Andrea Chiesi in mostra a Padova: una rassegna che ripercorre tutta la carriera


Dal 5 settembre all’11 ottobre Palazzo Santo Stefano a Padova ospita una personale di Andrea Chiesi, curata da Marina Sonzini, che ripercorre oltre trentacinque anni di ricerca sul paesaggio contemporaneo, tra rovine industriali e nature riconquistate.

A Padova è in programma un’importante mostra di Andrea Chiesi (Modena, 1966), artista emiliano unanimemente riconosciuto come uno dei grandi talenti della sua generazione, con una rassegna che ne ripercorre la carriera, portata avanti con coerenza e dedizione per oltre trentacinque anni. L’esposizione, dal titolo Oltre la Soglia e curata da Marina Sonzini, è allestita a Palazzo Santo Stefano, in piazza Antenore 3, sede istituzionale della Provincia di Padova, dal 5 settembre all’11 ottobre 2026. L’apertura al pubblico è prevista ogni venerdì, sabato e domenica, dalle 10:30 alle 13 e dalle 15 alle 19, con ingresso libero.

La mostra occupa le sale del piano nobile di Palazzo Santo Stefano, edificio che, oltre a essere sede istituzionale dell’ente provinciale, ha aperto le proprie porte all’arte a partire dall’aprile 2024, ospitando un ciclo di esposizioni gratuite. Il percorso espositivo presenterà una selezione significativa di opere che testimoniano una ricerca artistica incentrata sull’osservazione del paesaggio contemporaneo, con particolare attenzione agli spazi abbandonati e interstiziali, alle rovine post-industriali e alle grandi strutture in acciaio come ponti, giostre e gasometri. Si tratta di luoghi che esercitano un fascino irresistibile sull’artista, il quale li esplora e li fotografa per poi, nell’isolamento del proprio studio, disegnarli a matita su tela di lino, un processo che gli permette di scoprirne i dettagli ed entrare in simbiosi con quegli spazi. Solo in seguito procede alla pittura a olio, con un lavoro caratterizzato da estrema lentezza, concentrazione e precisione, quasi una forma di meditazione.

Andrea Chiesi, Ombra 21 (2009; olio su lino, 140 x 100 cm)
Andrea Chiesi, Ombra 21 (2009; olio su lino, 140 x 100 cm)

Negli ultimi anni, accanto alla pittura a olio su lino, Chiesi è tornato anche alla pratica del disegno su carta, oltre che all’incisione calcografica, ripercorrendo così le proprie origini artistiche. Il risultato è un intreccio fittissimo di segni neri realizzato con pennarelli indelebili, su cui l’artista sovrappone leggere velature di inchiostro di china diluito, utilizzando carta Rosaspina Fabriano. Titolare della cattedra di pittura all’Accademia di Belle Arti di Brera, Chiesi è come un maestro del disegno che ha pochi eguali sulla scena artistica contemporanea, capace di realizzare opere magnetiche, ipnotiche, misteriose e profondamente coinvolgenti per chi le osserva.

Nel corso degli anni lo sguardo dell’artista, partito dall’osservazione delle strutture industriali, si è progressivamente orientato verso la natura e verso le piante che crescono riappropriandosi dei luoghi abbandonati dall’uomo. Si tratta di uno sguardo interiore, sospeso tra il poetico e il neogotico, in cui la natura viene raccontata come la forza generatrice che dà origine a tutte le cose, fino ad abbracciare la legge di causa ed effetto secondo cui ogni fenomeno risulta interdipendente e correlato agli altri. Un sistema che lega in modo indissolubile ogni forma organica e inorganica, e in cui l’indagine sul tempo trova conferma in quel senso di ciclicità che rimanda a idee di rinascita e di continua trasformazione.

Il passaggio successivo nella ricerca dell’artista ha portato alla rappresentazione di un hortus conclusus per eccellenza, un orto botanico, luogo in cui elementi vegetali, acqua e luce si intrecciano in modo indissolubile, e dove la custodia della natura, depositaria delle leggi dell’universo, diventa per l’artista testimonianza e vera e propria missione. Non è un caso che questo particolare ciclo di opere venga presentato in assoluta anteprima proprio a Padova, città che vanta l’orto botanico più antico del mondo.

Nelle opere di Chiesi il mondo reale viene rappresentato come una soglia: i luoghi vengono reinventati, le architetture portate all’esasperazione, i punti di fuga moltiplicati, le strutture specchiate per amplificare il senso di straniamento e di immersione dello spettatore, rafforzando il contatto visivo tra ciò che si trova in alto e ciò che si trova in basso nella composizione. Questo effetto viene ulteriormente accentuato dal ricorso a una gamma cromatica estremamente ridotta, una cromia essenziale che punta a un forte contrasto chiaroscurale: si alternano così tonalità intense e atmosfere notturne e oscure dominate dal blu, ambientazioni più rarefatte e crepuscolari in cui prevalgono i toni del grigio, oppure composizioni interamente trasformate nei toni del seppia o del magenta, portati alle loro tonalità più assolute. Oltre il punto di fuga, tuttavia, si manifesta sempre una luce salvifica, quasi a suggerire che sia necessario attraversare il buio per poter giungere alla luce.

In questo processo, i luoghi ritratti smettono di essere semplicemente parte del paesaggio esterno e rinascono come un mondo interiore, silenzioso: lo spazio si trasforma in un luogo intimo, personale, un’astrazione mentale sospesa fuori dal tempo, che invita l’osservatore a varcare una soglia percettiva e a perdersi all’interno del dipinto, in quello che diventa il grande dipinto dell’Universo stesso, la grande opera che Natura e Uomo hanno realizzato insieme e che continua a rinascere in ciascuno di noi. È proprio dentro noi stessi, secondo la visione dell’artista, che siamo chiamati a cercare la luce, entrando e attraversando le soglie del conosciuto.

Anche il rapporto con la figura umana, all’interno della produzione di Chiesi, ha conosciuto un’evoluzione nel tempo. Le figure che un tempo affollavano gli sketchbook e i taccuini giovanili, così come i primi libri d’artista, sono progressivamente diventate osservatrici della propria vicenda esistenziale, assumendo il ruolo di attori, testimoni, custodi e al tempo stesso cercatori. Si tratta di presenze quasi invisibili, che attraversano i tempi della vita umana all’interno di un tempo infinitamente più lungo, quello della natura e dell’universo.

Attraverso la propria opera, Andrea Chiesi racconta tutto questo, e lo spettatore, nella posizione di semplice osservatore, viene in realtà proiettato all’interno dei suoi dipinti, vivendo in prima persona l’esperienza di trovarsi sulla soglia. Ognuno diventa così una sorta di Ulisse posto di fronte alle proprie colonne d’Ercole, protagonista del proprio personale viaggio. L’arte di Chiesi sublima questa esperienza, raccontata con una maestria tecnica davvero rara nel panorama artistico contemporaneo, e restituisce uno sguardo carico di intima spiritualità, che sembra suggerire come, oltre la soglia, oltre il tempo e oltre ogni vicenda umana, esista sempre una luce ad attendere chi ha il coraggio di attraversarla.




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