A Treviso riaprono Casa dei Carraresi e Ca’ dei Brittoni con oltre 200 opere del Novecento


Dopo due anni di interventi, Fondazione Cassamarca riapre gli spazi espositivi del complesso duecentesco con oltre 2.000 metri quadrati dedicati alla collezione e quattro installazioni di Grisha Bruskin. Il progetto avvia un Museo Diffuso nel centro storico.

Dopo due anni di interventi di ripristino e valorizzazione, Fondazione Cassamarca riapre alla città di Treviso gli spazi espositivi di Casa dei Carraresi e Ca’ dei Brittoni. Il complesso duecentesco torna così a ospitare in modo permanente una parte importante della collezione artistica della Fondazione, distribuita su oltre 2.000 metri quadrati. Sono più di 200 le opere presentate nel nuovo percorso, che comprende una sezione dedicata all’arte del Novecento e una specifica attenzione alla ricerca contemporanea di Grisha Bruskin.

La riapertura, prevista il 2 ottobre 2026, costituisce inoltre il primo passaggio di un progetto di valorizzazione delle sedi storiche di Fondazione Cassamarca, destinato a svilupparsi progressivamente con la creazione di un Museo Diffuso nel cuore di Treviso. Il progetto coinvolgerà in seguito Ca’ Spineda, già sede di una parte della collezione e interessata da nuove esposizioni dedicate a nature morte, icone e installazioni, e il Monte di Pietà, per il quale è prevista l’apertura degli spazi nel 2027.

Il nuovo percorso permanente nasce dalla selezione di opere appartenenti alla collezione della Fondazione, acquisita nel corso del tempo e arricchita in particolare dal lascito di monsignor Gino Bortolan. Tra gli artisti presenti figurano Baj, Cagli, Fontana, Manzoni e Plessi, accanto a una rilevante rappresentanza di artisti legati al contesto veneto, tra cui Vedova, Tancredi, Santomaso, Saetti, Zoran Mušič e Pizzinato. Alla definizione del percorso hanno contribuito i professori Silvia Burini e Giuseppe Barbieri dell’Università Ca’ Foscari di Venezia.

Ca' dei Brittoni. Su gentile concessione di Fondazione Cassamarca
Ca’ dei Brittoni. Su gentile concessione di Fondazione Cassamarca
Grisha Bruskin, veduta dell’installazione In bilico (2001-2003), sullo sfondo gli affreschi di Giovanni Cavazza. Foto: Andrea Avezzù;
Grisha Bruskin, veduta dell’installazione In bilico (2001-2003), sullo sfondo gli affreschi di Giovanni Cavazza. Foto: Andrea Avezzù.
Grisha Bruskin, veduta dell’installazione In bilico (2001-2003). Foto: Andrea Avezzù
Grisha Bruskin, veduta dell’installazione In bilico (2001-2003). Foto: Andrea Avezzù
Grisha Bruskin, veduta dell’installazione L'ora X (2012). Foto: Andrea Avezzù
Grisha Bruskin, veduta dell’installazione L’ora X (2012). Foto: Andrea Avezzù

L’allestimento non segue un criterio rigidamente cronologico. La scelta curatoriale punta invece a mettere in relazione opere differenti attraverso forme, colori, linguaggi e sensibilità artistiche, con un’attenzione specifica anche alla definizione delle pareti e del sistema di illuminazione. Il percorso consente quindi una fruizione non necessariamente lineare, basata sull’individuazione di analogie e corrispondenze tra opere appartenenti a momenti e ricerche differenti.

La collezione attraversa alcuni dei principali ambiti della ricerca artistica del XX secolo ed è organizzata in tre macro-sezioni: Spazi, Forme e Figure. La prima affronta le trasformazioni nella rappresentazione del paesaggio urbano e rurale; la seconda riguarda la ridefinizione dei linguaggi visivi e percettivi della modernità; la terza si concentra invece sulle trasformazioni della rappresentazione della figura umana.

Accanto al percorso principale sono previste alcune sale dedicate ad approfondimenti tematici. L’apertura comprende una selezione di disegni di Tancredi Parmeggiani e focus dedicati al Dante Illustrato, ai Segni Zodiacali e al Volto femminile. Questi nuclei intendono evidenziare i rapporti sviluppatisi nel corso del Novecento tra arti visive, letteratura e cultura popolare.

Una parte specifica del progetto riguarda Ca’ dei Brittoni, dove la struttura architettonica e le decorazioni parietali medievali ospitano quattro grandi cicli plastici di Grisha Bruskin. L’artista di origine russa ha infatti donato alla Fondazione Cassamarca quattro installazioni, riunite sotto il titolo Sull’orlo del tempo, scelto dallo stesso Bruskin. Si tratta di La vita è ovunque, In bilico, L’universo sul tavolo e L’ora X, opere che affrontano alcuni temi ricorrenti nella sua ricerca, dalla memoria alla trasformazione dei sistemi di potere, dalla fragilità dell’esistenza al mito del nemico e al rapporto tra passato e futuro.

Grisha Bruskin, veduta dell’installazione L'universo sul tavolo (2001-2003). Foto: Andrea Avezzù
Grisha Bruskin, veduta dell’installazione L’universo sul tavolo (2001-2003). Foto: Andrea Avezzù
Salone di Casa dei Carraresi, veduta generale. Foto: Andrea Avezzù
Salone di Casa dei Carraresi, veduta generale. Foto: Andrea Avezzù
Salone (dx) di Casa dei Carraresi. Foto: Andrea Avezzù
Salone di destra di Casa dei Carraresi. Foto: Andrea Avezzù
Salone (sx) di Casa dei Carraresi. Foto: Andrea Avezzù
Salone di sinistra di Casa dei Carraresi. Foto: Andrea Avezzù

Due delle installazioni, In bilico e L’ora X, vengono presentate per la prima volta in Italia. Lo stesso Bruskin ha partecipato alla definizione del display, intervenendo sulla disposizione delle opere e sull’illuminazione. La presenza delle installazioni contemporanee si confronta così con le decorazioni storiche di Ca’ dei Brittoni, mettendo in relazione temporalità differenti e diverse forme di rappresentazione della memoria, della mitologia e delle passioni umane. La donazione comprende inoltre la nascita dell’Archivio Grisha Bruskin, che troverà sede permanente negli spazi adiacenti a Ca’ dei Brittoni. L’archivio è destinato a costituire un punto di riferimento per studiosi e visitatori e a crescere negli anni come centro di documentazione e approfondimento sulla ricerca dell’artista.

Il progetto espositivo si inserisce infine nella costruzione del Museo Diffuso di Fondazione Cassamarca. Dopo la riapertura di Casa dei Carraresi e Ca’ dei Brittoni, il percorso proseguirà con Ca’ Spineda, la cui valorizzazione è prevista per dicembre 2026. Qui sono già visibili opere dedicate ai paesaggi tra XIX e XX secolo e una selezione di ritratti, destinati a essere affiancati da nuovi nuclei espositivi. Nel 2027 sarà quindi la volta del Monte di Pietà, che conserva importanti arredi artistici.

Le tre sedi saranno progressivamente collegate in un unico itinerario culturale, mettendo in relazione architetture storiche, collezioni artistiche e ricerche del Novecento e del contemporaneo. La riapertura del complesso duecentesco rappresenta dunque il primo intervento di un programma più esteso, pensato da Fondazione Cassamarca per rendere nuovamente accessibile e organizzare in un sistema unitario una parte del patrimonio storico e artistico conservato nel centro di Treviso.




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