inoltre partecipato a residenze internazionali, tra cui Art Omi a Ghent, nello Stato di New York, e alla Sammlung Lenikus di Vienna. L’artista è rappresentato dalla Galleria Tiziana Di Caro.

Informazioni sulla mostra

Titolo mostraStanislao Di Giugno. Chimera
CittàNapoli
SedeGalleria Tiziana Di Caro
DateDal 03/10/2026 al 23/12/2026
ArtistiStanislao Di Giugno
TemiNapoli, Arte contemporanea



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