di Redazione 21/10/2026
Categorie: Arte antica / Argomenti: Quattrocento - Liguria - Arte antica - Restauri - Savona
A Savona il complesso di San Giacomo è stato restituito alla città dopo un lungo periodo di abbandono, grazie a un intervento di recupero durato tre anni. Il restauro ha rimosso strutture incongrue risalenti all’utilizzo militare (la chiesa fu infatti trasformata in una caserma) e recuperato gli affreschi cinquecenteschi del coro e del presbiterio, attribuiti a Ottavio Semino.
Per anni è stata una caserma, poi è stata abbandonata, e adesso, a Savona, un restauro durato tre anni restituisce a tutti una delle più importanti chiese del Rinascimento in Liguria. Si tratta della chiesa di San Giacomo, complesso francescano fondato nel Quattrocento e legato alla storia della città e dei papi della famiglia Della Rovere: è stato interessato da un intervento di restauro durato tre anni, dal 2023 al 2026, finanziato attraverso fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) e uno stanziamento del Comune di Savona. La conclusione dei lavori è stata celebrata il 9 ottobre 2026 e, in occasione delle Giornate FAI d’Autunno, sabato 10 e domenica 11 ottobre, la chiesa e gli spazi del complesso sono stati aperti alle visite accompagnate, e per la prima volta dopo anni al pubblico è stata offerta la possibilità di riscoprire un edificio che per lungo tempo ha avuto funzioni estranee alla sua destinazione originaria.
L’intervento ha interessato l’ex chiesa, la cappella e i chiostri, con il restauro degli apparati decorativi e opere di adeguamento strutturale e impiantistico. Nella chiesa sono state eliminate le strutture incongrue introdotte durante il periodo in cui l’edificio era utilizzato come caserma, operazione che ha permesso di recuperare la spazialità originaria dell’aula quattrocentesca. Particolare attenzione è stata riservata agli affreschi del coro e del presbiterio, eseguiti da Ottavio Semino (Genova, 1530 circa – 1604) nel Cinquecento: sono tra le attestazioni più importanti del pittore genovese.
Il cantiere ha rappresentato anche un’occasione di approfondimento storico e scientifico del monumento. I lavori sono stati seguiti dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Liguria, con l’architetto Andrea Canziani per gli aspetti architettonici e le storiche dell’arte e archeologhe Francesca De Cupis e Silvana Gavagnin per le rispettive competenze.
Una chiesa quattrocentesca legata alla famiglia Della Rovere
La storia del complesso di San Giacomo comincia nel 1470, quando l’Ospedale della Misericordia di Savona donò ai frati francescani minori osservanti un terreno nella località di Valoria, ai margini di quello che è oggi il centro storico della città. Sul posto sorgevano già una piccola cappella e una costruzione utilizzata da un eremita, e la donazione consentì ai religiosi di edificare nel sito una nuova chiesa e gli ambienti necessari alla vita conventuale, con l’autorizzazione di papa Paolo II. La costruzione dell’edificio religioso iniziò nel 1472 e si concluse nel 1476 sotto la supervisione di fra Angelo da Chivasso: il convento si sviluppò dunque in un periodo significativo per Savona, città legata alla famiglia Della Rovere, che avrebbe espresso due pontefici in quegli anni, ovvero Sisto IV, nato Francesco della Rovere, e Giulio II, nato Giuliano della Rovere. Proprio il sostegno di Sisto IV fu determinante per il complesso e per i collegamenti con la città: nel 1479 il pontefice fece infatti costruire un ponte a quattro archi per facilitare l’accesso al colle di San Giacomo, una posizione panoramica dalla quale si osservano la città, il porto e il mar Ligure.
L’edificio conserva le caratteristiche dell’architettura francescana dell’epoca. La chiesa è pertanto organizzata in un’unica navata coperta da un tetto ligneo con capriate a vista, affiancata da cappelle laterali e conclusa dal presbiterio e dall’abside, mentre il convento, si sviluppa intorno a due chiostri. La struttura, nel suo impianto principale, ha mantenuto una leggibilità che rende ancora riconoscibili le diverse parti del complesso nonostante le trasformazioni subite nei secoli.
Uno degli elementi architettonici più significativi è il pontile, o jubé, una struttura che separava la navata dal presbiterio e che poteva essere utilizzata come spazio sopraelevato per musici e predicatori. Il San Giacomo conserva uno dei rari esempi italiani di questo elemento architettonico, divenuto meno comune dopo il Concilio di Trento, che ne favorì il superamento all’interno delle chiese. Il pontile è coperto da tre volte a crociera sostenute da colonne esili e costituisce una delle particolarità dell’edificio: la sua presenza permette infatti di comprendere l’organizzazione originaria dello spazio religioso, dove l’aula destinata ai fedeli era distinta dall’area riservata al coro dei monaci e alle funzioni liturgiche.
Il San Giacomo fu anche luogo di sepoltura per le famiglie nobili e mercantili di Savona: le cappelle laterali erano legate al patronato di casate cittadine, che le arricchirono con dipinti e altre opere d’arte. Tra gli artisti che lavorarono per il complesso figurano Giovanni Mazone, Ludovico Brea, Lorenzo Fasolo e Tuccio d’Andria, nomi rappresentativi della pittura ligure e lombarda del periodo. Tra le cappelle ricordate nelle fonti figurano quelle delle famiglie Sacco, Boccalandri, Chiabrera e Multedo, oltre a quelle riconducibili ad altre casate savonesi, che chiamarono molti dei più grandi artisti del Rinascimento per dipingerle. La cappella Chiabrera, per esempio, era decorata da Ludovico Brea, mentre nella cappella Multedo intervenne Lorenzo Fasolo.
Proprio la dispersione di gran parte del patrimonio pittorico costituisce una delle ferite più evidenti nella storia del complesso. Durante l’età napoleonica, dopo la soppressione degli ordini religiosi, numerosi dipinti furono sottratti o trasferiti altrove. Alcune opere sono oggi conservate nella Pinacoteca civica di Savona e nel Museo della Cattedrale, mentre altre furono trasferite fuori dall’Italia, anche al Louvre (dove si trova un dipinto della scuola di Lorenzo Fasolo, col raro soggetto iconografico della Famiglia della Vergine, dipinto probabilmente per la cappella Multedi nella chiesa di San Giacomo, e poi prelevato e mandato a Parigi nel 1812), secondo le ricostruzioni storiche relative alla dispersione delle collezioni. La chiesa non ha ovviamente recuperato integralmente l’apparato decorativo che la caratterizzava in origine, ma il restauro ha comunque permesso di intervenire sulle testimonianze ancora presenti, a partire dal ciclo di affreschi dell’abside e del presbiterio.
Ottavio Semino e gli affreschi del presbiterio
La decorazione del presbiterio e dell’abside è legata a Ottavio Semino, pittore genovese vissuto tra il 1520 e il 1604 e attivo in diversi centri dell’Italia settentrionale. La sua attività comprende interventi a Genova, in palazzi come quelli delle famiglie Cicala, Doria e Spinola, a Milano, dove lavorò tra l’altro a Palazzo Marino, a Santa Maria delle Grazie e a San Maurizio Maggiore, e a Pavia, alla Certosa. A Savona realizzò opere anche nei palazzi Della Rovere e Imperiali. Il ciclo del San Giacomo costituisce una testimonianza della decorazione pittorica cinquecentesca del complesso: gli affreschi dell’abside si inseriscono nella tradizione della predicazione attraverso le immagini, mentre la collocazione nel presbiterio li lega direttamente allo spazio destinato alle funzioni religiose.
Il recupero degli apparati decorativi è uno degli esiti più rilevanti del cantiere appena concluso: il restauro ha infatti permesso di intervenire sulle pitture e di restituire alla lettura del pubblico una parte significativa della decorazione originaria, all’interno di un edificio che aveva perso nel tempo gran parte delle proprie opere. I due chiostri conservano inoltre lunette affrescate da Carlo Giuseppe Ratti (Savona, 1737 – Genova, 1795), con scene dedicate alla vita di san Francesco. La loro storia è stata segnata anche da eventi traumatici: nel 2009 crollò l’ala settentrionale di uno dei chiostri, trascinando con sé una parte degli affreschi. Negli anni successivi furono eseguiti interventi urgenti, tra cui lavori sul tetto della chiesa nel 2012 per limitare le infiltrazioni d’acqua.
Una biblioteca tra le più ricche dell’Italia settentrionale
Il prestigio del San Giacomo non dipendeva soltanto dalla sua architettura e dalle opere d’arte. Il convento possedeva anche una biblioteca particolarmente ricca, descritta nelle fonti antiche come una delle maggiori del Nord Italia: vi erano custoditi codici e manoscritti preziosi e vi studiarono, secondo la tradizione, anche Gabriello Chiabrera, tra i maggiori poeti del Cinque-Seicento, e il futuro papa Giulio II.
Un episodio documenta l’importanza della raccolta libraria: nel 1563 il convento inviò al re di Spagna Filippo II circa sessanta manoscritti in greco destinati alla biblioteca dell’Escorial. Questi volumi non sono stati finora ritrovati nella biblioteca spagnola, ma la notizia della donazione dà un’indicazione della ricchezza culturale raggiunta dal complesso nel Cinquecento. La biblioteca e le attività di studio contribuivano pertanto a fare del San Giacomo un centro religioso e culturale che andava oltre la dimensione locale. Nel Seicento, la descrizione del convento restituita da fra Dioniso da Genova nel 1647 menzionava due dormitori, il chiostro, il refettorio e una biblioteca molto fornita, oltre alla presenza di venticinque frati, tra i quali studenti di filosofia e teologia.
Dalla soppressione napoleonica al recupero
La decadenza del San Giacomo cominciò con la soppressione degli ordini religiosi in età napoleonica. Nel 1811 il convento fu destinato a usi diversi da quello originario: fu utilizzato come acquartieramento militare, opificio, fabbrica di vele e reclusorio militare. In seguito, gli spazi e i terreni adiacenti furono interessati dalla realizzazione della caserma di artiglieria “Damiano Chiesa”, il cui nome è ancora ricordato sulla facciata. In seguito il complesso fu destinato anche ad altri utilizzi: alcuni locali per esempio vennero concessi temporaneamente a società sportive e circoli ricreativi. Tutti questi avvicendamenti tuttavia provocarono il peggioramento delle condizioni di conservazione, fino alla dichiarazione di inagibilità.
Un punto di svolta per la storia del complesso si ebbe nel 2016, quando nacque l’associazione Amici del San Giacomo, che si diede l’obiettivo di richiamare l’attenzione delle istituzioni e della cittadinanza sul valore storico e artistico del monumento e promuoverne il recupero: l’associazione negli anni ha organizzato visite ed eventi per mantenere vivo l’interesse verso un complesso che, oltre alle sue testimonianze architettoniche, occupa anche una posizione panoramica sulla città.
Il cantiere avviato nel 2023, sostenuto dai fondi PNRR per la rigenerazione urbana e da risorse comunali, ha rappresentato il primo passo concreto verso una nuova fase: il progetto si inserisce nel percorso avviato in occasione della candidatura di Savona a Capitale italiana della cultura, progetto in cui al San Giacomo era stata assegnata una vocazione specifica come luogo dedicato all’arte e alle attività culturali.
La conclusione del restauro non coincide quindi soltanto con la riapertura di un edificio storico: il progetto prevede che gli spazi recuperati possano ospitare eventi e iniziative, con particolare riferimento alla musica, al teatro e alla danza, restituendo al complesso una funzione pubblica. Adesso, dopo decenni di usi impropri, degrado e perdita di opere, il San Giacomo torna così a essere accessibile come luogo di storia e cultura. Il recupero degli affreschi di Ottavio Semino, insieme alla restituzione degli spazi architettonici, permette di riscoprire una parte importante del patrimonio savonese e apre la strada a una nuova destinazione per uno dei complessi religiosi più significativi della città.
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