di Redazione 22/10/2026
Categorie: Musei / Argomenti: Musei - Archeologia - Pavia
Il Museo di Archeologia dell’Università di Pavia è tornato accessibile dopo due anni di chiusura, con un allestimento temporaneo del tutto particolare: le opere sono state infatti lasciate nelle casse usate per custodire e trasportare i reperti, alcune ancora chiuse. Ecco perché.
La visita a un museo può cominciare anche senza vedere le opere d’arte. Semplicemente, può iniziare da... una cassa ancora chiusa. È questa una delle particolarità del nuovo allestimento temporaneo del Museo di Archeologia dell’Università di Pavia, tornato nella sua sede storica dopo un importante intervento di restauro. Le casse utilizzate negli ultimi due anni per custodire i reperti non sono state semplicemente rimosse per lasciare spazio alle vetrine, ma sono diventate il fulcro visivo dell’esposizione, parte integrante di un percorso che mantiene l’ordinamento storico della collezione e lascia intravedere ciò che sarà il museo del futuro, un istituto in trasformazione. Il Museo di Archeologia torna così accessibile nella Crociera del quattrocentesco Ospedale San Matteo, all’interno del Palazzo Centrale dell’Università di Pavia, in Strada Nuova 65. Il nuovo percorso, concepito come una fase di passaggio verso l’allestimento definitivo, è stato inaugurato il 2 ottobre ma ha riaperto ufficialmente lo scorso sabato 17 ottobre.
L’idea di lasciare le casse in vista nasce da una suggestione dell’architetto e museografo Massimo Ferrari. La loro presenza mira infatti a modificare il modo in cui il pubblico incontra la collezione: accanto ai materiali archeologici, anche gli strumenti che ne hanno accompagnato la conservazione diventano elementi visibili dell’allestimento. Non tutto viene mostrato subito e una parte del patrimonio resta ancora da scoprire. Come spiega Elena Calandra, direttrice del Museo di Archeologia, “non tutte le casse sono aperte: alcune disveleranno in futuro il loro contenuto, perché un museo vive solo se si trasforma e, nei cambiamenti, è capace di attirare e stimolare i visitatori”.
L’inaugurazione del percorso definitivo è prevista per la primavera del 2027: fino ad allora, il museo si presenta come un cantiere aperto, nel quale l’assetto espositivo è destinato a evolversi.
Una collezione che attraversa epoche e civiltà
La storia del Museo di Archeologia dell’Università di Pavia è legata a quella dell’insegnamento dell’archeologia in Italia. La sua fondazione risale al 1820, quando l’archeologo Pietro Vittorio Aldini (Cesena, 1773 – Pavia, 1842) diede vita al museo insieme alla prima cattedra di archeologia istituita in Italia. Fin dalle origini, la raccolta ebbe una marcata funzione didattica, destinata a mettere in relazione lo studio e l’osservazione diretta dei materiali.
Il patrimonio del museo archeologico universitario comprende reperti provenienti dall’Italia e da altre aree del mondo, con testimonianze che spaziano dalla preistoria all’antico Egitto, dalle civiltà dell’Italia antica all’epoca romana, fino al Rinascimento. Alla collezione si affianca una ricca gipsoteca, che contribuisce a definire la fisionomia di un museo nato anche per sostenere la formazione universitaria.
È proprio il rapporto tra patrimonio e didattica a costituire uno degli assi del rinnovamento in corso. Il ritorno delle collezioni nella sede originale non rappresenta soltanto il ripristino dell’accessibilità dopo i lavori, ma si inserisce in un programma più ampio del Sistema Museale dell’Università di Pavia, impegnato nel rinnovamento strutturale e didattico dei percorsi espositivi dei musei dell’Ateneo. L’obiettivo dichiarato è valorizzare il patrimonio storico-scientifico dell’ateneo e favorire una frequentazione più ampia delle raccolte, soprattutto da parte degli studenti delle scuole di ogni ordine e grado e degli iscritti ai corsi di laurea. In questa prospettiva, il museo non vuole essere soltanto un luogo di conservazione e ricerca, ma anche uno spazio in cui avvicinarsi concretamente ai metodi dell’archeologia.
Il contatto con i reperti originali, i calchi e i contesti storici può offrire agli studenti delle scuole superiori, oltre che agli universitari, un punto d’accesso diretto allo studio delle civiltà del passato e al lavoro scientifico che permette di ricostruirne la storia. Il rinnovamento degli allestimenti è quindi legato anche alla volontà di rafforzare la funzione orientativa dei musei, facendo conoscere da vicino le discipline e le possibilità formative offerte dall’università.
Dal museo storico a un progetto in evoluzione
Il nuovo allestimento si colloca in un percorso di trasformazione che riguarda il ruolo stesso delle collezioni universitarie. La conservazione dei materiali e la ricerca rimangono centrali, ma si affiancano a una maggiore attenzione per la fruizione pubblica, l’accoglienza delle scuole e il dialogo con il territorio.
Per il Museo di Archeologia di Pavia, la riapertura segna così il ritorno a una dimensione di piena accessibilità, mantenendo il legame con la propria origine didattica: la prospettiva è quella di consolidare le attività rivolte agli studenti e alla cittadinanza, mentre sono in fase di definizione progetti di collaborazione e ricerca con l’obiettivo di rafforzare la presenza del museo nel panorama internazionale.
Il Museo di Archeologia dell’Università di Pavia è visitabile nel Palazzo Centrale dell’Ateneo, in Strada Nuova 65, con ingresso nel passaggio tra il Cortile delle Magnolie e il Cortile Sforzesco. Sabato 17 ottobre 2026 l’apertura al pubblico è prevista dalle 10 alle 18, con visita guidata alle 16 a cura di Anna Letizia Magrassi Matricardi. Per le aperture nei giorni feriali è possibile consultare il calendario sul sito archeologia.unipv.eu. Per informazioni: museo.archeologia@unipv.it.
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