Dopo sei anni di lavori, tre capolavori del Rinascimento veneziano tornano visibili al pubblico alle Gallerie dell’Accademia di Venezia. Si è infatti concluso il restauro dei primi tre dipinti appartenenti al monumentale Ciclo dei Miracoli della Vera Croce, una serie che restituisce una testimonianza eccezionale della città tra la fine del Quattrocento e l’inizio del Cinquecento. Le opere recuperate sono la Processione in piazza San Marco (1496) e il Miracolo della reliquia della Croce al ponte di San Lorenzo (1500) di Gentile Bellini, insieme al Miracolo della reliquia della Croce al ponte di Rialto (1496) di Vittore Carpaccio. Il valore del ciclo va oltre la dimensione religiosa e artistica. I dipinti offrono infatti una sorta di fotografia della Venezia rinascimentale, documentando le architetture, gli spazi urbani, gli abiti e i volti dei suoi abitanti. Tra le testimonianze più significative figurano le facciate affrescate degli edifici lungo il canale di San Lorenzo, oggi scomparse, che riaffiorano nella tela di Bellini.
La serie, composta originariamente da otto grandi teleri, fu commissionata per decorare una sala della Scuola Grande di San Giovanni Evangelista e celebrare una reliquia della Croce donata nel 1369 da Filippo de Mezières, gran cancelliere di Cipro. Il progetto pittorico, coordinato da Gentile Bellini, coinvolse alcuni dei principali artisti attivi a Venezia, tra cui Vittore Carpaccio, Lazzaro Bastiani, Giovanni Mansueti e Benedetto Diana. A consentire l’identificazione degli episodi rappresentati è un opuscolo del 1590, redatto da Giacomo de Melzi, Guardian grande della Scuola, che riporta gli autori, i soggetti e le date di esecuzione delle opere.
L’intervento conservativo, condotto tra il 2020 e il 2026, è stato diretto da Giulio Manieri Elia, direttore delle Gallerie dell’Accademia, con la direzione tecnica di Maria Chiara Maida e Cristiana Sburlino. I lavori sono stati affidati alla cooperativa CBC Conservazione Beni Culturali, sotto il coordinamento di Caterina Barnaba, grazie al sostegno di Save Venice Inc.
Il primo dipinto interessato dal restauro è stato il Miracolo della reliquia della Croce al ponte di Rialto di Vittore Carpaccio, seguito dalle due opere di Gentile Bellini. Le indagini diagnostiche e la pulitura hanno permesso di recuperare particolari pittorici e soluzioni compositive, restituendo alle tre scene una maggiore leggibilità.
Nella Processione in piazza San Marco del 1496, Gentile Bellini raffigura un solenne corteo al quale partecipa anche il mercante bresciano Jacopo de’ Salis, unico personaggio inginocchiato nell’intera composizione. La sua preghiera è rivolta alla guarigione del figlio. Il recupero delle tonalità originarie ha restituito monumentalità alla piazza e valorizzato la rigorosa costruzione prospettica della scena. Le indagini diagnostiche hanno inoltre rivelato numerosi pentimenti dell’artista e confermato l’impiego di pigmenti preziosi, tra cui il lapislazzuli. La precisione con cui Bellini descrive la città e i suoi abitanti non costituisce soltanto una scelta estetica: la rappresentazione fedele della realtà contribuisce a rafforzare la credibilità dell’evento miracoloso, facendo della pittura uno strumento di testimonianza visiva e religiosa.
Anche il Miracolo della reliquia della Croce al ponte di San Lorenzo, realizzato nel 1500, ha ritrovato la brillantezza cromatica originaria. Il dipinto racconta il recupero della reliquia, caduta nelle acque del canale e salvata grazie all’intervento del Guardian grande Andrea Vendramin. La rimozione delle vernici alterate ha restituito nitidezza ai colori e profondità agli edifici affacciati sulle rive, alcuni dei quali presentano facciate interamente decorate ad affresco, oggi non più esistenti. La tela rappresenta inoltre una preziosa cronaca della società veneziana dell’epoca. Tra i personaggi illustri raffigurati compare Caterina Cornaro, regina di Cipro, sulla destra con il suo seguito di dame. In primo piano, inginocchiati, potrebbero invece essere riconosciuti alcuni familiari dello stesso pittore.
Il terzo dipinto restaurato è il Miracolo della reliquia della Croce al ponte di Rialto di Vittore Carpaccio, datato 1496. L’episodio miracoloso si svolge presso una loggia sulla sinistra, dove il patriarca di Grado guarisce un uomo posseduto. Sullo sfondo si apre un ampio scorcio del Canal Grande, dominato dall’antico ponte di Rialto in legno, ricostruito dopo l’incendio del 1458. Le indagini in riflettografia infrarossa hanno permesso di individuare la griglia prospettica e il punto di fuga stabiliti dall’artista. Liberata dalle patine scure, la composizione ha recuperato la propria profondità spaziale, accompagnando nuovamente lo sguardo dalla loggia verso il paesaggio urbano.
Con la conclusione del primo ciclo di interventi, il progetto di conservazione proseguirà con il recupero degli altri cinque dipinti, che a partire dalla primavera del 2027 saranno restaurati direttamente nella Sala XX delle Gallerie dell’Accademia, all’interno di un cantiere aperto al pubblico. La possibilità di intervenire sulle opere senza trasferirle nuovamente è stata preparata durante il riallestimento della sala, realizzato nella primavera del 2026 con la cura di Elena Azzolin e Serena Bidorini e l’esecuzione di Uni.S.Ve srl. In quell’occasione è stato anticipato il consolidamento strutturale delle tele, attraverso il rinforzo dei bordi. Questo consentirà di evitare nuove movimentazioni e lo smontaggio dei dipinti dai rispettivi telai, mantenendo contemporaneamente visibili quelli già restaurati. Il pubblico potrà così assistere direttamente alle diverse fasi del lavoro conservativo.
Tra le opere che saranno interessate dal prossimo intervento figura la Miracolosa guarigione di Pietro de’ Ludovici di Gentile Bellini, datata 1501. La tela rappresenta il protagonista mentre prega davanti a un altare e ottiene la guarigione dalla febbre grazie alla vicinanza di una candela entrata in contatto con la reliquia.
Sarà restaurato anche il Miracolo della reliquia della Croce in campo San Lio di Giovanni Mansueti, realizzato intorno al 1496. Il dipinto racconta il funerale di un confratello poco devoto, durante il quale la reliquia diventa improvvisamente così pesante da risultare impossibile da trasportare, fatta eccezione per il parroco di San Lio. Nel cartiglio tenuto da un personaggio sulla sinistra, forse un autoritratto del pittore, compare la scritta «bellini disc[i]p[u]li», un riferimento alla discendenza artistica di Mansueti.
Dello stesso artista sarà oggetto di restauro la Miracolosa guarigione della figlia di Benvegnudo da San Polo, datata intorno al 1506. La scena illustra la guarigione di una giovane inferma dalla nascita, ottenuta attraverso il contatto con tre candele che il padre aveva avvicinato alla reliquia. L’episodio è ambientato in un interno palaziale ricco di dettagli e riferimenti alla pittura di Carpaccio. La composizione conduce lo sguardo attraverso una successione di spazi, dall’approdo sulla riva alla scala monumentale, fino all’ingresso nella sala.
Il programma di conservazione comprenderà inoltre l’Offerta della reliquia della Croce ai confratelli della Scuola Grande di San Giovanni Evangelista di Lazzaro Bastiani, realizzata intorno al 1495. Ambientata nella chiesa di San Giovanni Evangelista, la tela raffigura il momento della donazione della reliquia da parte di Filippo de Mezières e documenta l’assetto architettonico e urbano originario del complesso, prima delle trasformazioni avvenute nei secoli successivi. Completa il gruppo il Miracolo della reliquia della Santa Croce di Benedetto Rusconi, detto Diana, datato tra il 1505 e il 1510. Il dipinto narra la guarigione, avvenuta il 10 marzo 1480, del figlio di Alvise Finetti, scrivano alla Camera degli Imprestiti, rimasto gravemente ferito dopo una caduta da un solaio.
Il recupero dei primi tre dipinti e il futuro cantiere aperto rappresentano due tappe di un progetto che unisce conservazione e valorizzazione. Attraverso gli otto teleri, le Gallerie dell’Accademia restituiscono al pubblico non soltanto una serie di capolavori della pittura veneziana, ma anche una testimonianza unica della città, delle sue architetture e della società che la abitava tra Quattrocento e Cinquecento.
Come sottolineato dal Direttore Giulio Manieri Elia, l’intervento conservativo condotto presso i Laboratori della Misericordia “si è configurato come un processo critico e conoscitivo capace di comprendere le diverse fasi della vita dei dipinti, supportando i restauratori e lo staff della direzione dei lavori nelle scelte operative”. Le indagini diagnostiche non invasive preliminari (fluorescenza UV, riflettografia IR e XRF) hanno guidato una pulitura differenziata, che ha inteso conservare i rifacimenti storici dovuti alle decurtazioni pittoriche per l’apertura di antiche porte nella sala originaria, e un’integrazione pittorica accurata ma rispettosa.
“Ogni sfumatura, ogni microstrato, ogni minimo dettaglio riportato alla luce dal restauro non restituisce soltanto materia e colore, ma svela un frammento della nostra storia e, in fondo, anche della nostra anima”, ha commentato il sindaco di Venezia, Simone Venturini. “Questi teleri raccontano una città viva, i suoi riti, le sue architetture, i suoi volti e un legame con la tradizione ancora vivo oggi: appena due settimane fa, in occasione dell’Esaltazione della Santa Croce, la reliquia custodita dalla Scuola Grande di San Giovanni Evangelista è stata nuovamente esposta solennemente. Ammirare questo ciclo significa sentirsi quasi avvolti dalle sue scene, in un abbraccio che ne restituisce tutta la venezianità. Il ringraziamento va alle Gallerie dell’Accademia, ai restauratori e a Save Venice, una delle realtà internazionali da tempo impegnate nella salvaguardia del patrimonio veneziano. È un nuovo gesto concreto d’amore verso la nostra città: non solo verso la sua bellezza, ma anche verso il genio di chi ci ha preceduto e ha saputo raccontarne la complessità con una forza che continua a parlarci dopo più di cinque secoli”.
La rimozione delle vernici ingiallite dal tempo, alterate e pigmentate ha eliminato quell’effetto di appiattimento, restituendo alle opere la reale profondità spaziale e prospettica. Dalla materia pittorica riemergono così i dettagli di una Venezia scomparsa che l’occhio contemporaneo non può più cogliere dal vivo, come la straordinaria sequenza di palazzi interamente affrescati lungo i canali.
Per inviare il commento devi
accedere
o
registrarti.
Non preoccuparti, il tuo commento sarà salvato e ripristinato dopo
l’accesso.