Marcello Provenzale, un genio del mosaico barocco nella Roma dei Borghese. La mostra di Cento


Sino al 10 gennaio 2027, la Galleria Borghese di Roma offre una mostra rara e di altissima classe su diversi capolavori dei maestri del mosaico. Giuseppe Adani sottolinea la simbiosi espositiva tra Roma e Cento e la presenza a Cento di supremi momenti focali espositivi, insieme alla necessità di conoscerli.

Luminosissima è la mostra di Cento su quella remota e affascinante tecnica che nei secoli venne chiamata del dipingere col vetro colorato: ovvero un modo raffinatissimo di produrre immagini a colori che poi in Italia è stato applicato da alcuni artisti particolari, soprattutto nei secoli dal XVI al XVIII, con interventi molto mirati e per committenti di alto rango. Il bellissimo catalogo Silvana che accompagna l’eccezionale evento è denso di scoperte per molti, e di saggi veramente preziosi che portano le alte firme di Francesca Cappelletti, Paolo Di Buono, Giovanni Sassu, Tiziana Contri, Romeo Pio Cristofori, Massimo Moretti, Camilla Fiore, Timothy Verdon, Valeria Tassinari, Fausto Gozzi, Lorenzo Lorenzini. La maternità generale dell’iniziativa va alla distintissima Cristina Grimaldi, così vicina agli altari dell’arte, e la paternità a Gianni Fava sempre davvero provvidente.

Venendo all’arte occorre dire, prima di tutto, che sia nel mosaico tradizionale ma rinnovato, sia in quello “filato”, l’abilità esecutiva si pone ai vertici dell’artigianato artistico per l’estrema destrezza della preparazione materiale, poiché le tesserine vitree risultano straordinariamente seppur diversamente fini, ma pure perché raggiungono un ventaglio cromatico quasi illimitato. Un mosaico, dunque, che viene dalle basi antiche del vetro colorato ma che entra in una classe espressiva mirabilmente intrinseca all’arte della pittura. Ne vedremo alcuni intimi pregi nei manufatti.

La mostra ora aperta a Cento – città dalla emozionante tradizione che porta i nomi del Guercino, dei Gennari e di altri grandi pittori e scultori – gareggia sicuramente con quella della Galleria Borghese, della quale è in sintonia. A Cento infatti è esposto quello che possiamo chiamare il capolavoro dei capolavori ossia il Volto di Cristo di Marcello Provenzale (1576-1639): nome indiscusso al vertice di questa incantevole manifattura. Marcello, centese, nasce quindici anni prima del Guercino, e porta con sé ancora la eco classica del secolo rinascimentale mentre compie nella sua città un indispensabile apprendistato pittorico. Ma è senza dubbio il suo impeto creativo che lo spinge ben presto a seguire l’anziano maestro Paolo Rossetti a Roma, e lì tale impeto si traduce, purissimo, nel rovello inducente del mosaico vitreo, colorato. Sono ben noti i privilegi papali che gli vengono concessi con commissioni rare, e tutti provenienti dalla principesca famiglia Borghese, dalla quale era fiorita la elezione e il conseguente regno del pontefice Paolo V (1605-1621). Il Provenzale è incaricato immediatamente a coprire con grandi mosaici l’interno della cupola michelangiolesca di San Pietro e qui s’impegna con una forza eccezionale in una dedizione grandiosa, mentre – del pari – tiene nel suo piccolo laboratorio una continua fattura di tavolette che gli consentono esperimenti sempre più elaborati e sorprendenti dove egli, da vero maestro, cangia i procedimenti, dalla fattura degli smalti allo scaccheggio applicativo sino al mirabile e pressoché incredibile “filato”.

Marcello Provenzale, Autoritratto (1638; bronzo; Cento, Basilica Collegiata).
Marcello Provenzale, Autoritratto (1638; bronzo; Cento, Basilica Collegiata).
Iniziamo le immagini con questo busto che si trova collocato presso la Basilica Collegiata di San Biagio a Cento, qui giunto dopo varie vicende. L’opera rivela la complessità di esperienze e di sapienze figurative del grande artista centese, che si mostra così ben consapevole di se stesso.
Marcello Provenzale, Volto di Cristo (1600 circa; micromosaico 50,3 x 37,8 cm; Cento, Collezione Grimaldi Fava)
Marcello Provenzale, Volto di Cristo (1600 circa; micromosaico 50,3 x 37,8 cm; Cento, Collezione Grimaldi Fava).
È una meditazione personale su un tema teologico che ha visto impegnati molti altri celebri artisti, e che qui il Provenzale rende specchio vicendevole, intimissimo, fra il Dio incarnato e l’animo di ogni osservatore.
Particolare del precedente.
Particolare del precedente.
La tecnica esecutiva va dal fondo dorato, che significa l’astrazione locativa e temporale, al vibrare intenso delle tessere movimentate che significano il pensiero conduttivo.
Marcello Provenzale, Madonna col Bambino, particolare (1600; tavola, 61,50 x 48 cm).
Marcello Provenzale, Madonna col Bambino, particolare (1600; tavola, 61,50 x 48 cm).
Tavola di smalti tagliati, applicati con mastice oleoso su cassina metallica.

A Roma il nostro artista viene gratificato dal papa con la nomina a Cavaliere aurato e con altri benefici. Lavora con una continuità impressionante, data la minuzia estrema e la sovrasensibilità necessarie al compimento musivo. Riesce quindi a gratificare diverse nobili famiglie con svariati soggetti. Nel contempo medita per se stesso gli approfondimenti spirituali che sono indispensabili per dare vita ad ogni opera d’arte: in questo senso la radice familiare (era undicesimo su dodici figli) e la profonda religiosità della sua patria di Cento hanno avuto un ruolo essenziale. Dobbiamo toccare qui, pertanto, un’opera tutta sua e non documentata in origine. Parliamo infatti del Volto di Cristo databile in Roma nell’anno 1600 circa, che diventa ormai l’opus magnum di tutta la celebrazione e la riscoperta dei maestri del mosaico come sta avvenendo da parte di un pubblico sempre più vasto grazie a questa duplice Mostra.

Vorremmo dare un avvertimento tutto nostro a chi oggi nella Pinacoteca di Cento vuole entrare in modo particolare per vedere tale opera. È necessario avvicinarsi adagio! La mira infatti provoca nell’osservatore un’empito emozionale già dai passi lontani dell’accostamento e li rallenta, in forza di una attenzione che diventa via via sublime nell’intimo di ciascuno di noi. È un volto sovrannaturale che compare senza luogo e senza tempo, emanando una forza di sguardo divino che contiene ogni indizio di domanda e di dialogo, ma soprattutto di interiore, totale comunione. È lo stesso animo di Cristo, che nel suo ritirarsi e soffermarsi di pensiero, vibra e cercherà gli occhi nostri, la nostra risposta. L’esecuzione pittorica si sospende in una effusione diffusa, immaterica, la quale pone Gesù fuori dalla tattilità stessa ma denso nella sua meditazione per la salvezza universale. Per noi, dopo lo stupore, è questo che esclude ogni puro godimento sensoriale, ed è questo il pregio irreversibile della creazione dell’autore.

Tale esperienza personale, accompagnata dalle parole e dall’amplitudine teologica offerta in catalogo da monsignor Timothy Verdon, fa sì che la tavola musiva diventi incancellabile nella memoria di ciascuno e sollevi la Mostra di Cento ad un livello assoluto. Accanto allo scotente Volto di Cristo la vicenda del visitatore alla Pinacoteca di Cento (una Pinacoteca assai curata dall’Associazione amica) si arricchirà in modo mirabile di capolavori ammalianti: pittorici, musivi e plastici. Il catalogo della mostra, da parte sua (lo ripetiamo) è un vero tesoro che offre importantissimi completamenti all’intera arte italiana. Con auguri.

Marcello Provenzale, San Giovanni Evangelista (1611-1612; mosaico; Città del Vaticano, Basilica di San Pietro, cupola maggiore).
Marcello Provenzale, San Giovanni Evangelista (1611-1612; mosaico; Città del Vaticano, Basilica di San Pietro, cupola maggiore).
Tutta questa cupola è sede vera di un grandioso lavoro concettuale e figurativo condotto per diversi anni da un gruppo di mosaicisti tra i quali ben presto primeggiò il nostro centese.
Marcello Provenzale, Ritratto del papa Paolo V (1621; mosaico, firmato, 67 x 54 cm).
Marcello Provenzale, Ritratto del papa Paolo V (1621; mosaico, firmato, 67 x 54 cm).
Eseguito magistralmente in smalti tagliati e filati: opera di grande perfezione.
Marcello Provenzale, Orfeo (1618; mosaico, 46,5 x 64; Roma, Galleria Borghese).
Marcello Provenzale, Orfeo (1618; mosaico, 46,5 x 64; Roma, Galleria Borghese).
Smalti tagliati e filati, applicati con mastice oleoso su cassina metallica. Firmato e datato. Felicissimo lavoro che unisce le due tecniche con sapienza somma. La scena mitologica è da sempre considerata come un vertice assoluto di capacità. La varietà compositiva che va dalla figura del poeta e cantore mitologico ai numerosi e curiosissimi animali, fino al paesaggio di sfondo ove si colgono le fiamme dell’Ade, offre una somma pressoché innumerabile di osservazioni e sorprese cromatiche che allietano senza fine.
Arminio Zuccato (Venezia 1576 - 1606 circa), Ritratto del Cardinal Girolamo Bernieri (post 1598; tavola, 59 x 43 cm; Correggio, Museo Civico).
Arminio Zuccato (Venezia 1576 - 1606 circa), Ritratto del cardinal Girolamo Bernieri (post 1598; tavola, 59 x 43 cm; Correggio, Museo Civico).
Si pone in questa mostra l’opera dello Zuccato a testimonianza importante della scuola veneziana del mosaico che era rimasta ben viva nei secoli post-rinascimentali. Qui un confronto nitido di regolarità molto efficace di fronte alle più agitate e libere composizioni della scuola romana ormai gravitante sulla figura di Marcello Provenzale.


L'autore di questo articolo: Giuseppe Adani

Membro dell’Accademia Clementina, monografista del Correggio.



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