Terremoti e trasformazioni, a Udine fotografia e scienza raccontano il Friuli dopo il sisma del 1976


Al Castello di Udine una mostra per il cinquantesimo anniversario del terremoto friulano intreccia immagini storiche, ricerca scientifica e fotografie contemporanee per raccontare la memoria e le trasformazioni di un territorio.

Cinquant’anni dopo il terremoto che il 6 maggio 1976 sconvolse il Friuli, il Comune di Udine dedica un progetto espositivo alla memoria di quell’evento e alle profonde trasformazioni che da allora hanno interessato il territorio. Dal 17 luglio al 18 ottobre 2026, negli spazi del Castello di Udine, nel Salone del Parlamento e nella Galleria d’Arte Antica, è infatti possibile visitare la mostra Terremoti e Trasformazioni. Fotografia e scienza sul crinale del 1976 in Friuli, curata da Silvia Bianco, Antonio Giusa, Vania Gransinigh e Andrea Pertoldeo.

L’esposizione nasce in occasione del cinquantesimo anniversario del sisma friulano e propone una lettura che supera la dimensione esclusivamente commemorativa. Il terremoto (con una magnitudo 6,5 della scala Richter, a una profondità di 5,7 km, con epicentro a nord-est di Tarcento, nelle Alpi Giulie: il sisma provocò 990 vittime) viene infatti interpretato come un vero crinale storico, un punto di osservazione privilegiato attraverso il quale comprendere la trasformazione scientifica, culturale e paesaggistica di un intero territorio. Il percorso non si concentra soltanto sul momento della distruzione e della ricostruzione, ma analizza il modo in cui il Friuli ha cambiato volto nel corso del tempo, mettendo in relazione la memoria del passato con le prospettive del presente.

La mostra si sviluppa a partire dalla metà dell’Ottocento, in particolare dal 1866, anno segnato dall’annessione del Friuli al Regno d’Italia e dalla contemporanea nascita, a Udine, del Museo Civico e del Regio Istituto Tecnico. Da questo momento prende avvio un racconto costruito attraverso tre diverse linee del tempo che accompagnano il visitatore lungo la storia della fotografia, l’evoluzione della ricerca scientifica e le trasformazioni del paesaggio.

Terremoti e Trasformazioni. Fotografia e scienza sul crinale del 1976 in Friuli
Terremoti e Trasformazioni. Fotografia e scienza sul crinale del 1976 in Friuli

Al centro dell’esposizione vi è la valorizzazione delle importanti collezioni conservate dai Civici Musei di Udine e dalla Biblioteca Civica “Vincenzo Joppi”, dalle quali emergono testimonianze fondamentali per ricostruire il rapporto tra immagini, territorio e conoscenza scientifica. Il percorso documenta infatti l’evoluzione del mezzo fotografico e della sismologia attraverso materiali di grande rilevanza storica, dalle prime calotipie (un antico procedimento fotografico che permetteva la realizzazione di immagini attraverso il sistema del negativo e del positivo) realizzate da Augusto Agricola alle vedute fotografiche di Giuseppe Malignani, fino agli studi scientifici di Robert Mallet e Giuseppe Mercalli.

Tra i materiali presentati figurano anche le fotografie realizzate da Wilhelm Helfer (fotografo noto per aver documentato il terremoto che sconvolse Lubiana nel 1895), concesse in prestito dalla Biblioteca Nazionale Universitaria di Lubiana, che contribuiscono ad ampliare lo sguardo sul territorio friulano e sulle modalità con cui il paesaggio è stato osservato e documentato nel corso dei decenni. Una sezione specifica della mostra è dedicata al terremoto della Carnia del 1928, un precedente fondamentale per comprendere la lunga e complessa storia sismica della regione. L’evento viene ricostruito attraverso le analisi scientifiche di Michele Gortani e attraverso i reportage fotografici realizzati da Attilio Brisighelli e Carlo Pignat, testimonianze che restituiscono la dimensione umana e territoriale di un altro momento di crisi e trasformazione.

Accanto ai documenti storici, il progetto propone un confronto diretto con il presente grazie al lavoro di quattro fotografi contemporanei, Olivo Barbieri, Marina Caneve, Davide Degano e Giulia Iacolutti, chiamati negli anni 2025 e 2026 a realizzare nuove letture dei territori e delle istituzioni a distanza di molti anni dai terremoti che li hanno segnati.

Le quattro ricerche fotografiche affrontano temi diversi ma complementari. Olivo Barbieri concentra il proprio lavoro sulla complessa reinvenzione urbana della capitale slovena, osservando i cambiamenti di una città segnata dalla storia e dalle trasformazioni contemporanee. Marina Caneve indaga invece l’efficacia e il funzionamento della rete sismologica planetaria, mettendo al centro il rapporto tra tecnologia, prevenzione e conoscenza scientifica. Davide Degano rivolge il proprio sguardo al Friuli contemporaneo, esplorando la realtà delle nuove generazioni e i cambiamenti della mobilità sociale in un territorio profondamente modificato dopo il terremoto del 1976. Giulia Iacolutti propone invece un’indagine intima sul tema del post-trauma, costruendo un racconto fondato sullo studio dei gesti e delle tracce conservate negli archivi storici.

Il progetto mette così in dialogo fotografie contemporanee e materiali d’archivio, creando un allestimento ibrido nel quale arte, storia e scienza convivono continuamente. Disegni, litografie, fotografie e pubblicazioni provenienti dalle raccolte dei Civici Musei di Udine e della Biblioteca Civica “Vincenzo Joppi” si confrontano con le immagini realizzate appositamente per la mostra dai quattro fotografi, insieme a materiali concessi in prestito da istituzioni nazionali e internazionali e da collezioni private.

Nel percorso espositivo sono presenti circa 250 materiali, in larga parte appartenenti alle collezioni udinesi. Tra questi trovano spazio reperti storici e scientifici di particolare interesse, come la traccia del sismografo della Grotta Gigante, unico sistema attivo il 6 maggio 1976 durante il terremoto, le stazioni di rilevazione dell’OGS e alcuni disegni seicenteschi del Castello di Udine, esposti per la prima volta. La sezione dedicata ai pionieri della fotografia e della scienza permette invece di seguire lo sviluppo parallelo dell’osservazione fotografica e della ricerca geologica e sismologica. Le calotipie ottocentesche di Augusto Agricola, le vedute di Giuseppe Malignani, gli studi di Robert Mallet e Giuseppe Mercalli e le immagini di Wilhelm Helfer costruiscono un percorso nel quale la fotografia diventa strumento di conoscenza del territorio.

Particolare attenzione è riservata anche al rapporto tra terremoti e produzione scientifica. La mostra racconta infatti come gli eventi sismici abbiano rappresentato momenti decisivi per lo sviluppo degli strumenti di rilevazione, per l’analisi del territorio e per la costruzione di una nuova consapevolezza collettiva sul tema della prevenzione.

Terremoti e Trasformazioni. Fotografia e scienza sul crinale del 1976 in Friuli
Terremoti e Trasformazioni. Fotografia e scienza sul crinale del 1976 in Friuli

All’interno del percorso sono inoltre previste due postazioni dedicate all’approfondimento. Una è realizzata dall’OGS – CSM Centro di ricerche sismologiche e permette di conoscere più da vicino il lavoro degli istituti che studiano i terremoti e monitorano l’attività sismica. La seconda consente invece di consultare il portale CFTIvisual, l’Atlante delle fonti visive dei terremoti italiani realizzato dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), uno strumento che raccoglie e rende accessibili immagini e documenti storici legati agli eventi sismici italiani.

Terremoti e Trasformazioni è dunque un progetto che utilizza il terremoto del 1976 non soltanto come memoria di una tragedia, ma come occasione per riflettere sul cambiamento. Il sisma diventa una lente attraverso cui osservare l’evoluzione del paesaggio friulano, il progresso della ricerca scientifica, il ruolo della fotografia nella documentazione della realtà e il rapporto tra comunità e territorio.

La mostra è realizzata dai Civici Musei del Comune di Udine e dal Centro di Ricerca e Archiviazione della Fotografia – CRAF, in collaborazione con il Centro di Ricerche Sismologiche dell’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale – OGS e La Cineteca del Friuli. Il progetto è sostenuto da BCC Banca di Udine e Fondazione Friuli e gode del patrocinio dell’Associazione Comuni Terremotati e Sindaci della Ricostruzione del Friuli, della Camera di Commercio Pordenone-Udine, di Confindustria Udine, dell’Ente Friuli Nel Mondo e dell’Università degli Studi di Udine.

L’esposizione è aperta al pubblico dal martedì alla domenica, dalle ore 10 alle 18, con ultimo ingresso consentito alle ore 17.30. Un percorso che, attraverso mezzo secolo di storia, invita a guardare al terremoto del Friuli non soltanto come a un evento del passato, ma come al punto di partenza di una trasformazione ancora in corso.

"Il terremoto del Friuli”, ha commentato il presidente del consiglio regionale Mauro Bordin durante l’inaugurazione della mostra, “ci ha lasciato una grandissima eredità, ma con essa anche un’importante responsabilità, quella di continuare a trasmettere alle nuove generazioni lo spirito che ha animato una ricostruzione che è rimasta un modello di riferimento a livello nazionale e internazionale. Una ricostruzione che è stata possibile grazie all’enorme movimento di volontariato che si è attivato all’epoca, che ha visto protagonisti come Croce rossa, Donatori di sangue, Alpini e comuni cittadini, ma anche naturalmente un’attenta e puntuale risposta da parte delle istituzioni a tutti i livelli, senza dimenticare il ruolo strategico avuto dalla Chiesa di allora con l’arcivescovo Battisti e il clero che hanno seguito direttamente giorno per giorno le famiglie aiutandole nei momenti di grande sconforto e difficoltà. Non dimentichiamo poi l’accoglienza di tante famiglie friulane e non solo che hanno spalancato le porte della propria casa agli sfollati. Tutto questo insieme ad un sapiente e attento impiego delle risorse a disposizione ha consentito al Friuli di ripartire negli stessi luoghi in tempi veloci. Questo è il modello Friuli di cui tutti oggi ancora dobbiamo andare orgogliosi e che è nostro dovere spiegare e illustrare affinché anche i giovani possano sentirsi parte di una comunità che oggi è quello che è grazie ad uno spirito che si è consolidato cinquant’anni fa ed è ancora presente tra di noi”.

“Il nostro sforzo”, dichiara l’assessore alla Cultura del Comune di Udine, Federico Pirone, “è stato quello di concepire un progetto espositivo originale che aiutasse a riflettere sull’eredità del terremoto e sulle trasformazioni del nostro Friuli e delle comunità, senza alcuna forma di retorica. Abbiamo chiesto a quattro fotografi affermati, che non hanno esperienza del sisma del 1976, di dare una visione contemporanea e laterale sul Friuli di oggi. A questo abbiamo affiancato un confronto con la storia e la sua documentazione, conservata in molti dei nostri spazi cittadini, dai Civici Musei alla Biblioteca. Chi la visita può trovare diversi livelli di lettura e grazie a questa stratificazione può fare una sua personale riflessione su queste tragedie, in particolare sulla loro eredità. Abbiamo voluto fare una scelta di rottura, andando oltre l’amarcord scontato. Il Friuli di oggi è figlio di quel terremoto, ma dopo 50 anni è radicalmente cambiato e deve trovare la sua nuova chiave di affermazione, anche a partire dalla memoria. Un obiettivo colto a pieno dagli artisti coinvolti e dai curatori, che insieme a Fondazione Friuli e Banca di Udine hanno creduto in questo progetto. A tutti loro va il nostro ringraziamento”.

Informazioni sulla mostra

Titolo mostraTerremoti e Trasformazioni. Fotografia e scienza sul crinale del 1976 in Friuli
CittàUdine
SedeCastello di Udine
DateDal 17/07/2026 al 18/10/2026
CuratoriSilvia Bianco, Vania Gransinigh, Antonio Giusa, Andrea Portoldeo
TemiFotografia



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