Dal 20 settembre 2026 al 10 gennaio 2027, il Museo Comunale d’Arte Moderna di Ascona, in Svizzera, ospita Dorothy Bohm. Fotografie. Il rivelarsi della luce, prima grande antologica in Svizzera dedicata a Dorothy Bohm (1924-2023), fotografa britannica di origine tedesca e tra le figure della fotografia britannica del secondo Novecento legate alla fotografia umanista e alla street photography. Curata da Monica Bohm-Duchen, figlia dell’artista, e Mara Folini, direttrice del museo, la mostra riunisce 90 immagini che ripercorrono le principali fasi della sua carriera.
Il percorso comprende i ritratti realizzati in studio, le fotografie in bianco e nero “neorealiste” en plein air e le immagini a colori, sia analogiche sia realizzate con la Polaroid. Un’ampia sezione presenta inoltre la produzione in bianco e nero realizzata durante i soggiorni ad Ascona, iniziati nel 1947 e proseguiti fino agli inizi degli anni Sessanta, in gran parte inedita.
La vicenda artistica di Bohm è legata alla sua esperienza biografica. Nata in una famiglia ebrea dell’Europa orientale, lasciò ancora adolescente la Lituania per rifugiarsi in Inghilterra a causa delle persecuzioni antisemite. La separazione dalla famiglia, rimasta coinvolta negli sconvolgimenti della guerra e nelle restrizioni del regime sovietico, contribuì a orientare il suo sguardo verso la fragilità dell’esistenza e la possibilità della fotografia di preservare ciò che il tempo rischia di cancellare.
Il tema degli incontri, delle persone e dei momenti fugaci attraversa la sua produzione. Nel 1946 aprì a Londra lo Studio Alexander, dove sviluppò il controllo della luce e della composizione nei ritratti, accompagnandolo a una particolare attenzione per i soggetti. Una svolta avvenne ad Ascona, dove tornò regolarmente dal 1947. Qui la luce naturale, percepita come quasi mediterranea, modificò il suo modo di fotografare, dopo l’esperienza dell’illuminazione controllata dello studio e dell’ambiente industriale di Manchester. Riflessi, trasparenze, contrasti atmosferici e variazioni luminose divennero così elementi centrali della sua ricerca: "I saw Daylight” (Ho visto la luce del giorno), affermò.
Le fotografie realizzate ad Ascona si concentrano soprattutto sulla popolazione locale, sui contadini e sulle persone comuni, oltre che sugli artisti che frequentava, più che sulla nascente mondanità internazionale. Questo sguardo sul quotidiano proseguì fino agli anni Ottanta, quando il passaggio al colore attraverso la Polaroid introdusse nuove possibilità formali. Muri urbani, riflessi e manifesti divennero soggetti capaci di dialogare con l’arte astratta e le neoavanguardie, in immagini più allusive, ironiche e ambigue.
Il catalogo è pubblicato da Allemandi Editore. La mostra è accompagnata da attività didattiche per bambini e ragazzi, realizzate in collaborazione con il Museo in Erba, e da incontri dedicati a Dorothy Bohm, alla sua tecnica fotografica e alle fotocamere da lei utilizzate.
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